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Il Violoncello.
Per suonare il violoncello bisogna
aver le dita lunghe e magre; ma più indispensabile è ancora il portare capelli
lunghissimi che voluttuosamente accarezzino il collo grasso del paletot.
Il violoncellista scorgendo in
pericolo di incendio la propria moglie ed il proprio violoncello, salverà prima
quest'ultimo. Poscia penserà a... lasciar bruciare la moglie.
Parlando del suo strumento, egli lo
chiama Violonscello; con ciò non la male ad alcuno, ed egli prova
un'estasi voluttuosa.
La sua maggior soddisfazione è
quella di far piangere le corde; qualche volta, infatti, egli riesce a
far piangere la moglie ed i figli con un regime di sobrietà troppo stretto. Gli
avviene anche di far ridere e di far sbadigliare, ma ciò dipende, a suo dire,
dagli influssi atmosferici.
Parimente fa esprimere dalle sue
corde esaltate tutti i dolori possibili, meno quelli dei suoi uditori e dei
suoi creditori.
Il violoncellista si occupa anche
di magnetismo; queste due passioni sono quasi sempre inseparabili.
Il carattere malinconico di
quest'istrumento porta al misticismo, e il suonatore giunge quasi sempre fino
all'invocazione degli spiriti.
Si alza di notte, risveglia la
moglie, e le suona in camicia la frase del manzanillo nell'Africana.
Sua moglie si riaddormenta
mormorando:
- Come sega!
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