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C'era una
volta una ragazza sentimentale, ma sentimentale, aiutatemi a dire sentimentale.
Sospirava sempre, mangiava poco, discorreva ancor meno e divorava i romanzi con
la copertina color di rosa. Siccome era pallida e non poteva salir le scale
senza fermarsi ad ogni pianerottolo per ripigliar fiato, fu chiesto il parere
autorevole di un grande medico, di quelli che hanno la barba lunga, la pancia
rotonda e l'andatura da pachidermi che si siano ben satollati e cerchino un
luogo propizio alla digestione. L'illustre scienziato rivolse alla ragazza un
certo numero di domande incomprensibili, battè più volte con le dita sovra il
dorso denudato e coperto da un fazzoletto, appoggiò gravemente l'orecchio sul
fine tessuto protettore, crollò il capo, guardò l'orologio, poi disse:
— Fa troppo
caldo. Bisognerà aspettare l'autunno per godere un poco di fresco.
Sulla soglia,
prima di congedarsi, soggiunse misteriosamente:
—
Potrebb'essere anemia come potrebb'essere qualcos'altro. Provate a mandarla in
campagna.
E partì dopo
aver intascato con molta dignità i quattrini della visita.
La ragazza fu
inviata in villa, presso una famiglia di conoscenti. Nei primi giorni sospirò
ancora di più, mangiò ancor meno, si chiuse in un disperato mutismo e di
nascosto rilesse una gran parte della sua biblioteca. Per fortuna c'era,
laggiù, un giovinetto bello nel volto, delicato nelle membra e gentilissimo
d'animo. La ragazza, circondata di soavi premure, cullata dalla blanda musica
delle frasi più tenere, non tardò a modificare le proprie opinioni sulla
campagna in genere e su quella villeggiatura in ispecie: non sospirò più, non
guardò più le pietanze con sacro terrore, si avvezzò ad aprire la bocca per
rispondere alle parole cortesi e lasciò che i ragni e la polvere stabilissero
la lor dimora definitiva sovra la biblioteca dalle copertine color di rosa.
Inoltre, la sua fantasia, specialmente nella notturna solitudine della camera
da letto, si diede a sognare languide passeggiate tra file di mandorli in
fiore, colloqui sotto il tenue spiover dei raggi lunari, minuetti di damine in
guardinfante e di gentiluomini dalla parrucca incipriata e simili ammennicoli
da cervelli in ozio. Anche l'autore della metamorfosi era contento, poichè le
sue maniere squisitamente garbate e la sua profonda conoscenza degli aggettivi
più dolci e armoniosi gli avevan procurato qualche intimo, benchè troppo
fugace, contatto con due labbrucce tremule e tiepide come il corpicciuolo di un
uccellino catturato.
Un giorno, il
figliuolo del mezzadro invitò la ragazza a contemplare un cagnuolo e una
cagnetta, che scherzavano nel cortile. Il garzone non sapeva mettere insieme
quattro parole che avessero un po' di senso, possedeva un corpo tozzo e un paio
di mani grosse e callose: ma mostrava a nudo, attraverso l'apertura della
camicia, un torso pieno di carne soda e dorata, e spargeva intorno a sè un
aroma penetrante ed acre di terra fresca e di membra in sudore. Poichè i due
cani s'erano rintanati in una vicina rimessa, la ragazza e il contadinotto
decisero, per comune sebben tacito accordo, di seguirli. Non so che cosa
diavolo accadde lì dentro: ma è certo e provato che, dopo un'ora, la ragazza
tornò all'aperto con la chioma scomposta e le guance rosse come il fuoco.
*
Rientrata nel
seno della famiglia, la nostra sentimentale si dedicò alla lettura dei romanzi
con la copertina color giallo oro: e ricominciò a sospirare. Proprio nella casa
di fronte abitava un giovane viaggiatore, il quale s'era procacciata una fama
indistruttibile con le sue esplorazioni di terre misteriose nonchè di cuori
femminei, misteriosi del pari ma assai più facilmente avvicinabili. La ragazza,
seduta nel vano della finestra aperta, guardava ora il libro incominciato, ora
la raccolta di curiosità zoologiche e di fotografie che, a traverso il balcone
di rincontro, si offrivano alla sua ammirazione. Guarda oggi, guarda domani,
finì per abbandonare ai tarli il còmpito di percorrere in lungo e in largo le
pagine della biblioteca dalle copertine color giallo oro, per dedicarsi
esclusivamente allo studio della fauna esotica, debitamente impagliata, e delle
immagini femminee, i cui sorrisi baluginavano fra le penombre della stanza del
viaggiatore. Inoltre, nelle notti tormentate dall'insonnia, la sua fantasia
raffigurava paesaggi bizzarri o terribili, scalate di davanzali, fughe sovra
focosi destrieri e simili bazzecole da cervelli in ozio. Per fortuna, un cugino
in quinto grado della zia del padre della portinaia dello scopritore di paesi
vergini e di cuori così così, s'incaricò, senza saperlo, di recare, insinuato
nella fodera del cappello, un messaggio di pace in casa della ragazza: casa,
nella quale egli era ricevuto per la sua doppia qualità di calzolaio a tempo
perso e di consigliere comunale a tempo guadagnato. Sarebbe impossibile fissare
il numero di stivaletti a bottoni e a lacci, di scarpine scollate e a fibbie,
di pianelle in velluto e a ricami, di cui la ragazza sentì improvvisamente e
imperiosamente la necessità. E sarebbe del pari impossibile descrivere la
provvista di stivaloni da montagna e da caccia, di sandali da spiaggia e da
canottaggio, di pantofole in pelle od in panno, che il viaggiatore, temendo una
futura carestia nella merce del genere, volle con molta prudenza accumulare. Il
degno consigliere comunale a tempo perso nonchè calzolaio a tempo guadagnato
occupava, ormai, una gran parte del giorno in un andirivieni continuo fra le
due case, onde ricevere ordini, misurare, mostrare i lavori eseguiti. E
mentr'egli discorreva di alta politica amministrativa e di amministrazione
cittadina con i genitori della ragazza, quest'ultima cercava le proprie virtù
di esploratrice in erba nelle profondità tenebrose dell'onesto cappello,
trasformato in buca da lettere.
