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ALBUM
L'educazione moderna produce i suoi
frutti. Ieri ho inteso il seguente dialogo fra un padre ed un figlio:
- Tutti i giorni se ne sentono
delle nuove sul di lei conto. Lei non studia; lei frequenta i caffè e le
taverne; lei fu veduto in altri luoghi.... Insomma: a che giuoco giuochiamo?
- A briscola qualche volta, ma più
spesso al bigliardo.
*
* *
- So anche, prosegue il padre, che
ieri sei andato al Rebecchino in compagnia di una donna equivoca...!
- Ti inganni papà - quella signora
era troppo conosciuta perchè alcuno potesse scambiarla per una donna onesta.
*
* *
- E che hai fatto della bella
catena d'orologio, che ti ha regalata tuo zio?
- L'ho impegnata in opere pie.
- Vorrai dire al Monte di Pietà!!!
- E non ho ragione di dire che l'ho
impegnata in opere pie?
*
* *
- Basta!... Va a vedere tua
madre.... Ella ti aspetta per darti i rimproveri che meriti....
- Non potresti, papà, darmi tu stesso
in anticipazione.... un biglietto da cento?
*
* *
- Sciagurato! credi tu che io debba
sprecare tutto il mio reddito pe' tuoi vizi?...
- Non pretendo tanto - preleva
pure, papà, quello che credi pei tuoi; non sarò per farti verun rimprovero.
*
* *
Fra marito e moglie:
- Da qualche giorno noto in te una
certa freddezza....
- Rifletti che.... siamo nel cuore
dell'inverno....
*
* *
Il marito, nell'eccesso
dell'ira....
- Ti ho convinta.... ti ho mostrato
le lettere di quell'infame.... hai dovuto confessare - eppure tu non hai
cangiato.... nè cangi di colore...!
La moglie, singhiozzante,
abbracciando le ginocchia del marito:
- Dio! pietà!... come vuoi ch'io
cangi colore...? Converrebbe ch'io mi lavassi....
*
* *
A poca distanza dal Caffè Rovida.
- Il tuo primo torto, Serafina, fu
quello di andare al ballo senza mio permesso - secondo torto, ballare tutta la
notte con tuo cugino Raimondo - terzo torto, accettare da lui una cena - quarto
torto....
A proposito di torti.... se
andassimo a mangiare una dozzina di tortelli..!?
*
* *
- Per un tuo sguardo, Clarina,
darei, se li avessi, tutti i tesori della terra...!
- E non li hai!... peccato!...
*
* *
- Non ho che vent'anni, Giulietta,
e dire che io sono già stanco della vita.... così stanco.... così stanco....
- Ma dunque.... perchè stai in
piedi? vieni qui, mettiti a sedere....
*
* *
Un dramma coniugale:
- Cielo! siamo sorpresi.... Mio
marito...!!!
- Che fare?
- Non c'è altra via.... Perchè il
mio onore sia salvo.... conviene....
- Parla!...
- Saltare da quella finestra.
- Precedimi, Clara - io rimarrò qui
per trattenerlo nel caso egli volesse inseguirti.
*
* *
La signora, baciando il figlio:
- Tutto suo padre...! bello come
lui.... biondo come lui!...
Il marito, che entrando ha udito le
ultime parole:
- Questa è nuova! Quando mai sono
stato biondo, io?...
La moglie, col massimo sangue
freddo:
- Quando avevi cinque anni,
suppongo.
*
* *
La moglie al marito, rientrando
dopo il ballo:
- Tutti, meno tu, Aurelio, mi hanno
fatto dei complimenti - tutti hanno ammirato la mia toletta....
- Il marito, sospirando: «io l'ho
pagata!»
*
* *
- E tu, Gaudenzi, preferisci le
bionde o le brune?
- Le brune, diamine!... mia moglie
è bionda.
*
* *
Entro nella bottega di un salsamentario
al momento in cui torna dalla scuola un suo figlioletto di otto anni
all'incirca. Il povero ragazzo piange dirottamente.
