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Alberto Cantoni
L'illustrissimo

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  • ALBERTO CANTONI   L'ILLUSTRISSIMO ROMANZO
    • PARTE QUINTA Pompeo, Piangi e Sua Eccellenza.
      • I.
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PARTE QUINTA

Pompeo, Piangi e Sua Eccellenza.

I.

E acqua su acqua, la stalla omai non ne voleva più. Pompeo fu il primo a smettere, e preso Galeazzo pel braccio, se lo trascinò dietro fuor della porta.

— Intanto che torna Piero, andiamo a bagnarci la bocca. Stanotte s'è lavorato anche troppo.

Aspettate un momento. Voglio avvisare i vostri genitori, – rispose Galeazzo, che, pur di mettersi a sedere un quarto d'ora, si sarebbe sorbito anche qualcuno peggio di Pompeo.

— Ci penso io. – Ehi, mamma, si va e si viene.

Badate almeno di tornare sulle vostre gambe! – gridò la vecchia.

L'osteria era piena di gente, ciò che nella Italia rustica significa sempre piena di frastuono. Altrove, in giorno di lavoro, avrebbe anche significato piena di gente bastantemente sudicia, ma a Coronaverde no, perchè il vivere nelle abitazioni relativamente belle che si sogliono costruire per amore dei bachi in tutta la provincia, ha già avvezzato coll'andar del tempo gli abitatori ad un più accurato governo delle persone e delle vesti.

Le avventure della nottata avevano fatto passare la voglia di lavorare a tutti, e ognuno aveva sentito il bisogno di sminuzzare i più esigui particolari, coll'ajuto di quel sottile mastro d'analisi che è un bicchier di vino bevuto in compagnia. Le opinioni erano molto discordi, come accade quasi sempre nei ritrovi dei nostri agricoltori, dove, mercè degli ottimi polmoni, nessuno sente il bisogno di tacere perchè gli altri gridano, ma in una cosa sola s'accordavano tutti: ed era che Stentone aveva fatto male ad accogliere un disperato senza pagarlo; che un fatto simile in una regione troppo ricca di braccia valeva bene un esempio, e che però, se quello era stato il vero movente degli incendiarii, la lezioncina gli stava assai bene. S'intende che i più persuasi di tutti erano coloro appunto i quali, pochi giorni prima, avrebbero accolto il Milanese più volentieri, anche se avesse dichiarato di poter vivere a polenta ed acqua.

Il solenne ingresso di Pompeo con seguito, mise tosto fine alle umanissime e benigne glosse. Tutti tacquero per farsegli intorno e domandare che cosa ne pensasse lui.

Penso che se mio padre non fosse quello stinco di santo che è per disgrazia nostra, e sua, nessuno al mondo avrebbe potuto farci più bel servizio di quel birbone che ci ha dato foco. Se fossi in lui, cioè a dire, in mio padre, vorrei andare subito a Milano, e ne darei ad intendere tante e poi tante all'Illustrissimo, che oltre ad un nuovo rustico più grosso il doppio del vecchio, ci caverei da stare bene un anno. Già tanto non c'è pericolo che venga a verificare. Sono cinquant'anni che lavoriamo per mantenere i vizi di suo padre e i suoi, e ancora non s'è visto.

Perchè non vai tu? – gli domandarono tutti, meno Galeazzo che se la rideva sotto i baffi.

— Con mio padre a casa? Starei fresco. Appena potesse capire che io ne avessi sballata una che è una, vorrei morire qua subito se non sarebbe capace di andare apposta a Milano per dire che non è vero. Che volete? Sono teste fatte così, e poveri signori se non ne saltasse fuori ancora taluna qua e . Ma, scusate, omai quel che è bruciato, è bruciato, e qui non c'è più posto. Vado a sedere in corte col mio bracciante.

Scelse il cantuccio più remoto del pergolato, dove la festa si soleva giocare alle bocce, e impancatosi, dirimpetto a Galeazzo, gli disse tosto col viso di un uomo che volesse fare lo spiritoso:

— Io non me ne ho mica a male.

— Non ve ne avete a male? Di che? – domandò Galeazzo, il quale ignorava che molti contadini sogliono principiare i loro discorsi a metà, pur di imbrogliare come meglio possono le persone con le quali stanno confabulando.

— Che Costantina vi piaccia.

Galeazzo aggrottò un momento le sopracciglia e poi, come se avesse preso tosto il suo partito, rispose secco secco in buon milanese:

— Mi piace sì.

