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| Alberto Cantoni L'illustrissimo IntraText CT - Lettura del testo |
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V.Battevano le undici, e Galeazzo, che si era coricato da più di tre ore, principiava appena a schiacciare uno di quei sonni benedetti che trovano una creatura mezza morta e la rifanno viva, quando un'ombra lunga lunga si arrampicò lungo la scala a pioli che dava nel fienile, ed inoltrandosi carpone fin vicino al sacco, si mise a spiare il giovine dormente. Era Stentone. Le campagne vicine avevano avuto a lamentare parecchi grossi incendii così iterati e così ben distribuiti da far subito escludere l'opera del caso; ma siccome l'incendiario è un certo delinquente che non può essere tradito dagli altri, perchè fa da sè, così non ci fu verso di poterlo cogliere. I pretori ci perdettero il loro latino, e la colpa, per non dar danno a nessuno, arrivò di peso fino all'Internazionale. Ma il nostro mezzajuolo non s'intendeva gran fatto di politica sovvertitrice, e la paura di aver accolto un forestiero mal intenzionato gli fece interrompere di soprassalto quel brevissimo sonnellino che soleva fare ogni notte. I contadini più laboriosi, quando arrivano ad una certa età, non dormono nella buona stagione che quasi niente, e passano la notte a salire e scendere di letto, per vedere che ora è alla finestra, guardando, con in–fallibile accorgimento, a che punto dell'orizzonte si trovano i Segatori e la Chioccia: rustici nomi del loro più rustico zodiaco. Si ricattano, è vero, l'inverno quando piove e quando nevica, ma non sempre piove e non sempre nevica, e allora, anche d'inverno, poco dormono più che d'estate. Stentone stette lì immobile ad origliare per un pajo d'ore, ma il respiro di Galeazzo era così dolce e così tranquillo che il suo sonno, più che d'un giusto, pareva quel d'un santo. Quegli però dovette riporre i suoi biechi sospetti dentro di sè, e udito battere il tocco, scese pian piano come era venuto, e andò nella stalla ad ajutare il bifolco che aveva principiato fin dalla mezzanotte a governare i buoi. Colà le ore solevano passargli presto, e non fu poca la sua meraviglia, quando Giovannona gli annunziò dalla porta assai vicina l'alba, e gli chiese se andava lui ad accompagnare il milanese al fosso, ovvero se ci doveva andar lei. — Va, va, – rispose; – noi non s'è ancora finito. — Ricordatevi allora di mandar a chiamare il signor Concomodo, perchè dopo non ci venga a dire che non lo abbiamo avvisato a tempo. Giovannona ebbe un bel gridare «Su che è ora!» nelle orecchie di Galeazzo, ma fin che non si decise a scuoterlo non lo svegliò, e se non era il sacco ad ajutargli l'associazione delle idee, Dio sa quanto tempo avrebbe dovuto stropicciarsi gli occhi prima di raccapezzare chi era quel granatiere in sottane che lo tirava pei piedi e che cosa voleva. — Vado a prepararvi la carretta e vi aspetto in corte. Fate presto. Non vedete che è giorno? E andava quasi a tentone anche lei. Cinque minuti dopo Galeazzo, che aveva dormito coi suoi panni, si era già lavato alla meglio davanti alla tromba, e aveva principiato a mandar avanti la sua carretta da una ruota sola, stringendone fra le mani le impugnature, e valendosi del forte cinghione attaccato alle stanghe per dividerne il peso fra le braccia e le spalle. Fecero così, una zitta, l'altro ancora mezzo istupidito dal sonno, un bel migliajo di passi in aperta campagna, finchè la giovane si fermò su due piedi, e gli chiese ad alta voce guardandolo in viso: — Voi non sareste mica un imbecille, se il domandare è lecito? — No, – rispose quello ingenuamente, dopo averci pensato sopra un po'. — Di fatto jersera non mi parevate. Ma ora avete gli occhi tanto imbambolati... Galeazzo se li fregò più volte con tutte due le mani. — Nulla, nulla, – rispose. – Un po' di sonno che mi è rimasto dentro. Ecco. È passato. Dite pur subito quello che devo fare. –– Un momento. Prima ci dobbiamo intendere. Sedetevi là sulla carretta, io mi metterò in terra qui accanto, e discorreremo fin tanto che ci si veda un po' meglio. Anche Maria, prima di infliggergli quel po' di ricreazione, era venuta fuori con un «Prima ci dobbiamo intendere». Galeazzo si aspettò subito qualche altro flagello sul genere del primo, ed obbedì