- La solita istoria! esclama il
buon papà - non avrai compiuti i tuoi doveri, e il maestro ti avrà dato
dell'asino, come meriti!
- Sicuro! risponde il ragazzo
singhiozzando - mi ha dato dell'asino.... e poi....
- E poi?... sentiamo!
- E poi ha detto: ma.... già....
non è da far le meraviglie; quale il padre, tale il figlio.
- Animale! esclama il salsamentario
- e forse non ha ancor finito di mangiare i due salami che gli ho regalati a
Natale!
*
* *
Stamattina, ho fatto colazione al
caffè Biffi col dentista B.
Entrano due provinciali, un uomo in
sulla cinquantina e una signora di mezza età. - Vanno a sedere al tavolino che
ci sta di fronte e si fanno servire una frittura di cervella.
- Come si abbigliano goffamente
certe donne di provincia! dico sottovoce all'amico, volendo alludere alla
signora testè entrata.
- E dire che tanto il signore come
la signora debbon esser persone assai ricche....
- A giudicarne dall'esteriore, non
parrebbe....
- L'esteriore inganna, risponde
l'amico - vedi!... solamente nella bocca quei due tengono un capitale di circa
quattrocento lire in denti rimessi.
*
* *
Il pittore V.... incontra in galleria
il signor C.V. suo mecenate.
- Ebbene? ha finito il paesaggio
che le ho commesso? domanda il C.V.
- L'ho finito.... Vedrà!... vedrà!
ci ho messo quattro o cinque macchiette che figurano proprio a
meraviglia....
- Delle macchiette!... Che razza di
idea! basta...! vedremo.... Si fa tanto presto a levarle colla benzina!...
*
* *
Si parlava con molto elogio del
Sindaco Bellinzaghi.
Un vecchietto, che aveva l'aria di
un maestro di scuola o di un bidello, diceva: «è giusto che ad uomini di tal
fatta il governo renda giustizia ed onore. Credo bene che a quest'ora
l'illustre Sindaco sarà commendatore....»
- Come? non sa lei che il Re
Vittorio Emanuele gli ha conferito pochi anni sono anche il titolo di Conte?...
- Non lo sapeva.... ne sono
lietissimo.... ma non mi fa meraviglia.... Fino da ragazzo, egli si è sempre
distinto nella contabilità.
*
* *
Un vedovo, tornando dal cimitero
dove è andato a deporre una corona sulla tomba della moglie, incontra un
vecchio amico di casa.
- Andiamo a berne una bottiglia in
compagnia, dice l'amico vedendo che l'altro ha gli occhi rossi - ti farà
bene....
Entrano in una osteria - vuotano
una bottiglia.... poi un'altra.... poi un'altra. - E, il vedovo, riparlando
della cara consorte, si scioglie in pianti e singhiozzi.
- Ma via! datti pace! - dice
l'amico - alla fine....
- Tu la conoscevi, non è vero?...
Tu sai quanto era bella....
- Diamine! ero sempre in tua
casa....
- Tu sai quanto era buona e
spiritosa; ma non puoi sapere quanto ella fosse amabile ed espansiva in certi
momenti....
- Eh! so anche questo.... so anche
questo! esclama l'altro....
E ricominciarono a piangere tutti e
due, vuotando una quarta bottiglia.
*
* *
Due coniugi novelli, intenderebbero
separarsi per incompatibilità di carattere e si trovano in presenza del Giudice
Conciliatore.
- Mia moglie è eccessivamente
collerica, dice il marito.
- Mio marito, mi uccide colla sua
flemma, oppone la moglie.
- Io amo la buona tavola, e costei
mi fa digiunare per soddisfare al suo lusso.
- Io detesto gli odori, e costui
fuma giorno e notte nella pipa.
- Io amo il letto soffice, e costei
pretende che io dorma sul duro....
- Egli ha il difetto di russare....
- Costei ha il difetto.... di....
- Basta! basta! interrompe il giudice
- ciascuno avrà i suoi difetti, ciascuno avrà le sue debolezze, ma a me pare
che due consorti....
