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| Alberto Cantoni Il demonio dello stile IntraText CT - Lettura del testo |
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LIBELLO TERZO1Che penserete voi della vostra signora e consorte se essa, inabile a reagire contro le lusinghe e i rancori della società, vi facesse partecipe di cose che non riguardassero che lei sola? Quello a un di presso che ho pensato io quando mia moglie, dopo un buon mese di alta marea, mi prese un giorno con grazia pella mano, e trascinandomi a sedere accanto al foco mi disse: “Debbo avvisarti che ci sono due dei tuoi amici, i quali mi guastano a vicenda più che possono.” “Fa’ un po’ il piacere di sbrigartela da te,” risposi. “Mi durano di molto, infatti, i miei amici, perchè tu mi debba anche incitare contro quelli che ho presentemente. Che ti hanno fatto?” “Uno il cascante e l’altro il disdegnoso, ma troppo più del bisogno e l’uno e l’altro. Quello si lascia scorgere e questo crede di no, ma io capisco lo stesso.” “A me lo racconti? Una brava donna dovrebbe saperli mettere a dovere entrambi, senza dir niente al marito.” “E così ho procurato di fare, ma non ci riesco, e intanto mi guastano. Uno mi umilia troppo, e l'altro mi lascia credere di essere diventata Dio sa che cosa”. “Tienti in mezzo che non sbaglierai. Ma guardate che idee ti vengono! Tu mi avessi parlato soltanto di quello che ti sdegna, pazienza, gli poteva tirar l’orecchio colle buone, dicendogli che se mia moglie non piace a lui, piace a me che importa più (hem!). Ma l’altro! Venirmi a parlare dell’altro! Del cascamorto! Proprio vero che le donne non san tacere che quando ve la fanno. Chi è questo amico?” 2“Ti torno a domandare chi è questo amico? Oramai che hai principiato puoi anche finire.” Pausa ancora. Finalmente viene la volta che anche i mariti capiscono qualche cosa... ed ho capito. Era lì comodo, e mi lasciai andare sulle ginocchia, baciandole la mano forte forte. “Vedi come mi sciupi tu? Vedi come passi da un eccesso all’altro?” “È vero. Ma sei stata tanto brava, hai avuto tanto spirito questa volta che ti adorerei... guarda. Sì, hai ragione. Sono due in uno, io, anzi, tre. Due che giocano a scaricabarili, e il terzo, più imbecille di tutti che li sta a vedere da quando è nato, e che non sa nemmeno dire che la finiscano. Cioè, in quanto a dire, me lo dico; ma è ottenere che preme e non ottengo nulla. Bei filosofi coloro che suppongono di aver detto tutto, quando vi predicano di conoscere voi stessi. È un bel pezzo che mi conosco, io, ma ne ho cavato un grandissimo partito!” Ho avuto un bel tenermi in guardia, un bell’abbottonarmi fino al collo quando sono uscito di casa, ma il mio lettore si figura bene da sè solo ciò che mi accade prima di sera, allorchè diedi di cozzo nei soliti cancheri messi fuori di combattimento da un mese in poi. Oh che vita, che vita, signor Iddio! 3È incredibile quanto non guadagnino le donne che azzeccano il marito matto. Precisamente l’opposto di quelle che imbattono in uomini troppo savi e troppo precisi. Queste vedono che i loro mariti pensano a tutto, che al bisogno sanno fare da uomini e da donne, epperò lasciano che si confondano essi, e rimminchioniscono piano piano ogni giorno più. Quanto ha guadagnato mia moglie a stare con me (specialmente, s’intende, per star bene lei!). Io non era ancora arrivato alla prima mezza dozzina dei miei particolari andirivieni, e già m’era avveduto che anch’essa mi teneva dietro bene bene. Questo sarebbe stato un danno, ma essa lo prese tanto industriosamente (almeno per sè) che di più non avrebbe potuto. Mi disse un giorno con una certa solennità: “Noi siamo marito e moglie da quasi due anni e posso dire di averle provate tutte, ma niente ci è valuto. Proprio niente. Quando la tua cavallina si mette a correre, è inutile, bisogna lasciarla correre. Questa è la mia esperienza dopo una lunga