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L'alpeggio.
Non è a credere che le tribù
dimorassero perennemente nelle caverne: ogni anno, al principio della stagione
estiva, la maggior parte della comunità, che comprendeva gli uomini e le donne
più vigorosi, si allontanava dal consueto domicilio, conducendo seco gli
armenti, e si adunava in alcune stazioni alpestri ben note, ove, oltre al
benefizio di una temperatura più fresca, trovava grassi pascoli per il proprio
bestiame. Raggiunta l'altura prescelta, che era prossima in ogni caso a qualche
limpida sorgente, edificavano in breve un villaggio di capanne, sostenute da
rami d'albero, conteste di fascine o virgulti e coperte di pelli e di paglia.
Il più delle volte queste capanne erano di forma cilindrica, con una apertura,
che adempiva all'ufficio di porta e di finestra. Nel centro era collocato il
focolare; il fumo si sprigionava dalla porta e dalle commessure del tetto,
abitualmente foggiato a cono. Gli armenti erano confinati in appositi recinti a
breve distanza dalle abitazioni, e alla loro vigilanza immediata erano adibiti
cani ben addestrati, poco diversi da quelli dei nostri pastori alpini.
Nelle spelonche rimanevano i
vecchi e gli infermi, ed era loro affidata la custodia della povera
suppellettile, che gli altri componenti della tribù non traevano seco.
D'altronde, l'esodo non durava più di due o tre mesi e non si verificava per
tutte le stazioni sotterranee e nemmeno ogni anno. S'intende di leggeri come
contingenze straordinarie, ad esempio guerre o contagi, dovessero esercitare
grande influenza sulle abitudini della tribù, e in ispecie sui suoi
trasferimenti.
Sarebbe difficile immaginare
creature più misere e squallide di quelle che rimanevano nel domicilio comune,
dopo la partenza per l'alpeggio dei componenti più giovani e vigorosi della
tribù: erano vecchi sdentati, alcuni propriamente decrepiti, rugosi e scarni, quasi
tutti deformati nelle mani e nei piedi da malattie articolari contratte
nell'ambiente umido delle grotte. Coperti di brandelli di pelle, soffrivano per
il freddo invernale, appena mitigato dalle fiammate e dalle braci dei focolari.
Inetti alla caccia, si cibavano di latticini ricavati da poche capre e, se
questi mancavano, facevano uso di ghiande dolci d'orzo ed eventualmente di
ghiri, di scoiattoli e perfino di pipistrelli e di serpenti.
Chi sa se le tradizioni
medioevali relative ai gnomi e alle streghe, che si ricoveravano nel cavo delle
rupi, non fossero derivate da una oscura memoria di quella povera gente?
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