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C'era una
volta un giovane ardito, ma ardito, aiutatemi a dire ardito. Non temeva nè Dio
nè il diavolo e sentiva due soli desiderii: diventar ricco e imporsi
all'ammirazione altrui.
Diceva
spesso:
— Quando sarò
ricco e ammirato, potrò infischiarmene della legge e operare a dritto e a
rovescio secondo il mio capriccio.
Come si vede,
egli conosceva a menadito le faccende di questo mondo.
Tanto per
cominciare, con i pochi denari ereditati dal padre aprì un'agenzia di prestiti
sovra pegno: e dichiarò che avrebbe dato il denaro senza interesse. Le persone
dabbene non ne approfittarono, poichè non potevano offrire come pegni che poche
oleografie o, al massimo, una mezza dozzina di posate d'argento. Ma, in
compenso, fu un corri corri di individui dall'apparenza incerta e dai vestiti
ancora più incerti, i quali vennero a depositare umilmente gli oggetti più
disparati: mucchi di biancheria finissima, orologi e catene d'oro, pellicce di
lontra, fasci di cartelle di rendita, naturalmente nominali. Riscuotevano il
decimo del valore, poi, vattelapesca perchè, non si facevan più vivi. Il
giovane, dal suo canto, non volendo che così bella roba andasse sciupata,
liberava le gemme dall'incastonatura per trovar loro con maggior facilità un
acquirente, fondeva i metalli preziosi, forse per passare il tempo, e, odiando
l'ozio anche negli altri, induceva una sua amante a occupare le giornate col togliere
le iniziali dagli angoli della biancheria.
Poichè si
dimostrava così disinteressato verso i bisognosi, fu ricompensato dalla
provvidenza, che gli concesse di accumulare, in poco volgere di stagioni, molto
denaro.
Un poliziotto
ficcanaso e antiumanitario lo obbligò, infine, a chiuder bottega; ma per
rimbalzo gli aprì, senza volerlo, un più soleggiato cammino. Infatti, il nostro
giovane non tardò ad avvedersi che il mondo è oppresso e perseguitato non tanto
dalla miseria quanto dalla noia. Visitò le capitali straniere, apprese tutti i
segreti con cui si combatte lo sbadiglio; e, rientrato in patria, destinò la
propria ricchezza all'altrui sollievo e vantaggio. Aprì non un piagnucoloso
teatro di prosa o d'opera, ma un gaio ritrovo con spettacoli a base di
sgambetti scacciapensieri e di artistiche esposizioni di seminudo: e vi
aggiunse un servizio notturno di ristorante per chi soffrisse di debolezza allo
stomaco, e un certo numero di gabinetti appartati per chi odiasse
misantropicamente le compagnie numerose. Inaugurò non una pesante e pedante
società di letture e conversazioni, ma un allegro circolo ove, fra intimi, si
potesse liberamente discorrere della virtù degli assi in un mazzo di carte da
giuoco e delle incomparabili dolcezze di un baccarat famigliare: e con cortese
premura rese nota la faccenda ai poveri ricchi forestieri, afflitti da spleen.
Insomma, si adoperò in così amabile guisa, da meritarsi non solo l'ammirazione
degli annoiati, che sono i più, ma anche il titolo di provvido benefattore dell'umanità.
Già si
parlava di nominarlo alle più alte cariche cittadine in ricompensa dei suoi
molti servigi. Ma una morte per apoplessia, avvenuta in un gabinetto
particolare e causata, probabilmente, da indigestione, e due o tre suicidii,
provocati da leggère divergenze di giuoco, scombussolarono in così fatta
maniera il cervello del nostro uomo, da indurlo a chiudere teatro e circolo e a
rinnegare le antiche convinzioni per adottarne altre nuove e diametralmente
opposte.
*
Pentito e
contrito, egli si dedicò alla lettura e allo studio profondo della vita di
Beniamino Franklin, delle massime di Samuele Smiles e di parecchi altri libri
del genere. I suoi amici lo udivano esclamare sovente:
— La miglior
via per riuscire a qualcosa nel mondo è quella del dovere. Un galantuomo vince
gli ostacoli con la sua stessa onestà. Un cuore buono e un animo giusto
finiscono sempre, prima o poi, col trionfare.
Tanto gli
avean messo a soqquadro il comprendonio quei benedetti suicidii!
Dopo aver
meditato sui propri casi, il nostro uomo deliberò di fondare una grande banca
di credito, che elargisse quattrini, a interesse legale, alle persone di
provata scrupolosità. Subito fu un corri corri di impiegati, di commercianti e
di industriali. Riscuotevano il denaro, ringraziavano con le lagrime agli
occhi, giuravano che sarebbero morti piuttosto che non far fronte con
puntualità al loro impegno, poi sgambettavano via svelti come caprioli, benchè
avessero il peso generico del corpo aumentato dal peso specifico dei biglietti
di banca. Ma, alla scadenza, i commessi del nostro uomo, tornando alla banca,
invece di sgambettare sembravan lumache, tanto procedevano lenti.
— Il tale
impiegato ha detto che siamo padroni padronissimi di mettergli la cambiale in
protesto. E ci ha invitati a bere affinchè festeggiassimo la cessione del
quinto, da lui condotta felicemente a termine in questi giorni a scanso di
sequestri sullo stipendio da parte di creditori troppo seccanti.
