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Arturo Issel
Fra le nebbie del passato

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    • Il sacrifizio propiziatorio e gli Apostoli.
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Il sacrifizio propiziatorio e gli Apostoli.

 

Invito il lettore a seguirmi entro una capace spelonca, nella quale penetra liberamente l'onda azzurra del golfo vadense. Per la bizzaria delle sue concrezioni lapidee, per le tinte armoniose di cui la colora il riflesso delle acque, sembra predisposta a dimora di misteriose divinità marine. Essa è invece il tempio in cui i Sabazi fedeli alle antiche tradizioni celebrano i loro riti. Nella sua parte più addentrata, fra strane colonne stalattitiche, si indovina più che non si vegga, nella penombra, un rozzo altare di pietra greggia, sul quale sorge il simulacro di un mostro alato dalla lunga coda serpentina; ai due lati ardono due faci fumose. Dinanzi al drago sono prostrati in atto d'adorazione parecchi Liguri dal volto arcigno; altri stanno assicurando ad un ceppo un misero fanciullo, per offrirlo in olocausto all'idolo sanguinario, e tentano di soffocare i gemiti della vittima, col battere concitato dei tamburelli. Costoro sperano di placare col nefando sacrifizio l'irata divinità e ne impetrano la protezione per la salvezza della tribù.

Colà e presso quella gente primitiva, che viveva incessantemente sotto l'incubo di credenze superstiziose, uno dei più temuti spiriti malefici era venerato sotto la forma di un mostro, rozzamente scolpito in un tronco d'albero. Più tardi, cioè dopo l'avvento del Cristianesimo, colla stessa figura erano simboleggiate l'idolatria e l'eresia.

Comparisce da lungi al largo, e si avvicina rapidamente, una esile navicella sospinta dalla brezza verso la riva. Cade la vela, e, malgrado le imprecazioni e le minaccie di coloro che adorano l'idolo, approdano e scendono a terra nell'interno della grotta, due vecchi venerabili, coperti di tonache bianche e di lunghe stole. Eugenio e Vindemiale appariscono allora circonfusi dalla vivida luce del tramonto, mentre i cavernicoli retrocedono sbigottiti. Il primo avvolge la propria stola attorno al simulacro, lo trascina alla sponda, quindi lo precipita in mare. "Sii tu annichilito, idolo mendace, esclama, libera l'animo di costoro dalla tua suggestione scellerata, cessa di occultare la luce divina che li attira!" Profferiva poi la formola consacrata per l'esorcismo: "Exi anathema, non remaneas nec abscondaris in ulla compagine membrorum aut flatu". Gli idolatri, convulsi ed atterriti, piegano il capo e si prostrano. Vindemiale scioglie intanto i vincoli della vittima apprestata per il sacrifizio, e bandisce con parola inspirata la nuova legge, fondata sulla fede, sulla misericordia divina e sul perdono delle offese.

 

 




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