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C'era una
volta un giovane, che possedeva per solo bene una voglia matta di far nulla, ma
nulla, aiutatemi a dir nulla. Dal mattino alla sera egli, sdraiato all'ombra di
un grosso faggio, almanaccava sul mezzo migliore di diventar ricco senza muovere
un dito; e dalla sera al mattino dormiva per riparare le forze e prepararsi a
nuove meditazioni. Pensa e ripensa, infine comprese che, rimanendo lì, non
avrebbe potuto acciuffare la fortuna, neanche a campar cent'anni, e si mise in
cerca di nuovi faggi e di più propizie contrade.
Un
pomeriggio, mentre stava coricato dietro una siepe, il giovane vide passare una
carrozza, nella quale si trovava un grosso proprietario di terre; e subito
pensò: Ecco una carrozza che andrebbe a fagiuolo per me.
La sera medesima,
dopo il calar del sole, egli entrò in un podere e, chiesto il permesso a un bel
cane di terracotta, senza aggiunger nè ahi nè bai s'impadronì di due conigli, i
più bianchi e i più grassi della conigliera. Nel dì seguente, ch'era giorno di
mercato, il nostro giovane, cacciatesi le bestiole sotto la giacca, entrò con
volto lieto nel vicino paese e, fattasi strada tra la folla con schiocchi di
lingua che sembravan tanti colpi di frusta, non tardò a scorgere di lontano
l'intendente di quel tal proprietario: nè più lo perse di vista.
Terminate le
compre, l'intendente, ch'era uomo corpacciuto e gran bevitore di vino al
cospetto di Dio, volle riposarsi per qualche minuto, secondo l'abitudine e
prima di pigliar la via del ritorno, in un'osteriola situata ad un capo del
villaggio e provvista, sul davanti, di una pergola allettatrice. Già tre
bicchieri, colmi di fresco chiaretto, avevan versato il lor contenuto
nell'ugola riarsa del brav'uomo, allorchè il nostro giovane, quasi fosse
affaticato da un lungo cammino, venne a sedersi all'ombra a sua volta,
lagnandosi del caldo opprimente e dell'avarizia del governo, il quale, a sentir
lui, sarebbe stato in obbligo di piantare, su ciascun ciglio delle strade, una
fila d'ippocastani o d'altre piante del genere.
— Per colmo
di disgrazia, — egli soggiunse sospirando, — il mio cavallino, un vero
gioiello, s'è buscato il cimurro; e il cielo soltanto sa quando potrò
riattaccarlo al calesse.
L'intendente,
messo in ottimo umore dalle recondite virtù del chiaretto, rivolta qualche vaga
frase di condoglianza al suo compagno di sosta, concluse offrendogli la metà
della propria vettura, a patto e condizione, naturalmente, che quest'ultimo
fosse da ugual parte avviato.
— Vorrei
poter accettare, rispose il giovane con un secondo sospiro; ma, sebbene io
esca, come presumo farete voi, da questo lato del paese, dovrò subito svoltar
nella strada di campagna, che per la prima si biforca, a mano manca, dalla
provinciale.
— E dove si
reca, se è lecito?, — chiese l'altro, drizzando le orecchie.
— Vado a
trovare una degna persona, di cui mi fu detto tanto, ma tanto bene, da farmi
nascere in corpo il desiderio d'avvicinarla al più presto.
— Sarà
qualche guardacaccia, suppongo, che ella cercherà di prendere al proprio
servizio; — insinuò l'intendente.
— Oh, per un
guardacaccia non mi sarei scomodato nè punto nè poco; — rispose il giovane con
una spallucciata. — Si tratta, invece, d'un possidente, il quale, se anche
pigliasse un canocchiale lungo come la quaresima e con esso guardasse
all'ingiro, non riuscirebbe in mill'anni a vedere i confini delle sue terre! E
mi dicono ch'egli abbia adottato un sistema di coltivazione di cui, da che
mondo è mondo, non s'è mai visto l'uguale. E mi dicono anche ch'egli si sia
accaparrato un intendente così esperto, ma così esperto da dar dei punti a Dio
e al diavolo, salvo il rispetto dovuto. Non mi par proprio l'ora di
discorrermela con tutti e due. E, tanto per non presentarmi a mani vuote, porto
questi due modesti conigli, sperando che, se non il dono, l'intenzione riesca
gradita.
