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| Alberto Cantoni L'illustrissimo IntraText CT - Lettura del testo |
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III.La contessa, due giorni prima, non era ancora ben discesa a terra davanti alla Brena, che già Nunziata aveva messo fuori la voce di avere tosto bisogno di una balia da spedire a Milano in una casa piena zeppa di grazia di Dio, e questa voce girando, era arrivata assai presto all'orecchio di una bella sposa, in tenère di Dolo, che si era proposta fin dal primó momento di andare a Coronaverde ad offerirsi. Quando poi seppe dell'incendio fu presa anche lei come tant'altre dalla curiosità di correre a vederlo, e senza mettere maggior tempo in mezzo, capitò alla Casanova quando appunto il povero Piangi stava versando la piena dei suoi affetti nel core di Galeazzo. Nunziata, assai contenta dell'aspetto e delle forme di quella giovane e vigorosa volontaria d'un anno, le fece un mondo di amorevolezze, e poi, con tutta la giocondità di cui era capace pensando alla mancia, chiamò forte Costantina e disse: — Da brava. Il Milanese scriverebbe certo meglio di te, ma poichè non gli si è mai detto nulla, conviene di tacere ancora. Procurati, guardando un po' nei tuoi cassetti, un po' nei miei, l'occorrente da scrivere, siediti là al mio tavolone che è giusto all'ombra, e avvisa subito la contessa che s'è trovata la balia. — Io? Qua in corte? – domandò Costantina sbigottita. — Tu stessa, – rispose perentoriamente la vecchia. – La mia casa è troppo vuota, la tua è troppo piena, e Giovannona e Pompeo scriverebbero certo peggio di te. — Non c'è Piero? Non c'è Peppina? — Sì, valli a cercare ora quegli indiscreti che non tornan mai. Non fare smorfie. Guarda bene questa bella donna, e scrivi che è proprio come la vuole la contessa: latte fresco, gioventù, bel sangue, bei capelli... — Oimè! Da che gente mi mandate? Mi apriranno la bocca e mi guarderanno i denti, come alle puledre! – esclamò ridendo la balia. — Brava! – proruppe Nunziata. – Ha nominato anche i denti, che non potrebbero essere belli, e tu diglielo, Costantina. Aggiungi che è moglie legittima del suo legittimo marito, che la creatura è viva e forte, e che l'ha comperata sono appena due settimane... — Più, più. — Diciamo due. Prima che andiate, ne passeranno, se occorre, altre quattro, e chi ci bada allora che sien sei o sette? Metti pure che la mandino a vedere quando vogliono, e ch'essa è pronta a partire quando piacerà alle Celenze che l'hanno cercata. — Ma mi ci vuole due ore a dire tutta questa roba! – sclamò Costantina quasi disperata. – Non sapete che io quando scrivo è come se pitturassi? — Poco male. Oggi non si lavora, e per lo sgombero della corte faremo senza te. Devi dirle anzi ogni cosa anche dell'incendio, pregandola, come si prega la Madonna, di stare dietro al Padrone, perchè si metta una mano al petto e ci venga in ajuto. Di' che abbiamo perduto quasi tutto noi per salvare la casa sua; che il nostro grano s'è sciupato più di mezzo, che mio marito, io e tutti i miei figliuoli abbiamo rischiato più volte di romperci l'osso del collo, e che anzi la mia unica figlia è quasi ammattita per lo spavento e la disperazione. — Ammattita sarete voi! – sclamò Giovannona che aveva udito le ultime parole nel passare accanto. — Non ha mica torto! Che bisogno c'è di dir bugie? – osservò Costantina. — Tacete, sciocche tutte due! Non capite che tutto fa, tutto giova? I signori non hanno il pelo sul cuore per nulla. Fanno sempre la tara alle nostre parole, e se si dice un braccio, è già molto se credono un dito. Se s'avesse poi da dir la verità! Andiamo, balia. Intanto che questa scrive, e che mia figlia stende i lenzuoli lavati or ora, voi verrete con me qui nella casetta del mio bifolco, e mi ajuterete a mettere un po' d'ordine a tutta la roba che ha volato questa notte. Poi farete penitenza con noi, ma alla bell'e meglio, qui nella corte, e dopo, a lettera finita, la farò leggere tutta davanti a voi. Andiamo! Quando Galeazzo ritornò a casa, e vide Costantina tutta assorta nello scrivere adagio adagio, e col capo reclinato a sinistra, la sua lunghissima tiritera, non potè a meno di pensare a Castel Capuano di Napoli, dove, pochi anni prima, gli era accaduto di vedere, nell'identico atteggiamento, una pubblica scrivana all'aria aperta. Le andò dietro in punta di piedi e le disse: — Brava! Son lieto che profittiate dei miei consigli. Non scriverete già a Pompeo, voglio sperare! — Lasciatemi in pace, – rispose Costantina senza scostarsi menomamente. – M'ingegno di avvisare la Contessa che la balia è già saltata fuori, e poi mi toccherà di gonfiare la storia dell'incendio, per impietosire il padrone. Andate via, fatemi questo gran piacere. — Dov'è la balia? Galeazzo fece capolino all'uscio additatogli da Costantina, e avvisò del suo ritorno la vecchia, guardando la giovane. — Aspettate un pochino, – disse Nunziata, – e se intanto Piero non si sarà fatto vivo da sè, andategli a dire che il foco è spento da più di un'ora, e che si spicci se vuole mangiare un boccone prima di portar dentro ogni cosa. Sapete dov'è? — Io no. — Accanto alla chiesa, e sta scaricando la roba di Peppina. Sono quasi tre ore che se n'è andato ed io intanto sono qua che aspetto, io, la madre, per fare i comodi dell'amorosa. Gran brutto mondo è diventato questo! Eppure il mio Piero è stato sempre un buon figliuolo!... Basta, per carità. Sappiamo che accade quando una ciarliera e finta abbia accanto una donna del suo medesimo ceto ch'ella conosca poco o, peggio ancora, che non abbia mai visto. Non si cheta più. Ora la fortuna è capitata alla balia, e se la digerisca lei. Così, o presso a poco, dovette pensare Galeazzo quando si tolse dall'uscio per andare a verificare, di veduta, se il foco fosse veramente spento, come diceva la vecchia. Se non che gli occhi, a mezza strada, gli caddero involontariamente sopra Giovannona che seguitava a stendere la biancheria, e quella subita vista lo fece mutar di proposito, e lo condusse a lei. Un capretto che vada al macello non è meno consapevole della misera sorte che lo attende di quello che non fosse lui, il buono e garbato giovinotto. |
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