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II.
Chi è questo Leonardo? Come ha
conosciuto il signor Fabio, e quali rapporti vi sono stati fra loro? Leonardo
porta il titolo di dottore, ma non sappiamo in quale facoltà sia laureato.
Nessuno lo ha mai veduto scrivere una ricetta, nè difendere una causa. Eppure
nelle occasioni discorre giustamente di medicina e di giurisprudenza. Inoltre è
buon parlatore, e passa per uomo addottrinato in tutto. Egli vive
ristrettamente del poco che possiede, ma conserva la sua indipendenza.
Generalmente lo si crede un galantuomo, perchè nelle finezze dell'ipocrisia
nessuno lo pareggia, tranne il signor Fabio. Egli però non ha bisogno di
esercitare l'impostura in grande, nè di farne giuocare tutte le molle, come
pratica il suo compagno, che è collocato in alto e aspira a salire sempre più.
Leonardo nella sua mediocrità adopera solo quel tanto d'impostura che basti a
celare i suoi vizj e le sue colpe secrete, e a mantenerlo nella buona opinione
de' suoi conoscenti. Egli non cerca nè spera nulla da chicchessia; egli non
vuol essere additato come un professore di virtù, ma si contenta di non essere
scoperto per quel furfante che è. Le sue relazioni col signor Fabio datano fino
dalla loro età giovanile. Fecero gli studj alla medesima università, dove si
conobbero meglio e simpatizzarono per la somiglianza dei caratteri e delle
inclinazioni. La loro massima capitale e favorita era che si può commettere
tranquillamente ogni bricconeria, quando si abbia la destrezza di farla
rimanere occulta. Quindi baravano al giuoco, tendevano insidie a chi avesse
loro dispiaciuto, e si abbandonavano ad ogni genere di dissolutezze. Tornati
che furono a casa, continuarono a praticarsi e a commettere secretamente e
impunemente le loro ribalderie. Accadde che il signor Fabio, essendosi
maritato, diventò padre di un bambino.
La sua sposa, appena ebbe
partorito, stette male in modo, che dopo tre giorni di patimenti passò
all'altra vita. Mentre i parenti e gli amici stavano intorno al letto della
moribonda, il signor Fabio sparì un momento per recarsi nella stanza attigua
dove giaceva in culla il bambino depostovi poco prima dalla nutrice come
addormentato. Un sinistro presentimento lo aveva spinto a fare quella visita.
Egli alza il velo che copriva la culla, guarda il bambino, gli posa una mano
sulla fronte e la sente agghiacciata. Egli pure sente agghiacciarsi il sangue e
mancargli le forze. La neonata creatura era morta. Nessuno si trovava alla
custodia della culla, e quindi la sventura non doveva essere ancor nota. Il
signor Fabio chiama a sè Leonardo, che stava fra gli altri al letto
dell'agonizzante, e gli dice con voce affannata e sommessa: Corri a prendere
nascostamente il tuo bambino, imprestamelo per alcune ore, altrimenti sono
perduto. Io pagherò immensamente il tuo servigio. Va, e vieni di volo. Leonardo
comprese tutto, e si prestò all'infame gherminella. Bisogna sapere che egli
pure era diventato padre, con questa differenza che il suo bambino aveva
quattro giorni di più, e che nasceva da una concubina. Intanto il signor Fabio
nascose il piccolo cadavere, e diede incumbenza altrove alla nutrice per
tenerla lontana dalla culla. Quindi con grande ansietà e tumulto dell'anima
aspettò il suo complice, passando un momento al capezzale della sposa, e poi
fuggendo di là col pianto agli occhi, e protestando che troppo lo straziava
l'assistere all'agonia della sua diletta. Dopo un quarto d'ora comparve
cautamente Leonardo. Il bambino che teneva addormentato sotto il tabarro venne
deposto nella vuota culla, e i due birbanti passarono di nuovo a fare mesta
corona al letto della morente. Indi a poco il pianto e le querele di tutti
annunziarono che era trapassata. Il signor Fabio gemente e disperato corse alla
culla, si tolse fra le braccia il bambino, e presentandosi alla compagnia, così
esclamò con viva espressione di dolore e di tenerezza: Aimè, io l'ho perduta
per sempre! Mi rimane almeno questo pegno del nostro amore per mitigare in
parte la mia afflizione. Il bambino, maneggiato sgarbatamente, si destò e
proruppe in vagiti, attestando così, come voleva il signor Fabio, la sua
sopravvivenza alla madre. Quando ebbe gridato per due minuti, si tranquillò e
riprese il sonno. Allora il signor Fabio, facendo le viste di andare a deporlo
dove l'aveva tolto, lo rimise invece a Leonardo che gli teneva dietro, e il
morto fu ricollocato in cuna. Il colpo era fatto, e quando un'ora dopo si
scoprì che il figlio aveva seguito la madre, vi furono esclamazioni di dolorosa
sorpresa, e raddoppiamento di pietà e di querele. Con questa commedia
scellerata il signor Fabio si esentò dal restituire ai parenti della defunta
una dote di quattrocentomila franchi. Leonardo n'ebbe ventimila in premio della
sua complicità, e non si può dire che il servigio fosse pagato male. Quando il
signor Fabio non ebbe più bisogno di lui, trascurò la sua relazione, non avendo
nulla a temere circa il secreto di quanto avevano operato insieme. Dopo molti
anni di allontanamento si ravvicinarono ancora per commettere un nuovo e più
enorme delitto.
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