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Vincenzo Padula
L'orco

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[III]

 

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«Invano allor tirarmi

vorrai tu per l'orecchia.

Addio, mia cara vecchia,

tempo non è di amor».

Alle fanciulle ed alle stregherelle

del dolce tempo mio così dicea.

E' una lunga canzon: vi spiacque, o belle?

... Eh! non la canto come un solea.

Se la voce di allor... se la chitarra...

«Ma taci, vecchio, eh via!

— qui m'interruppe Ciriegina — e narra,

narra la storia mia».

 

Già tien sedici anni la vaga fanciulla,

più del giardino co' fior si trastulla;

non più tra le siepi va i nidi cercando,

segue l'uccello, l'aurea farfalla:

ma sola soletta va seco parlando,

ma spesso canticchia, ma spesso anche balla;

o pure passeggia per loco romito.

Voleva il marito — voleva il marito.

Sorgendo da desco va subito a letto,

e quando sen leva, tien bianco l'aspetto.

Se l'Orco l'appella, talora non sente,

talor non capisce di quello il dimando;

e fèrmasi in tronco, siccome per mente

un altro pensiero le vada girando.

Tien picciolo sonno, tien poco appetito.

Voleva il marito — voleva il marito.

Mangia, e col coltello or un dito si taglia,

or tesse la calza e le scappa la maglia.

Or tien ciondoloni sul fianco la mano,

in viso or ti appunta l'immota pupilla;

traversa le stanze facendo un baccano;

or senza cagione sta mesta, or tranquilla.

Il naso si gratta sovvente col dito.

Voleva il marito — voleva il marito.

Arriccia, se parla, le diafane nari:

gli accenti ne sono sdegnosi e pur rari.

Nel fulgido specchio sovvente si mira

di fronte, di lato, poi ride soletta,

poi torce le braccia, le incrocia e sospira;

poi sopra la sedia, pensosa, si getta.

Fa mille ricami, ma niuno è finito.

Voleva il marito — voleva il marito.

 

«Sì! il marito tu vuoi!» dentro suo core

un giorno disse l'Orco, e a chiamolla;

la guatò con un palpito di amore;

gli sedè quella allàto, ed ei baciolla.

Poi guardò il cielo, il bosco e la collina,

poi si guardò le mani, e sospirò;

prende la man di lei che sta vicina,

si fece rosso in viso e favellò:

«Dimmi, fanciulla mia, fonte di amore,

dimmi, se mi ami, o no».

Ella gli volse un guardo senza amore,

e disse: «E perché no?».

 

«Nell'uomo, cui la femina

devota adora ed ama,

beltà, sapienza, e gloria,

forza e ricchezza brama:

sterili doni, o giovane,

che qui si apprezzan tanto,

che io spreggio; eppur soltanto

li puoi trovare in me.

Sopra tre cose i secoli

non lasciano orma alcuna,

sul cielo, sull'oceano

e su mia fronte bruna;

in cui diffusa e immobile

quella beltade istessa,

che in cielo e in mar sta impressa,

legger si può da te.

Questo che miri splendere

nell'alto, eterno sole,

sotto i miei piedi a tessere

un venía carole.

Dietro il potente fascino

degli occhi miei ridenti

correano gli astri ardenti,

devoti prigionier.

Bello siccome un'estasi,

bello siccome il Vero,

bello siccome l'impeto

del creätor pensiero;

se visto avesser gli uomini

le mie primiere piume,

mi avrían creduto un Nume,

e culto il mio poter».

 

«Dimmi, fanciulla mia, fonte di amore,

dimmi, se mi ami, o no».

Ella gli volse un guardo senza amore,

e disse: «Non lo so».

 

«Ed io son mesto e misero

perché so tutto — e nulla

ad imparar piú restami;

l'alma si trastulla

l'indovinello a sciogliere

della creäta mole:

già l'ultime parole

trovonne e disprezzò.

Cosí disprezza il tumido

rumore del torrente,

chi la primiera gocciola

vide di sua sorgente;

e a me pur noto è il tenue

filo, di cui nel fondo,

per crudo scherzo, il mondo

un cieco Dio legò.

Quanto tu vedi ha un'anima,

un pianto e una favella.

Della tua stirpe gli uomini

no, non intendon quella.

Ma io chiamo l'astro e l'atomo

col proprio nome antico,

e ognun come un amico

viene a parlar con me.

Ah! di sessanta secoli

dentro la mente mia

raccolsi la bestemmia,

il vero e la bugia:

e or questa fronte libera,

su cui del Genio il Nume

batte le accese piume,

piegasi innanzi a te».

 

«Dimmi, fanciulla mia, fonte di amore,

dimmi, se mi ami o no».

Ella gli volse un guardo senza amore,

e disse: «Non lo so».

 

«Perché vedermi, o giovane,

or non mi puoi, qual era

quel che tutto fulgido

di maëstà guerriera,

nel guardo dell'Altissimo

osai fissare il guardo,

rapirgli il trono, e 'l dardo,

che nella man gli sta?

del chiuso tabernacolo

entrar nei sacri orrori,

fra gl'immortali eserciti

avvolgermi, e gli ardori

dei mondi, che cadeano

sotto il pie' nostro — e in mille

di cenere e faville

nembi scioglieansi già —?

Io caddi, è ver: dal fulmine

tremendo ed immortale

ancor le membra fumano,

ancor mi ardon le ale;

ma tu conosci, o giovane,

che non sempre la gloria

stassi nella vittoria,

nel perdere anche sta.

Sta nell'ardir — nell'arduo

imprendimento! — ed io

son grande, chè avversario

di me sol degno è Dio.

E or Dio mi ha vinto, or ch'umile

adoro nel tuo viso

i rai del paradiso,

i rai di sua beltà».

 

«Dimmi, fanciulla mia, fonte di amore,

dimmi, se mi ami, o no».

Ella chinò lo sguardo per terrore,

e nulla replicò.

 

«Quante ha il terren dovizie

nel sen cupoinaccesso,

son mie, son tue. se ascondermi

vorrai dentro un amplesso.

Chiedi del sol la clamide,

chiedi alla notte il velo,

chiedi le gemme ai cielo:

quel che tu vuoi, sarà.

Al mio destino, o giovane,

unisci il tuo. Vaganti

eternamente, e liberi,

liberi sempre e amanti

trascorrerem lo spazio.

Tutto, fuorchè l'amore,

la vita ed il dolore,

Iddio tôr ne potrà.

Abbrevieranno i secoli

la mia, la tua figura:

diventerem due gocciole

di ruggiadetta pura,

due raggi del crepuscolo,

due aure palpitanti,

due atomi, ch'erranti

favellano di amor.

Dai fumiganti ruderi

degli ampii firmamenti,

come i due estremi gemiti

degli esseri morenti

emergerem: — lo spazio

allor fia tutto mio,

nel Vuoto io vuoto Dio

vivrò con teco allor».

 

«Dimmi, fanciulla mia, fonte di amore,

dimmi, se mi ami, o no».

Ella coverse il viso di rossore,

e disse: «Non lo so».

 

«Non lo sai?», disse l'Orco mestamente,

levossi in pie', più le stette accanto;

passeggiò pel giardino lentamente,

sospirò e parve confortarsi alquanto.

«E' ver, tu ancor no 'l sai, buona fanciulla,

soggiunse poi — ma lo saprai tra poco:

troppo semplice è ancora, e non sa nulla,

ned è matura all'amoroso fuoco».

 

 


 




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