- No! no! lei si inganna, signor
giudice, grida la donna; anche qui c'è incompatibilità - egli solo è consorte -
io sono progressista.
*
* *
La signora Mar.... Dib...., una
vedovina elegante che malgrado i suoi quarant'anni non vuol smettere le pose
del sentimento, venne a visitarmi.
La conduco in giardino, nel mio
arruffato giardino dove i fiori non rappresentano che la cornice dei legumi.
- Delizioso!... ma questo è un
Eden.... un paradiso! esclama enfaticamente la signora - qual profumo di
poesia!
- Voi amate i fiori, signora?...
- Li adoro....
- Attendete un istante.... Vo in
sala a pigliare una forbice, poi mi permetterò di offrirvi un bel mazzo delle
mie rose....
- Oh! troppe grazie, signore!... Ma
sarebbe un vero peccato spogliare questi bei cespi - piuttosto.... poichè
volete essere tanto gentile.... accetterò un mazzo di.... asparagi.
*
* *
Una signora che ha la debolezza di
tingersi i capelli, s'intrattiene di politica col deputato Borsanti.
- Mi fa proprio meraviglia la
vostra trasformazione.... Eravate sì rosso al partire per Roma, ed oggi,
dopo pochi mesi, siete diventato sì bianco.... sì bianco!!!...
- Che volete, amabile signorina?...
Precisamente l'opposto di ciò che è avvenuto di voi. Io vi ho lasciata bianca,
ed oggi vi trovo bionda.
*
* *
Nel vicolo di San Fedele:
Un accattone stende la mano ad un
agente di borsa chiedendogli per l'amor di Dio la elemosina di un soldo.
L'agente gli getta nel cappello due
monete di rame, dicendogli: - Prendi, per questa volta; ma ricordati che il
pane ciascuno ha l'obbligo di guadagnarselo col sudore della fronte.
-Che vuole? risponde l'accattone
intascando la moneta; ho la traspirazione difficile.
*
* *
- Gli affari vanno alla peggio,
dice il signor Costa a suo figlio; e tu mi spendi un occhio della testa pel
tuoi minuti piaceri....
- Ti inganni, papà.... I piaceri
ch'io mi prendo non sono minuti.
*
* *
La folla esce dal teatro. - Si ode
uno strillo di donna. - Un signore pallido d'ira si volge ad un giovane che gli
sta dietro e lo apostrofa vivamente.
Intervengono i questurini.
- Che è stato?..
- Questo mascalzone ha osato
pizzicare mia moglie in certo luogo....
L'accusato diventa rosso, non sa
come scusarsi, poi, volendo in qualche modo attenuare la sua colpa: «Signori,
esclama con voce commossa, li prego di perdonarmi, io sono pizzicagnolo
di professione.
*
* *
Passeggiavano due amici, Pietro
Migliara e Giacomo Stellero, fuori di Porta Nuova a Milano, in vicinanza del
Naviglio.
Improvvisamente odono gridare:
soccorso!
- Che sarà? chiede il Migliara
all'amico.
- Un uomo che sta per annegarsi,
rispondono parecchie voci.
- Un uomo che sta per annegarsi!
esclama il Migliara accorrendo - bisogna salvarlo! Dov'è questo naufrago
sventurato?
- Vedetelo! è là.... nel bacino....
che si dibatte colla morte....
- Come si fa? ripete ansante il
Migliara; bisogna soccorrere quell'uomo.... salvarlo a costo della vita....
Ciò detto, seguendo gli impulsi
della pietà, il Migliara con inaudito coraggio afferra pel collare del
soprabito l'amico Giacomo e lo slancia nel fiume.
Il naufrago fu condotto a riva e
salvato, e un anno dopo, il Migliara otteneva dal Municipio la medaglia del coraggio
civile.
In questo aneddoto si comprende la
storia universale del Merito e delle ricompense.
