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Un uomo mal
vestito capitò in un albergo di campagna. Era giovane, possedeva qualche soldo
e nessun pensiero: perciò, voleva scialarsela senza crucciarsi punto per
l'avvenire. Chiese un po' di cena, una bottiglia, ma di quelle che hanno sul
vetro due dita di polvere, e un letto dove non si corresse pericolo di danzare
il ballo di San Vito.
— Si figuri!,
— rispose l'oste. — C'è fin troppa pulizia in questa casa. E per il vino, stia
tranquillo: ne ho, giust'appunto, una qualità che risusciterebbe anche i morti.
Ma l'aveva
già squadrato dal capo alle piante e pesato per quel che valeva.
— Ora ti
concio io, — borbottava scendendo in cantina: — mi pigli un canchero se non ti
faccio sputar fuori i pochi quattrini che tieni per le saccocce. Tanto, saran
rubati!
Spillò un
vinello chiaro, che serviva a rinfrescare i carrettieri e ogni giorno, da buon
cristiano, riceveva il battesimo; imbrattò la bottiglia di ragnatele; poi,
sempre sbofonchiando, rifece le scale.
— Guardi
com'è limpido!, — esclamò ponendo il prezioso liquore tra il lume e gli occhi
del giovane: — a forza di spogliarsi, è rimasto nudo nudo come un bambino
innocente.
— Proprio
vero, — confermò l'altro dopo aver assaggiato. — Scommetto che non darebbe noia
neppure a una mosca!
Rise, ingozzò
quel poco di cena; poi, lasciata la bottiglia a mezzo, si alzò avviandosi verso
l'uscio.
Ma l'oste gli
si mise davanti.
— Non s'offenda,
sa?, — disse porgendogli un foglietto di carta tutto scarabocchiato: — è
un'abitudine di questi luoghi. Si consuma e si paga subito; così, sono evitati
i litigi.
Il giovane diede un'occhiata agli sgorbi. Gesummaria!
Neanche se avesse mangiato e bevuto come Lucullo! E la "stansia
pulitta"? Doveva esser degna, almeno, di una reggia, a giudicarne dal
prezzo!
Ma l'oste
intervenne con un sorrisetto mellifluo.
— Se sapesse
quanto costa la roba anche a noi! E le domestiche? Giust'appunto ne ho
rifiutata una ieri, che pretendeva l'occhio del capo! Sono un galantuomo: e mi
conoscono tutti da queste parti. Non saprei approfittare d'anima viva, specie
poi di chi, mi scusi, non sembra molto in fondi.
E,
indovinando che l'altro stava per formulare una proposta, concluse:
— Ci rimetto,
ci rimetto, le giuro.
Alzò gli
occhi verso il cielo, come per invocarne la testimonianza; ma, visto che c'era
fra mezzo il soffitto, li riabbassò sollecito sull'avventore.
Questi rise,
pagò e se ne andò a dormire. Fece tutto un sonno, malgrado i ripetuti assalti
di un esercito di animaletti domestici, che non erano precisamente gli amici
dell'uomo. Ma, prima dell'alba, balzò giù dal letto, si vestì e, in punta di
piedi, scese nella cantina.
Quando l'oste
si recò a svegliarlo, vide che il letto era vuoto.
— Bah!, —
disse; — giust'appunto ha pagato.
E s'avviò a
spillar vino.
Madonna
santa! Sul suolo c'era un metro di liquido: e le botti vi galleggiavano come
zucche vuote.
L'oste si
strappava i capelli.
— Brigante!
Brigante!, — gridava.
E non c'era
verso di capire se parlasse d'altri o di sè stesso.
*
Il giovane mal vestito chiese ospitalità, per una notte,
a un ricco fattore. Quattrini non ce n'erano più. Dunque, bisognava aggiustarsi
alla meglio.
— Mi sembrate
in cattivi arnesi, quel giovane!; — gli disse il fattore.
— Si fa quel
che si può, — rispose l'altro stringendosi nelle spalle.
— Siete
grande e robusto. Perchè non cercate lavoro?
— Magari
venisse! Ma chi mi piglia?
— Vi prendo
io, se volete. Ne ho già parecchi da mantenere; ma, per aiutarvi.... Badate che
di fatica ce n'è molta, ma molta!
— Eh, con
queste braccia!, — esclamò il giovane.
Il fattore
rise. Poi soggiunse subito, strizzando gli occhi come se trangugiasse un
boccone troppo voluminoso:
— Potrò darvi
pochino pochino. I tempi sono così duri, anche per noi proprietarii! E poi,
dovete riflettere che vi prendo proprio per buon cuore, per non lasciarvi in
mezzo alla strada.
Quando il
giovane si fu allontanato, il fattore si volse verso la moglie.
— È una vera
fortuna!, — dichiarò battendosi con dolcezza una mano aperta sul ventre. ——
Questo lavorante mi renderà molto e mi costerà un'inezia. Invitiamolo a cena,
per stasera, e diamogli da dormire in casa. Avrà tempo, in seguito, di mangiar
pane e di coricarsi sul duro. E poi, bisogna mostrarsi affabili con i
sottoposti.
