Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

IntraText CT - Lettura del testo

  • IL GATTO CON GLI STIVALI.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

IL GATTO CON GLI STIVALI.

 

C'era una volta un giovane, che possedeva per solo bene una voglia matta di far nulla, ma nulla, aiutatemi a dir nulla. Dal mattino alla sera egli, sdraiato all'ombra di un grosso faggio, almanaccava sul mezzo migliore di diventar ricco senza muovere un dito; e dalla sera al mattino dormiva per riparare le forze e prepararsi a nuove meditazioni. Pensa e ripensa, infine comprese che, rimanendo , non avrebbe potuto acciuffare la fortuna, neanche a campar cent'anni, e si mise in cerca di nuovi faggi e di più propizie contrade.

Un pomeriggio, mentre stava coricato dietro una siepe, il giovane vide passare una carrozza, nella quale si trovava un grosso proprietario di terre; e subito pensò: Ecco una carrozza che andrebbe a fagiuolo per me.

La sera medesima, dopo il calar del sole, egli entrò in un podere e, chiesto il permesso a un bel cane di terracotta, senza aggiunger ahi bai s'impadronì di due conigli, i più bianchi e i più grassi della conigliera. Nel seguente, ch'era giorno di mercato, il nostro giovane, cacciatesi le bestiole sotto la giacca, entrò con volto lieto nel vicino paese e, fattasi strada tra la folla con schiocchi di lingua che sembravan tanti colpi di frusta, non tardò a scorgere di lontano l'intendente di quel tal proprietario: più lo perse di vista.

Terminate le compre, l'intendente, ch'era uomo corpacciuto e gran bevitore di vino al cospetto di Dio, volle riposarsi per qualche minuto, secondo l'abitudine e prima di pigliar la via del ritorno, in un'osteriola situata ad un capo del villaggio e provvista, sul davanti, di una pergola allettatrice. Già tre bicchieri, colmi di fresco chiaretto, avevan versato il lor contenuto nell'ugola riarsa del brav'uomo, allorchè il nostro giovane, quasi fosse affaticato da un lungo cammino, venne a sedersi all'ombra a sua volta, lagnandosi del caldo opprimente e dell'avarizia del governo, il quale, a sentir lui, sarebbe stato in obbligo di piantare, su ciascun ciglio delle strade, una fila d'ippocastani o d'altre piante del genere.

— Per colmo di disgrazia, — egli soggiunse sospirando, — il mio cavallino, un vero gioiello, s'è buscato il cimurro; e il cielo soltanto sa quando potrò riattaccarlo al calesse.

L'intendente, messo in ottimo umore dalle recondite virtù del chiaretto, rivolta qualche vaga frase di condoglianza al suo compagno di sosta, concluse offrendogli la metà della propria vettura, a patto e condizione, naturalmente, che quest'ultimo fosse da ugual parte avviato.

— Vorrei poter accettare, rispose il giovane con un secondo sospiro; ma, sebbene io esca, come presumo farete voi, da questo lato del paese, dovrò subito svoltar nella strada di campagna, che per la prima si biforca, a mano manca, dalla provinciale.

— E dove si reca, se è lecito?, — chiese l'altro, drizzando le orecchie.

Vado a trovare una degna persona, di cui mi fu detto tanto, ma tanto bene, da farmi nascere in corpo il desiderio d'avvicinarla al più presto.

— Sarà qualche guardacaccia, suppongo, che ella cercherà di prendere al proprio servizio; — insinuò l'intendente.

— Oh, per un guardacaccia non mi sarei scomodato punto poco; — rispose il giovane con una spallucciata. — Si tratta, invece, d'un possidente, il quale, se anche pigliasse un canocchiale lungo come la quaresima e con esso guardasse all'ingiro, non riuscirebbe in mill'anni a vedere i confini delle sue terre! E mi dicono ch'egli abbia adottato un sistema di coltivazione di cui, da che mondo è mondo, non s'è mai visto l'uguale. E mi dicono anche ch'egli si sia accaparrato un intendente così esperto, ma così esperto da dar dei punti a Dio e al diavolo, salvo il rispetto dovuto. Non mi par proprio l'ora di discorrermela con tutti e due. E, tanto per non presentarmi a mani vuote, porto questi due modesti conigli, sperando che, se non il dono, l'intenzione riesca gradita.

