Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Alberto Cantoni
Scaricalasino

IntraText CT - Lettura del testo

  • IV.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

IV.

 

La Barchetta era quasi vuota e i quattro pellegrini4 non durarono fatica a trovare un remoto ed opportuno cantuccio. Disse Aleppe:

Veramente il nostro posto sarebbe stato al Caffè del Pavaglione. Ma è chiuso, poverino. Con quel fariseo di Viceprefetto che si del vero intellettuale da , e pretende che non se ne possa far senza. Dove andavano i veri intellettuali di Bologna? appunto, e ne è morto, povero caffè! —

Pape, che aveva un certo quale spunto oratorio, fece passare le dita dentro il colletto, come per dar aria a tutte le canne della gola, e disse adagio, modulando sapientemente la voce ad alti e bassi:

Sapete, caro Pio, che i tubatori(5) dell'ordine pubblico, balestrati in provincia, sogliono redigere gran parte del loro giornale nell'immancabile Casino dei conservatori, dove si mettono di casa a tarda notte e dove, senza chiederli, raccolgono facilmente i responsi delle più compassate sibille, per poi, studiato il vento, mutarsi qualche volta in condottieri essi stessi ed in oracoli. Io era ancora al primo stadio della mia prima condotta, quando un giorno mi arriva in ufficio un vecchio Professore, che aveva conosciuto appunto in Casino, e che era effettivamente una persona molto rispettabile: un rudero d'altri tempi, si direbbe adesso, nel quale la rigidezza del pedagogo non aveva mai potuto soffocare il cuore dell'uomo, il perfetto buon gusto dell'umanista. Egli entrò nel mio ufficio propriamente detto, e mi parlò così:

— Questa è la prima volta che mi affaccio ad un giornale per averne ajuto, ma non è per me, è per il migliore dei miei allievi, al quale desidererei che fosse dato il mio posto, perchè continuasse il mio insegnamento, certo come sono che lo condurrebbe più in alto, per amor mio, e per il maggior vigore dell'età e dell'ingegno. Egli è già insegnante in altra provincia, ed io sto per andare a riposo. Ha scritto questo libro per aggiungere un nuovo titolo al suo concorso, ed io La prego vivamente di renderne conto nel suo giornale. —

Potenzinterra! Era un libro di versi, già entrato a fatica nell'ampia tasca dell'abbondante palandrana, e che ormai non voleva più uscirne, o quasi. Ma uscì. Me lo porse a due mani, e a due mani lo presi:

Signor Professore. Son veramente desolato di non poterla servire che a metà. Abbia pazienza. Mi lasci dire avanti di giudicarmi male. Io sono qui per occuparmi di tutto, è vero: politica, amministrazione, commercio, teatri, letteratura, è verissimo, ma si compiaccia un po' di guardare le due pile di opuscoli e di libretti ai due lati del mio scrittojo: quella è tutta sarcina letteraria, tra romantica e poetica, nata qui per morire qui, e tutta raccomandata, o dai grandi elettori del collegio, o dai principali azionisti del giornale, o dal Prefetto, che ha due Muse in famiglia, o dal Sindaco e dal Capitano dei Carabinieri, parimenti gravati di mascolina ed apollinea prole. Io ho poco tempo e pochissima voglia di contentarli, è vero.... anche non voglio abituarli male, e mi giova farli aspettare più che posso; ma ho fuori la mia parola, e come dare il passo avanti a chi è arrivato dopo? Perchè è il più meritevole? Non vuol dire. Adesso scrivono tutti (segno infelice di precipitoso decadimento!) epperò tutti partono dal principio di meritare quanto gli altri, se non più. Faccia dunque una bella cosa. Scriva Lei, anche in lungo, del suo amico e del suo allievo; mi porti o mi mandi il suo lavoro, ed io Le prometto, non solo di accoglierlo immediatamente, ma di mandarlo subito, per la riproduzione, ad un foglio speciale di Roma, dal quale il nostro Poeta potrà attingere assai più valutevoli suffragi che non gli verrebbero dalla mia sola e troppo cincischiata effemeride. Ho degli amici colà, e son sicuro che Le farebbero l'accoglienza che Ella merita. —

Pronunziai tutte queste parole colla massima buona maniera, anzi timidamente, per paura che egli non prendesse i cocci fin dapprincipio, ma non fu così; rispose che avrebbe scritto volentieri, se non avesse temuto, per la grave età e per la inveterata abitudine a ben diverse e ben più solide esercitazioni, di rimanere a corto di colore e di brio: due ingredienti dei quali la stampa periodica non dovrebbe mai soffrire penuria, disse. (Attaccati al resto!) Lo rinfrancai più volte più che potei, finchè disgraziatamente mi ritenni obbligato ad aprirgli i tesori della mia esperienza, e a dirgli col più schietto buon volere:

— È impossibile, per quanto grande e santa sia la innocenza della Provincia, che Lei non abbia ancora rilevato in che acque navighi la nostra critica letteraria, salve, ben inteso, le debite eccezioni. O soffietti anticipati di editori, o pannicelli caldi fra colleghi che si strofinano vicendevolmente, o mirra ed incenso a piene mani, come darò io ai suddetti produttori locali, che non hanno lavorato per altro, e che si contenteranno, mercè mia, di essere sotterrati a suon di musica nelle colonne del giornal paesano. La peggio è che ciò non si fa solamente qui, si fa dovunque, e più voluminosamente, per la qual cosa il vero pubblico, sempre alle prese coi medesimi punti ammirativi, ha principiato a mangiar la foglia e a ber sottile: tanto sottile che bisogna aspergere di amaro gli orli del vaso, per levargli la nausea del troppo dolce. —

Qui il Professore, che era alquanto nervoso, principiò a dimenare la persona in qua ed in :

— Come!? — disse. — Perchè il mestiere è già stato guastato dagli altri, chi non ne ha colpa dovrà parlare contro opinione e contro giustizia?

— Chi non ne ha colparisposidovrà mettersi in modo da non aver danno dai numerosissimi guastamestieri! Lei che vuole? Giovare al suo allievo perchè lo merita, è vero o no? Ebbene: gli riveda le buccie, faccia a mio modo; è la miglior maniera per far capire che Lei lo ha letto e studiato davvero. Quando un critico mostra espressamente di voler esser benevolo (lasciamo da parte il merito che a priori non conta nulla) deve pure servirsi del solito frasario laudativo, il quale, per il pubblico, è ornai diventato inconcludente. Ottiene così l'effetto contrario, e fa nascere l'idea che egli non abbia nemmeno guardato il libro che loda. Quando invece egli si mostri, non dirò del tutto ostile, ma piuttosto burbero, piuttosto arcigno, viene subito in mente che se egli non ha trovato a notare più mende di quelle che nota, vuol dire che l'opera, all'infuori di queste mende, ha molto, ha forse tutto di buono, perchè, se non avesse, il critico lo avrebbe detto. Le pare o non le pare?

Fino ad un certo punto! — rispose alzandosi bruscamente. — Aveva un'altra idea della sincerità umana. La ringrazio in ogni modo e perdoni il disturbo. —

Così dicendo tornò ad inabissare a fatica il suo palimsesto nella voragine, poi chiuse febbrilmente il vestito senza farmi grazia d'un solo bottone, poi afferrò il cappello da una parte e il bastone dall'altra. Tutto per lasciarmi colla mano tesa, senza mai prenderla.

Confesso che sono rimasto male, anzi non potete credere come io sia rimasto male.

— Che mestiere è diventato il nostro — pensai — se una sola verità detta per caso ci fa più danno di tutte le.... corbellerie che andiamo scodellando quotidianamente? Sono i galantuomini che vogliono essere ingannati, od è il mestiere che non è più fatto per la verità? Ecco una brava persona a cui sono toccati in gran parte i tempi alti ed eroici, che se li è goduti in santa pace od in santa guerra, e che ora mi tratta male perchè gli insegno a barcamenare nei bassi. Il mio gli è sembrato cinismo e non era che disinvoltura: la gran piaga ed il gran cerotto delle nostre anime contemporanee.

Piaga e cerotto ad un tempo? — domandò Pio.

— Sì, come la spada del Pelide Achille. Ma in quella occasione mi ci è voluto più tempo del solito avanti di servirmene per guarire della ferita. Dovetti dirmi più volte: «Gli ho dato ad intendere che il mal sia sano? Oppure che le belle ed umane lettere sieno ancora sentite così altamente come quando egli era all'Università? No, dunque si vada a far benedire

— Ed anche tu! — borbottò Satan come per conclusione.

— Un momento! — disse Pio. — Lasciatemi dire a Pape che egli ha dimenticato una quarta categoria di troppo benevoli Aristarchi moderni: coloro che si affannano per potere spifferare al pubblico la vita privata degli scrittori, col pretesto che esso ne è ghiotto e che ciò contribuisce alla loro popolarità, nonchè alla diffusione delle loro idee. Eppure io vorrei averne, delle idee, vorrei averne mille volte più di quelle che ho, e le manderei avanti a battaglioni, in campo aperto, ma quando si tratta della mia persona, non c'è nessuno che sia di me più renitente e più ombroso. Sapeste il supplizio che duro a far la riverenza, quando il pubblico mi chiama fuori, non tanto per essere contento di me, quanto per vedere se sono effettivamente così piccino come dicono i giornali. E se ho i tacchi così alti. E le falde del vestito così maestose da coprire, oltre alle mie, anche le spalle della prima donna e dell'amorosa che conduco a mano. Povero me se mi ricusassi di apparire, in quelle occasioni, e povero me, adesso, se i miei critici venissero a sapere della mia gita di jeri ed oggi.