serie di tentativi falliti, ma la peggio è che a lungo andare ho preso anch’io il contraccolpo della tua malattia, e mi muto alla mia volta, ma in un altro modo. E cioè quando capisco che non mi vuoi mica bene, me ne dispiace sì, ma meno di prima, e quando me ne vuoi anche troppo, quasi non me ne importa più nulla, e qualche volta... ci ho rabbia. Ti par che meriti di rammaricarsi tanto della povertà, quando si sappia che più s’è poveri oggi, più si diventa ricchi domani?” Oh quanto ho faticato a nascondere per bontà d’animo la mia profonda gioia di quel momento! Me n’era un po’ accorto, a dir vero, di questa rabbia, ma sentirmelo dire, sentirmelo dire con tanta franchezza, oh che delizia! Almeno così mi veniva fatto di ricattarmi, senza farle alcun male, anzi volendole più bene che mai, di tutte le volte in cui essa faceva rabbia a me! “Il meglio dunque che possiamo fare,” seguitò, “è di tirar via diritto come siamo siamo. Sei tutto casa, tutto famiglia? E tu sta’ a casa. Ti ripigliano le smanie per la gente di fuori? E tu va’ fuori. Meno ti baderò di qua e di là e meglio staremo.” “Cioè starai meglio tu, devi dire.” “Sia pure. Ma quando è provato che io non ci posso nulla, bisogna bene che pensi a me. Ne ho colpa io se non ti posso ridurre a meno strepiti quando sei buono, e a meno ceffi quando sei lunatico? Allorchè una buona non può andare senza un’altra, bisogna prenderle bene tutte due.” Confesso che questa conclusione non mi è piaciuta proprio niente. 4“Ehi, dico, non vorrei che ti frullasse di farmi il muso in eterno, colla scusa che m’arrabbio quando ti passa!” principiò a dire mia moglie pochi giorni dopo. “Se ho fatto la brava quella mattina; è stato per lasciarti il merito di cambiare da te, ma ora, poichè ho perduto ogni speranza, parlo.” Quanta prosopopea! Cosa diamine c’era sotto? Nient’altro che un bimbo. Mia moglie si guardò il grembo pudicamente e disse: “Eccolo qua.” “Chi?” “Chi ha già principiato a farmi forte contro di te. Tuo figlio.” Se io dovessi dire cosa mi passò pel capo in quel momento, mi ci vorrebbe un quaderno intero. Fu come uno spasimo di gioia e una penosa ebbrezza che dirompessero insieme dentro di me: gioia di sentirmi più vivo di un’altra vita, pena di veder precipitare la già fondata speranza che la mia venuta sopra la terra non dovesse costar salata che a me ed a mia moglie, e più a me che a lei. Questa mi vide così fuori della grazia di Dio che mi disse crollandomi le spalle: “No... pensava.” “A che?” “Che piccina d’Egitto! È un maschio.” “Per ora lasciami l’illusione che sia una bimba. Mi piacciono molto più.” “E pensavi?” “Che alla stretta dei conti nessuno le farà mai tanto male quanto gliene abbiamo già fatto noi altri due.” Mia moglie mi saltò agli occhi, poi cambiò idea e se ne andò, sclamando: “Vatti un po’ a far benedire, te e il tuo pessimismo da strapazzo! Ogni giorno ne hai una di fresca. Se non volevi figliuoli dovevi lasciarmi dov’era. Ma guardate che roba!” 5(Chi avrebbe detto che mia moglie, così timida e così ingenua prima di sposarsi, diventasse tanto presto ciò che pur troppo è divenuta poi? Eppure doveva aspettarmela, perchè ne aveva visto delle altre, più spaurite e più tremule di lei da giovinette, assumere dopo qualche anno certe arie di dottoresse e di letterate che facevano venire la febbre, senza che avessero la scusa di vivere accanto a dei mariti fatti espressamente per viziare le mogli, come sono io. Questi mariti sono più sventurati di me, lo ammetto, perchè la mia non fa la letterata nè la dottoressa, oh no, ma fa bene la prepotente, ora dopo cinque anni, fa bene la trionfatrice, così senza parere, e se ne va per la sua strada come un bel drago volante che s’aggiri per l’aria, traendosi dietro una lunghissima chioma di capelli biondi, fini come la seta. Eppure era piena di buone intenzioni, quando l’ho presa di mano al tutore e al maestro