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Arturo Issel
Fra le nebbie del passato

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    • L'adunata.
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L'adunata.

 

In breve, essendosi sparsa tutto all'intorno la notizia del conflitto e quella eziando del pericolo imminente che sovraincombeva ai Liguri del litorale, molti di questi affluirono nella caverna, e, interrogati i reduci, commentarono il caso con voce concitata, non dissimulando l'ansietà che li opprimeva.

Era urgente provvedere alla salvezza della tribù, e perciò, collo squillo di conche marine e col suono di rozzi tamburelli, coloro che esercitavano maggiore autorità sui compagni convocarono i guerrieri sparsi nella vallata; e, ben presto questi, sopravvenuti in gran numero, si adunarono con essi a consiglio. Quali accoccolati sul terreno, quali accovacciati o seduti, ed altri ancora ritti in piedi alle spalle del primi ed appoggiati alle proprie lancie, formarono un gran circolo, nel mezzo del quale prese posto il Nibbio, il capo venerato di cui tutti apprezzavano il valore e la sagacia.

Chi era costui che portava un nome così suggestivo ed esercitavagrande ascendente sui suoi compagni?

In lui s'impersonavano le più nobili doti morali e i più spiccati caratteri fisici della sua schiatta: coraggioso senza ostentazione, prudente, astuto, sentiva sovente impulsi generosi, offuscati tuttavolta dagli istinti rudi e violenti ereditati dai suoi maggiori e che i costumi primitivi della tribù non tendevano certo ad attutire. Alto, tarchiato, robustissimo, rotto ai pericoli e alle fatiche, aveva una fisionomia aperta, che ispirava fiducia, e un piglio altero, che imponeva rispetto e timore. Le sue fattezze erano regolari, quantunque un po' troppo accentuate, con zigomi sporgenti ed ampia bocca, munita di forte dentatura, occhi grigi, traenti al verdastro, vivacissimi, espressivi, che illuminavano una fronte spaziosa; chioma nera, abbondante, raccolta al sommo del capo ed assicurata con due lunghi aghi crinali. Vestiva con una certa eleganza una lunga tunica finissima, di pelle d'agnello, fregiata alla parte inferiore di larga fascia di lana rossa, e provvista di ampio cappuccio; portava calzari di cuoio accuratamente assicurati con lacinie, che risalivano fin sopra i polpacci e legavano strettamente le striscie di pelle avvolte intorno alle gambe. Poco differiva la sua acconciatura da quella in uso anche al presente presso i Ciociari del Lazio. Abilissimo nel maneggio delle armi, andava quasi sempre munito di un arco di insolite dimensioni e di lunghe freccie, e non abbandonava giorno notte l'ascia forbitissima di pietra verde, immanicata in un corno cervino, che teneva abitualmente sospesa alla cintura.

Il Nibbio e i suoi compagni conoscevano le spade, i pugnali e le corazze di bronzo, venute in loro possesso per via di scambi, ma erano loro poco famigliari, e non pregiavano elmi e scudi metallici, già in uso presso alcune tribù più civili, e in ispecie fra i Genuati.

 

 




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