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Giovanni Berchet
Ballate e romanze

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  • ANTICHE ROMANZE SPAGNUOLE   TRADOTTE DA   GIOVANNI BERCHET
    • PRIGIONIA DI DON GUARINO
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PRIGIONIA

DI DON GUARINO

 

Mala la vistes Franceses.

 

CANC.° DE ROM.s ANVERS 1555.

 

O Francesi, in Roncisvalle

Voi gustaste molti amari!

Perdè Carlo la sua fama,

Perdè i dodici suoi Pari.

Don Guarino, l'Almirante

rimase prigioniero.

Sette re del popol Moro,

Sette re prigion lo fero.

Sette volte tranno a sorte

Chi sarà che via sel porti

E all'Infante Marlotese

Tutte e sette il dan le sorti.

Marlotese che lo sprezza.

Più che Arabia e sue castella,

Cominciando a far parole

Di tal guisa gli favella.

— «Per Alà! Guarin, ti prego!

«Fatti Moro, per Alà!

«Ch'io del ben di questo mondo

«Ten vo' dare in quantità.

«Tutte e due le figlie mie,

«Tutte e due te le vo' dar.

«L'una intenda al tuo vestire,

«Al vestire ed al calzar;

«L'altra sia la tua consorte,

«Tua legittima; e con ella

«Vo' per arra, vo' per dote

«Darti Arabia e sue castella

«Se di più, Guarin, tu brami,

«Di più molto io ti darò.» —

Fe' risposta Don Guarivo;

State a udir come parlò:

— «Tolga Dio e Santa Maria

«Ch'io mai lasci da fellon

«Io la di Gesù Cristo

«Per la del tuo Macon!

«Giovinetta fidanzata

«Ho già in Francia. E sì davver

«Con lei sola, mia sposina,

«D'accasarmi fo pensier.» —

in grand'ira il Marlotese;

in grand'ira, e furibondo

Fa pigliarlo, fa gittarlo

In un carcere, giù in fondo,

Dentro l'acqua infino al cinto,

Perchè perda il cavalcare;

Con manette alle due mani,

Perchè perda l'armeggiare.

Settecento libbre in ferri

Ha dall'omero al garetto

In tre feste che l'anno

Torturato è il poveretto:

L'una è Pasqua la maggiore,

L'altra è quella di Natale,

L'altra è Pasqua la rosata

Che è la festa generale. —

Vanno giorni, vengon giorni;

San Giovanni eccolo qua,

Di che fan Cristiani e Mori

Tanto gran solennità.

Verde spargon per le vie

I Cristiani qua e squinanto,

Mirto i Mori, gli Ebrei cipero,

Per più onor del giorno santo.

Marlotese in allegria,

Manda s'armi una quintana

Alta sì, più meno,

Che al ciel salga prossimana.

E i Mori in allegria,

A tirarle, a chi più fanno.

Tira l'uno, tira l'altro;

Manco a mezzo non le vanno,

Marlotese infastidito

Mette un bando sopra man

Che non poppino i bambini,

gli adulti mangin pan

Finchè giù quella quintana

Giù non sia sbattuta in terra. —

Udi 'l chiasso Don Guarino

Dalla carcer che lo serra.

— «Se mi valga Dio del cielo

«E Maria sua madre santa!

«O fan nozze quassù in corte,

«O fidanzano un'Infanta,

«O è venuto il giorno in cui

«Soglion mettermi a tortura!» —

E sentillo il carceriere,

vicino per ventura.

— «Non fan nozze d'un'Infanta;

« la stanno a fidanzar;

« la Pasqua no è venuta

«Che ti soglion vergheggiar.

«Ma è venuto il San Giovanni,

«Il festivo sovran,

«Quando ognun che sia contento

«Mangia in giubilo il suo pan.

«In gran gioja una quintana

«Marlotese fe' guernire:

«Va tant'alto, che è un'altezza

«Da voler al ciel salire.

«Son i Mori in allegria

«A tirarle a chi può più.

«Tira l'uno, tira l'altro,

«Non la posson buttar giù.

«Marlotese da stizzito

«Mise un bando che nessuno,

«Finchè giù non sia buttata,

«Abbia a solvere il digiuno.» —

Parlò allora Don Guarino;

Ben udrete il suo parlar!

— «Se mi date il caval mio

«Ch'io solea già cavalcar;

«Se mi date l'armadura,

«Quella ch'io solea vestir;

«Se mi date la mia lancia,

«Quella ch'io solea brandir;

«Per quant'alta la quintana

«Penso ch'io l'abbatterò:

«E mi mettan pure a morte,

«Se cader non la farò.»

Diede orecchio alle parole,

Prese a dire il carcerier:

— «Da sett'anni, ormai sett'anni

«Stai qua dentro prigionier,

«Dove, io cre', null'uom del mondo

«Potria un anno star così;

«Pur d'abbatter la quintana

«Che hai la forza tu mi di'?

«Dunque aspettami, Guarino,

«Ch'io con questa novità

«Voglio correr dall'Infante

«Per veder quel che dirà.» —

Già sen parte il carceriere;

Già sen parte, sen va via.

Giungea presso alla quintana;

Con l'Infante conferia.

— «Qui vi reco una novella;

«Or vogliatela sentir.

«Quel prigion, sapete voi?

«Quel prigione m'ebbe a dir

«Che se dessergli il cavallo

«Ch'ei solea già cavalcar,

«E gli dessero la lancia,

«Quella ch'ei solea portar,

«E gli desser l'armadura

«Che la solita sua fu;

«Quest'altissima quintana

«Ei faria di buttar giù.» —

Marlotese, come ha udito,

Trar di carcer fa il prigione,

Per vederlo sul cavallo,

Se terrebbesi in arcione.

Manda in cerca del cavallo

Che è omai bestia vetturina;

Son sett'anni che someggia

A vettura di calcina.

L'han trovato; e gliel ridanno:

L'armi sue gli son vestite,

L'armi sue che tutte quante

Van muffate, irrugginite.

Marlotese che l'adocchia,

Rompe in ghigni e gli fa scherni:

— «Suvvia!» dice «alla quintana

«Dunque vada, e la prosterni!» —

Le va contro Don Guarino;

Menò a furia un colpo solo;

Fracassolla; e più che mezza

Rovescion la getta al suolo.

A quel fatto, addosso i Mori,

Tutti a lui per porlo a morte:

E Guarin contro di tutti

A combattere da forte!

Era tanto il popol Moro

Che del Sol parava il raggio,

Ma Guarin fe' tal battaglia

Che si tolse di servaggio.

Tornò sciolto al suo paese,

Alla Francia sua natia:

E grandi onor gli fenno

Quando vider che venia.




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