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Emilio De Marchi
I nostri figliuoli

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  • PARTE PRIMA
    • VII.   IL POCO PER VOLTA
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VII.

 

IL POCO PER VOLTA

 

Natura non facit saltus, ha detto Linneo in un latino molto facile; e come nella natura così nell'educazione. Non crescono forse i nostri figliuoli insensibilmente sotto i nostri occhi, e non ce li troviamo grandi in casa senza che un giorno ci sian parsi diversi dall'altro? Se non ci fossero gli estranei a dirci di tanto in tanto: - Oh com'è diventata grande questa piccina! Oh che giovinetto hai qui! - per conto nostro non ci accorgeremmo della differenza tra l'oggi e l'ieri, tra l'ieri e il domani. E come si trasforma insensibilmente il corpo, similmente per un processo microscopico di assorbimento si svolgono e si trasformano i sentimenti, le voglie, i desideri, i pensieri e il modo di pensare. Non è più difficile in questo lento sistema di coltivazione educare una buona abitudine di quel che sia inocularne una cattiva; e sempre per la forza della natura una buona abitudine non la si smette tanto facilmente come si crede. La legge del poco per volta è la più naturale nell'educazione.

 

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Le piante che meglio vengono in terra aperta e all'aria libera son quelle che fino a una certa grossezza furono bene coltivate nei vivai e nei vasi.

 

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Il poco per volta continuamente ripetuto è la forza che crea quell'altra forza così resistente e tenace per l'esercizio della vita, che prende il nome di buona abitudine.

La buona abitudine è quasi una seconda natura che veste, arma, protegge quella che si porta dalla nascita: modella la vita come una corazza d'acciaio, costringe a camminar diritti, ci fa soldati forti nella battaglia della vita. Ma i nostri figliuoli, di natura mobili e bisognosi di varietà, hanno bisogno di chi li aiuti ad acquistare delle buone abitudini. Pretendere che essi s'impongano da mortificazioni e strazi per diventar migliori è volere quel che non tutti i santi sanno fare. L'alzarsi presto la mattina, l'amore della nettezza e dell'ordine, il garbo, la gentilezza nel tratto e nelle parole, la pazienza negli studi e nei lavori difficili, la moderazione nel mangiare, e tante altre simili piccole abitudini non si acquistano che con un ripetuto esercizio di tutti i giorni, mediante piccoli sforzi continui e successivi e per un certo numero d'anni. Tocca a chi educa prendere l'iniziativa e mantenerla.

Il famoso atleta Sandow, che passa oggi per l'uomo più forte d'Europa, che collo sforzo di due dita ti piega una moneta d'argento come un'ostia, dimostrava ad alcuni nostri ginnasti come egli non debba lo sviluppo de' suoi muscoli a esagerati movimenti dinamici, ma alla semplice e ripetuta manovra di due manubri del peso di pochi chilogrammi. Qualche cosa di eguale si può ottenere nella ginnastica morale. Non sono i salti di testa e gli sforzi acrobatici che danno gli uomini più resistenti; anzi certe specialità acrobatiche, che meravigliano per la loro agilità di spirito, buone tutt'al più per lo spettacolo d'un circo, nella pratica quotidiana della vita riescono uomini di poco conto e di nessuna resistenza. Non sono i bersaglieri che vincono la battaglia, ma è la massa solida e resistente della buona fanteria, che un passo dopo l'altro, conquista il campo e lo conserva.

 

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Le grandi virtù che tanto si ammirano negli uomini straordinari e che, viste da lontano, sembrano vette inaccessibili, non sono spesso che il risultato di una serie di piccole abitudini abilmente coordinate e concatenate in modo, che una aiuta l'altra, e tutt'insieme aiutano l'uomo.

Quanto valga la forza d'un'inveterata abitudine lo dimostrano luminosamente le cattive abitudini. Dite al vecchio fumatore o all'ubbriacone che lascino la pippa e il bicchiere; se anche fossero sull'orlo del sepolcro, se dallo smettere il brutto vizio dipendesse la loro vita, pochi son quelli che sanno liberarsi dal bisogno che li fa schiavi. Perchè non facciamo conto di questa forza e non cerchiamo di accumularla fin dai primi anni nel senso del bene a vantaggio dei nostri figliuoli? Chi fin dalla sua giovinezza prese l'abito del bene difficilmente se ne spoglia. Anche il far bene diventa un bisogno come il fumare e il bere. Per un uomo abituato all'ordine e alla precisione ogni disordine ripugna, come al delicato ripugna ogni schifezza che urti l'occhio e il naso. Ai buoni per abitudine l'essere buoni non costa nessuna fatica; e se vogliono qualche volta fare il cattivo, non ci riescono, quasi per una resistenza meccanica del loro organismo morale.

 

 

 




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