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Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

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  • PELLE D'ASINO.
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PELLE D'ASINO.

 

C'era una volta una ragazza ambiziosa, ma ambiziosa, aiutatemi a dire ambiziosa. Sovente vedeva passare a cavallo, innanzi alla sua casetta, il figliuolo del castellano, e pensava: Se potessi sposarmelo!

Infine, chiese ai genitori il permesso di collocarsi al servizio del castellano come pastorella: indossò una pelle di pecora, che a mala pena le copriva i fianchi ed il petto, e cominciò a sorvegliare le greggi. Aveva l'epidermide bianca come il latte e le membra arrotondate al tornio; perciò non si peritava di esporle alla critica.

Il figliuolo del castellano, che s'annoiava a rimanere in famiglia, si recava spesso nei prati. Gira oggi, gira domani, s'intoppò nella nuova guardiana. Ma il giovane era stato viziato dalla vita della città: si diceva, anzi, che riparasse al castello del padre solo allorchè sentiva di non poterla proprio durare con gli strapazzi. Diede un'occhiata distratta alla pastorella e proseguì il suo cammino. Nei giorni seguenti, dovunque andasse, trovava la ragazza. Questa a volte se ne stava in piedi, con le spalle pienotte esposte ai raggi del sole; a volte dormiva coricata al suolo, allungando le gambe, di cui il candore abbagliante ancor più risaltava sul verde dell'erba; a volte s'occupava a raccoglier fiorellini e, piegando il corpo in avanti, lasciava che tra la rustica veste e la pelle s'infiltrasse il lieve alito d'una brezzolina indiscreta.

Il giovane la sbirciava, borbottava fra i denti: Che selvaggia!; allungava le labbra in una smorfia di nausea e tirava dritto.

Un giorno, la vide che piangeva per una graffiatura di spina al calcagno; e s'avvicinò.

Guardate quanto sangue, padroncino; — singhiozzò la pastorella alzando il piede per far osservare meglio la ferita.

E non voleva convincersi che un po' di acqua avrebbe lavata e guarita ogni cosa.

Di parola in parola, il discorso deviò dal campo medico-chirurgico.

— Non avete paura a starvene in codesto modo?, — chiese il giovane.

Paura di che? Se non viene il lupo a divorarmi!, — rispose la fanciulla.

E i suoi dentini scintillarono fra le labbrucce vermiglie.

— Altro che lupo! Oh, gli uomini non li contate per nulla?, — replicò il giovane.

— Gli uomini? E perchè dovrei temerli?, — domandò a sua volta la pastorella sgranando due occhi innocenti e azzurri al pari del cielo.

— Che papera!, — pensò il giovane.

Salutò in fretta e partì.

Col trascorrer dei giorni, i colloqui divennero frequenti. Il padroncino trattava la pastorella come una bimba e rideva delle sue ingenuità; ma quel corpo seminudo gli produceva l'effetto di un pugno nello stomaco.

L'ambiziosa, che aveva mangiata la foglia, cambiò tattica.

Perchè non mi prendete come domestica al castello?, — domandò un giorno a bruciapelo.

Ed eccola, con un abituccio più cristiano, un paio di calze bucherellate e due zoccoletti, entro la fortezza nemica.

 

*

 

Il giovane aveva chiacchierato con la pastorella; ma non si curò punto poco della nuova lavapiatti. La vedeva sovente per le scale o in cortile, rispondeva con un cenno del capo al saluto, e passava oltre. Invano la ragazza si pettinava sempre con cura, teneva la veste rammendata e pulita, turava i buchi delle calze e mostrava fino al gomito due braccia bianche come la neve.

Rigovernatura!, — borbottava il padroncino allorchè, per caso, i suoi occhi si posavano sulla domestica.

Ma un giorno questa gli gridò dietro, ridendo:

Padroncino, attento a non infarinarvi la punta del naso!

Il giovane si fermò di botto, rifece i passi, s'avvicinò alla ragazza.

— Cosa volete dire?, — domandò.

Chiedetelo alla bella mugnaia, ch'è sempre in ghingheri, ma tiene tanto di farina sul viso!, — rispose lei ammiccando con malizia.

— Oh! Oh! Sembra che vi sia venuta l'esperienza!, — brontolò il giovane.

Sicuro che m'è venuta! E adesso so anche perchè le ragazze devono aver paura del lupo.

— Chi ve l'ha insegnato?, — la interrogò il giovane già mezzo ridente.

— Voi, padroncino. E anche la bella mugnaia, che porta i nastri e i guanti come le signore della città.

— Se non vi spiegate, guai a voi!; — esclamò il giovane ridendo del tutto.

— Eh, padroncino! Conosco una certa querce, a un tiro di pietra dal mulino, che se potesse parlare!

Poi, a muso tosto, domandò:

— L'avete imparato dai piccioni a beccarvi?

Il giovane sbottò in una risata, che sembrava un colpo di cannone. Poi, corse via senza voler sentir altro.