d’aritmetica! Ha pazientato finchè s’è persuasa di avere sempre avuto la logica ed il buon senso dalla sua parte, e dopo la persuasione felicissima notte! Cosa volevate dirle? Aveva ragione lei! Ma se anche io riconosco di aver torto, ciò non mi giova menomamente. Tutt’altro. Dunque doveva trionfare con moderazione. Dunque doveva stare un po’ male anche lei. Se non altro per il dispiacere di aver ragione contro suo marito. A parte l’amore che m’abbia preso almeno un po’ d’affezione? Poca finora, credo o tutt’al più mi vorrà bene alla sua maniera, cioè come ne vogliono quelle tali spose, che non ignorano punto di avere dei mariti i quali ne hanno anche di troppo di una donna sola, ma se dovessi andarmene, se dovessi andarmene presto, oh la vedovanza furibonda che sarebbe la sua! Sì, me lo dico da me, io sono uno di quegli uomini i quali non si possono amar bene che dopo morti, lasciatemi questa illusione! I miei difetti sono così legati fra di loro che dopo basterà di scordarsene uno per scordarli tutti. E allora la bella, la nobile figura che sarò, così sbarazzato dal fumo che mi circonda ora e che se ne anderà in su piano piano, per lasciare che la mia memoria si ravvivi bene nell’aria pura delle mie virtù. Cioè, adagio, non sono veramente virtù le mie sono (per spiegarmi bene anche a costo di scrivere assai male) sono vizi che non ci sono, è un’altra cosa, ma è già sempre meglio di niente anche quando s’è vivi; figurarsi poi quando s’è morti! Diventano virtù teologali. Ma sono egoista... direte. È vero, ho sempre avuto una grande smania di andar d’accordo cogli altri, soprattutto per star bene io, ma è un egoismo di buona pasta, questo, e voi sapete quanto ho sofferto, appunto perchè non mi è mai riuscito di stare bene del tutto. In ogni modo che io sia stato bene o male non vuol dir nulla. Ora la questione è di sapere se il mio egoismo potrà recare molta noia a mia moglie quando sarò morto. Mi par difficile, tanto poco gliene reca di già, ora che son vivo. Forse che essa non ne ha profittato per persuadersi presto come poco valesse la pena di confondersi la testa per amor d’un uomo? Forse che non si è giovata di questa persuasione, fatta a costo mio, per guarire anche troppo dell’unica debolezza della donna: del bisogno cioè di essere amata? io intanto, quale che ne sia stato il movente, son sempre rimasto colla smania opposta: quella di non voler male a nessuno, che è quasi quanto dire di voler bene a tutti, e mi è rimasta pur troppo così insaziabilmente che talora, pur di levarmela, ho voluto bene a certi stampi... oh Dio che stampi di uomini e di donne! Basta. Se le mie bollenti fantasie non si fossero esercitate che ad onore e gloria del sesso debole (debole!), se avessi un po’ più sacrificato, come ora si dice, al femminino eterno (quello bello, badiamo!), chi sa che mia moglie non mi avesse amato più assai, o, per meglio dire, che non avesse avuto assai più smania che l’amassi io. Ma mi avvedo che in questo paragrafo ho precorso gli eventi non solo, ma mi sono anche sbottonato troppo. Lo metto fra parentesi e voi o saltatelo, o state zitti, e rimaniamo fra di noi con questa conclusione, che cioè quando una donna non sente più il bisogno di essere amata, non è più una donna, è un ussero. Col quale, se non vi dispiace, torneremo ora alla mia virago ed alla sua gravidanza). 