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NEL 1848
Sorgi
Italia: ti chiama una voce
Che proclama dal soglio di
Piero
Il verace di Cristo pensiero
Evangelo vuol dir libertà.
Quel Vangel
che ci rende fratelli,
Che accomuna le gioje e gli
affanni,
Quel Vangelo non soffre
tiranni:
Evangelo vuol dir libertà.
O zelanti
del Tempio ministri,
Eco fate alla voce di Pio;
La sua voce è la voce di Dio
Che a redimer l'Italia tuonò.
Voi le dite:
rejetto dal Cielo
È chi pone la patria in non
cale:
Al Signor la preghiera non sale
Che vil labbro di schiavo
formò.
Sorgi,
Italia, ti scuoti, ti desta,
Sorgi, sorgi dal sonno
profondo!
Sciaurata! regina del mondo,
Or del mondo la schiava sarai?
Oltraggiata
da tutti e derisa,
L'abborrita tedesca catena
Che al tuo piede già forma
cancrena
Neghittosa mirando starai?
Perchè
piacque alle volpi scettrate
Che divisersi in empia concione
Il cadaver del Côrso Leone,
Sempre schiava l'Italia starà?
I nepoti dei
Bruti una patria
D'invocar non avranno mai
dritto?
Il chiamarsi Italiano un
delitto
Per chi nacque in Italia sarà?
Questa
terra, che il sole rallegra
Col più vivo, più limpido
raggio,
Dovrem dirla dell'Austro
retaggio,
Nostra patria chiamarla mai
più?
Sorgi, Italia,
dal giogo alemanno,
Non vestigio, non orma più
resti,
Monumento, non sasso che
attesti,
Che quell'orda di mostri qui
fu.
Assassini
dell'uomo che pensa,
Ne puniscon persino i sospiri,
Insaziabili spugne, vampiri
Alle vene attaccati ci stan.
Per regnare
fomentan discordie;
Sempre falsi, il lor Cristo è
Lojola;
Oro e sangue la loro parola,
Altra legge che il ferro non
han.
Sempre vili
ed infami, in Gallizia
D'uman sangue fan empio
mercato;
Macellai lancian l'ebbro
soldato
In Milano la folla a sgozzar.
Tenebrosi e
ribaldi, d'Ignazio
Fan congiura col seme più
tristo,
Perchè debba il Vicario di
Cristo
Di veleno, di ferro spirar.
Cittadini
d'Italia, che ancora
La divisa tedesca portate...
Deh! quel marchio d'infamia
strappate
Se sentite di patria l'amor.
Chi codardo
ancor serve ai tiranni,
Alla patria si rende rubello;
Si fa boja del proprio
fratello,
Dell'infamia non sente l'orror.
Per chi
nobile ha un'alma nel petto,
Per colui che Italiano nascea,
No, più vile, più infame livrea
Dell'assisa tedesca non v'è.
Giallo e
nero! colori esecrati,
Chi li porta sarà maledetto!
Morte al Giuda che vanta sul
petto
La medaglia che l'Austro gli
diè.
No, costui
non è figlio d'Italia,
No che un nostro fratel non è
desso,
La sua madre all'adultero
amplesso
D'un tedesco infamavasi un dì.
Libertade,
sterminio ai tiranni!
Dell'Italia risuona ogni lido:
Vil colui che di gioja a quel
grido
L'alma in petto balzar non
sentì.
Libertade si
compra col sangue:
Su, fratelli, costanza ed
ardire;
Mai non visse colui che morire
Per la patria pugnando non sa.
Il conflitto
è vicino: Italiani,
Su, volate, le spade brandite;
Vincitori tornate, o morite:
Il morire è per noi libertà.
Più da voi,
vaghe figlie d'Italia,
Dell'amor più non oda l'accento
Quel garzon che nel di del
cimento
Neghittoso restarsi potè.
E voi,
spose, se salva la prole
Dalle verghe, tedesche bramate,
Al marito l'amplesso negate
Finchè - libera Italia non è.
Su,
fratelli, dall'Etna al Cenisio
Su, fratelli. giuriam di
concerto
O lasciare ai tiranni un
deserto,
O la patria per Dio liberar.
Su le tombe
dei Bruti e de' Scipi
Riverenti, prostrati preghiamo;
Su quei marmi le spade
affiliamo
Che nell'Austro dovremo puntar.
Ove suona di
Dante il linguaggio
Di discordia non più si
favelli;
Italiani, siam tutti fratelli,
È l'Italia una sola città.
Scendan pure
dall'Alpe a torrenti
Le falangi teutoniche, ingorde,
Sia l'Italia concorde,
concorde,
Tomba a tutte l'Italia darà.
Oh mia
gioja! Si disser fratelli
Gli Italiani! Si schiuser la
mano,
Surse un grido: Palermo e
Milano!
E quel grido tremendo ruggì.
Birostrata
grifagna, crudele,
Sì, per te fu quel grido agonia
Scellerata, decrepita arpia,
La tua tresca in Italia finì.
Avvertenza. — All'istante di mettere in torchio
leggiamo nello stesso giornale ove si pubblicavano codesti versi, la protesta
di Berchet che li dichiara non suoi. Credesi ne sia autore un bell'ingegno
bergamasco. Noi riproviamo il fatto, ma non potremo lodar mai abbastanza
l'intenzione -
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