*
* *
Un forastiero entrò in un nuovo restaurant....
a poca distanza dal Foro Bonaparte - un restaurant che si era fatto
raccomandare più volte dalla quarta pagina di un foglio cittadino per la
pulitezza del locale, come anche per la straordinaria mitezza dei prezzi.
- Cosa desidera il signore?
- Desidero di pranzare. - Portatemi
innanzi tutto una minestra di riso.
- Ella è servita al momento!
Poco dopo il garzone ritorna e
depone sulla tavola una scodella ricolma di minestra.
Il forastiero si accinge a
mangiare, ma appena immerso il cucchiaio nella broda, subito richiama il
garzone e gli dice: «Riportate in cucina questa minestra... Non vedete? c'è dentro
un capello.... Che orrore!
- Come! un capello nella minestra!
- risponde il garzone tutto meravigliato. - Eh sì, che prima di portarvela in
tavola, io ne aveva già levati quattro!
*
* *
L'Ispettore scolastico di B....,
nelle sue escursioni in provincia, si abbattè in un povero maestro quasi
idiota, che a mala pena sapeva rispondere alle più ovvie questioni.
- Mi meraviglio, esclama
l'Ispettore, che ella stia quì a fare il maestro, mentre si appalesa così
digiuno di ogni scienza....
- Con venti lire al mese di
stipendio, risponde il maestro, Ella capirà, signor Ispettore, che il nostro
primo dovere è quello di digiunare.
*
* *
- Un carrettiere delle Çèvennes,
vedendo sullo stradale che doveva percorrere due malfattori appostati col
fucile alla mano, per salvare una parte del suo denaro, si pose in bocca e
trangugiò quattro marenghi. Ma i malfattori, che attendevano a far preda più
grossa, lasciarono che il carrettiere tirasse innanzi tranquillo per la sua
via. Giunto felicemente alla propria dimora, il carrettiere vi trova il padrone
di casa, che stava attendendolo per riscuotere da lui l'importo dell'affitto. -
Ebbene! hai portato il denaro, come hai promesso? gli chiede il padrone. -
Parola da galantuomo! risponde l'altro. - Vediamo! - Converrà che attendiate....
- Capisco! vedo che le son ciancie, come al solito. - Vi giuro nel nome di Dio
che il denaro l'ho meco. - Vediamolo, contiamolo, dunque! - Ma vi ripeto,
signore, che conviene aspettare.... - Ed io ti dico che sei un ciancione, un
gabbamondo, e che domani ti farò sloggiare colla forza dalla mia casa! - Perchè
io mi metta in grado di pagarvi, balbetta umilmente il carrettiere, è
necessario ch'io prenda un purgante. - Un purgante! esclama l'altro credendosi
beffato e alzando il bastone; aspetta che te lo do io, il purgante, asino,
malcreato!. - Fortunatamente gli insulti e le minaccie affrettarono a tal punto
nei visceri del povero carrettiere una crisi inaspettata, onde avvenne che,
sciolte le cinghie dei calzoni, il povero debitore potè attestare la sua
solvibilità scaricando sul lastrico le monete.
*
* *
Un dabben vecchietto, del quale non
ci è permesso pubblicare il nome, si reca un giorno dal conte T...., un
milionario tenero di cuore e notissimo per le sue largizioni a pro' degli
infelici. - «Illustre signor Conte, dice il vecchietto colle lacrime agli
occhi: com'Ella sa, i giornali hanno aperto una soscrizione in favore di una
povera famiglia derelitta. Bramerei fare qualche cosa anch'io; ma al momento mi
trovo un po' a corto di denaro. Vorrebb'Ella, signor Conte illustrissimo,
prestarmi una ventina di lire, onde io possa concorrere col mio obolo al
sollievo di una sciagura veramente lacrimevole?... Prometto fra dieci o venti
giorni, restituirle la piccola somma, anche a costo di vendere il paiuolo o il
pagliericcio.» Il Conte si lascia commovere, e in luogo di venti, porge
quaranta lire al vecchietto, dicendogli con affettuosa tenerezza: «tenete, buon
uomo; non esigo restituzione, andate a compiere la vostra opera santa, ed io mi
terrò felice di averci, in certa guisa, partecipato.» Il vecchio partì colle
lacrime agli occhi, e il domani mandò alla famiglia derelitta la somma di
cinquanta centesimi. - Questi atti generosi non abbisognano di commenti.
