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V.
Una mattina il cielo si
annuvolò. Pietro si sentiva mesto e se ne stava sul terrazzo, contemplando al
solito i due giovanetti che venivano dal fondo del parco. Non gli erano mai
sembrati così belli; s'avanzavano lentamente, con molti fiori di vivacissimi
colori tra le mani. Un raggio di sole che squarciava due nuvoloni quasi neri,
cadeva su di loro ad illuminarli. La fanciulla parlava ed il giovane ascoltava,
guardandola. Quando furono giunti al palazzo dalla parte opposta a quella
dov'era Pietro, si soffermarono un istante, poi salirono i gradini, ed
entrarono.
La malinconia del
vecchio s'aumentò non vedendoli più ricomparire. Passò più d'un'ora senza che
egli si togliesse dalla sua immobilità. Poi fu scosso da un rumore indistinto
che gli colpì debolmente l'orecchio, ed un istante dopo vide due uomini in
fondo al prato, due sconosciuti, che sembravano riccamente vestiti, e
gesticolavano con molta vivacità. Questo spettacolo insolito lo turbò. Vide i
due dopo un istante internarsi nel folto del parco. S'alzò e più presto che
potè, si pose in cammino per raggiungerli, pigliando una scorciatoia.
Girò un bel pezzo senza
poterli incontrare; poi, quando meno se l'aspettava, se li vide dinanzi,
attraverso ai rami d'un cespuglio che lo nascondevano agli occhi loro.
S'accorse allora che non portavano dei ricchi costumi, come gli era sembrato in
distanza, ma delle livree gallonate. Parlavano a voce abbastanza alta perchè,
malgrado la sordità, potesse udire i loro discorsi:
- Ah, caro mio, quando
ci penso ne rido ancora! gli parve che l'uno dicesse.
- Svignarsela il giorno
stesso delle nozze e nella carrozza del padrone? l'altro rispose.
- Dello sposo, soggiunse
il primo.
Pietro si sentì un
freddo al cuore.
- La più bella poi è
d'esser venuti qui.
- Quello sarebbe
proprio.... (qui alcune parole a sommessa voce). Ma credi che siano qui?
- Ne son certo.
- Se si trovano, guai a
loro!
Il vecchio non volle udirne
di più; pallido, tremante, corse verso casa. Non cercheremo di spiegare i
pensieri che lo travagliarono in quel tragitto. Il cuore gli batteva forte, le
labbra tremolanti balbettavano parole incoerenti. Tutte le sue paure
s'avveravano; si presentavano dinanzi agli occhi - terribili. Salì frettoloso
gli scaglioni del terrazzo, per correre ad avvisarli del pericolo. Traversò due
grandi sale; alla terza s'arrestò di botto e sentì le ginocchia piegare sotto
il peso dell'emozione. Tre altri uomini - signori questi - erano nella sala.
Appena lo videro, uno di
essi, un gentiluomo piccolo, grosso, tarchiato, con due occhietti cattivi,
s'avanzò verso di lui.
- Vecchio! egli disse,
voi siete un servitore della casa?
Di natura umile, timida,
abituata all'obbedienza, Pietro non era mai stato coraggioso. Eppure,
d'improvviso, si rinfrancò, non tremò più, guardò in faccia a colui che gli
parlava e rispose senza esitare:
- Sì, signore. Ho
servito i principi d'Ostellio da cinquanta anni.
Vi sono delle nature che
in certi momenti supremi cambiano ad un tratto. Pietro era di queste. Chi lo
rinfrancò? - L'idea stessa dell'imminenza del pericolo che sovrastava a quelle
due teste adorate, di quel pericolo ancora ignoto e tremendo, che egli non
comprendeva, ma che lo atterriva, fece a un tratto di quel vecchio intimidito
dalla solitudine, un uomo risoluto.
Quando aveva visto quei
tre nella sala, aveva sentito d'esser giunto troppo tardi; ora gli pareva di
poterli ancora salvare.
- Giurate di rispondere
la verità, continuò lo sconosciuto.
- Lo giuro.
- Avete ospitato in
questa villa un giovanetto ed una fanciulla?
- No, non li ho nemmeno
visti. - Era forse la prima volta che Pietro mentiva.
- Badate che io sono
mandato dal vostro padrone; rispondendo a me, è come se rispondeste a lui.
Pietro fu un po' scosso
da queste parole.
..... Non avete dunque
ricoverato nessuno?
- Nessuno, signore.
Vi fu una pausa. Poi uno
degli altri soggiunse:
- Vedremo se avete detto
la verità. - E vôlto agli altri: - È meglio assicurarci coi nostri occhi.
Venite.
