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| Paolo Bettoni Tre racconti sentimentali IntraText CT - Lettura del testo |
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II.
Chi è questo Leonardo? Come ha conosciuto il signor Fabio, e quali rapporti vi sono stati fra loro? Leonardo porta il titolo di dottore, ma non sappiamo in quale facoltà sia laureato. Nessuno lo ha mai veduto scrivere una ricetta, nè difendere una causa. Eppure nelle occasioni discorre giustamente di medicina e di giurisprudenza. Inoltre è buon parlatore, e passa per uomo addottrinato in tutto. Egli vive ristrettamente del poco che possiede, ma conserva la sua indipendenza. Generalmente lo si crede un galantuomo, perchè nelle finezze dell'ipocrisia nessuno lo pareggia, tranne il signor Fabio. Egli però non ha bisogno di esercitare l'impostura in grande, nè di farne giuocare tutte le molle, come pratica il suo compagno, che è collocato in alto e aspira a salire sempre più. Leonardo nella sua mediocrità adopera solo quel tanto d'impostura che basti a celare i suoi vizj e le sue colpe secrete, e a mantenerlo nella buona opinione de' suoi conoscenti. Egli non cerca nè spera nulla da chicchessia; egli non vuol essere additato come un professore di virtù, ma si contenta di non essere scoperto per quel furfante che è. Le sue relazioni col signor Fabio datano fino dalla loro età giovanile. Fecero gli studj alla medesima università, dove si conobbero meglio e simpatizzarono per la somiglianza dei caratteri e delle inclinazioni. La loro massima capitale e favorita era che si può commettere tranquillamente ogni bricconeria, quando si abbia la destrezza di farla rimanere occulta. Quindi baravano al giuoco, tendevano insidie a chi avesse loro dispiaciuto, e si abbandonavano ad ogni genere di dissolutezze. Tornati che furono a casa, continuarono a praticarsi e a commettere secretamente e impunemente le loro ribalderie. Accadde che il signor Fabio, essendosi maritato, diventò padre di un bambino. La sua sposa, appena ebbe partorito, stette male in modo, che dopo tre giorni di patimenti passò all'altra vita. Mentre i parenti e gli amici stavano intorno al letto della moribonda, il signor Fabio sparì un momento per recarsi nella stanza attigua dove giaceva in culla il bambino depostovi poco prima dalla nutrice come addormentato. Un sinistro presentimento lo aveva spinto a fare quella visita. Egli alza il velo che copriva la culla, guarda il bambino, gli posa una mano sulla fronte e la sente agghiacciata. Egli pure sente agghiacciarsi il sangue e mancargli le forze. La neonata creatura era morta. Nessuno si trovava alla custodia della culla, e quindi la sventura non doveva essere ancor nota. Il signor Fabio chiama a sè Leonardo, che stava fra gli altri al letto dell'agonizzante, e gli dice con voce affannata e sommessa: Corri a prendere nascostamente il tuo bambino, imprestamelo per alcune ore, altrimenti sono perduto. Io pagherò immensamente il tuo servigio. Va, e vieni di volo. Leonardo comprese tutto, e si prestò all'infame gherminella. Bisogna sapere che egli pure era diventato padre, con questa differenza che il suo bambino aveva quattro giorni di più, e che nasceva da una concubina. Intanto il signor Fabio nascose il piccolo cadavere, e diede incumbenza altrove alla nutrice per tenerla lontana dalla culla. Quindi con grande ansietà e tumulto dell'anima aspettò il suo complice, passando un momento al capezzale della sposa, e poi fuggendo di là col pianto agli occhi, e protestando che troppo lo straziava l'assistere all'agonia della sua diletta. Dopo un quarto d'ora comparve cautamente Leonardo. Il bambino che teneva addormentato sotto il tabarro venne deposto nella vuota culla, e i due birbanti passarono di nuovo a fare mesta corona al letto della morente. Indi a poco il pianto e le querele di tutti annunziarono che era trapassata. Il signor Fabio gemente e disperato corse alla culla, si tolse fra le braccia il bambino, e presentandosi alla compagnia, così esclamò con viva espressione di dolore e di tenerezza: Aimè, io l'ho perduta per sempre! Mi rimane almeno questo pegno del nostro amore per mitigare in parte la mia afflizione. Il bambino, maneggiato sgarbatamente, si destò e proruppe in vagiti, attestando così, come voleva il signor Fabio, la sua sopravvivenza alla madre. Quando ebbe gridato per due minuti, si tranquillò e riprese il sonno. Allora il signor Fabio, facendo le viste di andare a deporlo dove l'aveva tolto, lo rimise invece a Leonardo che gli teneva dietro, e il morto fu ricollocato in cuna. Il colpo era fatto, e quando un'ora dopo si scoprì che il figlio aveva seguito la madre, vi furono esclamazioni di dolorosa sorpresa, e raddoppiamento di pietà e di querele. Con questa commedia scellerata il signor Fabio si esentò dal restituire ai parenti della defunta una dote di quattrocentomila franchi. Leonardo n'ebbe ventimila in premio della sua complicità, e non si può dire che il servigio fosse pagato male. Quando il signor Fabio non ebbe più bisogno di lui, trascurò la sua relazione, non avendo nulla a temere circa il secreto di quanto avevano operato insieme. Dopo molti anni di allontanamento si ravvicinarono ancora per commettere un nuovo e più enorme delitto.
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