*
* *
In una festa da ballo di famiglia,
ho raccolto il seguente dialogo:
- Sai, Edmondo; mio padre vorrebbe
che io sposassi quel brutto coso, che poco fa ha ballato con me la galoppe....
Lo dicono tanto ricco.... tanto ricco....
- Ricco!... Ma se ha sciupato tutto
il suo patrimonio!... Ma se non ha più un soldo!... Ma se è pieno di debiti
sino ai solini!... Lascia fare, Carolina.... Io troverò il modo di informare
tuo padre.... C'è qui una persona, un suo amico, che questa sera istessa
comincierà a mettergli una pulce nell'orecchio...
- Ma l'avrà, poi?...
- Che cosa?
- La pulce....
- Diceva.... per modo di dire....
- Perchè.... in caso di bisogno...
io sento d'averne una dentro una calzetta....
(Tanto grossa - non la pulce, ma la
baggianata di Roberto - che per acclamazione gli viene accordato il premio di
due bicchieri).
*
* *
Son le due pomeridiane, sento
picchiare alla porta, - Chi è? - Se permette....
Entra un giovinetto a me
sconosciuto, ma pure di aspetto simpatico.
- Mi scusi tanto; sono venuto a
Lecco quasi a posta per fare la sua conoscenza.... Amo i suoi scritti, e leggo
sempre il suo Giornale-Capriccio, grazie alla gentilezza di un amico che
me lo presta.
- Obbligatissimo!
- Dunque.... come le diceva.... son
venuto a Lecco quasi a posta per passare qualche ora in compagnia di una
persona che stimo tanto....
- Si accomodi....
- Grazie!... Vado a sbrigare certe
mie faccende, poi, se non la disturbo, tornerò verso le quattro....
*
* *
- È l'ora del mio pranzo... Se ella
crede...
- Oh! troppo onore...! Accetto...
Pranzare con lei...!... Ma io non so come ringraziarla!
- Via! attenda a ringraziarmi...
Non potrò offrirle che un pranzo da poeta.... una fetta di manzo.... una
minestra che so io....
- Che so io?... che so io!... Eh!
in casa sua si sa cosa vuol dire il che so io! Mancano ancora due ore
alle quattro.... e in due ore si posson far dei miracoli. Basta! Vado.... e
ritorno.... Non si affanni troppo.... Se anco si pranzasse alle quattro e
mezzo, per me farebbe lo stesso.
Uscì. Alle quattro fu di ritorno.
Naturalmente io aveva fatto allestire un pranzerello più appetitoso
dell'ordinario. Il mio sconosciuto mangiò per quattro, non cessando di ripetere
ad ogni tratto: non son venuto per il pranzo... e poi... com'ella vede... sono
uomo che mi accontento di tutto.... si sa bene... pranzi di famiglia!... eh!
anche noi non si sciala! ecc., ecc.
Finito il pranzo, lo accompagnai
alla stazione. Entrando in Lecco mi disse: «ah!... ora capisco... Infatti mi
pareva che qualche cosa mi mancasse... Dopo il caffè ho l'abitudine di prender
sempre un bicchierino di cognac... Se entrassimo là dentro...?
Entrammo dal Barrozzi, bevemmo il
bicchierino e vedendo ch'io metteva mano al portamonete: troppe grazie, mi
disse; me lo attendeva... Ah! la conosco di fama!
Avviandoci alla Stazione, entrai da
un venditore di tabacchi per provvedermi di zigari. Egli mi seguì.
- Posso offrirle? diss'io,
presentandogli un mazzo di virginia.
- Grazie! non fumo... Piuttosto,
tanto da mostrarle il mio aggradimento, prenderò un francobollo.
