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C'era una
volta una ragazza ambiziosa, ma ambiziosa, aiutatemi a dire ambiziosa. Sovente
vedeva passare a cavallo, innanzi alla sua casetta, il figliuolo del
castellano, e pensava: Se potessi sposarmelo!
Infine,
chiese ai genitori il permesso di collocarsi al servizio del castellano come
pastorella: indossò una pelle di pecora, che a mala pena le copriva i fianchi
ed il petto, e cominciò a sorvegliare le greggi. Aveva l'epidermide bianca come
il latte e le membra arrotondate al tornio; perciò non si peritava di esporle
alla critica.
Il figliuolo
del castellano, che s'annoiava a rimanere in famiglia, si recava spesso nei
prati. Gira oggi, gira domani, s'intoppò nella nuova guardiana. Ma il giovane
era stato viziato dalla vita della città: si diceva, anzi, che riparasse al
castello del padre solo allorchè sentiva di non poterla proprio durare con gli
strapazzi. Diede un'occhiata distratta alla pastorella e proseguì il suo
cammino. Nei giorni seguenti, dovunque andasse, trovava la ragazza. Questa a
volte se ne stava in piedi, con le spalle pienotte esposte ai raggi del sole; a
volte dormiva coricata al suolo, allungando le gambe, di cui il candore
abbagliante ancor più risaltava sul verde dell'erba; a volte s'occupava a
raccoglier fiorellini e, piegando il corpo in avanti, lasciava che tra la
rustica veste e la pelle s'infiltrasse il lieve alito d'una brezzolina
indiscreta.
Il giovane la
sbirciava, borbottava fra i denti: Che selvaggia!; allungava le labbra in una
smorfia di nausea e tirava dritto.
Un giorno, la
vide che piangeva per una graffiatura di spina al calcagno; e s'avvicinò.
— Guardate
quanto sangue, padroncino; — singhiozzò la pastorella alzando il piede per far
osservare meglio la ferita.
E non voleva
convincersi che un po' di acqua avrebbe lavata e guarita ogni cosa.
Di parola in
parola, il discorso deviò dal campo medico-chirurgico.
— Non avete
paura a starvene in codesto modo?, — chiese il giovane.
— Paura di
che? Se non viene il lupo a divorarmi!, — rispose la fanciulla.
E i suoi
dentini scintillarono fra le labbrucce vermiglie.
— Altro che
lupo! Oh, gli uomini non li contate per nulla?, — replicò il giovane.
— Gli uomini?
E perchè dovrei temerli?, — domandò a sua volta la pastorella sgranando due
occhi innocenti e azzurri al pari del cielo.
— Che
papera!, — pensò il giovane.
Salutò in
fretta e partì.
Col
trascorrer dei giorni, i colloqui divennero frequenti. Il padroncino trattava
la pastorella come una bimba e rideva delle sue ingenuità; ma quel corpo
seminudo gli produceva l'effetto di un pugno nello stomaco.
L'ambiziosa,
che aveva mangiata la foglia, cambiò tattica.
— Perchè non
mi prendete come domestica al castello?, — domandò un giorno a bruciapelo.
Ed eccola,
con un abituccio più cristiano, un paio di calze bucherellate e due zoccoletti,
entro la fortezza nemica.
*
Il giovane
aveva chiacchierato con la pastorella; ma non si curò nè punto nè poco della
nuova lavapiatti. La vedeva sovente per le scale o in cortile, rispondeva con
un cenno del capo al saluto, e passava oltre. Invano la ragazza si pettinava
sempre con cura, teneva la veste rammendata e pulita, turava i buchi delle
calze e mostrava fino al gomito due braccia bianche come la neve.
—
Rigovernatura!, — borbottava il padroncino allorchè, per caso, i suoi occhi si
posavano sulla domestica.
Ma un giorno
questa gli gridò dietro, ridendo:
— Padroncino,
attento a non infarinarvi la punta del naso!
Il giovane si
fermò di botto, rifece i passi, s'avvicinò alla ragazza.
— Cosa volete
dire?, — domandò.
— Chiedetelo
alla bella mugnaia, ch'è sempre in ghingheri, ma tiene tanto di farina sul
viso!, — rispose lei ammiccando con malizia.
— Oh! Oh!
Sembra che vi sia venuta l'esperienza!, — brontolò il giovane.
— Sicuro che
m'è venuta! E adesso so anche perchè le ragazze devono aver paura del lupo.
— Chi ve l'ha
insegnato?, — la interrogò il giovane già mezzo ridente.
— Voi,
padroncino. E anche la bella mugnaia, che porta i nastri e i guanti come le
signore della città.
— Se non vi
spiegate, guai a voi!; — esclamò il giovane ridendo del tutto.
— Eh,
padroncino! Conosco una certa querce, a un tiro di pietra dal mulino, che se
potesse parlare!
Poi, a muso
tosto, domandò:
— L'avete
imparato dai piccioni a beccarvi?
Il giovane
sbottò in una risata, che sembrava un colpo di cannone. Poi, corse via senza
voler sentir altro.
