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Alberto Cantoni
Il demonio dello stile

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  • IL DEMONIO DELLO STILE Novella Critica
    • Tema primo, di genere e di paesaggio. L’AMALFITANA.
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Tema primo, di genere e di paesaggio. L’AMALFITANA. — Ve l’ho scelta io, ma cosa mi avete detto mandandomene in traccia? “La voglio bella e giovane; buona e garbata saprò ridurla da me, e se anche imbatterete in una Margherita penitente, poco male; tanto meno le dorrà di aver lasciato la creatura sua. La voglio bella e forte, vi dico, di dove venga non m’importa nulla”. Mi sono tenuto fermo alle vostre parole, e v’ho condotto innanzi il più bel tipo di balia che abbia mai fatto mostra di a Villa Reale, senza impensierirmi della suocera del marito; quella avida, imperiosa, rapace; questo brutto per , fatto più brutto e più scontroso da quel suo torchio da maccheroni: uno strumento da muto e da mulo. Voi avete portato in visita la balia a casa, giorni sono, avete visto quel canile, quel maccheronaio, quella vecchia e quel bimbo nudo. Ci siete arrivata pella strada, a picco sul mare, che va da Vietri, e che la più bella voi nessuno ha mai veduto in tutta la vita. I monelli di entrambi i sessi vi hanno stretta in un cerchio vivo e semovente che piagnucolava sotto gli occhi dei genitori, canticchiandovi in coro: “Zignor, zignorina, — moro de — non tengo — non tengo ma — datemi no soldo”. Vi siete guardata intorno, avete visto l’immenso mare da una parte, e dall’altra quel divino anfiteatro di colli, di monti, di verzura, d’olivi, di messi dorate. Avete mangiato ai due Pellegrini tra due famiglie d’ambasciatori a spasso. Conoscete dunque bene bene e gli uomini e le cose. E voi fatemi il ritorno a casa della vostra balia.

 

Capirete. È un anno che la coprite di seta variopinta con in capo lo zendado a trine, è un anno che la caricate di regali ad ogni capello e ad ogni dente che vi spunta il bimbo, un anno che vive a tu per tu con quante gentildonne vi si abbattono per casa, un anno che la fate scarrozzare a Chiaia, trionfalmente adagiata nella più sontuosa delle vostre victorie

E come ciò non bastasse, ha avuto anche di meglio. Ha passato cioè le sue più belle ore di quest’anno a chiacchierare, a ridere in cucina e nelle anticamere in mezzo al servidorame di casa vostra, tanto più corrotto di dentro quanto più corretto di fuori (compatite il bisticcio, ma non mi riesce di trovare due parole che vadano meglio), ha bevuto così a lunghi sorsi la scienza del bel mondo, e non c’è idillio, non c’è intrigo, peggio ancora non c’è tresca napoletana che non sia giunta alle orecchie sue, come adorna degli arabeschi e delle filigrane con cui il popolo sa ravvivare ogni cosa, e le proibite massimamente.

 

Ebbene, questa donna ritorna a casa col baule pieno di vezzi, col capo pieno di riminiscenze. Suo marito le pare un lumacone, la casa una topaia, la suocera una strega. E sono sempre stati, ma prima le parevano assai meno.

Il pane è nero, la tovaglia è nera, il suo orizzonte è più nero che mai... Ad Amalfi. La vecchia le azzanna i coralli e gli abiti di seta, e li vuole vendere non solo, ma vuole soprattutto che essa torni a portar limoni da Maiore in su, con quel fresco. Il marito ha paura della madre e tiene a lei. Ma la moglie starà poi sotto, riporterà i limoni? O non le verrà voglia di piantare tutto, e di andar a vivere con qualche vecchio peccatore del vostro salotto? Ne ho visti due io, come intenti in due volte a magnificare il vostro bimbo, pur di potere stare in contemplazione davanti a quel suo seno di Cibele, davanti a quel suo collo così meravigliosamente attaccato al busto, colle linee purissime dell’anfora etrusca.

Uno anzi l’ha presa pel ganascino, un momento che avevate gli occhi altrove, e le ha sussurrato in orecchio... non so cosa. Probabilmente che era molto bella. Ma se avesse detto peggio? E se, cosa possibilissima, quell’uomo avesse bisogno di rinvigorire i suoi vizi con una buona boccata d’aria amalfitana? La novella è qua. Voi che conoscete bene la donna, voi ponetevi nei piedi della tentata, e voi scrivete.

 




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