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V.
Da qualche tempo si era operato in
Faustino un cambiamento, che molto sorprese ed inquietò i suoi due carnefici.
Il giovane pareva stanco di piaceri, vi si abbandonava più di rado, e senza la
brama e la smoderatezza di prima. Dinanzi alle sue belle era diventato freddo e
quasi astinente, come sobrio dinanzi alle stuzzicanti imbandigioni. Egli stava
pensoso, e mal volentieri usciva di casa. Poche volte si accostava al
nascondiglio dei liquori spiritosi, e a quello delle stampe e dei libri
disonesti. Eppure non era ancora malandato di salute, nè si lagnava di alcun
male. Questo rivolgimento non si poteva dunque attribuirlo a cagioni fisiche,
ma piuttosto all'influsso e agli avvisi di qualche secreto consigliere, oppure
alle inspirazioni del cielo. Siccome il signor Fabio e Leonardo non credevano
nelle inspirazioni del cielo, così pensarono che un mortale nascosto lavorasse
alla conversione di Faustino, e tremavano di essere perduti. Invano Leonardo
aveva interrogato più volte il giovane, e cercato di scoprire l'arcano del suo
mutamento. Al fine gli cavò di bocca la confessione che era innamorato. Ecco
l'avventura. Un giorno si affacciò ad una finestra della casa dirimpetto una
giovinetta sedicenne di figura veramente angelica. Faustino vide dalla sua
finestra quel miracolo di bellezza, e rimase estatico a contemplarlo. Un solo
minuto durò la contemplazione, poichè la giovinetta, accortasi della presenza e
degli sguardi di lui, si ritirò confusa e colorata del più amabile rossore. Ma
quel solo minuto valse a commoverlo tutto quanto, e a stampargli nell'anima
l'immagine di lei. Il sentimento che provò era affatto nuovo, e nullamente
paragonabile a quello provato per le altre donne. Ogni giorno si appostava dietro
le persiane socchiuse, spiando le sue apparizioni, che già succedevano con
qualche frequenza, perchè essa pure era rimasta colpita dalla vista del giovane
avvenente. Quando con un libro od un lavoro femminile in mano si presentava
alla finestra e rimaneva delusa nel suo desío e sconfortata, Faustino era là
nascosto a bearsi dei biondi capegli, dei vaghi occhi cerulei, e delle dolci e
virginali sembianze di lei, comprimendo a fatica i battiti violenti del cuore.
Egli non avrebbe mai voluto possederla al modo delle altre donne; da questa
idea abborriva come dal più nefando sacrilegio. Vagheggiarla come cosa santa,
starle da vicino per udire il suono della sua voce, e per respirare l'aria da
lei respirata, ecco ciò che gli sarebbe parso il colmo della felicità. Faustino
aveva conosciuto il puro e virtuoso amore. Nella speranza di farlo dividere,
apriva alle volte le imposte e si manifestava alla fanciulla, che trasaliva e
imporporava le guancie, ma rimaneva al suo posto. Quando i loro occhi
s'incontravano, le loro bocche si componevano ad un lieve sorriso che destava
in ambedue le più care vibrazioni di gioja. Le loro anime si erano intese.
Faustino venne a sapere che la giovinetta si chiamava Luigia, che apparteneva
ad una ragguardevole e ricca famiglia, e che usciva appena dal monastero nel
quale era stata allevata. Per due mesi continuarono a vedersi dalle rispettive
finestre, palesandosi il loro amore col muto ma eloquente linguaggio degli
occhi. Il ricambiare parole non era possibile a motivo della distanza che li
separava, e potendolo fare, non avrebbero forse osato. Una inclinazione del
capo, od un cenno della mano erano i saluti che si volgevano al principio e
alla fine delle loro tacite ma dilettose conversazioni.
Leonardo, appena ricevuta la
confessione di Faustino, andò a rivelarla al signor Fabio, il quale così parlò
al nipote: Tu hai fatto male ad innamorarti alla tua età troppo giovanile,
quando non hai ancora compito la tua educazione. Tu devi accasarti, siamo
d'accordo. Tu devi dotare il paese d'una nuova famiglia, che si distinguerà per
decoro di meriti, per dignità, e per lustro di ricchezze. Senza dubbio ti è
riserbato il destino di sposo e di padre felice, e già io principiava a
volgermi attorno per iscoprire una fanciulla degna di esserti data a tempo
debito per compagna. Meno male che nella tua imprudenza la fortuna ti ha
guidato con benignità, facendo che tu non collocassi bassamente il tuo amore.
Io non ti dico di soffocarlo, nè di abbandonare la speranza. Seguita pure a
nutrire questo sentimento, ma colla moderazione di chi dubita di riuscire a
buona fine. Io forò conoscenza coi genitori della fanciulla, m'informerò circa
le qualità di lei, e vedremo se sarà possibile di conchiudere questo
matrimonio. Sii però ragionevole, e non lusingarti molto, perchè l'affare può
avere dei gravi ostacoli. Tu intanto farai un viaggio in Francia, che servirà
insieme ad istruirti nella conoscenza del mondo, e ad impedire, colla
distrazione, i progressi del tuo amore, progressi che sarebbero sconsigliati e
pericolosi, finchè la certezza del matrimonio non venga a giustificarli.
Leonardo ti accompagnerà.
I preparativi della partenza
vennero fatti senza indugio. Faustino, che a malincuore intraprendeva questo
viaggio, s'ingegnò d'informarne Luigia colla mestizia del volto e coll'azione
della mimica, e vi riuscì perfettamente. La fanciulla comprese tutto, e
s'immestì come lui. Ciò che Faustino avrebbe voluto farle sapere, ma che non
tentò neppure per l'impossibilità del buon successo, erano le favorevoli
disposizioni di suo zio, e le pratiche consolatrici che egli si disponeva a
fare presso i genitori di lei. Troppo ardire parevagli quello di scriverle una
lettera, e poi come fargliela pervenire? Si contentò dunque di pensare che un
giorno ella avrebbe saputo per altro mezzo questa lieta novella, e le fece i
suoi addio con tanta commozione d'animo, che le lagrime gli rigavano il volto.
La giovinetta gli corrispose colla medesima tenerezza dolorosa, e recandosi
agli occhi il fazzoletto per asciugarvi il pianto. Le finestre si chiusero, e
dopo altri sguardi e saluti ricambiatisi attraverso i vetri, gl'innamorati
disparvero colmi del più amaro affanno.
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