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Alberto Cantoni
L'illustrissimo

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  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE TERZA Una lettera, un prete ed un soldato.
      • III.
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III.

Ora, dopo le nuove leggi e il servizio obbligatorio per tutti, la leva militare non si presenta più, nemmeno ai contadini, come una spaventosa e troppo particolare calamità, ma all'epoca del nostro viaggio, durava ancora la ingiustizia dei cambi, ed erano ancora troppo recenti le memorie dei disagi patiti prima in terra tedesca e poi nel settennio '59–66 perchè la coscrizione non assumesse, almeno nelle campagne, un aspetto molto diverso e molto peggiore. Chi ha vissuto nel contado lombardo intorno al '70, può dire di quali strida e di che altissimi pianti non echeggiassero talvolta le più povere case, allorchè arrivava la notizia che un figliuolo aveva sortito il numero basso, e si era trattenuto, più ubbriaco di dolore che di vino, a vociare ed a cantare per le vie della città.

Questa disperazione si esauriva naturalmente da sola quant'era più rumorosa, ma anche dopo, ad animi più tranquilli: «È questa la bella Italia? – dicevano. – Sono questi i bei vantaggi che i signori ci hanno promesso? Tutti liberi, tutti fratelli! Cara questa libertà che ci porta via i figliuoli per dodici anni invece che per otto! Cari questi fratelli che tengono a casa il loro sangue, e mandano via il nostro!»

Oggi almeno i figli dei signori si scannano anch'essi a fare i volontari, e se c'è una qualcha diversità di sorte, è proprio dovuta alla sorte e non agli spiccioli. È un'altra cosa!

Ma allora! Domandate a Nunziata ed a Peppina se il mal di denti abbia mai fatto urlare nessuno così forte come urlarono esse quando il loro povero Piero se ne era tornato a casa con in tasca il 2. Quegli urli non potevano paragonarsi, data la diversità della intonazione, che alle loro grida di gioja, allorchè, alle cinque pomeridiane di quella stessa festa, si levò una voce che veniva dalla parte del Po, e che diceva: «Arriva Piero! È qui il figlio di Stentone!» e tutti a correre verso l'argine, incontro ad una barchetta che stava per toccar terra, e che conteneva il signor caporale Gervasi, del 10° di linea.

0 'l me cör! 0 'l me Piero! 0 'l me putel! – strillavano in coro la madre e l'amorosa, che si tiravano dietro tutte le persone delle due famiglie, compresi Giovannona e Niccolino, che avevano dovuto smettere di tortoreggiare davanti al portone.

Il povero Piero non era ancora ben saldo in terra che già gli erano saltati addosso a due, a tre alla volta, premendolo, stringendolo, baciandolo da tutte le parti, mentre la sorella raccoglieva di terra il keppy caduto, e Peppina, con Santello in braccio, aveva piantato una mano sulla tempia del suo soldato, e lo guardava in viso come se lo avesse voluto mangiare vivo. Il povero Stentone, che adorava quel suo migliore figliuolo, aveva più lagrime negli occhi che parole in bocca, e Piero, che non gli poteva saltare al collo, s'era dovuto contentare di afferrargli una mano, tendendo l'altra a Giovannona ed a Pompeo.

Finalmente il gruppo si sciolse, e di collettivi che erano stati sul principio, il ben venuto ed il ben trovato andarono avanti un pezzo particolarmente. Poi Piero si prese il piccolo Santello per mano; posò il suo braccio su quel della madre, e addio di qua, addio di , attraversò il villaggio per andare a casa.

— Com'è sbiancato! Quant'acqua gli dànno a bere questi piemontesi! E poi dicono che in Piemonte c'è il vin buono! – dicevano forte i vecchi amici, che gli facevano ala nel brevissimo tragitto.

— Venir così improvviso! Venir così improvviso da un momento all'altro! – borbottava Stentone. – Perchè non hai scritto?

– Non lo sapevo, – rispose Piero in quella lingua arlecchinesca molto allobroga e un po' napoletana che i nostri soldati si sogliono appiccicare uno coll'altro. – Siamo venuti a Parma jer mattina, e subito il mio maggiore mi ha fatto avere una settimana di permesso. Era tanto che glielo chiedevo.

