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Pierangelo Baratono
Commenti al libro delle fate

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  • I TRE FRATELLI.
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I TRE FRATELLI.

 

Un vecchio usuraio possedeva tre figliuoli e un magnifico smeraldo, lasciatogli in pegno e non mai ritirato da non so più quale principe indiano. I tre figliuoli, essendo superstiziosi, avrebbero compiuta qualunque fatica pur di ottenere, in compenso, il gioiello, che desideravano non tanto per il suo prezzo, quanto perchè, secondo le credenze, apportatore di felicità. Il vecchio, che dal suo lato non voleva disfarsi della pietra verdognola, anzi la teneva gelosamente chiusa e sigillata entro un piccolo scrigno, ma, d'altra parte, non sapeva quali ragioni opporre alle sempre più insistenti domande, chiamati a i figliuoli così parlò:

Andate a girare pel mondo e procurate d'apprendere ciò che gli uomini hanno maggior necessità di conoscere. A quello di voi che fra un anno giusto dimostri di aver meglio utilizzato il suo tempo, regalerò lo smeraldo.

I tre giovani accolsero con gioia la proposta e, preparate in fretta e furia le valigie, s'avviarono, ciascuno per proprio conto, alla ricerca di monna Sapienza.

In capo ad un anno, il vecchio se li vide ricomparire dinanzi.

— Che cosa hai imparato?, — domandò al più anziano dei figli.

Padre, ho imparato quanto si deve sapere per poter appagare tutti i bisogni. Ho spremuto l'uva nei tini, falciato il grano nei campi, impastato la farina nei forni, sgozzato gli agnelli nelle beccherie, tessuto la lana nelle fabbriche, tagliato abiti nelle sartorie, ammannito pietanze nelle cucine. Poi, son diventato maestro nell'arte di battere il ferro, di intarsiare il legno, di lisciare il marmo, di fondere i metalli vili e preziosi. Nessuna creatura mortale riuscirebbe, nel giro di dodici mesi, a impossessarsi della centesima parte delle nozioni da me acquistate.

E mostrò, per prova, un fascio di certificati e le mani callose.

Il vecchio crollò la testa e domandò al secondo figliuolo:

— E tu, che cosa hai imparato?

Padre, ho imparato tutto quello che un uomo deve conoscere per ben regolare la propria esistenza. Ho visitato le biblioteche, sfogliando migliaia e migliaia di volumi, scandagliati i miei simili nelle loro passioni ed azioni, esaminati i monti più alti, i più profondi vulcani, i paesaggi più ridenti, le più ampie distese d'acqua. Poi, per mezzo di cristalli acconciamente lavorati, mi son famigliarizzato con gli esseri ad occhio nudo invisibili e con le infinite stelle, che popolano l'universo. Ed ecco il frutto delle mie pazienti ricerche.

Raddrizzò un poco il dorso incurvato e porse un grosso volume.

Il vecchio corrugò le sopracciglia, poi chiese al terzo figliuolo:

— E tu, che cosa hai imparato?

Il giovane gonfiò l'ampio torace, illuminò di un sorriso il florido volto, e rispose:

Padre, ho imparato a vivere.

L'usuraio si morse le labbra per il dispetto. Non c'era verso: lo smeraldo apparteneva al terzo figliuolo. Ma come staccarsi da una pietra tanto bella e lucente e dotata, per sovrammercato, di così preziose virtù cabalistiche?

 

*

 

Pensa e ripensa, il vecchio trovò un ripiego. Chiamati a i tre giovani, egli si espresse in questo modo:

— Non basta un cervello ricco di nozioni: occorre un cuore saldo, che sappia affrontare e vincere gli ostacoli. Andate, dunque, pel mondo. A quello di voi, che fra un anno giusto dimostri di possedere maggior fermezza d'animo, regalerò lo smeraldo.

I due primi figli, accolta con gioia la proposta, non frapposero indugio alla partenza. Il più giovane sbofonchiò, gironzolò qualche giorno per casa, ma finì col seguire l'esempio dei fratelli.

In capo ad un anno, il vecchio se li vide ricomparire dinanzi.

— Quali imprese hai compiute?, — domandò al figlio più anziano.

Padre, ho stanato le belve nelle foreste, snidato le aquile dalle rocce, affrontato i coccodrilli nei fiumi, i pescicani negli oceani, seminando ovunque la strage. Mi sono imbattuto in tre uomini armati, che volevano depredarmi, e li ho uccisi; mi sono recato in una contrada, infestata dai briganti, e in cinque giorni e cinque notti ho soppressa sin anche l'ombra di questi; sono entrato nelle città, e ho disperso folle in furore, dominato eserciti di femministe; mi sono coricato in una stanza, ove tenevano convegno gli spiriti, e ho dormito l'intiera notte. Infine, mi sono messo al servizio di un monarca, che combatteva una guerra aspra e terribile contro le nazioni vicine, e in un batter d'occhio ho volto in fuga il nemico.

