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Vincenzo Padula
L'orco

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X

 

 

O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle,

in questo tristo mondo

son tormentate le virtù più belle,

e vanno sempre a fondo;

ma Dio che paga a sera

dice all'uomo dabben: «Soffri, ma spera!».

A noi poveri insetti, conoscendo

che nostra vita è breve,

tarda assai lo sfogar l'odio tremendo

per l'ingiuria più leve,

e fare il mondo a fette

le nostre a soddisfar pronte vendette.

Ma Dio, pel quale i secoli son nulla,

è pazïente e giusto;

lascia fare, anzi ride e si trastulla

con l'oppressore ingiusto.

«Fa pure, o maledetto,

dice — verrà il mio giorno, ed io ti aspetto».

E quando ei men se 'l pensa, ed obbliato

da stesso e da altrui

crede il proprio delitto, ed esaltato

pompeggia innanzi a nui;

ecco, che passa Dio,

e l'empio ed il suo nome ecco sparìo.

O fanciulle, o fanciulle, o stregherelle,

io ho sofferto, e bene,

alta la fronte aver sino alle stelle

e 'l cor senza catene,

amare il vero e 'l dritto

e spreggiare la forza ed il delitto;

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

Era un bel giorno, e per la sua stanzina

più non passeggia la mesta regina.

Giace a terra caduta, e cela il volto

tra le ginocchia, e di sentir le par

di Dio lo sdegno sopra disciolto,

mentre ogni fallo all'animo le appar:

ricorda il tradimento, e l'aura intrisa

crede veder col sangue dell'uccisa.

Era un bel giorno, e nella sua stanzina

pensoso il principin le si avvicina.

Sul viso gli appassirono le rose,

il brio, la giovinezza e la beltà:

sul capo alla giacente la man pose

con atto senza amor, ma con bontà.

E Ciriegina in gabbia imprigionata

gridò: «Mi riconosci, anima ingrata?».

Era un bel giorno, e «Nella tua stanzina

perchè mesta ten stai così, o regina

le disse il prence, ed al cortese accento

confortata di lui levossi in pie',

guatollo con un grato sentimento,

la man gli prese e disse: «Amato re!».

E Ciriegina entro la gabbia ria

gridò saltando: «Quella mano è mia!».

Era un bel giorno, «Se in la mia stanzina

io fossi morta ahimè! questa mattina.

Tu mi ami per dovere, e 'l tuo cor bello

ne soffre, me lo tace, ma io lo so;

io ti rendo infelice, e nell'avello

misera! volentieri scenderò:

questa è l'unica prova, o mio Signore,

l'unico premio mio per tanto amore».

Era un bel giorno, e nella lor stanzina

il principe sedeva e la regina.

L'una piangeva, e l'altro anche commosso

per consolarla le dicea: «Perchè

morir tu vuoi, se io ti amo?» — E 'l braccio addosso

postole, un bacio senza amor le die';

e Ciriegina nella gabbia stretta

gridò: «Son baci miei! voglio vendetta!».

Era un bel giorno, e nella lor stanzina

s'introduceva un'aura pellegrina,

le fragranze e l'amor della natura

seco recando e i palpiti dei fior,

mentre agitavan l'ombra e la frescura

presso al verone gli alberi di fuor,

lanciando nella stanza i lor sospiri,

un nembo di susurri e di desiri.

Era un bel giorno, e nella lor stanzina

l'aura scotea la serica cortina,

scoteva i lin del letto, in cui ravvolti

mille amorini allor parean giocar,

aprir gli occhi languenti, e i rosei volti

scoprir furtivamente e tentennar;

mentre la Voluttà, messosi il dito

sul labbro, all'opre dell'amor fa invito.

Era un bel giorno, e nella sua stanzina

al principe si appressa la regina:

l'arde di amor la febbre, e tremebonda

la man del prence a stringere non val;

seco lo trae sull'odorosa sponda

a sedere del talamo regal;

ma allora Ciriegina entro la gabbia

disperate mandò grida di rabbia.

Sparì il bel giorno, e della sua stanzina

sul terren balza irata la regina;

apre la gabbia con la man tremante,

e stringe Ciriegina con furor,

la quale invano l'ala palpitante

batteale in viso per placarle il cor;

e grida: «Augel sinistro, i nostri amori

perché interrompi col tuo canto? Muori!».

 

Leve leve, leve leve

cade il sangue dell'uccello;

il terren che lo riceve

fuma come un incensier;

sorge il fumo bello bello

come un vergine pensier.

Sopra par che trabocche

tutto immoto e in due diviso,

e agitando mille ciocche

ecco tremola un bel crin,

nel cui mezzo all'improvviso

esce un volto pellegrin.

Quindi e quinci si dissolve

due formando eburnee braccia,

in stesso si ravvolve

vorticoso, ed ecco un sen

morbidetto oltre si caccia

come un vel di spuma pien.

Nelle membra indi si asconde

quel vapor caldo, animato;

e siccome esce dall'onde

di speranza astro forier,

di Ciriegina ecco il rosato

comparì volto primier.

«Benedetta la mia Croce!

Il Signor sia benedetto!

Ei benigno alla mia voce

prestò orecchio di pietà,

mi ha tornato il primo aspetto,

mi ha tornato la beltà».

Così dice, e grazïosa

spinge un passo sul terreno;

la regina dolorosa

cade a terra, mentre il re

chiude il volto all'altra in seno

e parlare non potè.

 


 




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