Da quel giorno, i due cominciarono a scambiar qualche frase. Anzi, a poco a poco, il giovane si confidò. S'annoiava a morte, in campagna: ma doveva starci per contentare il padre e ottenerne molti quattrini per quando, nell'inverno, fosse tornato in città, fra persone a modo. Dunque? Faceva un dito di corte alla mugnaia, perchè quella , almeno, sapeva adoprar la cipria.

— Avete ragione, padroncino; — diceva la ragazza. — Anch'io vorrei uno straccio di amoroso, che non fosse come gli zotici di queste parti. Ma dove lo pesco?

Il padroncino per un poco si divertiva ad ascoltarla; ma, ad un certo momento, voltava di punto in bianco il dorso e filava via torcendo la bocca come se avesse ingoiato un bicchiere d'olio di ricino.

L'ambiziosa finì col mangiare la foglia: e un giorno, senza preamboli, chiese al padroncino che la proponesse per cameriera alla madre.

Radunò i pochi risparmi, si comperò un abito modesto, ma elegante, una cuffietta coi nastri di raso e un paio di scarpini con un palmo di tacco: e preparò le batterie.

 

*

 

La castellana non rifiniva mai dal portare ai sette cieli l'abilità e il garbo della sua nuova cameriera. Un gioiello, proprio! Peccato che non fosse nata da buona famiglia: bella, gentile e intelligente com'era, avrebbe trovato fior di gentiluomini disposti a sposarla.

Anche il giovane sbalordiva. Possibile che quella graziosa figurina, ben agghindata, ben incipriata, ben calzata, fosse la pastorella seminuda e la domestica frittellosa della vigilia? Però, dopo qualche giorno non ci pensava più. E non ci avrebbe pensato più per un pezzo se certi sospironi lunghi, che la ragazza di quando in quando tirava, non gli avessero ficcata in corpo la curiosità di conoscerne il motivo.

— Vi trovate male nel nuovo posto?, — le domandò.

La fanciulla si confuse, divenne di porpora, poi con un filo di voce, abbassando la testolina, disse:

— Oh, no, padroncino! Ma quando mi vengono in mente quei discorsi che vi facevo, vorrei sprofondarmi sotto terra per la vergogna. Chi sa che brutto giudizio vi sarete formato di me!

— Eh, eran frasi di ragazza inesperta. E dimostravan franchezza, almeno! Mentre le pupattole della città....

— Se potessi riacquistarmi la vostra stima....

— Che bambinuccia! Via, alzate il capo! Ecco che piange, adesso!

Due lagrime, grosse come perle, scendevano lentamente lungo le guance della fanciulla. Il giovane, questa volta, non sentì alcuna ripugnanza a toccare la graziosa afflitta e ad asciugarne il volto col proprio fazzoletto ricamato e stemmato.

Un giorno, la castellana disse al figlio:

— Quella ragazza m'inquieta. Non fa che sospirare: e poi, spesso si chiude in camera e singhiozza in modo da strappar l'anima.

Il giovane divenne pensieroso.

Prova tu a chiederle il segreto della sua pena, — insinuò la madre.

— No, mamma; è meglio lasciarla tranquilla, — rispose lui brusco.

Ma non la lasciò punto tranquilla allorchè, origliando alla porta della sua camera, sentì che la ragazza parlava, in un appassionato soliloquio, di lui, proprio di lui, e pregava il cielo che le volesse concedere d'esser riamata o di morire: anzi, con un colpo di spalla aprì l'uscio, senza avvedersi che questo era soltanto accostato, e si gettò ai piedi della graziosa cameriera scongiurandola di diventare sua moglie.

 

*

 

L'indomani, all'alba, il giovane, cerca di qua cerca di , non riusciva a rintracciare la fanciulla. Esce dal castello, chiede a destra e a sinistra: nessuno sapeva niente di niente. Infine, una vecchietta gli dice;

— L'ho vista che s'avviava verso i pascoli.

Il giovane corre, più che correre vola, giunge davanti alla capanna che aveva servito un tempo di nido alla sua benamata. Ed ecco che questa appare sulla soglia, vestita con la semplice pelle di pecora.

— Un ghiribizzo di bambina, — dice tra vergognosa e ridente.

Ma, dentro di , è molto inquieta. Chi avrebbe mai pensato che quello dovesse così presto mettersi in traccia di lei?

Il giovane, ora, sembra un fuoco pirotecnico. Altro che nausea! La ragazza vorrebbe impedirgli di entrare. Ma se la credesse una prova di poco amore?

Il silenzio, intorno, è profondo. Solo, di quando in quando, giunge dai prati qualche fievole belato di agnello.

I due innamorati, più tardi, s'avviarono insieme verso il castello. Ma il padroncino non parlava più di matrimonio.

 

*

 

Da ciò s'impara che una bella ragazza non deve mai imitar mamma Eva, poichè o non guadagna nulla o perde tutto.





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