6Gli scellerati nove mesi che principiarono per me da quel primo momento in poi! Da una parte mia moglie, piena di voglie, di vapori e di capricci, e non pertanto assai più sacra ed inviolabile di prima; dall’altra me stesso: quel tale me stesso che ora, con tanto bisogno di smattanarsi fuori di casa, maledetto lui se ci riusciva una volta sola! Pareva che tutte le mie bestie nere si fossero date l’intesa per parermi bianche, tutte meno una, naturalmente, e con quell’una non mi ci poteva più sfogare, nemmeno con gli innocui miei metodi di prima. Essa non voleva più ceffi, dunque via il ceffo non solo, ma la bocca ferma nel più tenero e stirato sorriso che si sia mai visto; essa non voleva più sentire stramberie, dunque via le stramberie... cioè, come si fa a non dirne quando s’è strambi? Non rimane che un modo solo: aver sempre sulle labbra l’opposto preciso di quello che si pensa in cuore. Oh che gesuita son diventato quei nove mesi! Tanto gesuita che mia moglie osò più volte di prendermi pel ganascino, e dirmi stringendo forte: Andava bene, capite, andava bene! Non aveva che due conforti: uno di pensare alla bimba, e l'altro... oh l’altro ho fin vergogna a dirlo, ma pure, poichè è vero, fuori! Ed era... No, non va detto così. Bisogna prenderla un pochino più lunga. Vi è mai accaduto, quando l’avevate con uno, di trovare un terzo che ce l’avesse ancora più di voi? Vi ha fatto bene, almeno per il momento, è vero o non è vero? E così per il momento passava un po’ anche a me, quando mi capitava di cogliere, non visto, qualche feroce occhiata della cuoca, della cameriera o della serva, tutte invelenite contro mia moglie che le faceva disperare più di prima, e tutte piene di protezione per me, che doveva sembrare in suo confronto una madonna infilzata, uno scaccino. Oh il gesuita che era io quei nove mesi! Ma la cuoca, la cameriera e la serva stavano molto in guardia per non lasciarsi scorgere e facevan bene, perchè guai al mondo se avessi potuto imaginare che esse non ignoravano di essere state vedute da me quelle poche volte! E così queste piccole fortune divennero tanto rare, che alla fine dovetti dirmi: “Oh bimba mia! Tu che hai già tanto guastato tuo padre, tu metti in luce, se ti riesce, qualche peccato mortale della madre tua! Mostramela cioè non già soltanto un pochino peggiorata in tutto e per tutto, come è veramente, ma con qualche bel viziaccio tuttora ignoto, quanto abbominevole ed esorbitante. Bugiarda, per esempio, vendicativa, magari calunniatrice, foss’anche soltanto provvisoriamente, foss’anche soltanto fin che vieni tu. Almeno ce l’avrei tanto con essa per qualche cosa!” 7Apriti cielo! E anche voi apritevi, o lettori, che io versi nel vostro seno la divina ambrosia dei miei paterni affetti! Era una bimba. Una vera bimba. L'aveva tanto sospirata che mi aspettava due maschi, non uno. Eppure era una bimba. Oh che momento è stato quello! E dover anche accennare a tutti di far piano, di tacere, e dover dire più e più volte nell’orecchio di mia moglie: “Sta’ buona, cara, e riposa un po’ senza muoverti, senza fiatare. Vedrai fra poco la bellissima creatura che tu hai fatto!” “Un maschio?” “Una bellissima creatura.” Mia moglie si mise a piangere. Io non ne ho colpa se in italiano non ci sono neutri e se quei pochi e posticci che abbiamo, come persona, come bestia, come creatura, sono tutti di genere femminile. Escii dalla stanza per girare avanti e indietro nel giardino, dove mi son presa la testa fra le due mani, e ho detto fra me e me: “Calmati. È proprio così. Tua moglie ha sofferto e non è stata contentata; tu non hai sofferto niente ed hai avuto il piacer tuo. È una bimba. Cosa farai per meritartela ora che l’hai avuta? Seguiterai a dire che tua moglie è troppo fortunata, e che c’è poco gusto a venire al mondo solamente per far star bene gli altri? Chi è che sta più bene da ieri in qua? Lei?” Mi posi a sedere accanto un cespuglio e seguitai: “Lo so, caro gesuita, come ti difendi. Tu non le hai mai torto un capello, non le hai mai detto “Tirati in là” Ammetti di aver pensato male, qualche volta, ma badi a dire che quella del pensiero è la libertà più derisoria che ci sia, e che bisogna badare all’intenzione. O di che cosa è fatta l’intenzione se non di pensiero? Se un uomo è intenzionato di pensar bene e invece pensa male, chi è che n’ha colpa, chi è che risponde di questo conflitto? Nessuno?” Mi alzai lesto lesto perchè capiva da me che