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Il
Battesimo.
Ed ora, trasportiamoci sulle
rive del Centa in un antico tempio pagano da poco adibito al nuovo culto, il
quale va rapidamente diffondendosi nella regione:
Dall'alto del pulpito, Eugenio
scongiura i Liguri e i Romani raccolti intorno a lui di metter fine alle
secolari discordie: "Sabazi, Ingauni, Intemelii, Statielli, Veturii,
Genuati, Apuani, voi tutti, vigorosi Liguri alpini, voi pure soldati che
combattete strenuamente per l'impero di Roma, voi venuti dall'Apulia, dalla
Bruzia, dalla Campania, dall'Etruria, e quelli del pari tratti fin qui dalle
Gallie e dall'Iberia remote, esclamò Eugenio, cessate dallo straziarvi a
vicenda, smettete di perseguitare gli innocenti, di brancolare nelle tenebre
adorando idoli mendaci! Aprite gli occhi alla verità, alla grazia, e seguite
omai volonterosi le vie del Signore!"
"L'acqua battesimale
cancellerà dall'anima vostra le stimate del peccato originale, e per essa vi
sarà riserbato il gaudio ineffabile degli eletti. Non sieno più fra voi capi e
gregari, padroni e schiavi; ma tenete gli altri uomini, a qualunque popolo
appartengano, quali fratelli!"
Si svolse allora una lunga
teoria di neofiti in tonaca bianca, e procedette lentamente col capo chino e le
braccia incrociate sul petto, cantando una nenia appena modulata. Queste presso
a poco le loro parole:
"Tu pietoso e onnipotente
Benedici la tua gente
E conforta il nostro cuore,
Dio di pace, Dio d'amore.
Dal peccato riesca monda
L'alma nostra per quest'onda.
Deh! ci accogli nel tuo gregge
E c'insegna la tua legge".
Il corteo si dispose poscia
attorno alla fonte battesimale, che occupava il centro dell'edifizio. Mentre
l'apostolo pronunciava la formula di rito, colui che procedeva in testa alla
fila si avvicinò alla vasca, si volse prima ad occidente poi ad oriente, indi
si tuffò tre volte nell'acqua coll'aiuto del santo; agli altri neofiti fu
impartito il battesimo con ugual cerimonia. Echeggiò allora un inno di lode al
Creatore, e si terminò così la funzione, colla quale si iniziava nella Riviera
Ligure una nuova èra memorabile della evoluzione storica e sociale di quel
popolo primitivo, del quale mi sono studiato di porre in luce, col mio
racconto, l'indole, i costumi e le traversie.
Compiuta l'immane tragedia testè
descritta, parve al capo delle legioni che fosse fiaccata la resistenza dei
Sabazi, ed allora si affrettò di annunziare la propria vittoria all'Imperatore.
"Colle armi, egli scrisse, obbligai il nemico a rifugiarsi nei più remoti
recessi per l'estrema difesa; colà, mediante il fuoco, lo domai e lo vinsi".
Volendo dar prova di generosità, egli ordinò quindi che il Nibbio, scampato al
disastro, fosse soccorso, poi lasciato libero, ma strettamente vigilato.
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