Il giovane
divise la mensa dei padroni ed ebbe in regalo un abito, ch'era appartenuto al
nonno del fattore nei beati tempi della sua giovinezza e costituiva quasi un
ricordo di famiglia. Infine, fu condotto in una camera bianca bianca ed
invitato ad annusar le lenzuola che odoravano di lavanda e abbagliavano col
loro candore.
Ma, verso la
metà della notte, il giovane si alzò, si vestì senza far rumore e, in punta di
piedi, visitò buona parte della casa al lume di una candela proprio di cera, e
non di sego come quelle che son fornite di solito ai salariati.
L'indomani,
il fattore si recò a svegliare il nuovo lavorante; ma trovò il letto vuoto.
— Bah!, —
disse; — sarà per i campi.
Poi s'avviò a
pigliar quattrini dalla cassaforte. Ma questa era spalancata: e sembrava
sbadigliasse per la noia di non aver più niente da custodire.
Il fattore si
dava pugni sul capo.
— Ladro!
Ladro!, — gridava.
E non c'era
verso di comprendere se parlasse d'altri o di sè stesso.
*
Il giovane, rimpannucciato e gioioso, affittò una camera
ammobiliata presso un vecchio giudeo. Costui viveva solo con una mogliettina
assai piacente, sposata di fresco, e con una figliuola di primo letto, un po'
guercia e brutta anzichenò. Perciò, aveva da poco deliberato di mettersi in
casa un galantuomo, possibilmente muscoloso, il quale gli togliesse la paura di
trovarsi da un momento all'altro svaligiato.
Con i denari
del primo mese d'affitto nella saccoccia, egli corse dalla moglie saltellando
come uno sbarazzino.
— Sai?, — le
confidò. — M'è capitato un pigionante, che fa proprio per noi. Ha certe spalle!
E poi, sembra ricco; e non bada a un soldo di più o di meno. Adesso, dormiremo
tranquilli. E potremo, qualche volta, andarcene a passeggio, di sera: a teatro
no, perchè costa troppo.
Il giovane
non tardò ad affiatarsi. Parlava di politica col giudeo, di mode con la moglie
e di poesia con la figliuola, che chiudeva l'occhio guercio e lo stava a
sentire come se si fosse trattato di un oracolo. Il vecchio, vedendo che fra i
due era nata una gran simpatia, salterellava ogni giorno di più e con tutto il
suo potere favoriva i colloqui.
— Vada dalle
mie donne, — diceva spesso al giovane. — Si annoiano tanto, poverine, sempre
chiuse in casa, sempre a lavorare. Mi si spezza il cuore, creda, se ci penso. E
vorrei portarle a distrarsi. Ma i divertimenti costano troppo! Vada lei a
tenerle allegre. Specie la mia figliuola, ne ha proprio bisogno. Ed è così
contenta di stare in sua compagnia! Se sapesse che lodi, dopo! Quasi quasi,
alle volte, m'arrabbio. Dice, si figuri, che lei è un poeta. Non sarà mica
vero, eh? Un uomo di giudizio come lei! Ma la mia figliuola ne è convinta. E a
questo mondo si deve vivere anche un po' di illusioni. Del resto, se fosse
proprio vero, ma non ci credo, sa, se non me lo giura, avrebbe trovato il
guanto per la sua mano, perchè la mia figliuola, a dirla in confidenza, legge
un libro com'io berrei un uovo e scrive anche versi, ma di nascosto, altrimenti
sarebbero scappellotti. Vada, vada, che Dio la benedica!
Il giovane,
ormai, passava più il tempo in camera delle donne che nella propria. E finì col
mettersi a pensione lì in casa anche per i pasti.
— Che
noioso!, — brontolava qualche volta la moglie del giudeo coricandosi al fianco
di questo; — è sempre fra i piedi. Adesso, poi, anche a pranzo dobbiamo
succiarcelo! Ma sì! Grande, grosso e villano. Non c'è pericolo che m'usi una
gentilezza, mi raccolga un gomitolo o mi versi un bicchiere di vino. Tutte le
sue smorfie sono per quella cara grazietta della tua figliuola!
— Zitta!
Zitta!, — rispondeva il vecchio. — Lascia che se la intendano come vogliono.
Non hai ancora capita la musica?
Saltellava
fra le lenzuola scuoprendosi tutto, a rischio di buscarsi una bronchite, e
soggiungeva:
— Sarebbe un
affarone! Cercavamo da anni la perla rara! Pensa: un marito che sembra così
ricco e che non ci chiederebbe neanche la dote e penserebbe, certo, a tutte le
spese dello sposalizio! Io non potrei pensarci davvero! Costano troppo quelle
cerimonie.
Poi
s'addormentava e, in sogno, vedeva il giovane offrirgli un pagliericcio pieno
impinguato di monete d'oro e d'argento, proprio come quello del letto
matrimoniale.
Ma un
mattino, aprendo gli occhi, non si trovò più la moglie d'accanto. Cerca di qua,
cerca di là. Poteva cercare per un pezzo. La mogliettina era volata via dalla
gabbia insieme col giovane e, Dio d'Israello, aveva sventrato, prima, e vuotato
a mezzo non il pagliericcio del sogno, bensì quello reale.
Il vecchio
guizzava come un'anguilla nell'olio.
— Trappolone!
Trappolone!, — gridava.
E non c'era
verso di capire se parlasse d'altri o di sè stesso.
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