— Oh, i
graziosi animaletti!, — esclamò l'altro. — Giusto, il mio padrone andava
cercandone, per mare e per terra, due uguali.
Figuratevi,
adesso, la meraviglia e la contentezza del buon giovane, allorchè intese e
seppe di trovarsi davvero insieme alla fenice degli intendenti! Egli non la
finiva più di ringraziare il cielo; e fu obbligato, anzi, a domandare a una
bottiglia di chiaretto, offerta dal compagno, le forze necessarie per
rimettersi dall'emozione. Basta. Come il destino volle, i due giunsero alla
suntuosa dimora del proprietario quattrinaio; e il giovane, presentato con
molti sperticati elogi dal degno intendente, si ebbe quell'accoglienza che i
conigli e le sue fatiche meritavano.
Trascorso non
molto tempo, e avvicinandosi il ferragosto, due superbi tacchini capitarono,
non so per qual caso, fra i piedi del nostro giovane, che, subito, generoso
com'era, deliberò di offrirli, per la prossima festa, al possidente. Nè egli
dovette pentirsi della propria idea, poichè si vide ricevuto con i massimi
onori e, in cambio dei due volatili, ottenne d'essere posto a parte di un
segreto infallibile per guarire la razza equina, e anche altre, dal più
ostinato cimurro.
*
Dimenticavo
di dirvi che la provvidenza aveva fornito il nostro giovine di un'epidermide
bianca al pari del latte e di carni così sode e succose, da sembrare l'ottava
meraviglia del mondo. Non c'era fanciulla o donna maritata, in un raggio di
parecchi chilometri, la quale non fosse pronta, per meritarsi un suo sorriso, a
saccheggiare il frutteto e a vuotare la dispensa del padre o del consorte.
Un giorno, il
giovane, trovandosi nelle terre del ricco amico, vide di lontano costui che
s'avanzava a lenti passi, accompagnato dall'unica figlia. Ma, sia perchè non
potesse più oltre sopportare l'arsura del solleone, sia anche perchè confidasse
di sfuggire, mercè alcuni tisici alberucci, agli sguardi, egli, sbarazzatosi
dei pochi abiti, non si peritò di cedere alle lusinghe di un fresco e chiaro
fiumicello che lì vicino scorreva.
Figuratevi,
adesso, la confusione e il rossore del buon giovane, allorchè udì suonar dalla
sponda le grasse risate del possidente e, volgendo un po' il capo, s'accorse
d'essere oggetto di un diligentissimo esame da parte della figliuola! Il suo
turbamento era così grande, da non permettergli neppur di pensare che un tuffo
sino alla gola avrebbe rimediato alla troppa limpidezza dell'acque. La
fanciulla, sebbene mostrasse una spalla più elevata dell'altra e camminasse
crollando, a ogni piè sospinto, con un intiero lato del corpo in causa di una
gamba meno lunga della compagna, era d'aspetto, nel complesso, piacevole: e ciò
contribuiva non poco a mettere in bel rilievo ogni dono naturale del bagnante e
ad acuire, di conseguenza, gli sguardi dell'osservatrice.
Basta. Come
Dio volle, i due curiosi volsero indietro i passi; e, tanto per ingannare la
noia del cammino, cominciarono a intrattenersi sul giovane.
— Non è
antipatico, — diceva la ragazza; — ma sembra timido come un agnello.
— E forte
come un toro, — aggiungeva il padre. — Che buon aiuto darebbe!
Entrambi
cacciarono un sospiro.
— Se fosse
più audace!, — pensò lei.
— Se fosse
più ricco !, — concluse lui ad alta voce, guardando di soppiatto la figlia.
*
Padre e
figliuola non tardarono a sentir qualche scrupolo. Poichè il giovane appariva
bennato e gli usi della campagna concedevano qualche licenza, era stretto
dovere di entrambi di recarsi a visitarlo a lor volta. Ma l'amico, sebbene
insistentemente richiesto del suo recapito, si schermiva dal darlo or
dichiarandosi indegno di un così elevato onore, ora ripiegandosi, per scusare
il diniego, tant'è vero che l'amore fa perder la testa, sul cimurro del proprio
cavallo. La ragazza non ci capiva un ette e il padre cominciava a sbuffare.
