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Il
sacrifizio propiziatorio e gli Apostoli.
Invito il lettore a seguirmi
entro una capace spelonca, nella quale penetra liberamente l'onda azzurra del
golfo vadense. Per la bizzaria delle sue concrezioni lapidee, per le tinte
armoniose di cui la colora il riflesso delle acque, sembra predisposta a dimora
di misteriose divinità marine. Essa è invece il tempio in cui i Sabazi fedeli
alle antiche tradizioni celebrano i loro riti. Nella sua parte più addentrata,
fra strane colonne stalattitiche, si indovina più che non si vegga, nella
penombra, un rozzo altare di pietra greggia, sul quale sorge il simulacro di un
mostro alato dalla lunga coda serpentina; ai due lati ardono due faci fumose.
Dinanzi al drago sono prostrati in atto d'adorazione parecchi Liguri dal volto
arcigno; altri stanno assicurando ad un ceppo un misero fanciullo, per offrirlo
in olocausto all'idolo sanguinario, e tentano di soffocare i gemiti della
vittima, col battere concitato dei tamburelli. Costoro sperano di placare col
nefando sacrifizio l'irata divinità e ne impetrano la protezione per la
salvezza della tribù.
Colà e presso quella gente
primitiva, che viveva incessantemente sotto l'incubo di credenze superstiziose,
uno dei più temuti spiriti malefici era venerato sotto la forma di un mostro,
rozzamente scolpito in un tronco d'albero. Più tardi, cioè dopo l'avvento del
Cristianesimo, colla stessa figura erano simboleggiate l'idolatria e l'eresia.
Comparisce da lungi al largo, e
si avvicina rapidamente, una esile navicella sospinta dalla brezza verso la
riva. Cade la vela, e, malgrado le imprecazioni e le minaccie di coloro che
adorano l'idolo, approdano e scendono a terra nell'interno della grotta, due
vecchi venerabili, coperti di tonache bianche e di lunghe stole. Eugenio e
Vindemiale appariscono allora circonfusi dalla vivida luce del tramonto, mentre
i cavernicoli retrocedono sbigottiti. Il primo avvolge la propria stola attorno
al simulacro, lo trascina alla sponda, quindi lo precipita in mare. "Sii
tu annichilito, idolo mendace, esclama, libera l'animo di costoro dalla tua
suggestione scellerata, cessa di occultare la luce divina che li attira!"
Profferiva poi la formola consacrata per l'esorcismo: "Exi anathema, non
remaneas nec abscondaris in ulla compagine membrorum aut flatu". Gli
idolatri, convulsi ed atterriti, piegano il capo e si prostrano. Vindemiale
scioglie intanto i vincoli della vittima apprestata per il sacrifizio, e
bandisce con parola inspirata la nuova legge, fondata sulla fede, sulla
misericordia divina e sul perdono delle offese.
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