— Lo so da me, vi dico, e me ne sono accorto fin dal secondo giorno della vostra dimora in mezzo a noi. Sarò stato lontano seicento passi a dir poco, eppure, con quel vento, ho udito benissimo che avete chiacchierato insieme continuamente. Che vento! Quello ci voleva questa notte!! E non basta. Dove vi siete seduto or ora a far colazione Lungo 'l fosso di casa, accanto a lei che lavava le lenzuola, libero come eravate di mangiare in pace dove più vi fosse piaciuto. Se questa non è simpatia, che cos'è?

— È simpatia, è, è! – ribattè Galeazzo per incitare l'altro a metter fuori tutto.

— E ci ho gusto, vi ripeto. Non le voglio già male io, a Costantina; le voglio bene ancora, anzi; ma come fare quando non s'è mai potuto combinarci nelle nostre massime? Dite la verità: che vi ha detto di me?

— Che avete fatto all'amore per degli anni, e che poi l'avete piantata.

— Ha detto così? Eppure non è mica vero. È stata lei piuttosto che ha piantato me. Se sapeste come mi ha trattato l'ultima volta che s'è discorso insieme. Un altro se ne sarebbe avuto a male, ma io che son bonaccio, non ho saputo far altro che tacere. Eppure, credetelo, me ne ha dette troppe.

— Troppe? Bisognerebbe sapere che cosa vi meritavate, prima di dire che sono state troppe.

Qui Pompeo posò l'indice sul pollice a becco d'oca, e scandendo uno per uno coi movimenti della mano tutti i membretti delle sue proposizioni, cominciò a dire:

Via, capisco benissimo che voi ne sapete più assai di quello che dite, e però ho molto piacere di parlarvene a core aperto. Per qual ragione volete che pigli moglie subito, io così giovine? Per cominciar a tribolare più presto? No, eh? Io sto bene così: mangio col capo nel sacco, ho un padre che veglia la notte per trovar modo di lavorare un par d'orette più del bisogno di giorno, ho due donne in casa che vanno a gara per ravviarmi la biancheria e per assettarmi i panni; dunque, finchè la mi va così, io, fra i pari miei, cattiva figura non ce la posso fare. Voi però potreste dire: vostra sorella è matura, molto matura, e può ben prendere marito lei! È vero. Ma io, Pompeo, debbo essere tanto minchione da rischiare il certo per l'incerto, finchè non ho toccato con mano che mia madre, da sola, non mi basta più? Non c'è Peppina che la potrà ajutare tra breve? E quando Piero avrà messo famiglia, basterà la Casanova per tutti se la metto anch'io? Poniamo che non basti: a chi toccherà d'uscir fuori il primo? A me, al più giovine. E io che sto bene, devo andare incontro, così per ridere, a tutti questi guai? No, eh? Capisco benissimo che il mio giovedì grasso non potrà durare in eterno, capisco benissimo che la quaresima mi arriverà un giorno o l'altro, come arriva tutti, ma in nome di Dio, lasciate che aspetti le Ceneri! Allora, quando mio padre e mia madre avranno cinque o sei anni di più, allora, non dico, sarà un'altra cosa, avrò bisogno anch'io della mia servitù come ce l'hanno tutti, e farò come fanno gli altri: prenderò moglie. Ma ora!! Se Costantina, per disgrazia sua e mia, non fosse stata una creatura del tempo antico, di quelle, faccio per dire, che andavano a nozze coll'abito greggio filato e tessuto con le loro proprie mani, se fosse stata invece una ragazza disinvolta, sviluppata, liberale come usa ora, oh avreste veduto che bell'accordo sarebbe stato il nostro! Ma sì, più facile farmi intendere da questo tavolino!

E ci picchiò sopra col suo bicchiere, omai vuoto.

Galeazzo non aveva ancora toccato il proprio. Che un uomo fosse tratto come per istinto a condurre i suoi amori su per giù a quel modo, gli pareva che potesse ancora passare, ma che un ipocrita, nella breve semplicità della sua mente di contadino, fosse capace, così giovine, di arrivare a quel punto, cioè a metter insieme, anticipatamente, tutta quanta la sua brava teoria, oh per dinci santo che gli pareva troppo! Fece scorrere la mano sopra i baffi, tanto per isbuffare un po' senz'esser visto, e poi domandò sommessamente:

— E così?

— E così io mi ritrovo ora in una specie di gineprajo, e non so da che parte uscirne. Da un lato, fin che mi dura la testa sana, debbo pur dire che io, nel pozzo, non mi ci voglio gettar davvero, ma dall'altro!... Dall'altro lato c'è una povera figliuola, che non mi ha fatto mai niente di male, che anzi mi ha voluto bene a modo suo, e che, mentre si strugge e dimagra ogni giorno più, può credere benissimo che ce n'abbia colpa io. La colpa ce l'ha lei, questo si sa, ma mi dispiace egualmente, non lo posso negare. Per tutte queste ragioni...

