La Riviera Ligure occidentale
durante i primi albori della storia.
Gli avvenimenti che sono in
procinto di narrare hanno per protagonisti i tardi nipoti dei selvaggi cui
accennai da principio e dei loro discendenti, cacciatori di mammut. Il paese in
cui si svolsero le loro vicende è il medesimo che fu teatro dei primi episodi
testè adombrati, vale a dire la Riviera Ligure di ponente, e in ispecie quella
parte di essa che comprende attualmente i territori di Final Marina e d'Albenga
e digrada a tramontana fino al crinale dei monti, culminando al Settepani e al
Monte Carmo.
Ma quanto diverso dall'attuale
era l'aspetto di questo paese! Se, a ponente, si estendeva, come adesso, la
vasta pianura alluviale del Centa e dei suoi tributari, se, lungo il lido di
Noli, torreggiava come al presente, l'imponente ed anfrattuoso promontorio che
si specchia sulle limpide acque del mare sottoposto; se, nel Finalese,
sorgevano balze tagliate a picco e s'insinuavano fra queste, come al dì d'oggi,
profonde e tortuose forre, se ovunque sulla riva rupestre e sul fianco delle
valli si addentravano quelle tenebrose grotte, nelle quali dovrò introdurre il
lettore, mancavano del tutto città, villaggi e casolari sparsi, che danno vita
al paesaggio. Invano si sarebbe cercato un campo di grano, un orto, un
frutteto, un giardino.
Sui fianchi dei monti ed entro
le valli e i burroni si addensavano folte boscaglie e inestricabili cespugli,
che scendevano fino al battente del mare lungo le spiaggie, tra le rupi della
riva e nel letto dei torrenti, in allora assai più ricchi d'acque. In basso
dominavano quercie, olmi, ontani, salici, pini, a mezza costa, frassini, tigli,
cornioli, e, superiormente, faggi, betulle, larici e abeti.
Il clima stesso, più rigido, più
umido e piovoso, assai differiva dal nostro, e non avrebbe consentito alla
terra il rigoglio della vegetazione meridionale e gli svariati prodotti delle
colture, che ora la rendono così ridente.
Allorchè la Liguria fu teatro
degli avvenimenti che sto per raccontare era appena cominciata la primavera, e
i Sabazi non avevano ancora disertato le caverne e le arme1,
situate presso il lido, nelle quali solevano passar l'inverno, per ridursi
invece sulle montagne durante la stagione estiva. Quantunque la temperatura
fosse mitigata, il suolo era ancora coperto del suo manto invernale, che
rendeva malagevoli le cacce, dalle quali ritraevano gran parte del loro
sostentamento, cui provvedeva nel rimanente la pastorizia.
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