macchinalmente, col viso di un uomo che non sapesse più in che mondo fosse. — Vi ho chiamato prima del bisogno, – prese a dire Giovannona appena seduta, – perchè voleva aver tempo di farvi osservare che se non c'era io jeri sera, voi questa mattina non avreste punto saputo dove andare a lavorare. Mio fratello Pompeo vi ha parlato bensì di un argine che si sta alzando qui presso, ma non ci vuol meno d'uno sciocco pari suo per imaginare che un appaltatore possa prendere un carrettante novellino, che arriva non si sa di dove, senza che gli altri uomini, vecchi del mestiere e che lavorano sopra di sè, non s'accordino tutti a farglielo mandar via. Potevate cercare altrove, non lo nego, ma pur troppo chi ha più bisogno è sempre l'ultimo a trovare, e se voi, con tutta la vostra necessità, vi vedete già bell'e a posto, persuadetevi pure che è merito mio. — Ve ne ringrazio con tutto il cuore. — Non mi basta. Anche voi dovete fare qualche cosa per me. — Io? — Voi. Quando vi ho sentito parlare con tanto bel garbo jersera, ho pensato subito che nessun uomo del mio paese avrebbe potuto ajutarmi meglio di voi, e vi ho fatto fermare, come avete visto. Costoro, o sono troppo rozzi, o mi vogliono male, o posso esser sicura che mi metterebbero in piazza in una settimana. Voi invece, più complimentoso, forestiere, ed obbligato in coscienza a volermi più ben che male, voi sareste un gran poco di buono se, per far piacere a me, non sapeste parlare e tacere assai meglio di tutti. — Fin che si tratta di tacere, è un conto, e ci sto, – sclamò Galeazzo ridendo; – ma a chi, se è lecito, dovrei parlare? — Non vi sgomentate, – disse – coi giovani m'ingegno da me. Vi manderò da persone che hanno preso la prima comunione avanti che voi ed io si comparisse al mondo. — A far che? Colle buone. Non voglio già raccontare i miei interessi ad un giramondo arrivato jeri, e che possiamo benissimo mandar via domani. Mi è bastato di farvi sapere che se voi contenterete mio padre nei giorni di lavoro, dopo domani, che è festa, potrete benissimo contentare anche me, che questa cosa non può andar senza quella, e che se voi riuscirete nell'una e nell'altra, potete star sicuro di mangiare un pezzo alle nostre spalle. Su, da bravo, intanto. Ora ci si vede benissimo. — Vedete questa viottola piena di saliscendi? – sclamò subito la ragazza. – È tanto alta che l'acqua stagna dalle parti e non discende più. Bisogna scavarla di nuovo, non c'è più santi. L'erba e la prima crosta le abbiamo già portate via noi, sei mesi fa, nella speranza di ingrassare il coltivato. Ma per ora, come vedete, non mi sono ingrassata che io. Voi, per il momento, non avete a far altro che passarla quanto è lunga colla vostra vanga, per poi riprincipiare da capo un'altra volta o due, dove gli occhi vi diranno che è più alta, o meno: empirete la vostra carretta di terra, calcandovela sopra fin che avete fiato, e poi via di corsa a ribaltarla in questo fosserello interno che vedete qui. Fu un grande sproposito a farlo, e voi ci rimedierete, empiendolo. — Da me solo? – domandò l'altro – ponendosi pien di costernazione a guardare in giù a destra e a sinistra, come se fosse stata una Danaide innanzi alla botte. — Di tanto in tanto verrà qualcuno più pratico di voi a fare il rimanente col badile, ma di più non è possibile perchè mio padre non ha ancora finito di legare le viti, e la carretta deve essere affar vostro. Non capite che è meglio per voi? Aveste un solo compagno e s'incantasse, bella figura che fareste in due! Così invece tanta terra mancherà tanta ne avrete escavata voi, e mio padre, con una occhiata, capirà subito se ci siamo imbattuti in un fannullone o in un brav'uomo. Vediamo piuttosto come vi ci mettete. Impugnate forte quel manico. Più giù la spinta del piede finchè il ferretto della vanga tocchi terra. Là. Così va bene. Alle sette vi manderemo la colazione, e quando sentirete battere mezzogiorno, venite a desinare che è ora. Me ne vado. E andò. Galeazzo la tenne d'occhio un momento, e quando la vide scantonare del tutto, lasciò cadere la vanga da una parte, tornò a guardare daccapo quel benedetto fosso ch'egli doveva far scomparire dalla carta d'Europa, e poi, battendo forte una palma sull'altra, disse con voce piena di compunzione:
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