Qui Pompeo s'interruppe da solo, un po' perchè era molto imbrogliato ad andare avanti, e un po' per votare nel proprio bicchiere i pochi sorsi avanzati in fondo ella mezzina.

— Per queste ragioniripetè Galeazzo, come per ajutarlo a non perdere il filo del discorso.

— Per queste ragioni, – tornò a dire Pompeo a voce più alta, come chi avesse trovato, in quell'attimo, il miglior modo di tirare innanzi, – voi potete ben immaginare che nessuno sarebbe più contento di me se la mia vecchia amorosa potesse imbattere bene come... via, siamo giusti, come effettivamente si merita, e poichè voi...

— Io? Come c'entro io? – domandò Galeazzo con un brusco movimento del capo.

Lasciatemi finire. E poichè voi avete confessato che essa vi piace, e poichè essa, dal canto suo, ha già dimostrato che anche voi, alla vostra volta, non le siete affatto antipatico (prova ne sia che venerdì, per una parola sola che il vento mi portava detta da voi, ne avrò sentito rispondere cento almeno dette da lei), così mi pare che voi potreste... seguitare a confortarla nella sua attuale malinconia, e beati noi, tutti tre, se così seguitando, vi ritrovaste entrambi tanto d'accordo, da stare bene eternamente voi, e da lasciar fiatare una buona volta anche me. Sì, lo confesso, io non era nato per questo genere di innamoramenti che pajono malattie, e se lo avessi saputo prima, non mi ci sarei messo davvero; ma ormai, dopo tre anni, sento proprio il bisogno di mettermi in convalescenza da qualche altra parte. Se non che, intenderete bene, vorrei poter condurre le cose pulitamente, senza altre scene, e sopratutto senza lasciar dire a nessuno che mi ritrovo con una spugna in petto. Come va questa faccenda che non bevete mai? – concluse cambiando tono, ed offrendogli il bicchiere.

Galeazzo glielo tolse di mano nell'alzarsi in piedi, e riponendolo tal quale sopra la tavola:

— Io con voi non bevo, – rispose, avviandosi difilato verso la porta.

Perchè? Che v'ho detto di male? Ancora che m'affanno io solo per contentarci in tre!

Galeazzo non rispose nulla e subito, appena fuori, pensò:

— Oh sia pur maledetto questo vestito da pover'uomo che m'ajuta a conoscere troppo e troppo presto il mio prossimo e che ogni giorno, per lo meno, m'invecchia d'un anno! Sì, se fossi stato qui cinque anni, in persona mia, ne avrei saputo assai meno intorno ai contadini di quel che non ne abbia saputo in cinque giorni, vestito così, ma ho fatto un bel guadagno a conoscere a fondo questo pezzo d'egoista! E non sarà il solo, e ce ne saran di peggio! Che gusto poi ci provi Domeneddio a metterli al mondo non si sa. Io vado via. Mi riposo qualche ora dormendo questa notte, e domattina con una scusa o coll'altra, vado via. Oh se vado! Non mi piacciono, della famiglia, che il militare e il vecchio, e quello sta per andarsene, e questo è un personaggio che quasi non parla. Ci rimetto poco. Quello che ho guadagnato lo sento ora, nei gomiti, con le botte che ho buscato in grazia dell'incendio. Domani alla più lunga son sicuro di averci i lividi, e li farò vedere a Maria. Se non le basteranno, se ne cercherà un altro, ed io metterò Costantina a Lodi dalle Dame Inglesi. Un pajo d'anni che me la possano manipolare bene, e son sicuro che ci caveranno fuori una gentildonna quanto un'altra, e meglio. La pasta c'è.

Ma qui la imagine di Pompeo tornò ad intrùdere per forza nelle sue meditazioni, ed egli, pur di levarla di mezzo, dovette dire ad uso di Bernardo Davanzati:

— No no, moglie pari, e una giovane che abbia avuto quello sguajato in core, non potrà mai diventare una pari mia, per fare che facciano le Dame Inglesi. Maria mi conviene assai più. Ha voluto servirsi di me per pigliar di fronte l'assenteismo nostrale, è vero, ma l'ha fatto con buona

intenzione, e non è sua colpa se io, in cinque giorni, non ho imparato che ad empire fossi ed a scorciare il grano. Tutte cose troppo facili ed io ne son satollo. Andrà a fare la contadina lei, se ne avrà voglia.




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