stava per fare la parodia del monologo d’Amleto, e smettendo alla buon’ora di apostrofarmi, seguitai a dire concitatamente: “Ma ora, se Dio mi aiuta, so proprio bene che intenzione avrei, senz’ombra di antagonismo fra me e me. Son finalmente un uomo solo, non due, non tre, non dieci come sono stato tante volte! Sono il padre della mia unica bambina, e avrei intenzione di arrotare la cuoca, la cameriera e la serva: le tre gòrgoni che hanno osato di guastare con occhi biechi e protervi la donna mia: quella donna che aveva sì intenzione di farmi un bambino, ma che invece, Dio ne la rimuneri, mi ha dovuto partorire una bimba. Oh perchè non siamo ancora al medio evo? Quello era un tempo felice e che belle soddisfazioni ci si poteva prendere! Un tratto di corda dopo colazione, due dopo pranzo, e la ruota prima di andare a letto. Così almeno si poteva dormir contenti. Ora invece, veri padroni di stoppa che siamo, ora bisogna tenere le mani a casa anche colla servitù. Ma ho un bel merito davvero se non le picchio, io che le arroterei, se potessi. Eccone una. Ecco l’altra. Eccole tutte quante che smuovono i vasi di fiori troppo vicini alla camera della puerpera. Guarda che faccie untuose fanno! E Dio sa come si godono di avere la gatta a letto!” C’è qualcuno dei miei lettori il quale non abbia capito immediatamente che significava tutto questo? Significava che il mio povero mondo, abbastanza rivoltolato dalla prima tappa coniugale in poi, stava già per sommergersi nella seconda: uno strettoio più angusto ancora, quasi una gabbia. Addio umanità intera librata ora in alto ed ora in basso da una parte, a misura che mia moglie mi scendeva o mi saliva dall’altra! Addio larghezza di cuore capace di accogliere uno alla volta due grandi struggimenti, e vivessero pure, alterni, parassiti, a spese reciproche! Ora la grande famiglia umana aveva ceduto la sua lance alla piccola famiglia domestica, nel peggior senso della parola, e la nuovissima apoteosi di mia moglie doveva irradiare la sua luce sopra un’ecatombe di cuoche, di cameriere e di serve. E m’era illuso fino a credere di non essere più a diritto e rovescio come prima! Così diviso fra le tre fantesche di qua, e di là quella santa persona che dormiva per la prima volta in sembianza di madre! 8Quanto hanno ragione le donne di cercar marito per mare e per terra! Marito vuol dir figliuoli, e chi può dire la festa di una giovane madre col suo primo bambino in collo! Quando gli corre intorno la culla, e lo scalda del suo respiro, e gli canta le canzoni dell’anima, col cuore che le giubila in petto, col paradiso che le ride negli occhi! Mia moglie pareva un’altra. Non già che fosse mai stata male nè per colpa mia nè meno ancora per colpa sua, ma pure stava meglio egualmente, oh quanto meglio! Si capiva benissimo che era diventata madre senza avere avuto prima un sufficiente sentore della maternità, e che si maravigliava continuamente di ritrovarsi in cuore un così grande affetto. Chi non era niente maravigliato delle proprie viscere paterne era io, io che m’aspetto sempre le cose più grosse il doppio di quel che sono, e benchè mia moglie non mi lasciasse mai cavar la voglia della mia bambina. La voleva sempre lei, questo s’intende come se l’avesse fatta tutta da sè, ma c’era di buono che non mi aveva inflitto il supplizio di una quarta megera vestita da balia. Quello sarebbe stato un bel piacere! Il nostro sangue nudrito di sangue pagato! Di sangue servile! Io che allora avrei dato non so che cosa per poter far senza di tutto il servidorame, tanto m’era già persuaso che tutti, uomini, donne e ragazzi, non valessero punto meglio delle prime tre. Più ancora. Che fossero tutti peggio! Almeno quelle si erano date a conoscere, ma gli altri che facevano i modesti e gli affettuosi a un tanto il mese, senza nemmeno lasciarsi cogliere a guardare di mal occhio i poveri padroni! Altro che peggio! E così, con questo abominio per vescicante, io m’era già rassegnato a non portare la bimba in braccio che un par di volte al giorno a dir molto, pur di avere il gusto di metterle il visino contro le mie guancie, e di sentirmi fare il solletico piano piano, quando essa mi andava tastando qua e là per vedere se era mangiabile anch’io come sua madre. Oh come siamo andati bene mia moglie ed io finchè abbiamo allattato la nostra bambina! 