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Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

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  • I VAGABONDI.
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I VAGABONDI.

 

Un uomo mal vestito capitò in un albergo di campagna. Era giovane, possedeva qualche soldo e nessun pensiero: perciò, voleva scialarsela senza crucciarsi punto per l'avvenire. Chiese un po' di cena, una bottiglia, ma di quelle che hanno sul vetro due dita di polvere, e un letto dove non si corresse pericolo di danzare il ballo di San Vito.

— Si figuri!, — rispose l'oste. — C'è fin troppa pulizia in questa casa. E per il vino, stia tranquillo: ne ho, giust'appunto, una qualità che risusciterebbe anche i morti.

Ma l'aveva già squadrato dal capo alle piante e pesato per quel che valeva.

Ora ti concio io, — borbottava scendendo in cantina: — mi pigli un canchero se non ti faccio sputar fuori i pochi quattrini che tieni per le saccocce. Tanto, saran rubati!

Spillò un vinello chiaro, che serviva a rinfrescare i carrettieri e ogni giorno, da buon cristiano, riceveva il battesimo; imbrattò la bottiglia di ragnatele; poi, sempre sbofonchiando, rifece le scale.

Guardi com'è limpido!, — esclamò ponendo il prezioso liquore tra il lume e gli occhi del giovane: — a forza di spogliarsi, è rimasto nudo nudo come un bambino innocente.

— Proprio vero, — confermò l'altro dopo aver assaggiato. — Scommetto che non darebbe noia neppure a una mosca!

Rise, ingozzò quel poco di cena; poi, lasciata la bottiglia a mezzo, si alzò avviandosi verso l'uscio.

Ma l'oste gli si mise davanti.

— Non s'offenda, sa?, — disse porgendogli un foglietto di carta tutto scarabocchiato: — è un'abitudine di questi luoghi. Si consuma e si paga subito; così, sono evitati i litigi.

Il giovane diede un'occhiata agli sgorbi. Gesummaria! Neanche se avesse mangiato e bevuto come Lucullo! E la "stansia pulitta"? Doveva esser degna, almeno, di una reggia, a giudicarne dal prezzo!

Ma l'oste intervenne con un sorrisetto mellifluo.

— Se sapesse quanto costa la roba anche a noi! E le domestiche? Giust'appunto ne ho rifiutata una ieri, che pretendeva l'occhio del capo! Sono un galantuomo: e mi conoscono tutti da queste parti. Non saprei approfittare d'anima viva, specie poi di chi, mi scusi, non sembra molto in fondi.

E, indovinando che l'altro stava per formulare una proposta, concluse:

— Ci rimetto, ci rimetto, le giuro.

Alzò gli occhi verso il cielo, come per invocarne la testimonianza; ma, visto che c'era fra mezzo il soffitto, li riabbassò sollecito sull'avventore.

Questi rise, pagò e se ne andò a dormire. Fece tutto un sonno, malgrado i ripetuti assalti di un esercito di animaletti domestici, che non erano precisamente gli amici dell'uomo. Ma, prima dell'alba, balzò giù dal letto, si vestì e, in punta di piedi, scese nella cantina.

Quando l'oste si recò a svegliarlo, vide che il letto era vuoto.

Bah!, — disse; — giust'appunto ha pagato.

E s'avviò a spillar vino.

Madonna santa! Sul suolo c'era un metro di liquido: e le botti vi galleggiavano come zucche vuote.

L'oste si strappava i capelli.

Brigante! Brigante!, — gridava.

E non c'era verso di capire se parlasse d'altri o di stesso.

 

*

 

Il giovane mal vestito chiese ospitalità, per una notte, a un ricco fattore. Quattrini non ce n'erano più. Dunque, bisognava aggiustarsi alla meglio.

— Mi sembrate in cattivi arnesi, quel giovane!; — gli disse il fattore.

— Si fa quel che si può, — rispose l'altro stringendosi nelle spalle.

— Siete grande e robusto. Perchè non cercate lavoro?

Magari venisse! Ma chi mi piglia?

— Vi prendo io, se volete. Ne ho già parecchi da mantenere; ma, per aiutarvi.... Badate che di fatica ce n'è molta, ma molta!

— Eh, con queste braccia!, — esclamò il giovane.

Il fattore rise. Poi soggiunse subito, strizzando gli occhi come se trangugiasse un boccone troppo voluminoso:

— Potrò darvi pochino pochino. I tempi sono così duri, anche per noi proprietarii! E poi, dovete riflettere che vi prendo proprio per buon cuore, per non lasciarvi in mezzo alla strada.

Quando il giovane si fu allontanato, il fattore si volse verso la moglie.

— È una vera fortuna!, — dichiarò battendosi con dolcezza una mano aperta sul ventre. —— Questo lavorante mi renderà molto e mi costerà un'inezia. Invitiamolo a cena, per stasera, e diamogli da dormire in casa. Avrà tempo, in seguito, di mangiar pane e di coricarsi sul duro. E poi, bisogna mostrarsi affabili con i sottoposti.

