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| Alberto Cantoni L'illustrissimo IntraText CT - Lettura del testo |
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PARTE SESTALa vecchia, le giovani e la contessa.I.Un mese dopo, Giovannona, Nunziata, Peppina e Costantina, che erano state invitate da Maria a scortare la balia, scesero a terra insieme con costei nella stazione centrale di Milano, e furono subito affrontate da un pulito servitore in tuba e palandrana, il quale chiese loro se venivano da Coronaverde. — Sì. — Senza uomo? — Già. Ho un genero io che non ha voluto lasciare le sue bestie nemmeno per venir a fare un po' di corte al signor Padrone, – osservò Nunziata, la quale avrebbe potuto affacciarsi anche a Londra senza aver nulla che fare col villan che timido s'innurba di Dante Allighieri. — Ebbene, tenete in mano i biglietti e venite con me. Son venuto a prendervi colla carrozza. — Un momento! – gridarono in coro le cinque donne che avevano già principiato a scuotere le gonnelle, e a depositare a Milano la polvere di mezza Lombardia raccolta in viaggio. – Un momento! L'altro che s'era già avviato si fermò su due piedi a rispettosa distanza. Le cautissime viaggiatrici si voltarono pudicamente dalla parte di Lodi per affondare le mani in seno e raccattarvi i biglietti, e poi via tutte accanto al servitore. — Che stazione! Quasi quasi vien voglia di segnarsi! – diceva Costantina ammirativamente. — Guarda quante carrozze! Dov'è la nostra? – chiese la vecchia al servitore, quando apparirono tutti nel porticato verso la città. — Là a sinistra, quella grande a due cavalli – rispose l'altro, additando a cinquanta passi di distanza il più bel legno che fosse intorno. Questo legno aveva a cassetta un altro uomo in tuba, e questo uomo in tuba stava guardando di traverso le cinque villane, come uno che volesse vedere quanto tempo mettevano a riconoscerlo. Segno che non aveva ancora fatto bastante sperienza degli occhi dei contadini, prova ne sia che Peppina e Costantina, come le più contente di rivederlo, si misero subito a gridare verso le altre: — Non vedete che è il Milanese? Non vedete che è il Milanese in cappellone? Ed entrambe si misero a correre, come se ognuna facesse a gara coll'altra per essere la prima a dargli la mano. Nunziata che arrivò l'ultima, non già perchè ci andasse di male gambe come Giovannona, ma perchè era la più vecchia di tutte, si piantò colle pugna sui fianchi a lato dei cavalli, e squadrando Galeazzo da capo a piedi, gli disse: — Ah buona lana che siete! Ora capisco perchè ci avete piantati sul più bello! Avete saputo che la contessa vi avrebbe preso volentieri, e siete corso ad offrirvele a Milano. O che ci fate? Il cocchiere? Ma siete poi veramente pratico? Galeazzo aveva bensì voluto godere della sorpresa di quelle donne, facendosi trovare lì fuori all'improvviso, ma non s'era mai imaginato che esse, vedendolo vestito dei suoi panni, non principiassero subito a mangiar la foglia. Nullameno, per non avviare discorsi troppo lunghi colle redini in mano, rispose: — Vorreste che la contessa mi affidasse un tiro a due come questo se non fossi pratico? Sono stato in cavalleria, fidatevi. Ma dov'è Piangi? — Non è voluto venire. Sapete bene che originale è. — Mi dispiace. L'avrei rivisto volentieri. Su, da brave! — Dove si va? — Dalla contessa che v'aspetta, per dinci Bacco! Dove volete andare? Qui Nunziata fece la prova generale della sua funzione di vassalla pronta a recitare fra poco la parte sua, e disse: — Ma io preferirei di scendere prima dal mio Illustrissimo, che non mi ha ancora mandato nessun compenso per l'incendio. Forse che a vedermi correre in fretta a baciargli la mano... — No, per carità. I milanesi hanno la lingua lunga, e non conviene che vi presentiate in casa d'un uomo solo, in cinque donne che siete. Verrà lui da voi, non dubitate. Intanto le contadine erano salite in carrozza, e non sapevano come distribuirsi per sedere bene. — Le tre maritate nel posto bono, e le due ragazze dirimpetto, – consigliò Galeazzo. – A proposito di donne maritate, perchè mi fate il muso, Giovannona? Io non vi serbo nessun rancore. E voi, ce l'avete ancora con me? — Altro! Nè mi fiderei davvero a mettermi in mano vostra, se non ci fosse qui la balia che vi deve premere più di noi tutte. — Ho capito. Anche il matrimonio non cambia più la testa alle persone. Andiamo! Il servitore saltò a cassetta vicino al conte, ed i cavalli partirono immediatamente. — Che abbia già partorito la signora che vuol la balia? – domandò subito costei alzando molto la voce. — Non credo, – rispose Galeazzo. — E allora come faccio io! Se non trovavo un lattante allo spedale di Cremona, starei male da ora. — Mancano bimbi! La contessa ve ne ha già fermato uno per oggi alle cinque, avanti che pranziate. — Brava! Ben lunge dall'avviarsi tosto verso la casa di Maria, Galeazzo prese dentro un gran giro tutti i giardini pubblici e più di mezzo il corso, e mercè delle ottime bestie, arrivò sul Naviglio in un momento. E intanto Nunziata: — Ma guarda queste birbe di cittadini come ci ridono in viso! — Mah! Forse perchè siamo cinque scarpe grosse dentro ad un legno come questo! Brutte canaglie! Tutti signori, tutti ben vestiti! E senza di noi, poveri contadini, morrebbero di fame quanti sono. Facciamo