9Dire che ci sono delle malattie fatte apposta per le creature quasi appena nate! Io non ci aveva mai pensato, ma quando ne fu presa la mia mi pareva impossibile, come se si fossero ammalati tutti i fiori della terra e tutte le stelle del cielo. Dieci giorni di seguito in alto mare, colla bimba che non mangiava, che non beveva, che rigirava gli occhi senza mai smettere di piangere! Dio me l’ha salvata, ma ho sofferto poco meno che se l’avessi persa, tanto era persuaso che un po’ di colpa ce l’avesse avuta sua madre, la quale, per l’orgoglio di far vedere come era bella, come veniva su bene, non l’aveva tenuta riguardata abbastanza, malgrado che i bimbi ci cadessero intorno a centinaia come tante mosche. Quando è che troveranno il modo di andar su in pallone a piacimento? Ci sarei stato tre anni, io, e a tu per tu con mia moglie, pur di avere la bimba fuori di pericolo! Appena rientrati in porto, mi ritrovai due bei ciuffetti di capelli bianchi sopra le tempie. Credete che fosse giudizio ritardativo? Oibò! Erano gli anni, nient’altro che gli anni! Perchè se da una parte m’era già detto più volte come non valesse la pena di pigliarmela tanto calda contro persone che avrei potuto levarmi dai piedi quando avessi voluto, dall’altra badava ad osservare continuamente che mia moglie era già passata, dopo la teorica, alla pratica dell’indifferenza, che era tutta per la sua figliuola e niente per me, e che nemmeno sapeva impuntigliarmi a volerle bene, facendomi credere o capire di averci rabbia. O forse che vi piacerebbe vedere una persona prendervi sempre come siete, oggi bello e domani brutto, e mai sul serio nè brutto nè bello? A me non piaceva niente. E qui non vale di venirmi a dire che il sistema le era stato suggerito da me, quando le aveva detto di pigliarmi oggi come sono oggi e domani come sarò domani. Mi era inteso in un altro senso, che diamine! Mi era inteso che si compiacesse ovvero che si addolorasse meco dello stato mio, e non già che mi stesse a guardare volta per volta, senza compiacimento e senza dolore. Almeno coi miei poveri vassalli c’era stata un po’ di soddisfazione a suo tempo, ed essi non mi avevano mai lasciato apparire da una parte, che non li avessi visti correre a principiare od a finire qualche cosa d’importantissimo dall’altra. 10Un giorno che non ne poteva più ho presa la mia bimba e le ho fatto una gran predica in giardino: “Ascolta, cara. Se io non avessi patito d’antipatie, non mi sarei sposato, e tu non saresti qui fra le mie braccia. O al più qualche altro babbo si porterebbe a passeggiare quella parte di te che appartiene a tua madre, non la mia. Io dunque, a guardar le cose superficialmente, non dovrei rispondere che di mezza te, ma non è vero. Di tutta te rispondo, perchè tua madre avrebbe potuto combinarsi meglio con un altro uomo che non si sia combinata meco, e chi può dire quanto vantaggio non avrebbe recato questa miglior combinazione all’altra creatura umana, un po’ te e un po’ x, che fosse venuta al mondo in vece tua? Nessuno, ma tu ci puoi rimediare ed il rimedio è questo: “Stringiti sempre intorno a tua madre non tanto col corpo quanto coll’anima tua, assorbi perennemente ogni manifestazione del suo pensiero ed ogni movente che ti riesca di spremerne; bevi, assimilati i suoi istinti congeniti, le sue propensioni acquisite, e fatti forte dei suoi codici, della sua morale, della sua comoda giurisdizione di sè medesima. Insorgi, battagliando