— Oh povera me come me l'hanno falsato! – seguitò Peppina. – Parla così stretto che pare un signore!

— Ma che signore, ma che signore! Dammi tempo un quarto d'ora, e parlerò come te. È da jeri che sono al reggimento?

Ed entrarono tutti nella Casanova.

Avete mai aperto la porta della scuderia ad un puledro dopo troppe ore che vi stava chiuso? Avete mai visto le sue capriole? Vi siete scansati per evitare i gaudiosi suoi calci? Allora è come se aveste veduto Piero in quel momento. Il suo corpo non si poteva muovere tanto, è vero, ma se l'anima avesse trovato modo di escirgli dal petto, altro che capriole! avrebbe preso il volo addirittura, per aliare in un batter d'occhio dal più remoto filare all'ultima siepe della fattoria.

Corse di sopra nella sua stanzetta, sciolse la cintura, spogliò la tunica, gettò sul letto la durlindana, e su a rotta di collo in granajo, infilando la sua vecchia giacca nel salir le scale. Già è inutile, i nostri soldati della più rustica progenie hanno qualche cosa nella espressione del viso e nel modo di camminare di guardare e di gestire, che dieci anni di caserma non varrebbero a togliere, e che si combina assai meglio col giubbone verdiccio che colle daghe, cogli elmi, le frange ed i keppy.

In granajo andò benino; i mucchi erano due e gonfi abbastanza per tener tutti ritti fino a tutta estate; dunque giù, prima a palpare i fianchi ai buoi col babbo, con Marchino e con Pompeo, poi in porcile ed in pollajo colla mamma, la fidanzata e la sorella, e finalmente, seguito da tutti, in aperta campagna, a guardare, appezzamento per appezzamento, come metteva il grano, come erano stati scavati gli alberi, quant'erba c'era nei prati, quanti pampini nei tralci, e soprattutto, e più amorosamente che mai, come germogliavano certe giovanissime viti seppellite da lui prima di andarsene. Oh come era contento, povero ragazzo!

— È un pezzo che siete caporale? – gli domandò Niccolino che non aveva mai corso tanto in vita sua.

Caporale! Vorrei vedere anche questa! – gridò Nunziata la quale avrebbe assai più volontieri bastonato suo figlio piuttosto che lasciargli fare un solo mezzo giro a destra per amor dell'arte.

— Non dubitate, mamma, ci ho avuto il mio perchè.

— Ma non potevi ricusare?

— Sì che potevo, ma allora sarei tornato uomo quattro anni più tardi.

— Quattro anni!! Se non ti mancano più che nove mesi a finirli! – sclamò Peppina con gli occhi fuori del capo.

Parlo del congedo assoluto, io, – rispose Piero come per troncar l'argomento.

— Che assoluto o non assoluto! Quando ti rimandino a casa mi fa lo stesso comodo.

Erano giunti al fosso di Galeazzo, non ancora empito che in piccolissima parte.

Che è questo? – domandò Piero fermandosi.

E gli raccontarono ogni cosa dall'arrivo del Milanese alla spilorcia esitazione del signor Concomodo.

*

*     *

Galeazzo apparì a sera inoltrata con un cipiglio da fare spiritare i cani, e quando tutta la famiglia si era già alzata di tavola. Giovannona pensò prudentemente di lasciarlo mangiare in pace, e postagli innanzi ogni cosa, disse forte alla madre:

— Ed ora che si fa? Dove si mette Piero?

— Dove? Nel suo letto.

— E il Milanese che ve lo ha già pagato?

— Al Milanese ci penso io. Non è vero che siete un buon figliuolo, e che non ve l'avrete punto a male se vi metterò il mio soldato accanto per qualche notte?

Galeazzo levò gli occhi all'insalata squadrando Piero da capo a piedi, e rispose rabbiosamente:

— Che a male d'Egitto! Prendo tutto a bene, io.

E cacciò dentro un boccone di lattuga, come se avesse avuto voglia di mandar giù anche la forchetta.

