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Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

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  • STORIA DI UN UOMO, CHE ANDÒ IN GIRO PEL MONDO PERCHÈ VOLEVA IMPARARE A TREMARE.
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STORIA DI UN UOMO, CHE

ANDÒ IN GIRO PEL MONDO

PERCHÈ VOLEVA IMPARARE

A TREMARE.

 

Un uomo aveva un ticchio: credeva di esser privo di cuore. Diceva: Io non mi stupisco di niente, non mi commuovo cascasse il mondo, non temo Dio il diavolo; dunque, non ho cuore.

Pensa oggi, ripensa domani, decise di girare in lungo e in largo la terra. Certo per via avrebbe trovato qualche anima buona, che gli insegnasse a rabbrividire, a scuotersi, a tremare. Non pretendeva gran cosa; gli bastava qualche emozioncina piccola piccola, che gli facesse capire se aveva un cuore o no.

Viaggia di qua, viaggia di : sembrava proprio l'ebreo errante. Vide la cupola di San Pietro, il Vesuvio, il Canal Grande, la torre di Giotto, Santa Maria della Spina. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie! Vide un oratore che parlava col naso, un letterato che scriveva coi piedi, un ministro che ragionava col ventre, un professore che non sapeva leggere, un commerciante che non conosceva l'addizione, un generale che non poteva montare a cavallo. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie! Vide uno scienziato che faceva il droghiere, un calzolaio che faceva il filosofo, un libero pensatore che teneva il cero nelle processioni, un prete che dirigeva i liberi pensatori, un piccolo sensale che divorava a quattro palmenti nel suo palazzo, un grande poeta che sbadigliava alla luna dalla sua soffitta. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie! Vide gli uomini di Stato pendere dalle labbra di un giornalista, i commediografi bussare al camerino di un artista, gli scrittori inviare lettere a un editore, i litiganti correre da un avvocato, i malati chiedere un medico. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie!

Un giorno s'imbattè in un milionario, che lo condusse a vedere tutte le sue ricchezze.

Cominciarono dai terreni. Eran vigne e vigne che non finivano più, campi che si perdevano all'orizzonte, boschi così vasti da potervi camminare per giorni e giorni senza raggiunger l'aperto. E dovunque si scorgevano individui sudati, curvi a potare, vangare, seminare, tagliare.

Bestemmiano un poco, ma lavorano, — diceva il milionario.

E l'uomo dal ticchio zitto e fermo.

Si recarono a visitare le officine. Macchine e macchine da non averne un'idea, e confusione d'ingranaggi e vertiginoso movimento di cinghie e un fracasso e un tanfo e un calore, che avrebbero buttato giù anche un bue. Da ogni parte, poi, si scorgeva un brulichio di persone ansanti e trafelate come levrieri dopo una corsa.

— Si organizzano, — diceva il milionario, — ma di riffe o di raffe ubbidiscono.

E l'uomo dal ticchio zitto e fermo.

Andarono nei granai. Eran pieni stipati.

— È scoppiata una guerra, non ricordo più dove; — dichiarò il milionario. — Quei figliuoli han bisogno di mangiare per mettersi in forze. Ed io li sfamo, in base ai prezzi di guerra: il dieci per uno di guadagno e il trasporto a carico del committente.

E l'uomo dal ticchio zitto e fermo.

Passarono negli uffici. Tavole e tavole, sedie e sedie, da sembrare un negozio di mobilia: e un esercito d'impiegati, che imbrattavan di segnacci neri le carte senza mai sollevare la testa.

— Stan benone, felici loro!, — esclamò il milionario: — dieci ore al giorno di servizio e un compenso di mezzo franco per ora.

E l'uomo dal ticchio zitto e fermo.

Infine, entrarono nell'ultima stanza. C'era un'enorme cassaforte, spalancata e piena zeppa di biglietti di banca. Un individuo mingherlino e sparuto sedeva in un angolo e maneggiava i biglietti come se fosser tarocchi.

— Il mio cassiere. Ma non è ancora scappato!, — sghignazzò il milionario.

L'uomo dal ticchio sentì un brivido corrergli fra pelle e pelle, e spalancò stupefatto la bocca.

Mentre si preparava ad uscire, fu richiamato indietro dall'individuo mingherlino.

Bel sugo avrei a scappare!, — gli susurrò costui in un orecchio: — ci guadagno di più a restar qui.