da mattina a sera, contro tutto quello che tu possa avere di mio dentro di te; chiudilo anzi in un cerchio di ferro perchè non si muova e non si affermi mai, e quando la figlia di tua madre avrà bene trionfato della figlia mia, bada che non ti prenda mai pietà di lei, e seguita sempre finchè non le avrai tolto, colla voce, il voto. Via le grandi e le piccole stranezze del tuo povero babbo, via le travagliate alchimie del suo pensiero, agli sterpi il suo abborrimento delle proprie goffaggini, alle ortiche la sua mania di rimeritare d’amore le più involontarie e più fuggevoli antipatie, al diavolo il suo eterno malcontento di sè stesso! Contentati anzi di poco, quando si tratterà di te, ma questo poco fallo valere come se fosse assai, un po’ attingendo forza dall’altrui debolezza, un po’ dandoti a credere per beatissima di te medesima. A forza di darti a credere, diventerai, e allora che bella e grossa vita la tua, senza pii desideri di fisime, senza tentativi falliti d’idealità! E come lo guarderai d’alto in basso anche tu questo tuo povero babbo, che non si sarà ancora rassegnato ad avere i difetti che ha, che li avrà combattuti ad oltranza per il gusto di non cavare mai un fico secco dai suoi combattimenti, o che se occorre sarà già anche morto, più piccolo e più meschino di quanto è nato! Osservarti? Perchè? Per mettere a protocollo i tuoi mancamenti, le tue contraddizioni, i tuoi voltafaccia cogli altri? Importa assai quando tu seguiti a volere bene a te, e quando tu non abbia scrupolo di comparir bene a spese altrui! Contentati, contentati come la mamma e prospererai come lei.” La bimba si era addormentata profondamente fin dalle prime parole, ma io l’ho baciata così forte che si svegliò e ne pianse. Altrimenti avrei pianto io. 11Forse era meglio. Chè lo sfogarsi in lacrime vale molte volte quanto rimandare a tempo indeterminato una catastrofe, o a rimandarla per sempre. Non ho pianto, no, ma mia moglie, di giù che era in quel momento, ha continuato sempre a discendermi ancora più giù. Un po’ che duri (e non può non durare in eterno) mi arriva agli antipodi e poi seguita ad andare avanti dall’altra parte. Non c’è più che lei al mondo che mi dia noia, eppure l’alternativa c’è ancora, e me la son fatta da me, soggettivamente, in questo senso: che se cioè mia figlia sta bene, ce l’ho colla moglie, e se mia figlia sta male, ce l’ho colla madre. Ma o con quella o con questa sempre, di una che sono fra tutte due. Così faccia Cristo che ce l’abbia sempre colla moglie e mai colla madre. Ho scritto che costei non può non seguitare in eterno ad andarmi giù, e sono profondamente persuaso di avere scritto la verità, perchè la cosa è ormai giunta a tal punto che non c’è più nè vecchi cancheri nè nuovo servidorame che possano rialzarla mai dentro di me. Appena appena se avessi per mia disgrazia due bambine invece di una, e mi stancassi un bel giorno di volere più bene quando alla prima e quando alla seconda e mai e poi mai a tutte due egualmente, appena allora, dico, potrei togliermi allo spettacolo della mia biasimevole condotta paterna, ritornando, anche per castigo, a mettere il nimbo sul capo di mia moglie. Ma così, con una bambina sola, come ho da fare? Ho da pigliarmela con lei per mandar su sua madre? Mi tiro il collo, piuttosto, e mi gingillo fin che campo le mie due donne in una. Basta che non muti colla figlia mia. Sì, sì, son fisso oramai, e voglio tanto bene alla mia bambina, che questo gran bene mi ha finalmente spiegato di molte cose. Ho capito cioè che io mi ritrovo con poco amore da distribuire in terra, che questo poco amore me lo devo tener ritto a forza di... contrappeso, e che più quello, affermandosi, mette radice, più ne mettono tutti e due. Ora la mia bimba s’è pigliata tutto il mio cuore, ora mia moglie si digerisca tutte le mie antipatie. Già di peccati mortali non gliene mancano, e poi, in