|
VI.
La realtà era giunta per
spezzare l'incanto di quella poesia. Prima non v'era che un semplice poema;
poi, d'improvviso, il dramma aveva fatto irruzione. - Ma, al presentarsi della
lotta, quei due che rappresentavano l'ideale, non s'erano vôlti a far faccia,
non se n'erano curati - erano semplicemente sfumati. Erano scomparsi in pieno
giorno, nello stesso modo che le visioni dorate cominciano al crepuscolo e
spariscono all'alba. Di quei due - così belli e felici - non poteva essere
altrimenti. Essi, così sublimemente, isolati, all'apparire del dramma, non
potevano che dissolversi.
Dov'erano andati? V'è
forse qualche rosea regione sconosciuta, confinante con la terra, dove avevano
trovato rifugio; oppure s'erano confusi con la natura, erano diventati parte di
quel fulgido sito, di cui prima sembravano una emanazione? S'erano forse
compenetrati con gli alberi, coi cespugli e con gli arrampicanti della villa?
V'era forse qualcosa d'essi nell'olezzo dei fiori, nell'ondeggiare dell'erba,
nel mormorare del vento tra le frondi?....
Non lasciamoci
trascinare dalla fantasia. La fine inesplicabile del fatto che abbiamo narrato
rimase un mistero per tutti. Molti rinunciarono a comprenderlo, altri ne
trovarono la spiegazione in quel lago profondo ed opaco, silenzioso e strano, e
che certo non poteva lasciare indovinare i segreti che celava; altri invece
sostennero che i due amanti erano fuggiti in qualche modo.
Ma la leggenda popolare
fu informata a idee sovranaturali. La villa d'Ostellio acquistò fama d'essere
fatata - e a nessuno si può far credere che i due amanti non vi abitino ancora.
Per i paesani, essi s'aggirano sempre, talvolta invisibili, tal altra
indistintamente travisti, per gli ombrosi viali e i boschetti reconditi. È una
storia che i popolani raccontano volontieri, abbassando la voce e guardandosi
d'intorno, e alla quale credono fermamente e crederanno sempre. Molti anni sono
ora passati; il vecchio Pietro dorme da molto tempo il suo ultimo sonno, la
famiglia d'Ostellio s'è estinta, la villa è del tutto abbandonata; più nessuno
vi dimora e non si sa quasi a chi appartenga. I cancelli corrosi s'aprono sotto
la più lieve pressione, ma pochissimi osano penetrarvi. Quelli che vi si
arrischiano sono reputati ésprits forts, ed i forestieri sono costretti
a dare grosse mancie per trovarvi un cicerone.
Eppure, entrando, non si
scorge nulla di pauroso. Nessuno vi vide mai fantasma di sorta. Il paese ha
anzi acquistato in poesia. Il disordine nella natura è sublime, e tale da
innamorare un artista e far sognare chiunque. La vegetazione è più che mai
lussureggiante e vivace. In certi punti l'ombra è impenetrabile. Le statue
conservano la loro immobilità serena, ma sono ora del tutto coperte di muschio.
Mille piante parassite abbracciano e soffocano i tronchi secolari. I prati si
confondono coi viali; e questi a loro volta si perdono nel nulla. Qua e là dei
tronchi d'alberi morti intercettano il cammino. Il bosco s'è fatto
inaccessibile, ma gli augelli vi cantano sempre. Il palazzo è deserto, alcune
finestre aperte, i vetri rotti. Dovunque è il decadimento, ma l'ideale traspira
da ogni parte. Nessun passo turba il silenzio delle vaste sale.
Nell'appartamento d'angolo, niuno ha più usato penetrare. In primavera un
immenso epitalamio riempie quella splendida solitudine. Una indescrivibile
gioia è sparsa dovunque, un gaudio sommesso pieno di misteriosa voluttà. I
profumi sono dolcissimi.
Chi vi penetra non è
atterrito, ma incantato. E non vi può essere un pericolo in quella seduzione?
Non s'arrischia forse di essere inebriati, attratti, addormentati da quel
blando veleno d'amore sparso dovunque? S'è sicuri di poterne uscire? - Quelli
che vi andarono, affermano d'aver visto in certi punti apparire delle forme
vaghe, e aver udito qua e là delle risa sommesse, delle parole interrotte e un
fruscìo di vesti. Intorno a quel lago, sempre più mistico e strano, spira
un'aura voluttuosa che illanguidisce e dà un morboso piacere. E là, più che
altrove, s'odono le risa e un mormorìo leggiero e talvolta un indescrivibile
rumore, come uno scoccar di baci....
FINE.
|