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ANDÒ IN GIRO PEL MONDO
PERCHÈ VOLEVA IMPARARE
A TREMARE.
Un uomo aveva un ticchio: credeva di esser privo di
cuore. Diceva: Io non mi stupisco di niente, non mi commuovo cascasse il mondo,
non temo nè Dio nè il diavolo; dunque, non ho cuore.
Pensa oggi,
ripensa domani, decise di girare in lungo e in largo la terra. Certo per via
avrebbe trovato qualche anima buona, che gli insegnasse a rabbrividire, a
scuotersi, a tremare. Non pretendeva gran cosa; gli bastava qualche emozioncina
piccola piccola, che gli facesse capire se aveva un cuore o no.
Viaggia di
qua, viaggia di là: sembrava proprio l'ebreo errante. Vide la cupola di San
Pietro, il Vesuvio, il Canal Grande, la torre di Giotto, Santa Maria della
Spina. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie! Vide un oratore che parlava col
naso, un letterato che scriveva coi piedi, un ministro che ragionava col
ventre, un professore che non sapeva leggere, un commerciante che non conosceva
l'addizione, un generale che non poteva montare a cavallo. Scuoteva la testa e
borbottava: Miserie! Vide uno scienziato che faceva il droghiere, un calzolaio
che faceva il filosofo, un libero pensatore che teneva il cero nelle
processioni, un prete che dirigeva i liberi pensatori, un piccolo sensale che
divorava a quattro palmenti nel suo palazzo, un grande poeta che sbadigliava
alla luna dalla sua soffitta. Scuoteva la testa e borbottava: Miserie! Vide gli
uomini di Stato pendere dalle labbra di un giornalista, i commediografi bussare
al camerino di un artista, gli scrittori inviare lettere a un editore, i
litiganti correre da un avvocato, i malati chiedere un medico. Scuoteva la
testa e borbottava: Miserie!
Un giorno
s'imbattè in un milionario, che lo condusse a vedere tutte le sue ricchezze.
Cominciarono
dai terreni. Eran vigne e vigne che non finivano più, campi che si perdevano
all'orizzonte, boschi così vasti da potervi camminare per giorni e giorni senza
raggiunger l'aperto. E dovunque si scorgevano individui sudati, curvi a potare,
vangare, seminare, tagliare.
— Bestemmiano
un poco, ma lavorano, — diceva il milionario.
E l'uomo dal
ticchio zitto e fermo.
Si recarono a
visitare le officine. Macchine e macchine da non averne un'idea, e confusione
d'ingranaggi e vertiginoso movimento di cinghie e un fracasso e un tanfo e un
calore, che avrebbero buttato giù anche un bue. Da ogni parte, poi, si scorgeva
un brulichio di persone ansanti e trafelate come levrieri dopo una corsa.
— Si
organizzano, — diceva il milionario, — ma di riffe o di raffe ubbidiscono.
E l'uomo dal
ticchio zitto e fermo.
Andarono nei
granai. Eran pieni stipati.
— È scoppiata
una guerra, non ricordo più dove; — dichiarò il milionario. — Quei figliuoli
han bisogno di mangiare per mettersi in forze. Ed io li sfamo, in base ai
prezzi di guerra: il dieci per uno di guadagno e il trasporto a carico del
committente.
E l'uomo dal
ticchio zitto e fermo.
Passarono
negli uffici. Tavole e tavole, sedie e sedie, da sembrare un negozio di
mobilia: e un esercito d'impiegati, che imbrattavan di segnacci neri le carte
senza mai sollevare la testa.
— Stan
benone, felici loro!, — esclamò il milionario: — dieci ore al giorno di
servizio e un compenso di mezzo franco per ora.
E l'uomo dal
ticchio zitto e fermo.
Infine,
entrarono nell'ultima stanza. C'era un'enorme cassaforte, spalancata e piena
zeppa di biglietti di banca. Un individuo mingherlino e sparuto sedeva in un
angolo e maneggiava i biglietti come se fosser tarocchi.
— Il mio
cassiere. Ma non è ancora scappato!, — sghignazzò il milionario.
L'uomo dal
ticchio sentì un brivido corrergli fra pelle e pelle, e spalancò stupefatto la
bocca.
Mentre si
preparava ad uscire, fu richiamato indietro dall'individuo mingherlino.
— Bel sugo avrei a scappare!, — gli susurrò costui in un
orecchio: — ci guadagno di più a restar qui.