conclusione, sono io che li sconto, non è mica lei. Anzi qui, se non ci fosse l’ostacolo della rima, direi che sconto i suoi ed i miei. Bella vita stare accanto ad una persona la quale non possa dire bianco al bianco senza che mi venga una gran voglia di rispondere che è nero! Non lo dico, s’intende, ma intanto mi arrostisco da me come una candela accesa di sopra e di sotto, e non ho altro conforto che quello di gridare ai quattro venti che son già precipitato nella mia terza tappa coniugale, e che non ne posso escire che per il rotto della cuffia. È l’ultima, lo so, perchè peggio di così non può più andare, ma in fe’ di Dio che anche questa è una gran bella soddisfazione! 12Ho esposto a nudo l’anima mia.10 Io sono un caso grave, lo so, e per questo mi sono preso ad esempio, ma quanti non ce ne sono che incappano più o meno dentro alla mia categoria! Costoro mi stieno ad ascoltare quando li chiamo e dico: Io non ho nè la voce nè l’autorità di Schopenhauer per predicarvi il Nirvana, ma ben vi posso dir questo: che, cioè, non prendiate mai moglie avanti di esservi ben persuasi che il celibato non vi conferisca. Io credeva di stare male da celibe, ma se avessi pensato con un po’ più di giudizio e di discernimento alle mie alte e basse maree, ai miei fluttuosi e vacillanti affetti, avrei dovuto capire che meglio di così non poteva stare. E qui mi aspetto questa vostra obbiezione: che, cioè, se anche ho scapitato, sposandomi, pure ci ho avuto un gran conforto nella persona della mia bambina. È un discorso che va bene per me, questo, non per lei che mi preme più assai di me. Chè se essa terrà da suo padre, come è probabile perchè è una bimba, starà male al mondo come ci sono stato io, e se invece terrà da sua madre... farà stare poco bene gli altri. Ma lasciamo di me e di lei. Io ora parlo con voi, e vado avanti, e dico: Se voi state male, e ritenete sul serio che dipenda alla mancanza della moglie, beati voi! ve la potete prendere; ma se dopo sposati state peggio, e vi accade di mettervi in capo che ne abbia colpa lei, o che rimedio avete? Dividervi? Divorziarvi? Spartirvi i figliuoli? e se ne avete uno solo lo spartirete a metà? No, No, prender moglie potete sempre fin che siete giovinotti, ma tornar celibi quando avete moglie non potete più, e anche il divorzio, fin che durano i nostri costumi, sarà sempre come una bella dentiera, come una bella parrucca. Potranno ingannare chi le vede, ma chi le ha in capo e chi le ha in bocca no. Sanno troppo bene cosa c’è sotto. Gran peccato che mia moglie non mi possa chiedere cosa ci sarebbe stato sotto nel caso nostro. Le risponderei volentieri: “Nientemeno che la grandissima afflizione di persuadermi, dopo diviso, che anche tu dovevi pure avere il tuo lato buono. E lo avrei trovato, ma dopo diviso. Così invece è meno male, perchè niente mi vieta di dar la colpa a te dei miei guai presenti e futuri, ben persuaso come mi ritrovo che tu, colla scusa delle mie lune e della impossibilità di guarirmene, sia incorsa meno in un grande errore: un errore di massima che ha già guastato molti matrimoni e che seguita a guastarne continuamente, colpa le mogli. Che tu cioè non abbia mai avuto altro in mente che di farmi fare quello che volevi tu, che o secondandomi o pigliandomi di fronte tu ci sia riuscita a maraviglia, e che nondimeno (dico nondimeno perchè fin qui ci sarebbe stato poco male) tu abbia sempre ritenuto che non me ne accorgessi. Invece me ne sono accorto.” |
10 *“L’altalena ec. Novella sui generis.” Perchè sui generis? Perchè, se non metterete nel conto il tutore, il maestro d’aritmetica e la servitù, potrete bene vantarvi di avere letto una novella con un solo personaggio, più sua moglie quasi appena vista, e sua figlia quasi appena nata. Poniamo uno e tre quarti in tutto. Non sarà piccolo balsamo nelle vostre future peripezie. |
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