 

*

 

Viaggia e viaggia, l'uomo dal ticchio non sapeva più che cosa fosse il riposo. Vide un debitore singhiozzare ai piedi del creditore, un accattone chieder l'elemosina e fuggir via inseguito dai cani, un lebbroso mostrar le piaghe, un tisico sputar sangue, un moribondo confortare i parenti. Scrollava il capo e borbottava: Piccolezze! Vide una ragazza buttarsi per amore giù da una finestra, un giovinotto sgozzare l'amico per quistioni di giuoco, un padre scacciare la figlia per punto d'onore, una madre piangere sul corpo del figlio perchè era morto. Scrollava il capo e borbottava: Piccolezze! Vide grappoli umani ruinare insieme con le case per un terremoto, paesi e abitanti scomparire travolti dalla fiumana, cittadini cader come mosche per le strade, fulminati dalla peste, gruppi di soldati stramazzar come birilli all'improvviso giunger di un obice. Scrollava il capo e borbottava: Piccolezze.

Un giorno non si trovò più al dito un anello: e corse a denunciare il furto.

— Come vi chiamate?, — gli domandò il commissario.

Lui lo disse:

Figlio di....?

Lui lo disse.

Nato il....

Lui lo disse.

— Che cosa fate di professione?

— Ma si tratta di un anello....

— Bisogna rispondere.

Lui rispose.

— Siete certo che v'abbian rubato un anello e non un bastone?

Lui giurò e spergiurò che non aveva mai portato bastoni nella sua vita.

— Gli è che, se fosse stato un bastone, avremmo già il ladro sottomano.

— Ma era un anello....

Pazienza! Acciufferemo ugualmente il mariuolo. Eh, li conosciamo sulla punta delle dita, quei messeri! E ne abbiano vita e miracoli depositati nel casellario. Tornate domani.

L'uomo dal ticchio si ripresentò, puntualissimo, l'indomani.

— Come vi chiamate?,— gli domandò il commissario.

— Mi pareva d'averlo già detto una volta!, — tentò di ribattere l'interrogato.

— Non importa. Bisogna rispondere.

Lui rispose.

Sciorinate le generalità, il commissario chiese:

— Il vostro anello non era, per caso, in una bottega di gioielliere?

Lui giurò e spergiurò che l'anello si trovava proprio al suo dito.

— Gli è che, nel caso, avremmo già il ladro sottomano. Pazienza! Lo pescheremo ugualmente. Tornate fra un mese.

Dopo un mese l'uomo dal ticchio si ripresentò puntualmente.

— Come vi chiamate?, — gli chiese il commissario.

— Se volesse far appello alla sua memoria..., — insinuò l'interrogato.

— Che c'entra la memoria! Bisogna rispondere.

Lui rispose.

Sciorinate le generalità, il commissario chiese:

— Per rubarvi l'anello vi hanno tagliato il dito?

Lui giurò e spergiurò che nessuno gli aveva mai fatto un simile affronto. E mostrò le mani, come prova.

— Gli è che, nel caso, avremmo già il ladro sottomano. È uno specialista del genere: e ne conosciamo vita e miracoli. Pazienza! Agguanteremo anche il vostro. Tornate fra un anno.

L'uomo dal ticchio lasciò trascorrere l'anno, e poi si ripresentò puntualmente.

— Come vi chiamate?, — domandò il commissario.

— Se volesse sfogliar le sue carte..., — suggerì l'interrogato.

— Ma che carte d'Egitto! Bisogna rispondere.

Lui rispose.

Sciorinate le generalità, il commissario dichiarò.

— Abbiamo trovato il ladro.

L'uomo dal ticchio si scosse tutto e rimase , pallido e muto per l'emozione.

— E l'abbiamo anche impiccato, — aggiunse benignamente il commissario.

Per istrada, l'uomo dal ticchio mise la mano in una tasca del panciotto: e vi trovò l'anello.

 

*

 

Viaggia di su, viaggia di giù: l'uomo dal ticchio sembrava proprio un disperato. Si vide brillare davanti agli occhi i tromboni briganteschi, i coltelli della malavita, le zagaglie africane, le mazzuole dei pellirosse, i conti degli osti. Scuoteva il capo e borbottava: Bazzecole! Vide le folle in rivoluzione, gli attentati anarchici, le cariche di cavalleria, gli scioperi generali, le dimostrazioni femministe. Scuoteva il capo e borbottava: Bazzecole! Subì ricatti di fanciulle minorenni, passioni di donne mature, vetrioleggiamenti di sartine, epistolarii di ragazze di famiglia, revolverate di gentildonne. Scuoteva il capo e borbottava: Bazzecole!

Un giorno, si trovava assieme con una bionda figlia d'Albione.

Perchè non mi sposi?, — gli domandò questa, a un certo momento.

Sicuro che ti sposo, e anche subito! — esclamò lui in risposta.

E volle far seguire alle parole l'azione.

Ma la sua vaporosa compagna si ritrasse di un balzo.

— Ho testimonii, — dichiarò: — adesso sei mio marito, secondo la legge inglese.

L'uomo dal ticchio sentì un gelo al cuore. E si diede a tremare, a tremare come una foglia.

Credo che la paura non gli sia ancora passata.





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