— Oh, i graziosi animaletti!, — esclamò l'altro. — Giusto, il mio padrone andava cercandone, per mare e per terra, due uguali.

Figuratevi, adesso, la meraviglia e la contentezza del buon giovane, allorchè intese e seppe di trovarsi davvero insieme alla fenice degli intendenti! Egli non la finiva più di ringraziare il cielo; e fu obbligato, anzi, a domandare a una bottiglia di chiaretto, offerta dal compagno, le forze necessarie per rimettersi dall'emozione. Basta. Come il destino volle, i due giunsero alla suntuosa dimora del proprietario quattrinaio; e il giovane, presentato con molti sperticati elogi dal degno intendente, si ebbe quell'accoglienza che i conigli e le sue fatiche meritavano.

Trascorso non molto tempo, e avvicinandosi il ferragosto, due superbi tacchini capitarono, non so per qual caso, fra i piedi del nostro giovane, che, subito, generoso com'era, deliberò di offrirli, per la prossima festa, al possidente. egli dovette pentirsi della propria idea, poichè si vide ricevuto con i massimi onori e, in cambio dei due volatili, ottenne d'essere posto a parte di un segreto infallibile per guarire la razza equina, e anche altre, dal più ostinato cimurro.

 

*

 

Dimenticavo di dirvi che la provvidenza aveva fornito il nostro giovine di un'epidermide bianca al pari del latte e di carni così sode e succose, da sembrare l'ottava meraviglia del mondo. Non c'era fanciulla o donna maritata, in un raggio di parecchi chilometri, la quale non fosse pronta, per meritarsi un suo sorriso, a saccheggiare il frutteto e a vuotare la dispensa del padre o del consorte.

Un giorno, il giovane, trovandosi nelle terre del ricco amico, vide di lontano costui che s'avanzava a lenti passi, accompagnato dall'unica figlia. Ma, sia perchè non potesse più oltre sopportare l'arsura del solleone, sia anche perchè confidasse di sfuggire, mercè alcuni tisici alberucci, agli sguardi, egli, sbarazzatosi dei pochi abiti, non si peritò di cedere alle lusinghe di un fresco e chiaro fiumicello che vicino scorreva.

Figuratevi, adesso, la confusione e il rossore del buon giovane, allorchè udì suonar dalla sponda le grasse risate del possidente e, volgendo un po' il capo, s'accorse d'essere oggetto di un diligentissimo esame da parte della figliuola! Il suo turbamento era così grande, da non permettergli neppur di pensare che un tuffo sino alla gola avrebbe rimediato alla troppa limpidezza dell'acque. La fanciulla, sebbene mostrasse una spalla più elevata dell'altra e camminasse crollando, a ogni piè sospinto, con un intiero lato del corpo in causa di una gamba meno lunga della compagna, era d'aspetto, nel complesso, piacevole: e ciò contribuiva non poco a mettere in bel rilievo ogni dono naturale del bagnante e ad acuire, di conseguenza, gli sguardi dell'osservatrice.

Basta. Come Dio volle, i due curiosi volsero indietro i passi; e, tanto per ingannare la noia del cammino, cominciarono a intrattenersi sul giovane.

— Non è antipatico, — diceva la ragazza; — ma sembra timido come un agnello.

— E forte come un toro, — aggiungeva il padre. — Che buon aiuto darebbe!

Entrambi cacciarono un sospiro.

— Se fosse più audace!, — pensò lei.

— Se fosse più ricco !, — concluse lui ad alta voce, guardando di soppiatto la figlia.

 

*

 

Padre e figliuola non tardarono a sentir qualche scrupolo. Poichè il giovane appariva bennato e gli usi della campagna concedevano qualche licenza, era stretto dovere di entrambi di recarsi a visitarlo a lor volta. Ma l'amico, sebbene insistentemente richiesto del suo recapito, si schermiva dal darlo or dichiarandosi indegno di un così elevato onore, ora ripiegandosi, per scusare il diniego, tant'è vero che l'amore fa perder la testa, sul cimurro del proprio cavallo. La ragazza non ci capiva un ette e il padre cominciava a sbuffare.

