71. TAGLIATELLE
ALL’USO DI ROMAGNA
Conti corti
e tagliatelle lunghe, dicono i Bolognesi, e dicono bene, perché i conti
lunghi spaventano i poveri mariti e le tagliatelle corte attestano l'imperizia
di chi le fece e, servite in tal modo, sembrano un avanzo di cucina; perciò non
approvo l'uso invalso, per uniformarsi al gusto degli stranieri, di triturare
minutissimi nel brodo i capellini, i taglierini, e minestre consimili le quali
per essere speciali all'Italia, debbono serbare il carattere della nazione.
Fate la sfoglia
e tagliatela come quella del n. 69. Cuocetele poco, scolatele bene dall'acqua e
mettetele in una cazzaruola sopra al fuoco per un momento, onde far loro
prendere il condimento che è quello degli spaghetti alla rustica n. 104; più un
pezzo di burro proporzionato alla quantità della minestra. Mescolate adagino e
servitele. A parer mio questa è una minestra molto gustosa, ma per ben
digerirla ci vuole un'aria come quella di Romagna. Mi ricordo che viaggiai una
volta con certi Fiorentini (un vecchietto sdentato, un uomo di mezza età e un giovine
avvocato) che andavano a prender possesso di una eredità a Modigliana.
Smontammo a una locanda che si può immaginare qual fosse, in quel luogo,
quaranta e più anni sono. L'oste non ci dava per minestra che tagliatelle, e
per principio della coppa di maiale, la quale, benché dura assai ed ingrata,
bisognava vedere come il vecchietto si affaticava per roderla. Era però tale
l'appetito di lui e degli altri che quella e tutto il resto pareva molto buono,
anzi eccellente; e li sentii più volte esclamare: - Oh se potessimo portarci
con noi di quest'aria a Firenze! -
Poiché siamo in
questi paraggi, permettetemi vi racconti che dimorava a Firenze, al tempo che
correvano i francesconi, un conte di Romagna, il quale, facendo il paio
col marchese di Forlimpopoli del Goldoni, aveva molta boria, pochi quattrini e
uno stomaco a prova di bomba. Eran tempi in cui si viveva con poco a Firenze,
che fra le città capitali, andava famosa per buon mercato. C'erano parecchie
trattorie coll'ordinario di minestra, tre piatti a scelta, frutta o dolce, pane
e vino per una lira toscana (84 centesimi). Quelle porzioni, benché piccole,
pure sfamavano chiunque non fosse allupato, e frequentavano tali trattorie
anche i signori; ma il conte in queste non si degnava. Che industria credete
ch'egli avesse trovato per figurare e spender poco? Andava un giorno sì e un
giorno no alla tavola rotonda di uno de' principali alberghi ove con mezzo
francescone (lire 2,80), il trattamento era lautissimo, e là, tirando giù a
strame, s'impinzava lo stomaco per due giorni facendo dieta in casa, il
secondo, con pane, cacio ed affettato. Siavi di esempio e di ricetta.
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