Il nostro
giovane, che camminava per abitudine col naso rivolto al cielo, vide infine un
caseggiato, sul quale si leggeva questa frase: Villa da affittare o da vendere.
La villa era così e così; e l'omino stremenzito, che faceva da sensale, rincarò
subito il prezzo perchè comprese ch'essa aveva dato nel genio al suo
interrogatore. Ma, appena i due si trovaron sul posto, mutò la musica: a quella
porta c'era un cardine arrugginito, a quella tavola zoppicava una gamba, quel
letto gemeva come una donna di parto; e non c'era verso di contentare il
cliente.
Dopo una
buona mezz'ora di dài picchia e mena, il giovane disse:
— Bisogna che
riferisca, perchè chi compra non sono io, ma è un banchiere della città.
Verremo insieme, prestissimo; ma badi di far trovare una bella vettura nella
rimessa e, nella stalla, un buon cavallino.
Si strinse
nelle spalle e s'accomiatò.
Il sole non
era ancora tramontato; e già la figlia del possidente aveva saputo, in gran
segretezza, il famoso recapito. È vero che, in compenso, s'era lasciata
baciare!
Suo padre,
messo subito a parte della confidenza, dichiarò:
— Quel
monello merita una punizione per la sua ritrosia. Che ne dici se andassimo
domani, zitti zitti, a stanarlo dentro il suo covo?
L'indomani il
nostro giovane, posto sull'avviso da una vezzosa cameriera, con la quale egli
s'abboccava di sovente, forse per domandare notizie della padroncina, s'avviò
con animo gaio verso la villa. A breve distanza da questa sedeva, sovra un
monticello di terra, un vecchio accattone curvo in modo da sembrar che porgesse
la testa come ciotola per le elemosine.
— Quell'uomo,
— gli disse il giovane fermandosi; — fra poco passeranno di qui un signore e
una ragazza un po' gobba. Tu chiederai la carità. Il signore ti domanderà, a
sua volta, perchè non lavori invece d'ingombrare le strade; ma non ti darà
neanche un soldo. E tu, pronto, mettiti a gridare che il proprietario di tutte
le terre, visibili di qui ad occhio nudo, è l'unica persona a cui un poveretto
possa avvicinarsi senza temere strapazzate, poichè è tanto ricca quanto
generosa. Il signore, allora, ti chiederà del suo nome. E tu rispondigli che il
nome non lo rammenti, ma che è un giovane così e così, vestito così e così:
punto per punto il mio ritratto. Sta certo che, subito, la ragazza ti metterà
fra le mani la sua borsa. Ma bada bene di parlare secondo la mia imbeccata;
perchè, altrimenti, chiamo la guardia campestre e ti faccio cacciare in
prigione.
E riprese la
via, lasciando l'altro a tremare come una foglia.
Nel
peristilio della villa c'era già il sensale: e camminava su e giù salterellando
e stropicciandosi con forza le mani.
Il giovane,
quando lo vide, divenne pallido e restò senza fiato.
— Per carità,
— esclamò appena potè riavere la voce; — cosa le salta in mente di mettersi in
vista a quel modo?
E, poichè
l'omino sgranava tanto d'occhi, soggiunse:
— Ha ragione.
Son proprio io la bestia, che non l'ho avvisato a tempo debito. Ma se lo scorge
il banchiere, e sarà qui a momenti, addio trattative! Immagini che il poveretto
soffre d'epilessia e non può entrare in una casa, nuova per lui, senza cadere
in convulsioni. È roba di pochi minuti: e c'è sempre la figlia, pronta a
soccorrerlo. Ma guai all'estraneo, che assistesse alla scena; diventa suo
nemico giurato. Vada, vada a fare una passeggiatina nel bosco: e ritorni quando
io sarò solo.
Figuratevi,
adesso, la contentezza e lo stupore del buon giovane nel vedersi capitare
dinanzi, proprio in casa sua e senza preavviso, il possidente e la figlia! I
due visitatori non avevano ricevuto mai tante feste. E furono anche condotti a
vedere la stalla e il cavallino guarito: il rimanente della villa no, perchè
era troppo in disordine.
Basta. In
quattro e quattr'otto si combinarono le nozze; e il nostro giovane divenne
ricco sul serio.
*
Da ciò
s'impara che per fare fortuna non occorre l'aiuto di alcun gatto con o senza
stivali.
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