Il nostro giovane, che camminava per abitudine col naso rivolto al cielo, vide infine un caseggiato, sul quale si leggeva questa frase: Villa da affittare o da vendere. La villa era così e così; e l'omino stremenzito, che faceva da sensale, rincarò subito il prezzo perchè comprese ch'essa aveva dato nel genio al suo interrogatore. Ma, appena i due si trovaron sul posto, mutò la musica: a quella porta c'era un cardine arrugginito, a quella tavola zoppicava una gamba, quel letto gemeva come una donna di parto; e non c'era verso di contentare il cliente.

Dopo una buona mezz'ora di dài picchia e mena, il giovane disse:

— Bisogna che riferisca, perchè chi compra non sono io, ma è un banchiere della città. Verremo insieme, prestissimo; ma badi di far trovare una bella vettura nella rimessa e, nella stalla, un buon cavallino.

Si strinse nelle spalle e s'accomiatò.

Il sole non era ancora tramontato; e già la figlia del possidente aveva saputo, in gran segretezza, il famoso recapito. È vero che, in compenso, s'era lasciata baciare!

Suo padre, messo subito a parte della confidenza, dichiarò:

— Quel monello merita una punizione per la sua ritrosia. Che ne dici se andassimo domani, zitti zitti, a stanarlo dentro il suo covo?

L'indomani il nostro giovane, posto sull'avviso da una vezzosa cameriera, con la quale egli s'abboccava di sovente, forse per domandare notizie della padroncina, s'avviò con animo gaio verso la villa. A breve distanza da questa sedeva, sovra un monticello di terra, un vecchio accattone curvo in modo da sembrar che porgesse la testa come ciotola per le elemosine.

— Quell'uomo, — gli disse il giovane fermandosi; — fra poco passeranno di qui un signore e una ragazza un po' gobba. Tu chiederai la carità. Il signore ti domanderà, a sua volta, perchè non lavori invece d'ingombrare le strade; ma non ti darà neanche un soldo. E tu, pronto, mettiti a gridare che il proprietario di tutte le terre, visibili di qui ad occhio nudo, è l'unica persona a cui un poveretto possa avvicinarsi senza temere strapazzate, poichè è tanto ricca quanto generosa. Il signore, allora, ti chiederà del suo nome. E tu rispondigli che il nome non lo rammenti, ma che è un giovane così e così, vestito così e così: punto per punto il mio ritratto. Sta certo che, subito, la ragazza ti metterà fra le mani la sua borsa. Ma bada bene di parlare secondo la mia imbeccata; perchè, altrimenti, chiamo la guardia campestre e ti faccio cacciare in prigione.

E riprese la via, lasciando l'altro a tremare come una foglia.

Nel peristilio della villa c'era già il sensale: e camminava su e giù salterellando e stropicciandosi con forza le mani.

Il giovane, quando lo vide, divenne pallido e restò senza fiato.

— Per carità, — esclamò appena potè riavere la voce; — cosa le salta in mente di mettersi in vista a quel modo?

E, poichè l'omino sgranava tanto d'occhi, soggiunse:

— Ha ragione. Son proprio io la bestia, che non l'ho avvisato a tempo debito. Ma se lo scorge il banchiere, e sarà qui a momenti, addio trattative! Immagini che il poveretto soffre d'epilessia e non può entrare in una casa, nuova per lui, senza cadere in convulsioni. È roba di pochi minuti: e c'è sempre la figlia, pronta a soccorrerlo. Ma guai all'estraneo, che assistesse alla scena; diventa suo nemico giurato. Vada, vada a fare una passeggiatina nel bosco: e ritorni quando io sarò solo.

Figuratevi, adesso, la contentezza e lo stupore del buon giovane nel vedersi capitare dinanzi, proprio in casa sua e senza preavviso, il possidente e la figlia! I due visitatori non avevano ricevuto mai tante feste. E furono anche condotti a vedere la stalla e il cavallino guarito: il rimanente della villa no, perchè era troppo in disordine.

Basta. In quattro e quattr'otto si combinarono le nozze; e il nostro giovane divenne ricco sul serio.

 

*

 

Da ciò s'impara che per fare fortuna non occorre l'aiuto di alcun gatto con o senza stivali.





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License