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Alberto Cantoni
Il demonio dello stile

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  • IL DEMONIO DELLO STILE Novella Critica
    • Tema terzo, di carattere. LA SARDA.
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Tema terzo, di carattere. LA SARDA. — Non è una donna, è un mollusco aderente alle nostre pareti, agli usci, ai mobili ed alle chiavi. Ha consumata la primissima gioventù nella sua isola a coltivare il modesto legato d’un vecchio parente, e a rifiutare quanti modestissimi partiti di matrimonio le si sono offerti, per la gran paura che ha avuto sempre: quella di poter patire da vecchia decrepita, quanto dice di aver patito da bambina. Poi la sua e nostra fortuna l’hanno condotta qui a Napoli presso di noi, la piccola bellezza di dieci anni fa.

Un po’ di fortuna ci deve essere stata da ambe le parti, se non altro perchè non si è più cambiato, nè lei, nè noi. Ma in tutto questo tempo non è mai riuscita a volere un gran bene a nessuno; nessuno è mai riuscito a volere un gran bene a lei. Eppure ha lavorato moltissimo, eppure ha resistito a vegliare i nostri ammalati come se il suo corpo fosse stato di bronzo e l’anima di santa! Ma una cosa guastava tutto, ed essa come sincerissima, non ha tentato di larvarla mai: la sua smania cioè di rendersi indispensabile, per ipotecare la nostra gratitudine e per potere col tempo levar la cresta senza alcun pericolo. S’avvide presto che il suo programma non solamente dava di molta noia, ma che ci andavano di mezzo anche le ipoteche, e minacciò di andarsene più volte, ma non si mosse, ovvero tornò a trattare di matrimonio, ma non si licenziò. Riusciva? Sarebbe andata via. Non riusciva? Rimaneva qui. Ed è rimasta per ben due volte. Un po’ di comodo ce l’abbiamo dunque fatto anche noi. Ma sì, andateglielo a dire. Capirete subito che non solo si è rassegnata ad essere uggiosa, ma che ci trova anche gusto, come tutti quelli che non avendo potuto stare bene in un luogo per amore, finiscono talvolta per starci meno male, se non per odio, almeno per dispitto, come dice Dante. Capirete subito eziandio che tutte le più riposte fila della casa debbono giuocoforza fare capo a lei, per modo che se un bel giorno le saltasse il ticchio di andarsene davvero, miserere di noi che po’ di schianto! Ma volete che essa rinunci per il ghiribizzo di un momento alle sue acri abitudini di tanti anni? Volete che noi desistiamo senza onor dell’armi e senza tregua di Dio da una guerra guerreggiata che si combatte da tanto tempo? No no. Essa, con tutta la buona voglia, non ha potuto affezionarsi che ai muri ed ai mobili di casa nostra, ed i muri ed i mobili la tengono stretta, la riamano a modo loro. Dove trovare un’altra sincera persona che predichi tanto coll’esempio e che li faccia spolverare, strofinare, carezzare tanto? E così si seguita, anche per la paura che essa ha di poter patire da vecchia decrepita, quanto dice di aver patito da bambina.

 

Fuor di celia è un gran dire che una donna con tre virtù capitali come la rettitudine, la schiettezza, l’attività, una donna che non ha mai fatto e non potrà mai fare un vero male al mondo, possa essere tratta per vizio di temperamento a vivere ed a morire come in lotta perpetua con tutto il genere umano: lotta di grandi musi, e di piccoli dispetti, e che invece con tante simpaticissime canaglie ci s’abbia a vivere così deliziosamente bene! E quando finirà, Dio mio, questa disgrazia che abbiamo noi di imbattere sempre nella gente buona? Sì, è buona costei a grattarla fino all’osso, ma di fuori, di fuori cosa c’è? C’è intanto il viso tutto butterato di vaiuolo, questo non lo vorrete negare, c’è la necessità di leticare spesso e volentieri con qualcuno, c’è la malattia di tenere a cane le fantesche per paura che non sentano tutti i pesi della gerarchia, c’è l’incoerenza del contegno coi fatti, coi quali ora fa il chiasso ed ora ci urla e se ne aspetta delle coltellate, c’è soprattutto la paura di patire da vecchia, quanto dice di aver patito da bambina. Ma fanti, fantesche, padroni e padrone non hanno che a mettersi a letto ammalati, per farla mutare di punto in bianco nella stessa pietà. Che è? Acquista la sinderesi? O, in altri termini, è rimorso di non averli avuti più a core quando eran sani? No, nulla di tutto questo. Forse è timore che le muoiano sotto e di non fare a tempo a leticarci più. Oppure è bontà vera e schietta che viene fuori a sbalzi, ma voglia Cristo che stia sempre dentro! Avesse almeno avuto la fortuna di ammalarsi anche lei qualche volta, ma no, mai. Tanto perchè ci potesse far capire di avere fatto molto per quasi tutti, e di non avere ricevuto niente da nessuno. Oh che gusto deprimente che dev’essere cotesto!

 

Or bene, questa donna che aveva tanto bisogno di essere pagata d’amore (dice) e che per eccesso di ragionamento e per paura di precipitarsi cominciando lei la prima ad amare gratis, s’è fatta, come vedete, una specie di vuoto pneumatico intorno; questa donna — supponiamo — si trova tutto ad un tratto fra le mani una piccola fortuna, lungamente posseduta e lungamente ignorata. Che so io, un monile di Benevento beccato in dono fin dalla prima comunione, o il codicillo d’un altro testamento venuto a galla a quarant’anni data. Che avverrà dei suoi amori coi nostri mobili e con la nostra biancheria? Seguiterà ancora a logorarsi la vita pur di fare da sola più che non farebbero tutte insieme le mie quattro cognate? E se si disamora a un tratto del suo tenacissimo programma, se le manca l’unica ed arrabbiata soddisfazione che abbia avuto nella vita: quella di tribolare prima per non patire poi, o da che parte troverà l’appoggio, l’equilibrio morale che le è venuto meno dall’altra? Lei tranquilla ed agiata? Lei senza padroni coi quali dare addosso ai servitori e senza servitori coi quali dare addosso ai padroni!? Lei impossibilitata a credere od almeno a dire, che tutto quello che noi facciamo sia fatto apposta pel tormento suo!? No, non lo merita un supplizio eguale e Dio l’aiuterà. Le farà trovare qualche altro modo di buscarsi un pugno oggi per non avere un buffetto domani, oppure, se Dio non si muove, s’aiuterà da sè, ponendosi in feroce dissidio contro di sè medesima, contro le sue memorie, contro la vacuità degli sforzi umani, e allora, in questo stato rivulsivo, s’apprenderà d’amore per noi così lontano e così pazienti, compatirà una buona volta i nostri difetti, conoscerà i suoi, e se la piglierà a furore contro di chi, supponendo di propiziarsela, anderà a dirle il più gran mal di noi. Sarà un bel caso, attissimo alle uscite comiche ed alle graziose trovate, e molto più vero ed efficace che non sieno quelli delle poetiche governanti alla Marlitt, che diventano, a sentirla, il porto, il faro morale, la provvidenza delle famiglie disorientate. Ne avete mai visto voi? E nemmen io. Scrivete.

 




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