Giovannona lasciò sbollire quel po' di luna piena, e quando vide tutti i suoi radunati intorno a Piero, si accostò a Galeazzo, e gli disse sommessamente:

— Com'è andata?

Male.

Giovannona si morse le labbra.

— È dunque vero dell'amore in canonica?

— No, mi hanno sacramentato di no tutti due.

— Anche la nipote?

— Più dello zio.

— E la vecchia 2

Non mette nessuna difficoltà, purchè vi prendiate Niccolino in casa vostra.

–– Sì, una bocca di più! Se potesse mettersi in tasca il poderino, non dico, ma senza?

— E voi pazientate. È una certa madre quella, che, o io sbaglio di molto, o in un modo o nell'altro cederà.

— Ma allora perchè dite che è andata male?

— Non ci siete mica solamente voi al mondo; è andata male a me. Ho avuto di grazia di riparare dai carabinieri, e per causa vostra.

— Per causa mia!? Che c'entro io coi carabinieri?

— Non ve lo voglio dire. Così imparerete a non pensare che a voi.

— No, Milanese, fatemi questo gran piacere di dirmi subito come c'entro io coi carabinieri?

— Neanche se mi mandaste Don Dirò Meglio a farmi un'altra predica. Ce l'ho tanto con voi per la bella festa che mi avete fatto fare, che se vi potessi arrostire, vi arrostirei. Dovreste anzi dire al signor caporale che se egli vuole rivelarsi per fratello vostro, non ha a far altro che russarmi nelle orecchie per tutta la notte.

Se tu getti dell'acqua contro un muro, è vero che gli è un muro, ma qualche cosa gliene rimane.

Ed anche Galeazzo, parlando così ad una donna, avrebbe dovuto avvertire che gli si era già, appiccicato addosso un bastante spruzzo di color locale: quel certo colore il quale si rivelava più che mai allora appunto per opera di Pompeo, che, ritornato ubbriaco fradicio dall'osteria, era stato preso a braccetto dalla madre, e seguitava a predicarle su tutti i toni che per arrivare a letto in camera sua, gli conveniva di andar giù e non su.

Alla fine si persuase, ma non abbastanza presto che una buona giovane, la quale origliava dalla porta della sua casetta, e non lo udisse bene, e non ne piangesse disperatamente.

Mentre il conte di Belgirate, voltoloni per il letto, s'accaparrava anticipatamente più di tre quarti della sua coperta, capitò abbasso in cucina il signor Concomodo, che sapeva benissimo dell'arrivo di Piero, e che pure ne fece le grandi meraviglie, con pacata ed altezzosa bontà.

Recava (un po' troppo presto, veramente) la risposta dell'Illustrissimo: una risposta così birbona da far diventar lividi tutti gli astanti. Il mezzajuolo aveva chiesto sei soldi il giorno, per dividere col suo padrone il mantenimento dello spesato bracciante, e Sua Eccellenza il Conte di Belgirate, molto offeso della propostagli meschinità, rispondeva di rimbalzo di volerli spendere tutti e dodici, ma a condizione che il Milanese lavorasse per conto suo, in compagnia di un secondo uomo assunto e pagato dal mezzajuolo. Ludro redivivo non avrebbe potuto trovare migliore appicco per frodare Stentone della piccola fortuna che gli era capitata, e se non c'era Piero, sempre bonario, che si offriva di lavorare pei suoi finchè fosse rimasto in congedo, addio speranza di escavare la viottola e di riempire il fosso!

Stentone perdette l'uso della parola, e Nunziata, che lo avrebbe preso a calci volentieri sotto alle coperte, si limitò a passare tutta la santa notte mandando moccoli ed accidenti in casa dell'Illustrissimo, il quale poveretto ne aveva tanta colpa quanto ne abbiamo noi tutti, e che pure, in grazia del buon garbo di Piero, dormì così bene quella nottata come da solo non aveva dormito mai.

A crederci sarebbe un'altra superstizione, ma qualche volta pare proprio che i moccoli ci ajutino a campucchiare un po' meglio.




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