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I
funebri del guerriero.
Echeggiarono allora accenti
d'ira e, per parte delle donne, pianti e gemiti.
Una di queste, la vecchia Maia,
inadre dell'estinto, si abbandonò alla disperazione, sparse di cenere le
proprie chiome disciolte, e singhiozzò prostrata dinanzi al morto. "Nessuno
ella diceva, era più gagliardo, più agile alla corsa, più valoroso di lui, e
pure mi fu tolto!"
Gli uomini che avevano
partecipato al corteo scavarono in mezzo alla grotta una piccola fossa e vi
adagiarono la salma rannicchiata, accanto alla quale, secondo la tradizione
avita, posero le armi e i trofei più cari al defunto. "Copriamo il
guerriero, esclamarono, colla pelle dell'orso trafitto di sua mano, armiamolo
dell'ascia tanto temuta dal nemico e del giavellotto che egli scagliava con
sicurezza, e mai non fallì il bersaglio, sia profusa sul suo volto la tinta
vivace di cui soleva ornarsi, acciocchè apparisca smagliante di rosso nel regno
degli spiriti. Si provveda alla scorta per il lungo viaggio, colla selvaggina
da lui preferita!"
Accumulata poca terra
sull'avello, accesero sopra di esso un vivo fuoco, e vi misero ad arrostire le
carni di un capretto per il pasto funebre.
Accoccolati intorno al sepolcro,
i cavernicoli mangiarono avidamente; ma la madre del defunto seduta in
disparte, col capo chino e il volto nascosto fra le mani, in atto di cupo
dolore, non partecipò all'agape. Quando questo fu finito con copiose libazioni
di cervogia, sorse Nasche il canuto, la cui fronte rugosa sembrava scolpita nel
vecchio avorio, e, digrignando i denti, si fece ad imprecare contro lo
straniero omicida e ad incitare i superstiti alla vendetta. Le sue parole
fecero profonda impressione sugli astanti ed esaltarono i loro propositi
bellicosi. Alcuni di essi, con piglio truce, brandivano le armi ed avrebbero
agognato di affrontare immediatamente il nemico.
Il Cornei e Nida, seguirono il
funebre corteo e parteciparono alla cerimonia dell'inumazione, fingendo di
associarsi al comune cordoglio, mentre si compiacevano segretamente del caso
che li aveva liberati da un implacabile nemico.
Frattanto vecchi e donne,
ossequenti alle avite costumanze, si adunarono in un addentramento della grotta
e illuminati da un tizzone ardente adempirono alle pratiche di un culto
misterioso, procurando cosí di placare le divinità tutelari, certamente
irritate contro i Sabazi, i quali trascuravano l'osservanza dei riti insegnati
dai loro maggiori; non così i più giovani, che rimasero estranei a siffatte
manifestazioni, sogghignando in atto di spregio. Sopra il tumulo continuava ad
ardere il fuoco, necessario dicevano gli anziani, per allontanare gli spiriti
maligni, utile ad ogni modo perchè non fosse profanato dai cani.
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