Gli è così. Anche
quando abbiamo la penna tra le dita siamo straccioni. Gli altri, quelli
che hanno il ventre nel cervello e il cervello nel ventre, stanno lì a loro
agio, colla testa in mano, ad aspettare il soffio ispiratore e sciupano intere
settimane a limare, a pulire, a leccare i loro perioducci giulebbati e
rachitici. Noi invece, incalzati dal tempo, violentati dal bisogno, tiriamo giù
febbricitanti, nelle ore che rubiamo al sonno, cartelle sopra cartelle e
le abbandoniamo ai combinatori madide d'inchiostro senza punto rileggerle. Gli
altri, gli stitici, possono correggere e ricorreggere e fare delle bozze tante
carte geografiche senza che alcuno dia loro sulla voce. Noi, poveri diavoli,
siamo invece stramaledetti a ogni trasporto di virgola. Gli altri,
sostituiscono forestierismi, idiotismi, caccabaldole e magari magari rifanno
pagine e capitoli fumando un virginia. Noi, dalle scarpe rotte, non possiamo
avere pentimenti neppure possiamo dolerci di qualche plebeismo che pute. Gli
altri, i lavaceci, hanno correttori speciali, pagati a bellaposta per
piluccare, mondare, rimpolpare qui qua i loro scrittarelli effemminati prima di
darli ai baci del rullo della macchina. Noi, sdanaiati, dobbiamo invece
lasciarci schiacciare dal nero di stamperia gli strafalcioni che abbiamo
corretti e quelli che per accidente ci sono sfuggiti. Ma quando, quando potremo
finirla con questi delitti maiuscoli e minuscoli, commessi solo perchè non
siamo trattati come la marmaglia letteraria? Quando diremo ai pasciuti: orsù,
cessate. Il vostro regno non è finito.
Gli è per questo, o cittadini, che io pure
debbo, come qualunque altro pennaiuolo, appiccicare al volume la morbosa errata
corrige degli svarioni che ho pescato rileggendo, ahimè! la prosaccia che vi ho
spietatamente ammannita.
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