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DI DON GUARINO
Mala la vistes Franceses.
CANC.° DE ROM.s ANVERS 1555.
O Francesi, in
Roncisvalle
Voi gustaste molti amari!
Perdè Carlo la sua fama,
Perdè i dodici suoi Pari.
Don Guarino,
l'Almirante
Là rimase prigioniero.
Sette re del popol Moro,
Sette re prigion lo fero.
Sette volte
tranno a sorte
Chi sarà che via sel porti
E all'Infante Marlotese
Tutte e sette il dan le sorti.
Marlotese che
lo sprezza.
Più che Arabia e sue castella,
Cominciando a far parole
Di tal guisa gli favella.
— «Per Alà!
Guarin, ti prego!
«Fatti Moro, per Alà!
«Ch'io del ben di questo mondo
«Ten vo' dare in quantità.
«Tutte e due
le figlie mie,
«Tutte e due te le vo' dar.
«L'una intenda al tuo vestire,
«Al vestire ed al calzar;
«L'altra sia
la tua consorte,
«Tua legittima; e con ella
«Vo' per arra, vo' per dote
«Darti Arabia e sue castella
«Se di più,
Guarin, tu brami,
«Di più molto io ti darò.» —
Fe' risposta Don Guarivo;
State a udir come parlò:
— «Tolga Dio e
Santa Maria
«Ch'io mai lasci da fellon
«Io la fè di Gesù Cristo
«Per la fè del tuo Macon!
«Giovinetta fidanzata
«Ho già in Francia. E sì davver
«Con lei sola, mia sposina,
«D'accasarmi fo pensier.» —
Dà in
grand'ira il Marlotese;
Dà in grand'ira, e furibondo
Fa pigliarlo, fa gittarlo
In un carcere, giù in fondo,
Dentro l'acqua
infino al cinto,
Perchè perda il cavalcare;
Con manette alle due mani,
Perchè perda l'armeggiare.
Settecento
libbre in ferri
Ha dall'omero al garetto
In tre feste che dà l'anno
Torturato è il poveretto:
L'una è Pasqua
la maggiore,
L'altra è quella di Natale,
L'altra è Pasqua la rosata
Che è la festa generale. —
Vanno giorni,
vengon giorni;
San Giovanni eccolo qua,
Di che fan Cristiani e Mori
Tanto gran solennità.
Verde spargon
per le vie
I Cristiani qua e là squinanto,
Mirto i Mori, gli Ebrei cipero,
Per più onor del giorno santo.
Marlotese in
allegria,
Manda s'armi una quintana
Alta sì, nè più nè meno,
Che al ciel salga prossimana.
E lì i Mori in
allegria,
A tirarle, a chi più fanno.
Tira l'uno, tira l'altro;
Manco a mezzo non le vanno,
Marlotese
infastidito
Mette un bando sopra man
Che non poppino i bambini,
Nè gli adulti mangin pan
Finchè giù
quella quintana
Giù non sia sbattuta in terra. —
Udi 'l chiasso Don Guarino
Dalla carcer che lo serra.
— «Se mi valga
Dio del cielo
«E Maria sua madre santa!
«O fan nozze quassù in corte,
«O fidanzano un'Infanta,
«O è venuto il
giorno in cui
«Soglion mettermi a tortura!» —
E sentillo il carceriere,
Lì vicino per ventura.
— «Non fan
nozze d'un'Infanta;
«Nè la stanno a fidanzar;
«Nè la Pasqua no è venuta
«Che ti soglion vergheggiar.
«Ma è venuto
il San Giovanni,
«Il festivo dì sovran,
«Quando ognun che sia contento
«Mangia in giubilo il suo pan.
«In gran gioja
una quintana
«Marlotese fe' guernire:
«Va tant'alto, che è un'altezza
«Da voler al ciel salire.
«Son là i Mori
in allegria
«A tirarle a chi può più.
«Tira l'uno, tira l'altro,
«Non la posson buttar giù.
«Marlotese da
stizzito
«Mise un bando che nessuno,
«Finchè giù non sia buttata,
«Abbia a solvere il digiuno.» —
Parlò allora
Don Guarino;
Ben udrete il suo parlar!
— «Se mi date il caval mio
«Ch'io solea già cavalcar;
«Se mi date
l'armadura,
«Quella ch'io solea vestir;
«Se mi date la mia lancia,
«Quella ch'io solea brandir;
«Per
quant'alta la quintana
«Penso ch'io l'abbatterò:
«E mi mettan pure a morte,
«Se cader non la farò.»
Diede orecchio
alle parole,
Prese a dire il carcerier:
— «Da sett'anni, ormai sett'anni
«Stai qua dentro prigionier,
«Dove, io
cre', null'uom del mondo
«Potria un anno star così;
«Pur d'abbatter la quintana
«Che hai la forza tu mi di'?
«Dunque aspettami,
Guarino,
«Ch'io con questa novità
«Voglio correr dall'Infante
«Per veder quel che dirà.» —
Già sen parte
il carceriere;
Già sen parte, sen va via.
Giungea presso alla quintana;
Con l'Infante conferia.
— «Qui vi reco
una novella;
«Or vogliatela sentir.
«Quel prigion, sapete voi?
«Quel prigione m'ebbe a dir
«Che se
dessergli il cavallo
«Ch'ei solea già cavalcar,
«E gli dessero la lancia,
«Quella ch'ei solea portar,
«E gli desser
l'armadura
«Che la solita sua fu;
«Quest'altissima quintana
«Ei faria di buttar giù.» —
Marlotese,
come ha udito,
Trar di carcer fa il prigione,
Per vederlo sul cavallo,
Se terrebbesi in arcione.
Manda in cerca
del cavallo
Che è omai bestia vetturina;
Son sett'anni che someggia
A vettura di calcina.
L'han trovato;
e gliel ridanno:
L'armi sue gli son vestite,
L'armi sue che tutte quante
Van muffate, irrugginite.
Marlotese che
l'adocchia,
Rompe in ghigni e gli fa scherni:
— «Suvvia!» dice «alla quintana
«Dunque vada, e la prosterni!» —
Le va contro
Don Guarino;
Menò a furia un colpo solo;
Fracassolla; e più che mezza
Rovescion la getta al suolo.
A quel fatto,
addosso i Mori,
Tutti a lui per porlo a morte:
E Guarin contro di tutti
A combattere da forte!
Era tanto il
popol Moro
Che del Sol parava il raggio,
Ma Guarin fe' tal battaglia
Che si tolse di servaggio.
Tornò sciolto
al suo paese,
Alla Francia sua natia:
E là grandi onor gli fenno
Quando vider che venia.
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