Da quel
giorno, i due cominciarono a scambiar qualche frase. Anzi, a poco a poco, il
giovane si confidò. S'annoiava a morte, in campagna: ma doveva starci per
contentare il padre e ottenerne molti quattrini per quando, nell'inverno, fosse
tornato in città, fra persone a modo. Dunque? Faceva un dito di corte alla
mugnaia, perchè quella lì, almeno, sapeva adoprar la cipria.
— Avete
ragione, padroncino; — diceva la ragazza. — Anch'io vorrei uno straccio di
amoroso, che non fosse come gli zotici di queste parti. Ma dove lo pesco?
Il padroncino
per un poco si divertiva ad ascoltarla; ma, ad un certo momento, voltava di
punto in bianco il dorso e filava via torcendo la bocca come se avesse ingoiato
un bicchiere d'olio di ricino.
L'ambiziosa
finì col mangiare la foglia: e un giorno, senza preamboli, chiese al padroncino
che la proponesse per cameriera alla madre.
Radunò i
pochi risparmi, si comperò un abito modesto, ma elegante, una cuffietta coi
nastri di raso e un paio di scarpini con un palmo di tacco: e preparò le
batterie.
*
La castellana
non rifiniva mai dal portare ai sette cieli l'abilità e il garbo della sua
nuova cameriera. Un gioiello, proprio! Peccato che non fosse nata da buona
famiglia: bella, gentile e intelligente com'era, avrebbe trovato fior di
gentiluomini disposti a sposarla.
Anche il
giovane sbalordiva. Possibile che quella graziosa figurina, ben agghindata, ben
incipriata, ben calzata, fosse la pastorella seminuda e la domestica
frittellosa della vigilia? Però, dopo qualche giorno non ci pensava più. E non
ci avrebbe pensato più per un pezzo se certi sospironi lunghi, che la ragazza
di quando in quando tirava, non gli avessero ficcata in corpo la curiosità di
conoscerne il motivo.
— Vi trovate
male nel nuovo posto?, — le domandò.
La fanciulla
si confuse, divenne di porpora, poi con un filo di voce, abbassando la
testolina, disse:
— Oh, no,
padroncino! Ma quando mi vengono in mente quei discorsi che vi facevo, vorrei
sprofondarmi sotto terra per la vergogna. Chi sa che brutto giudizio vi sarete
formato di me!
— Eh, eran
frasi di ragazza inesperta. E dimostravan franchezza, almeno! Mentre le
pupattole della città....
— Se potessi
riacquistarmi la vostra stima....
— Che
bambinuccia! Via, alzate il capo! Ecco che piange, adesso!
Due lagrime,
grosse come perle, scendevano lentamente lungo le guance della fanciulla. Il
giovane, questa volta, non sentì alcuna ripugnanza a toccare la graziosa
afflitta e ad asciugarne il volto col proprio fazzoletto ricamato e stemmato.
Un giorno, la
castellana disse al figlio:
— Quella
ragazza m'inquieta. Non fa che sospirare: e poi, spesso si chiude in camera e
singhiozza in modo da strappar l'anima.
Il giovane
divenne pensieroso.
— Prova tu a
chiederle il segreto della sua pena, — insinuò la madre.
— No, mamma;
è meglio lasciarla tranquilla, — rispose lui brusco.
Ma non la
lasciò punto tranquilla allorchè, origliando alla porta della sua camera, sentì
che la ragazza parlava, in un appassionato soliloquio, di lui, proprio di lui,
e pregava il cielo che le volesse concedere d'esser riamata o di morire: anzi,
con un colpo di spalla aprì l'uscio, senza avvedersi che questo era soltanto
accostato, e si gettò ai piedi della graziosa cameriera scongiurandola di
diventare sua moglie.
*
L'indomani,
all'alba, il giovane, cerca di qua cerca di là, non riusciva a rintracciare la
fanciulla. Esce dal castello, chiede a destra e a sinistra: nessuno sapeva
niente di niente. Infine, una vecchietta gli dice;
— L'ho vista
che s'avviava verso i pascoli.
Il giovane
corre, più che correre vola, giunge davanti alla capanna che aveva servito un
tempo di nido alla sua benamata. Ed ecco che questa appare sulla soglia,
vestita con la semplice pelle di pecora.
— Un
ghiribizzo di bambina, — dice tra vergognosa e ridente.
Ma, dentro di
sè, è molto inquieta. Chi avrebbe mai pensato che quello lì dovesse così presto
mettersi in traccia di lei?
Il giovane,
ora, sembra un fuoco pirotecnico. Altro che nausea! La ragazza vorrebbe
impedirgli di entrare. Ma se la credesse una prova di poco amore?
Il silenzio,
intorno, è profondo. Solo, di quando in quando, giunge dai prati qualche
fievole belato di agnello.
I due
innamorati, più tardi, s'avviarono insieme verso il castello. Ma il padroncino
non parlava più di matrimonio.
*
Da ciò
s'impara che una bella ragazza non deve mai imitar mamma Eva, poichè o non
guadagna nulla o perde tutto.
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