— Lo credorispose Pape. — Griderebbero ai quattro venti che avete trovato la vostra Laforest.

— Chi è costei? — domandò Satan.

— La sua servarispose Pape, additando Pio che aveva capito e sorrideva volentieri. — La serva di Molière. Non ricordi il tenero colloquio di questa mattina?

— Sì, sì, ora mi sovviene. Bella non è, ma tutti i gusti son gusti. Avanti Aleppe! —

Costui levò l'occhialino dal naso per guardare giocherellando di dalle lenti, ed inspirarsi così alla massima trasparenza e perspicuità di stile:

— Sarò breve. Non per nulla ho telegrafato per molto tempo le notizie di Roma a parecchi giornali di Provincia, mutando le parole parecchie volte. È vero che il mio caso non è semplicissimo frequente, ma lo sbroglierò.

Bravo.

— Sono nato precursore, quando i più si tenevano ancora fermi alle idee vecchie, e sono poi tornato addietro altrettanti anni quanti ne ho, per non dire più. Era alto come questo tavolino quando certi miei zii mi vennero a prendere in collegio, per condurmi a spasso. Incontriamo la vedova di un banchiere che se ne veniva in carrozza, con grande sfoggio di cavalli e di livree. Uno degli zii crede che io non ascolti e dice all'altro: «Vedi quella ? Ne ha passato una bella. Il marito ha sfidato l'amante ed è caduto al primo colpo, ma appena a terra ha fatto a tempo a mirare l'altro al cuore ed a freddarlo. Una duplice tragedia in tre minuti secondi.» I miei zii, molto borghesi ed alquanto inorriditi, si chiesero più volte come mai quella vedova potesse trovare bastante buon umore per farsi vedere a spasso con tanta leggiadria, ed io ragazzo, io poco più alto di questo tavolino, sapete cosa mi chiedeva? Mi chiedeva se avrebbe trovato un secondo banchiere, od un altro amante, od entrambi magari in compagnia. Era evidente che essa non cercava altro, ma io a quell'età non poteva essere più precoce più moderno di così. Ora sto più assai coi miei zii, ora inorridisco anch'io, a vent'anni data. Più tardi mi trovai in un vagone di terza classe con due contadini innamorati, che non si prendevano nessuna soggezione di me giovinetto, e lasciavano apparire a colpo d'occhio la diversa tempera del loro amore: focosissimo nell'uomo, allegro e sguajatello nella bella donna. Quello, vedendola ridere troppo, non si potè più tenere e le disse colla maggior veemenza: «Quanto pagherei a poterti strappare dal petto quel tuo tristo cuore, a prendermelo in mano, e a riscaldartelo col mio fiato, come se fosse un pulcino mezzo morto di freddo!» La donna mi guardava con una certa aria lieta e spavalda e mi diceva petulantemente: «Vede, signorino, come sono amata! E non ho paura, sa. È più facile che si ammazzi lui, per amor mio, avanti di torcere un capello a me.» Or bene, voi non mi crederete, ma io allora teneva sinceramente per la donna, e per la sua maniera sbrigativa di intendere l'amore, all'ultima moda. Adesso tengo per l'uomo, dato che respiri ancora e che essa non l'abbia già ammazzato, ridendogli in viso. Ma guai se volessi riandare tutte le medaglie che mi sono decretate da me, come vero antesignano del progresso, così miseramente decaduto poi. Ne avrei una quantità. Mi limiterò ad una sola, quando io non avevo ancora passato la leva. Stava desinando in una osteria di Brisighella («chi vuol veder la Romagnola bella, vada a Fano, a Cesena e a Brisighella») e aveva accanto un commesso viaggiatore, col quale feci presto amicizia e che era nuovo del luogo come me. Ci serviva una vispa ragazza di casa, e avevamo dirimpetto la grande fotografia della povera padrona, morta da tre anni, lasciando molti figli, maschi gli ultimi, e quasi tutte femmine le prime. Potevano essere quattro o cinque e ogni qual tratto ne compariva una nuova, per il servizio della osteria. Il commesso le teneva d'occhio più di me e una volta disse alla nostra: «Come va questa faccenda? Una è alta, una è bassa, una bionda ed una bruna. Non siete sorelle?» — «Sì, ma siamo tutte differenti una dall'altra.» — «Ahi!» — sclamò forte il commesso, ammiccando sguajatamente verso il ritratto della madre morta. La ragazza, abituata a sentirne di tutti i colori, capì benissimo, ma invece di reagire in qualche maniera, strinse il bocchino per non lasciarsi scorgere a sorridere un poco anche lei, e appena appena minacciò graziosamente il commesso col ventaglio chiuso, come per dargli del birichino o tutt'al più dell'impertinente. Ve l'ho a dire? Quell'«Ahi!» di una così intensa villanía di significato, e i gesti quasi muti della bimba mi fecero sorridere, allora. Adesso, se stesse in me, vorrei dare due mesi di reclusione alla ragazza, a patto di prenderne tre per me, e di attaccarne diciotto al commesso viaggiatore.

