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| Vincenzo Padula L'orco IntraText CT - Lettura del testo |
O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle,
son tormentate le virtù più belle,
dice all'uomo dabben: «Soffri, ma spera!».
A noi poveri insetti, conoscendo
che nostra vita è breve,
tarda assai lo sfogar l'odio tremendo
le nostre a soddisfar pronte vendette.
Ma Dio, pel quale i secoli son nulla,
lascia fare, anzi ride e si trastulla
con l'oppressore ingiusto.
dice — verrà il mio giorno, ed io ti aspetto».
E quando ei men se 'l pensa, ed obbliato
da sè stesso e da altrui
crede il proprio delitto, ed esaltato
e l'empio ed il suo nome ecco sparìo.
O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle,
alta la fronte aver sino alle stelle
e spreggiare la forza ed il delitto;
. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Era un bel giorno, e per la sua stanzina
più non passeggia la mesta regina.
Giace a terra caduta, e cela il volto
tra le ginocchia, e di sentir le par
di Dio lo sdegno sopra sè disciolto,
mentre ogni fallo all'animo le appar:
ricorda il tradimento, e l'aura intrisa
crede veder col sangue dell'uccisa.
Era un bel giorno, e nella sua stanzina
pensoso il principin le si avvicina.
Sul viso gli appassirono le rose,
il brio, la giovinezza e la beltà:
sul capo alla giacente la man pose
con atto senza amor, ma con bontà.
E Ciriegina in gabbia imprigionata
gridò: «Mi riconosci, anima ingrata?».
Era un bel giorno, e «Nella tua stanzina
perchè mesta ten stai così, o regina?»
le disse il prence, ed al cortese accento
confortata di lui levossi in pie',
guatollo con un grato sentimento,
la man gli prese e disse: «Amato re!».
E Ciriegina entro la gabbia ria
gridò saltando: «Quella mano è mia!».
Era un bel giorno, «Se in la mia stanzina
io fossi morta ahimè! questa mattina.
Tu mi ami per dovere, e 'l tuo cor bello
ne soffre, me lo tace, ma io lo so;
io ti rendo infelice, e nell'avello
questa è l'unica prova, o mio Signore,
l'unico premio mio per tanto amore».
Era un bel giorno, e nella lor stanzina
il principe sedeva e la regina.
L'una piangeva, e l'altro anche commosso
per consolarla le dicea: «Perchè
morir tu vuoi, se io ti amo?» — E 'l braccio addosso
postole, un bacio senza amor le die';
e Ciriegina nella gabbia stretta
gridò: «Son baci miei! voglio vendetta!».
Era un bel giorno, e nella lor stanzina
s'introduceva un'aura pellegrina,
le fragranze e l'amor della natura
seco recando e i palpiti dei fior,
mentre agitavan l'ombra e la frescura
presso al verone gli alberi di fuor,
lanciando nella stanza i lor sospiri,
un nembo di susurri e di desiri.
Era un bel giorno, e nella lor stanzina
l'aura scotea la serica cortina,
scoteva i lin del letto, in cui ravvolti
mille amorini allor parean giocar,
aprir gli occhi languenti, e i rosei volti
scoprir furtivamente e tentennar;
mentre la Voluttà, messosi il dito
sul labbro, all'opre dell'amor fa invito.
Era un bel giorno, e nella sua stanzina
al principe si appressa la regina:
l'arde di amor la febbre, e tremebonda
la man del prence a stringere non val;
seco lo trae sull'odorosa sponda
ma allora Ciriegina entro la gabbia
disperate mandò grida di rabbia.
Sparì il bel giorno, e della sua stanzina
sul terren balza irata la regina;
apre la gabbia con la man tremante,
e stringe Ciriegina con furor,
la quale invano l'ala palpitante
batteale in viso per placarle il cor;
e grida: «Augel sinistro, i nostri amori
perché interrompi col tuo canto? Muori!».
nel cui mezzo all'improvviso
morbidetto oltre si caccia
e siccome esce dall'onde
mi ha tornato il primo aspetto,
Così dice, e grazïosa
chiude il volto all'altra in seno