*
Viaggia e
viaggia, l'uomo dal ticchio non sapeva più che cosa fosse il riposo. Vide un
debitore singhiozzare ai piedi del creditore, un accattone chieder l'elemosina
e fuggir via inseguito dai cani, un lebbroso mostrar le piaghe, un tisico
sputar sangue, un moribondo confortare i parenti. Scrollava il capo e
borbottava: Piccolezze! Vide una ragazza buttarsi per amore giù da una
finestra, un giovinotto sgozzare l'amico per quistioni di giuoco, un padre
scacciare la figlia per punto d'onore, una madre piangere sul corpo del figlio
perchè era morto. Scrollava il capo e borbottava: Piccolezze! Vide grappoli
umani ruinare insieme con le case per un terremoto, paesi e abitanti scomparire
travolti dalla fiumana, cittadini cader come mosche per le strade, fulminati
dalla peste, gruppi di soldati stramazzar come birilli all'improvviso giunger
di un obice. Scrollava il capo e borbottava: Piccolezze.
Un giorno non
si trovò più al dito un anello: e corse a denunciare il furto.
— Come vi
chiamate?, — gli domandò il commissario.
Lui lo disse:
— Figlio
di....?
Lui lo disse.
— Nato il....
Lui lo disse.
— Che cosa
fate di professione?
— Ma si
tratta di un anello....
— Bisogna
rispondere.
Lui rispose.
— Siete certo
che v'abbian rubato un anello e non un bastone?
Lui giurò e
spergiurò che non aveva mai portato bastoni nella sua vita.
— Gli è che,
se fosse stato un bastone, avremmo già il ladro sottomano.
— Ma era un
anello....
— Pazienza!
Acciufferemo ugualmente il mariuolo. Eh, li conosciamo sulla punta delle dita,
quei messeri! E ne abbiano vita e miracoli depositati nel casellario. Tornate
domani.
L'uomo dal
ticchio si ripresentò, puntualissimo, l'indomani.
— Come vi
chiamate?,— gli domandò il commissario.
— Mi pareva
d'averlo già detto una volta!, — tentò di ribattere l'interrogato.
— Non
importa. Bisogna rispondere.
Lui rispose.
Sciorinate le
generalità, il commissario chiese:
— Il vostro
anello non era, per caso, in una bottega di gioielliere?
Lui giurò e
spergiurò che l'anello si trovava proprio al suo dito.
— Gli è che,
nel caso, avremmo già il ladro sottomano. Pazienza! Lo pescheremo ugualmente.
Tornate fra un mese.
Dopo un mese
l'uomo dal ticchio si ripresentò puntualmente.
— Come vi
chiamate?, — gli chiese il commissario.
— Se volesse
far appello alla sua memoria..., — insinuò l'interrogato.
— Che c'entra
la memoria! Bisogna rispondere.
Lui rispose.
Sciorinate le
generalità, il commissario chiese:
— Per rubarvi
l'anello vi hanno tagliato il dito?
Lui giurò e
spergiurò che nessuno gli aveva mai fatto un simile affronto. E mostrò le mani,
come prova.
— Gli è che,
nel caso, avremmo già il ladro sottomano. È uno specialista del genere: e ne
conosciamo vita e miracoli. Pazienza! Agguanteremo anche il vostro. Tornate fra
un anno.
L'uomo dal
ticchio lasciò trascorrere l'anno, e poi si ripresentò puntualmente.
— Come vi chiamate?,
— domandò il commissario.
— Se volesse
sfogliar le sue carte..., — suggerì l'interrogato.
— Ma che
carte d'Egitto! Bisogna rispondere.
Lui rispose.
Sciorinate le
generalità, il commissario dichiarò.
— Abbiamo
trovato il ladro.
L'uomo dal
ticchio si scosse tutto e rimase lì, pallido e muto per l'emozione.
— E l'abbiamo
anche impiccato, — aggiunse benignamente il commissario.
Per istrada,
l'uomo dal ticchio mise la mano in una tasca del panciotto: e vi trovò
l'anello.
*
Viaggia di
su, viaggia di giù: l'uomo dal ticchio sembrava proprio un disperato. Si vide
brillare davanti agli occhi i tromboni briganteschi, i coltelli della malavita,
le zagaglie africane, le mazzuole dei pellirosse, i conti degli osti. Scuoteva
il capo e borbottava: Bazzecole! Vide le folle in rivoluzione, gli attentati
anarchici, le cariche di cavalleria, gli scioperi generali, le dimostrazioni
femministe. Scuoteva il capo e borbottava: Bazzecole! Subì ricatti di fanciulle
minorenni, passioni di donne mature, vetrioleggiamenti di sartine, epistolarii
di ragazze di famiglia, revolverate di gentildonne. Scuoteva il capo e
borbottava: Bazzecole!
Un giorno, si
trovava assieme con una bionda figlia d'Albione.
— Perchè non
mi sposi?, — gli domandò questa, a un certo momento.
— Sicuro che
ti sposo, e anche subito! — esclamò lui in risposta.
E volle far
seguire alle parole l'azione.
Ma la sua
vaporosa compagna si ritrasse di un balzo.
— Ho
testimonii, — dichiarò: — adesso sei mio marito, secondo la legge inglese.
L'uomo dal
ticchio sentì un gelo al cuore. E si diede a tremare, a tremare come una
foglia.
Credo che la
paura non gli sia ancora passata.
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