— Fa i tuoi tre, intanto.

— No, io solo no. O tutti tre, o nessuno. Battono le sei. Si fa a tempo a far la via a piedi. —

La quale bella via, quantunque intitolata all'Indipendenza, fu tutta percorsa a divisare come e quanto il futuro dipenda pecorilmente dal passato e da tutti gli «ahi!» di Brisighella raccolti nel gran viaggio. E i quattro conclusero che per molti uomini la visuale della modernità ha in molto di retrospettivo, perchè risulta dalla rifrazione continuamente mutevole del presente sulle lastre non molto liscie, anzi rugose, del passato remoto. Per la qual cosa non pochi uomini, come Aleppe, ritengono di essere stati tempo addietro precursori dell'avvenire, quando appunto si accorgono di non essere più che ruine ambulanti dell'antichità.

Occorre dire che alla stazione arrivarono trafelati anche il Consigliere, il chirurgo ed il pittore? Il primo per aver perduto la corsa antecedente; il secondo per essere già escito coll'onor dell'armi da una nuova e brillantissima operazione, e il buon pittore, molto contento sì della sua vendita, ma non poco avvilito per non aver potuto strappare al francese la smarrita chiave della apoteosi di Segantini. Probabilmente il francese non aveva capito niente neanche lui e si era innamorato della fattura, senza curarsi delle intenzioni dell'artista, come fanno ordinariamente gli astanti ed i lettori moderni. È per questo che gli artisti, quando sono avveduti, sogliono rendere pan per focaccia ai loro più caldi ammiratori e non li regalano che di nuove forme, appena che possano. E non importa nulla se rimangono poi indecifrabili a medesimi ed agli altri, come accadde al nostro.

Pio fu quasi portato in palma di mano sulla scaletta del vagone Pullman, di dove si affacciò al finestrino a ringraziare ancora i silenziosi amici, che gli sventavano i cappelli inastati sulle canne, come sei bandiere in atto di addio. Pareva l'antica partenza di un altro Poeta, che si era rassegnato a fare il Prefetto di Bologna, ma niente vieta di sperare che i cappelli di ora non fendessero l'aere più vivacemente delle bandiere di allora. Quello era un aere burocratico e questo no.

Un fischio, e via.

Pio si guardò intorno e riconobbe, o credette di riconoscere, nel suo Pullman, quello di due notti prima, dove la gentile Rejane gli aveva fraternamente confidato le sue memorie d'arte. Si lasciò cadere di piombo sopra il divano, che lo raccolse tutto, perchè era un divano grande, e i piedi, nel sedere, gli rimasero sospesi ad un palmo dall'impiantito. Quivi, mezzo morto di stanchezza, prese la testa a due mani, e provò a mettere un poco di ordine, staremmo per dire a far l'inventario, anzi il catalogo, delle sue più prossime spigolature artistiche. Non era cosa breve, tuttochè si ritrovasse a memoria fresca, e però decidesse ben presto di ricorrere alla matita ed al famoso taccuino, per fermare meglio i suoi appunti, senza pericolo di tornare troppe volte sulle medesime cose, come fa chi ricorda a briglia sciolta, avanti e indietro. Dopo la notte quasi perduta, per far a tempo di congedarsi da Domenichina, non fu meraviglia che alla fine degli appunti non ne potesse più e che, fatto appena a tempo di raccogliere le gambe sul divano, si addormentasse profondamente colla matita sull'orecchio e il taccuino sul cuore, come se fosse stato la gran croce di un grand'ordine cavalleresco. Croce veramente era, come tutti i taccuini degli artisti coscienziosi, ma di pena, non di onore.

Ora vogliamo raccontare il lungo sogno che lo afferrò appena disteso per durargli d'un fiato fino a Milano, ed avvisiamo soltanto che per non essere costretti a ripetere sempre «ora gli pareva questo, ora gli pareva quest'altro» prenderemo esso lungo sogno come cosa effettiva e reale, osservando subito che la nostra non sarà che una piccola licenza apparente, uno scostarci dalle abitudini verbali, perchè i sogni, secondo i più grandi pensatori, non sono certo la parte men viva e men vera della nostra vita. Basta di leggerli come il lettore leggerà il seguente: con discrezione.


 

 

 




4 Copioso nome di un antico alberghetto bolognese.



5 Così nel testo, ma "turbatori". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License