Un giorno,
capitò in casa della nostra sentimentale un funzionario governativo timido come
un capriuolo, dolce al pari di un micino neonato e onesto come un cane che si
rispetti. Il dabben uomo era scapolo, un po' curvo e molto desideroso di
tranquillità: e provava da un pezzo sempre più insistente il bisogno di
confidare, una buona volta, in un qualche casto e pudico orecchio, i teneri
sentimenti che gli riempivano il cuore, ma non erano mai riusciti a giungere
fino alle labbra. Proprio in quel giorno, i genitori della ragazza dovevano
dedicare le loro forze unite a un'impresa tremenda: la scelta di una nuova
domestica, che con la fisionomia desse affidamento di non rubar sulla spesa e
di non trasformare la cucina in un ricovero per soldati famelici; perciò
lasciarono in un salottino la figliuola con l'incombenza di rallegrare l'animo
esacerbato del funzionario governativo. Non so che cosa diavolo accadde lì
dentro: ma è certo e provato che, dopo un'ora, l'egregio uomo varcò la soglia
mostrando due guance rosse come il fuoco e borbottando con voce, resa tremante
dal rimorso:
— Ah, satiro,
satiro che non sei altro! Ma ho una coscienza, e riparerò.
Riparò così
bene che, trascorsi appena sette mesi, vide comparire alla luce il frutto del
suo legittimo connubio con la nostra sentimentale.
*
Un'apoplessia
fulminante, provocata forse dall'abuso di felicità, tolse alle gioie terrene il
funzionario governativo. E con la vedovanza ricominciarono i sospiri e le
letture della nostra sentimentale. Questa volta, però, abbandonati i romanzi
con la copertina color rosa o giallo oro, essa decise di dar libero giuoco alle
proprie tendenze per la melanconia e di abbeverare l'animo ai libri con la
copertina color di cielo e con l'interno riboccante di vermicelli dai molti
piedi, chiamati superfluità dai profani e versi dagli adepti. E a poco a poco,
dissipate le nebbie che ancor le celavano i desiderati orizzonti, cominciò a sognare,
durante le veglie solitarie e notturne, amori dolci e tormentosi, voli
inebrianti attraverso un etere soleggiato, tenzoni di poeti innanzi ad un trono
costellato di gemme, incoronamenti con apollineo lauro di teste chiomate, e
simili chimere da cervelli in ozio. Per fortuna, un glorioso figlio delle Muse,
esperto in ogni segreto della passione e della metrica, s'incaricò in buon
punto di porgere l'opportuno rimedio a quella fantasia troppo eccitata,
rappresentando la parte di ideale fatto carne. Oh, come i libri apparver subito
ben povera cosa di fronte alla realtà! Servissero pur di trastullo e da
dormitorio gratuito per i topi! La nostra sentimentale si raffigurava già
circonfusa di luce, china sovra il nuovo amico dai capelli prolissi e dallo spirito
ardente, il quale, in ginocchio, offriva con umile gesto il proprio orgoglio
all'inspiratrice, resa immortale per mezzo di innumerevoli vermicelli dai molti
piedi, chiamati superfluità dai profani e versi dagli adepti. Nessun vincolo
volgare avrebbe deturpato il sacro connubio, poichè nei cieli della poesia non
è permessa l'entrata ai sindaci e ai sacerdoti. Il cuore, il cuore, il cuore
soltanto possiede il diritto di annodare e sciogliere simili dolcissimi lacci.
Un giorno,
alla nostra sentimentale capitò di viaggiare, nel medesimo scompartimento, con
un banchiere calvo e dottissimo in ogni operazione contabile. Non so che cosa
diavolo accadde lì dentro: ma è certo e provato che, il giorno seguente, la
donna, mostrando le orecchie e il petto adorni di fulgide gemme, stabiliva la
propria dimora in un appartamento, fornito a profusione di arazzi, di mobilio e
di lampadine elettriche. Aveva raggiunto il proprio ideale poichè, circonfusa
di luce, abitava una regione in cui non è permessa l'entrata ai sindaci e ai
sacerdoti.
*
Da ciò
s'impara che nelle donne il sentimento non costituisce una debolezza, ma una
forza.
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