*
* *
Annibale B.... è famoso pe' suoi lapsus
linguæ.
Un giorno, parlando della Sicilia,
gli scappò detto: «quest'isola tempo fa era unita al continente, ma poi ne fu
staccata in seguito ad uno spaventevole cataplasma.»
*
* *
Un'altra volta, descrivendo un
palazzo: ciò che più si ammira, diceva, è il balcone di mezzo, sostenuto da due
magnifiche cantaridi....
*
* *
E parlando di una sua villa:
«La posizione del giardino non
potrebbe essere più amena - si vedono tutti i colli della Brianza, il Resegone
di Lecco e buona parte delle Alpi eretiche.
*
* *
I parenti si congratulavano con lui
per la nascita del suo terzogenito.
- Grazie! grazie! rispose - ma mi
pare che mia moglie cominci a diventare troppo prolissa.
*
* *
Si parlava di Salvini.
- L'ho veduto una volta, diceva
Annibale.
- Nell'Otello?
- Sì appunto nell'Ottello
alla tavola rotonda, e poi alla sera in teatro.
*
* *
A sua moglie che era a Genova pei
bagni scrisse: «non ho ancora ricevuto il tuo indirizzo, e temo che questa mia
vada smarrita; te ne prevengo, onde tu ti affretti a farne ricerca alla posta.»
*
* *
Un amico voleva indurlo a far
tagliare la coda al suo cane - No! no! rispose - ha già passato l'anno; questa
operazione conveniva fargliela da bambino.
*
* *
Si era abbonato ad un giornaletto
umoristico quotidiano.
- Io non lo leggo, diceva agli
amici - ma mia moglie si diverte tutte le sere colla cialada.
*
* *
Narrando di un disastro ferroviario
avvenuto sulla linea da Milano a Piacenza - pare, diceva, che a poca distanza
da Codogno, essendo scoppiato il binario, il treno uscisse dalla locomotiva,
trascinando seco il convoglio con parecchi passeggieri sventuratamente di
diverso sesso.
*
* *
In assenza della moglie, faceva la
consegna delle lingerie sporche; e dopo aver apostrofata la lavandaia coi
termini più bruschi: insomma, le disse, son poco soddisfatto di voi; la vostra lascivia
abbrucia le camicie.
*
* *
Una signora, tanto da indirizzargli
un complimento, fingeva di ammicare un bel paio di calzoni nuovi ch'egli si era
messo per recarsi a farle visita - «Grazie, rispose; se sono di vostro gusto,
non avete, o signora, che a comandarmelo, ed io li deporrò subito ai vostri
piedi.»
*
* *
Un amico gli chiese un giorno di
qual modo riuscisse a conservare i denti sempre nitidi e bianchi.
- Me li scialacquo mattina e
sera con acqua e aceto.
*
* *
Un giorno parlando degli
abbellimenti da lui ideati per un suo giardino, diceva in un circolo di amici:
«quest'anno voglio abbattere il muro d'incinta e sostituirlo con una
magnifica cancelleria di ferro.»
*
* *
- I tuoi figli vi si troveranno
meglio, disse uno degli astanti.
- I miei figli.... vengono di raro
in giardino: preferisco mandarli all'esilio infantile, dove sono più
sorvegliati.
*
* *
Si parlava di un convento di
Teresiane ove le suore non rispettavano l'obbligo di mangiar magro il venerdì
ed il sabato.
- Credo, diceva Eusebio, che il
papa le abbia disonorate per motivi di salute.
*
* *
- A rivederci domani in piazza San
Pietro.
- A qual ora? in qual punto della
piazza?
- All'ora che credi.
- Ebbene: alle dieci del mattino,
sotto l'ombellico.
- Dunque: siamo intesi....
- Tante esequie alla tua
signora!
*
* *
Discorrendo al club della
questione di Oriente, gli uscì detto: «È vano lo illudersi; la guerra non si
potea localizzare, e avremo indubbiamente una grande confricazione
europea.
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