Tacque e si aprì, per prova, la camicia sul petto, mostrando i segni profondi di unghiate di belve e di ferite d'armi.

Il vecchio alzò le spalle, poi chiese al secondo figliuolo:

— E tu, quali imprese hai compiute?

Padre, ho seguito i passi del mio fratello maggiore. Gli animali, che si salvarono dai suoi colpi, furono da me avvicinati: vinti dal mio sguardo imperioso, i leoni entrarono nelle gabbie dei baracconi da fiera, i condor piegarono il collo impellicciato beccando il cibo sulla mia mano, i coccodrilli si immersero nelle vasche dei giardini zoologici e i pescicani si lasciaron pigliare dagli arpioni dei marinai. Anch'io fui assalito da tre uomini: e, dopo mezz'ora di colloquio, essi mi invitarono a bere. Anch'io visitai una contrada, popolata di briganti: e in un giorno e una notte li convinsi ad inscriversi nell'esercito della salute. Entrai nelle città: e, al suono delle mie parole, i rivoluzionari corsero a confessarsi, le femministe ripresero la conocchia. Mi coricai nella stanza degli spiriti: e questi mi promisero e giurarono di non molestare più neanche una mosca. Infine, divenni ministro di quel monarca, a cui mio fratello aveva procacciata la vittoria, e lo indussi non solo a riconoscere i diritti delle nazioni vicine, ma a ceder loro altre terre.

Tacque e chinò il volto prematuramente rugoso.

Il vecchio si soffiò il naso per nascondere una crucciata contrazione della bocca, poi domandò al terzo figliuolo:

— E tu, quali imprese hai compiute?

Il giovane cavò di tasca lo scrigno dello smeraldo e lo porse all'usuraio sbalordito.

Padre, — disse, — da un anno ti ho sottratta la pietra preziosa: e sono qui di nuovo. I miei fratelli hanno vinto la natura e gli uomini: io ho vinto me stesso.

Il vecchio trattenne a stento un urlo di collera. Non c'era dubbio: il terzo figliuolo aveva guadagnato il premio. Ma, adesso specialmente, innanzi alla rivelazione del furto ignorato e del tremendo pericolo corso, il gioiello appariva ancor più prezioso. Solo all'idea di perderlo, l'usuraio smaniava come un indemoniato.

— Se almeno potessi acquistar tempo!, — gemeva.

 

*

 

A furia di riflettere, trovò un espediente. Chiamati a i tre figliuoli, egli disse:

— Un cervello ben approvvigionato e un animo ben temprato sono ottimi aiuti nella lotta per l'esistenza. Ma l'uomo è spinto, per naturale stimolo, a desiderare la vita solo in quanto essa lo renda felice, ossia gli procuri le più intense gioie con una minima quantità di fatica. Andate, dunque, ancora una volta pel mondo. A quello di voi, che fra un anno giusto dimostri di aver superata l'ultima prova, acquistandosi agi e benessere col minor dispendio di forze, regalerò lo smeraldo.

I due primi figli accolsero con piacere la proposta. Il terzo si rannuvolò, ma finì col partire a sua volta.

In capo ad un anno, il vecchio si vide ricomparire innanzi i tre giovani.

— Quanto sudore hai sparso e quale è stato il compenso?, — chiese al figliuolo più anziano.

Padre, ho fabbricato chiavi fini come merletti, ferri aguzzi e sottili, lanterne piccole come noci e vivide al pari di soli. Nessuna serratura resisteva, nessuno scrittoio s'opponeva, nessuna cassaforte si ribellava ai miei ordigni. Nella notte, penetravo con furtivo passo entro le case addormentate; ma, durante il giorno, le mie mani profondevano l'oro.

Il vecchio allungò il labbro inferiore, poi si rivolse al secondo figliuolo.

— E tu, quanto sudore hai sparso e quale compenso hai ottenuto?

Padre, speculai in Borsa e divenni milionario e banchiere. Senza dover spendere un soldo, vidi affluire il denaro. Una ordinazione a un agente di cambio iniziò la mia ricchezza, un'insegna gigantesca con lettere a colore di fuoco la consolidò, popolando di clienti gli sportelli della mia banca. Ebbi qualche pensiero, causato dalle varie vicende del commercio, talvolta dovetti ricorrere alla fantasia per creare e adornare con orpelli attraenti le imprese; ma il resto del tempo lo passai comodamente fra gli agi.

Il vecchio ebbe un nodo di tosse; che gli permise di celare l'interna inquietudine; poi chiese al terzo figliuolo:

— E tu, quanto sudore hai versato e quale compenso hai ottenuto?

Il giovane, invece di rispondere, aprì l'uscio di una camera attigua, rivolgendo con la mano un cenno d'invito a qualcuno, che dovea trovarsi dentro. E subito una donna decrepita, tremolante per l'età e per gli acciacchi, varcò la soglia, si avanzò verso l'usuraio e, gettategli al collo le braccia, disse

— Sono la moglie di tuo figlio; e gli ho recati cinque milioni di dote.





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