Uscirono dalla sala
dalla stessa parte d'onde Pietro era venuto. Appena fu solo egli precipitò
dall'altra, salì una scaletta segreta e si trovò nell'ala sinistra del palazzo,
all'uscio dell'appartamento dei due amanti, mentre gli altri giravano dal lato
opposto della villa.
Bussò, nessuno rispose.
Gridò sommessamente: - Aprite, aprite per carità! - Bussò di nuovo; - invano.
Goccie fredde di sudore
gl'inumidivano la fronte canuta. Picchiò convulso, delirante; scosse la porta;
nessuna risposta. Allora quel vecchio fu preso dalla disperazione. Proruppe in
un profluvio di parole incoerenti; era una preghiera, eloquente nel suo
fervore, disordinata e strana.... S'inginocchiò dinanzi a quell'uscio, lo
afferrò con rabbia, tentò di scuoterlo piangendo, ma tutto inutilmente.
Eppure egli era certo
ch'essi erano in quella camera; prima perchè li aveva visti dirigersi per
quella parte e non erano altrove, poi perchè l'uscio era chiuso di dentro.
Cominciò a gridare; annunciò
loro ch'erano perseguitati, che bisognava fuggire, li supplicò di aprire, di
aver pietà di lui, di loro stessi; disse che il tempo stringeva, che s'udivano
i passi dei loro nemici, che fra un minuto non si sarebbe più in tempo.... E,
pregando con la facondia della passione, singhiozzava.
Ma l'uscio rimaneva
inesorabilmente chiuso.
I passi s'avvicinarono,
una porta si aprì e cinque o sei persone entrarono.
Cosa incredibile! Pietro
riprese ancora coraggio, intese che bisognava dissimulare, ed ebbe la forza di
nascondere il terribile turbamento.
- Non s'è trovato
nessuno, disse uno che fin là non aveva parlato. Non ci rimane più che entrare
lì. Apri quell'uscio.
- È inutile, rispose
Pietro. Non posso, non ho la chiave; è smarrita. È una stanza che serve da
ripostiglio.
Qui un nuovo personaggio
entrò in scena; era un uomo alto, imperioso, dai capelli neri, dal viso
abbronzito, dall'espressione cinica e dura.
- Andiamo, Pietro, non
far sciocchezze. Non mi riconosci? Apri quell'uscio.
Il vecchio trasalì e spalancò
gli occhi; era il suo padrone, il principe d'Ostellio, che da tanto tempo non
aveva visto.
Come lo aveva
desiderato! Quanto aveva sperato di vederlo! Se fosse giunto qualche tempo
prima, quando era solo nella villa, come sarebbe stato felice, felice d'una
gioia indescrivibile! Come gli sarebbe caduto ai piedi al più piccolo cenno,
come gli avrebbe baciate le mani!
Ora non si mosse. V'era
qualcuno ch'egli amava assai più del suo padrone. Sentiva una strana emozione e
nel suo vecchio cuore uno straordinario sussulto. Involontariamente, gli occhi
gli si empirono di lagrime. Ma la lotta fu breve, il nuovo amore fu più forte
dell'antico.
Egli balbettò,
interrompendosi per l'emozione:
- La riverisco,
Eccellenza. Mi perdoni.... non posso aprire... la chiave non c'è.... è
inutile... non c'è nessuno... La stanza è vuota... Mi scusi....
- Che hai, mio buon
Pietro, perchè sei tanto turbato? Hai perduta la chiave? - Ebbene, signori,
animo, abbattiamo quest'uscio. E s'avanzarono.
Il vecchio aveva perso
la testa. Un delirio lo colse. Quei due ch'egli amava alla follìa, se li vide
dinanzi agli occhi, come in una visione. Bisognava salvarli! Questi non
dovevano entrare! - Si vedeva davanti il suo padrone tanto rispettato una
volta, ed ora sentiva d'improvviso d'odiarlo!
Non pensò alla inutilità
d'ogni suo sforzo. Si piantò fermo contro l'uscio, non più curvato, non più
umile. Il suo occhio brillava, il suo corpo era dritto come quello d'un
giovane, i suoi pugni erano stretti alla difesa.
Tutti si soffermarono.
Ma l'esitazione non durò
che un istante. Due s'avanzarono, e lo scartarono d'un colpo. Poi tutti
appoggiarono le spalle contro l'uscio, che con un forte rumore cedette e
rovinò.
Pietro cadde. Il
principe entrò per il primo.
La stanza era vuota. Non
v'era nessuno. Erano scomparsi. Dalle finestre entravano i raggi del sole e
l'olezzo dei fiori. Una calma da eden regnava là dentro. Un indistinto,
penetrante profumo riempiva la camera. Qualche passero addomesticato era
entrato, e se ne stava rannicchiato tra le cortine del letto. Quella stanza
appariva allegra, festosa, quasi ironica. Era deserta; ma una immensa gioia
v'era sparsa - accumulata.
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