Il giovane divise la mensa dei padroni ed ebbe in regalo un abito, ch'era appartenuto al nonno del fattore nei beati tempi della sua giovinezza e costituiva quasi un ricordo di famiglia. Infine, fu condotto in una camera bianca bianca ed invitato ad annusar le lenzuola che odoravano di lavanda e abbagliavano col loro candore.

Ma, verso la metà della notte, il giovane si alzò, si vestì senza far rumore e, in punta di piedi, visitò buona parte della casa al lume di una candela proprio di cera, e non di sego come quelle che son fornite di solito ai salariati.

L'indomani, il fattore si recò a svegliare il nuovo lavorante; ma trovò il letto vuoto.

Bah!, — disse; — sarà per i campi.

Poi s'avviò a pigliar quattrini dalla cassaforte. Ma questa era spalancata: e sembrava sbadigliasse per la noia di non aver più niente da custodire.

Il fattore si dava pugni sul capo.

Ladro! Ladro!, — gridava.

E non c'era verso di comprendere se parlasse d'altri o di stesso.

 

*

 

Il giovane, rimpannucciato e gioioso, affittò una camera ammobiliata presso un vecchio giudeo. Costui viveva solo con una mogliettina assai piacente, sposata di fresco, e con una figliuola di primo letto, un po' guercia e brutta anzichenò. Perciò, aveva da poco deliberato di mettersi in casa un galantuomo, possibilmente muscoloso, il quale gli togliesse la paura di trovarsi da un momento all'altro svaligiato.

Con i denari del primo mese d'affitto nella saccoccia, egli corse dalla moglie saltellando come uno sbarazzino.

Sai?, — le confidò. — M'è capitato un pigionante, che fa proprio per noi. Ha certe spalle! E poi, sembra ricco; e non bada a un soldo di più o di meno. Adesso, dormiremo tranquilli. E potremo, qualche volta, andarcene a passeggio, di sera: a teatro no, perchè costa troppo.

Il giovane non tardò ad affiatarsi. Parlava di politica col giudeo, di mode con la moglie e di poesia con la figliuola, che chiudeva l'occhio guercio e lo stava a sentire come se si fosse trattato di un oracolo. Il vecchio, vedendo che fra i due era nata una gran simpatia, salterellava ogni giorno di più e con tutto il suo potere favoriva i colloqui.

Vada dalle mie donne, — diceva spesso al giovane. — Si annoiano tanto, poverine, sempre chiuse in casa, sempre a lavorare. Mi si spezza il cuore, creda, se ci penso. E vorrei portarle a distrarsi. Ma i divertimenti costano troppo! Vada lei a tenerle allegre. Specie la mia figliuola, ne ha proprio bisogno. Ed è così contenta di stare in sua compagnia! Se sapesse che lodi, dopo! Quasi quasi, alle volte, m'arrabbio. Dice, si figuri, che lei è un poeta. Non sarà mica vero, eh? Un uomo di giudizio come lei! Ma la mia figliuola ne è convinta. E a questo mondo si deve vivere anche un po' di illusioni. Del resto, se fosse proprio vero, ma non ci credo, sa, se non me lo giura, avrebbe trovato il guanto per la sua mano, perchè la mia figliuola, a dirla in confidenza, legge un libro com'io berrei un uovo e scrive anche versi, ma di nascosto, altrimenti sarebbero scappellotti. Vada, vada, che Dio la benedica!

Il giovane, ormai, passava più il tempo in camera delle donne che nella propria. E finì col mettersi a pensione in casa anche per i pasti.

— Che noioso!, — brontolava qualche volta la moglie del giudeo coricandosi al fianco di questo; — è sempre fra i piedi. Adesso, poi, anche a pranzo dobbiamo succiarcelo! Ma sì! Grande, grosso e villano. Non c'è pericolo che m'usi una gentilezza, mi raccolga un gomitolo o mi versi un bicchiere di vino. Tutte le sue smorfie sono per quella cara grazietta della tua figliuola!

Zitta! Zitta!, — rispondeva il vecchio. — Lascia che se la intendano come vogliono. Non hai ancora capita la musica?

Saltellava fra le lenzuola scuoprendosi tutto, a rischio di buscarsi una bronchite, e soggiungeva:

— Sarebbe un affarone! Cercavamo da anni la perla rara! Pensa: un marito che sembra così ricco e che non ci chiederebbe neanche la dote e penserebbe, certo, a tutte le spese dello sposalizio! Io non potrei pensarci davvero! Costano troppo quelle cerimonie.

Poi s'addormentava e, in sogno, vedeva il giovane offrirgli un pagliericcio pieno impinguato di monete d'oro e d'argento, proprio come quello del letto matrimoniale.

Ma un mattino, aprendo gli occhi, non si trovò più la moglie d'accanto. Cerca di qua, cerca di . Poteva cercare per un pezzo. La mogliettina era volata via dalla gabbia insieme col giovane e, Dio d'Israello, aveva sventrato, prima, e vuotato a mezzo non il pagliericcio del sogno, bensì quello reale.

Il vecchio guizzava come un'anguilla nell'olio.

Trappolone! Trappolone!, — gridava.

E non c'era verso di capire se parlasse d'altri o di stesso.





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