— Il tale
commerciante s'è ritirato in campagna per godersi il ben meritato riposo: e
lascia agio ai curiosi di contemplare la sua bottega chiusa per fallimento.
— Il tale
industriale sta fondando fabbriche di seta sotto il dolce clima cinese. E
lasciò scritto che, nella sua patria, gli uomini pieni d'ingegno e d'iniziativa
non sono apprezzati a sufficienza.
In breve
volger di tempo, le ricchezze del nostro filantropo sfumarono, la sua banca si
chiuse, ma la sua coscienza non si turbò.
— Vivrò
modestamente, — egli disse; — e, per consolarmi, cercherò di meritare la stima
altrui.
Col poco
denaro che gli rimaneva, aprì una casa gratuita di cura per malattie
costituzionali e cominciò a trascorrere i giorni al capezzale dei ricoverati.
— Allorchè
vedranno — pensava — che si tratta di un'opera buona, le persone generose si
sentiran spinte ad aiutarmi e ad amarmi.
Ben presto
ogni giaciglio fu occupato da un ospite. Ma di generosi aiuti, neppure l'ombra.
Inoltre i malati, benchè non pagassero nulla, s'affrettavano, come per tacita
intesa, ad esalare con l'ultimo rantolo il definitivo respiro: però, in segno
dì riconoscenza per le affettuose cure ricevute, abbandonavano volentieri i
pochi cenci delle lor vesti in eredità al filantropo, con la clausola che
potesse servirsene per qualunque uso, fosse o no personale.
Il nostro
uomo contemplava intenerito queste palpabili prove di gratitudine: e non
riusciva a comprendere per qual motivo i suoi conoscenti e gli stessi amici,
incontrandolo per la strada, gli lanciassero occhiate furibonde e dileguassero
poi frettolosi senza ricambiargli il saluto.
Ma dovette
aprir gli occhi alla verità allorchè vide che una gazzetta, iniziando una
campagna contro la sua casa di cura, lo accusava di elargire acqua per brodo ai
ricoverati per ereditare rapidamente le loro vistose ricchezze. Il nostro uomo
riempì un vecchio baule con gli stracci dei poveri defunti, e sospirando diede
un addio per sempre alla beneficenza.
*
Addolorato,
ma non vinto, egli decise di crearsi una famigliuola, che lo compensasse delle
delusioni sofferte. Ormai i suoi costumi erano puri, le sue abitudini modeste,
i suoi pensieri pieni di bonaria mansuetudine: nessuna ragazza avrebbe potuto,
quindi, rifiutarlo come marito. Ma, che è che non è, le ragazze fuggivano,
scorgendolo, nè più nè meno che se avessero visto il diavolo. E poi, tra loro,
dicevano:
— Ecco quel
brav'uomo.
— Ih, che
sanguisuga!
— Scappa,
scappa; se no, è capace di parlarti dei doveri della donna.
— E dei
diritti dell'uomo.
— Sapete che
cerca moglie?
— Sì, per
catechizzarla.
— E farla
morire di noia.
— Piuttosto
sposare un orso.
— O un bue.
— L'orso,
almeno, può imparare a ballare.
— E al bue
non manca nulla per diventare un marito.
I padri
prendevano a braccetto il malcapitato e gli dicevano:
—
Scommettiamo che non siete mai entrato in un teatro di varietà. E volete
avvicinare le donne!
Le madri lo
chiamavano in disparte per ammonirlo.
—
Scavezzacolli non bisogna essere. Ma via, un poco d'esperienza fa bene, ed è
necessaria per il matrimonio.
Un giorno, la
fortuna o la disgrazia mise il nostro uomo a tu per tu con una monella
sedicenne, appetitosa come un bomboncino al ribes.
— Vorrei
sentirvi fare una dichiarazione amorosa, — disse la ragazza ridendo.
— L'amore non
si dichiara con le parole,— obiettò lui.
— Oh come,
dunque?, — chiese la ragazza.
Sia che il
demonio ci mettesse la coda, sia che il nostro uomo si ricordasse ad un tratto
della propria ardita giovinezza, sia che l'occasione fosse troppo propizia e la
tentazione troppo forte per un misero mortale: fatto sta ed è che, la sera stessa,
le amiche udirono il bomboncino al ribes sentenziare:
— Le acque
chete sono le più pericolose.
E
soggiungere, quasi fra sè e sè:
— E le
migliori.
La curiosità
è femmina. E poi, appare contrario ad ogni sano principio che una figlia d'Eva
scorga un pomo tra le mani di una sua amica e non cerchi di affondarvi i
dentini.
I padri
s'accorsero del mutamento e, preso a braccetto il nostro uomo, gli dissero:
— Cosa ne
pensate di quell'antro di corruzione che è il teatro di varietà?
Le madri, a
lor volta, lo chiamarono in disparte per dichiarargli:
— Di persone
morigerate come voi ce ne vorrebbero molte. Almeno, sapremmo che, concedendovi
per moglie una nostra creatura, l'affideremmo in buone mani.
Ma il nostro
uomo, adesso, faceva il nesci. E pensava ad accasarsi come io e voi a diventar
turchi.
*
Da ciò
s'impara che le persone di giudizio, anche se traviate, tornano presto o tardi
sul retto sentiero.
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