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Tomaso Reid.
Lo
scozzese Reid fu atterrito dalle terribili
conseguenze che dedussero dal sistema del Locke i due
potenti ingegni del Berkeley e dell'Hume. Queste conseguenze che annientavano il mondo esteriore e la certezza delle cognizioni umane
erano dedotte con tanto rigore di logica, che, concedute le premesse, non si potevano più rifiutare . Ma d'altra parte quelle conseguenze si opponevano al senso
comune degli uomini e distruggevano la moralità e la religione, dunque non
potevano essere vere. Il Reid ne
conchiuse che il vizio doveva consistere nelle premesse, e che non si doveva
accettare ciecamente il sistema del Locke, ma sottometterlo
di nuovo ad un profondo esame per trovarvi il peccato nascosto. A questa impresa s'accinse con tutta la forza del suo ingegno,
e finalmente credette di averlo trovato. Egli vide
che il fatto della percezione umana non si fermava alla semplice sensazione. Se fosse vero che l'uomo non conoscesse altro che sensazioni, egli
non potrebbe affermare che queste sole. Ma l'esperienza dice che egli
afferma degli enti reali che non sono punto sensazioni: egli non crede di
conoscere solo le modificazioni del suo proprio
spirito, ma anche di conoscere inoltre delle sostanze diverse da se stesso che
esercitano una azione sopra di lui. Convien dunque
dire che egli non abbia solamente la facoltà di sentire, ma che possiede oltre
di ciò un'altra facoltà misteriosa che, all'occasione delle sensazioni, lo
spinge e costringe ad affermare un'esistenza al di là di
queste. Ma in che modo si può spiegare una facoltà che afferma ciò che non si
trova nella sensazione? l'oggetto di questa facoltà
non dato dai sensi dove dimora egli? chi lo presenta
allo spirito da percepire? Queste sono le questioni che si propose
il Reid, e sono quelle che contengono il nodo della
questione ideologica. Il filosofo scozzese vi rispose in
questo modo: Non è da uscire fuori del fatto: il fatto ci dice che lo spirito
umano percepisce la sostanza, e l'ente, cose che non cadono sotto i sensi, che
sono differentissime dalle sensazioni, ma che
tuttavia le percepisce in occasione delle sensazioni. Dunque
è da dire che lo spirito umano abbia nella sua stessa natura un istinto che a
ciò lo porta. Questo istinto ammettevasi come una
facoltà primitiva, di cui non può darsi una ragione ulteriore. Vi ha dunque,
secondo il Reid, una suggestione della natura, come egli si esprime, per la quale l'uomo è necessitato, quando
riceve le sensazioni, di non fermarsi in esse, ma di passare coll'atto del suo pensiero alla persuasione che v'abbiano
gli enti reali, che si dicono corpi, cagioni delle sensazioni medesime.
Mediante questa facoltà primitiva, che afferma o percepisce
la stessa sostanza corporea, egli credette di aver
confutato l'idealismo del Berkeley ed assicurata
l'esistenza dei corpi, come pure credeva d'aver confutato lo scetticismo dell'Hume riponendo il criterio della certezza nella facoltà
primitiva della natura umana. Si lusingava altresì di
aver conciliata in questo modo la filosofia col senso comune del genere umano,
dal quale l'avevano deviata i filosofi inglesi.
Il merito della scuola
Scozzese sta nell'aver fatto i primi tentativi di far uscire la filosofia del
sistema sensitivo del Locke e del Condillac.
Mentre pareva che la scuola scozzese avesse poste
finalmente le solide basi del sapere filosofico, sorse il sofista di Konisberga a rovesciarle di nuovo e con maggiore rovina.
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