una bella cosa: ridiamo anche noi! E risero. Intanto Galeazzo voltò pel Durino, e si spinse al trotto serrato verso il sacro suolo delle cinque giornate. Giovannona si chinò verso la madre, e le disse all'orecchio: — Avete visto quei due che hanno fatto di cappello al Milanese? — Sì. Rispetteranno il cane per la padrona. Un tiro a due così bello come il nostro non s'è ancora incontrato. Vuoi che non lo conoscano? — Ma la sua tuba che è tanto più bella e più lucida di quella dell'altro servitore! — È nuova, caspita! Non sai che è entrato in servizio da poco tempo? — Sarà! Io ho paura invece che egli non fosse punto quel tal uomo che disse! Chi lo sa! Una spia, probabilmente, mandata da noi se occorre dal padrone stesso. Fosse stato davvero un disperato, ci avrebbe fatto scrivere di portargli il fagottino? — E che se n'ha a fare ora di quei quattro stracci, così ben vestito come è? Guarda che roba! Vai a strologare malignamente sulle tube e sui fagottini, ora che siamo venute a Milano per darci bel tempo! Guarda guarda piuttosto quante belle verze! Peppina, che non poteva veder bene perchè era seduta dietro, saltò subito in piedi, ed aggrappandosi per non cadere alla vita di Galeazzo, sclamò: — Altro che verze! Qui c'è tutto, e di tutte le stagioni! Spinacci, cavoli, finocchi, cipolle, radicchio, insalatina... oh sia pure benedetta la Madonna che mette al mondo tanta grazia di Dio! — Te ne toccherà di molto, se non avrai come pagarla bene! – proruppe la vecchia. — Intanto la roba c'è. Se non ci fosse, sarebbe peggio. Galeazzo, che aveva udito, pensò di chiedere a Pavia se avessero bisogno di una insegnante di economia politica. Poi si sentì scotere pel braccio, e voltosi un momento, vide Peppina sempre in piedi che gli chiedeva piano: — Sapreste dirmi perchè la vostra padrona abbia invitato anche me e Costantina che non c'entravamo per nulla? — Costantina veramente non saprei. Quanto a voi, le ho raccontato anche del vostro foco, e forse che vorrà darvi qualche vestitino per Santello. — Poveretta. È molto buona la vostra padrona! — Se è buona! — Ma cos'ha il vostro camerata che si morde le labbra per non ridere tutte le volte che io nomino la padrona vostra? — Non lo so. È un brutto vizio che hanno i servitori. — Peccato che abbia de' vizi un servitore così bellino! Mi piace più di voi, che mai non vi credereste, perchè si ritrova senza punto baffi. Se fossi in vostra cugina, oh vorreste ben vedere se non ve li taglierei! — Avete poi fatto pace? – domandò forte Costantina, che aveva udito, stando seduta. — Sì. Anche troppo. — Bravo. Non c'erano più verze, e Peppina si ripose a sedere anche lei. La carrozza prese per S. Stefano, e infilata poco dopo la via dal Palazzo Reale, sbucò fuori improvvisamente in Piazza. Al Dom d'Milan! Al Dom d'Milan! – gridarono gongolando le cinque donne, che s'erano trovate, senza punto aspettarselo, nel miglior punto per vedere la Cattedrale. Galeazzo, che l'aveva fatto apposta, fermò i cavalli di colpo, e voltosi indietro a guardare le donne, vide cinque bocche una più aperta dell'altra. — O Milanese mio! – sclamò Costantina a mani giunte e come elettrizzata. –– Voi che siete così buono e così religioso, lasciateci andare dentro un momentino! — Volentieri, cara. Anzi la contessa m'ha detto che se proprio voi quattro volete piantar qui la balia dopo un giorno solo di fermata, che vi tratteniate pure in Duomo a piacer vostro. Io intanto vado ad annunciarle il vostro arrivo, e vi lascio qui quest'altro coi cavalli. Non abbiate paura, guida meglio di me. Voi guardate bene ogni cosa, e dopo, quando uscite, infilate a piedi quel porticone coperto d'assi, e andate a fare un par di giri in Galleria. Poi su in carrozza a casa. Potrete dire alla contessa di aver visto tutto. — Che Dio vi rimeriti vivo e morto! –– gli gridò dietro Costantina, mentre saliva la gradinata colle altre donne. –– Avevo tanta paura di dover partire senza aver visto il Duomo a modo mio! E sparirono tutte per una delle porticine. — Hai inteso? — domandò Galeazzo al servitore che aspettava gli ordini come un palo ritto. –– Se ti domandano poi qualche cosa, o taglia corto, o ripeti quel che ho detto io. Mettile giù dalla contessa, e poi vieni a casa coi cavalli. ** *Dopo la fuga di Galeazzo, Costantina aveva dovuto disperarsi più volte pel vivacissimo scambio di lettere corse (adagino) fra Milano e Coronaverde. Prima Maria, rassicurata da Galeazzo, aveva risposto a Nunziata che per la balia si fidava di lei senza mandare a vederla; poi la vecchia aveva invitato il suo Illustrissimo alle nozze della propria figliuola, e poi Maria, colla scusa di accompagnare la balia, aveva invitato la sposa a Milano col marito, la madre, la futura cognata e la giovane bifolca; e finalmente Nunziata aveva promesso di venire bensì, ma di volo, perchè i suoi bachi stavano già per mutare la seconda volta. Se non che Piangi la lasciò ben bene predicare un pezzo, ma nel momento di partire, non ci fu verso di farlo rimovere. — Io ho da fare il viaggio di nozze? Ma non mi sono mica sposato per mettermi in viaggio, io! Vada Giovannona se ha speranza di buscar qualcosa. A me che sono un uomo non c'è pericolo che nessuno voglia dar nulla, nemmeno se mi sposassi una volta l'anno! |
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