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Arturo Issel
Fra le nebbie del passato

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    • NOTE ESPLICATIVE E FONTI)
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NOTE ESPLICATIVE E FONTI2)

 

A pag. 1 [I precursori, capoverso] — Nella caverna del Principe, ai Balzi Rossi (Liguria occidentale) gli scavi eseguiti per conto del sovrano di Monaco rivelarono ad uno dei livelli più profondi, che il Prof. M. Boule designò colla lettera D, spoglie di Hyaena crocuta, ver. spelaea (si veda l'opera monumentale intitolata: Les grottes de Grimaldi, Monaco, 1907).

La così detta Grotta dei Bambini dava ricetto, alla profondità di m. 7,75 ad ossa del medesimo carnivoro. Per maggiori schiarimenti si può consultare il vol. degli Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze. Riunione di Parma, Roma, 1908.

A pag. 2 [I precursori, capoverso] — Le affinità scimiesche dei primi abitanti della Liguria sono qui accennate, non già in base ad una ipotesi arrischiata, ma in seguito ad osservazioni esaurienti compiute dall'antropologo Verneau intorno ai due scheletri umani scoperti nel livello ossifero più profondo della caverna dei Bambini (Balzi Rossi) nel corso degli scavi eseguiti per conto del Principe di Monaco (si veda la memoria intitolata: L'Anthropologie des grottes de Grimaldi, Congrés intern. d'Anthrop. et d'Archéol. préhist., XIII Session. Monaco, 1907).

A pag. 5 [I precursori, 13° capoverso] — Fin dal 1879 l'autore diede la descrizione in un volume degli Annali del Museo civico di Storia naturale di Genova di due molari di piccolo mammut, scoperti nel territorio di Camporosso, in val di Nervia.

A pag. 12 [La caccia, ultimo capoverso] — Durante i tempi preistorici le caverne della Liguria servivano di rifugio e di nascondiglio a parecchie specie d'orsi, le quali vi si ritiravano per allevarvi la prole o per morire quando, per vecchiaia, per infermità o ferite, erano ridotti a fin di vita. Ciò spiega come in alcune spelonche si trovino gli scheletri di centinaia d'individui di ogni età.

A pag. 13 [La conquista della sposa, capoverso] — L'antico costume di coloro che, per contrarre matrimonio con una fanciulla, la strappavano colla violenza ai suoi famigliari, è attestato dalla consuetudine, ancora vigente pochi anni or sono in Liguria e in altre regioni, di simulare, per parte del fidanzato, il rapimento della sposa, malgrado la resistenza opposta dai parenti di lei, con una finta lotta, nella quale non si risparmiano gli spari, a polvere, di moschetti e pistole.

A pag. 23 [La caverna Pollera, capoverso] — Certi indizi, in ispecie il ritrovamento nelle caverne, che servirono d'abitazione durante i tempi neolitici, e principalmente i residui di cibo, alterati dal tempo, osservati alla superficie di alcuni cocci (fondi di pentole), accusano presso gli antichi Liguri l'uso di un cereale, probabilmente l'orzo.

A pag. 24 [La caverna Pollera, capoverso] — La piccolezza delle impronte digitali lasciate alla superficie delle terre cotte lascia argomentare che i figulini fossero donne e fanciulli.

A pag. 24 [La caverna Pollera, capoverso] — Nelle caverne delle Arene Candide e Pollera si rinvennero, oltre alle accette e agli scalpelli di pietra verde (alcuni di tenacissima giadaite), accuratamente levigati, anche lastre di arenaria che servivano ad impartire il taglio a tali stromenti.

A pag. 24 e seguenti [La caverna Pollera, L'alpeggio] — «Vivono, scrisse Diodoro Siculo dei Liguri, una vita miserabile, tra le fatiche e le molestie continue di pubblici lavori, gli uni di essi tutto quanto il giorno impiegano a tagliar legname, a ciò adoperando forti e pesanti scuri, altri che vogliono coltivar la terra, debbono occuparsi in romper sassi, poiché tanto arido è il suolo che cogli strumenti non si può levare una zolla che con essa non si levino sassi. Però, quantunque abbiano a lottare con tante sciagure, a forza di ostinato lavoro, superano la natura, sebbene in tante fatiche sostenute, appena poi traggono uno scarso frutto; e l'esercizio continuo e il parchissimo nutrimento rendono macilenti e nervosi i loro corpi» (Diodoro Siculo, Biblioteca storica volgarizzata dal Cav. Campagnoni, tomo II, pag. 358).

A pag. 26 [La caverna Pollera, capoverso] — Non mancano residui facili a riconoscersi di siffatti accampamenti estivi. Chi scrive potè osservarne alcuni sul Giovo di Santa Giustina, nel territorio di Sassello e sopra Rossiglione.

A pag. 28 [L'alpeggio, capoverso] — Fra gli avanzi di pasto degli antichi abitatori delle caverne si rinvennero anche ossetti di pipistrello, che avevano subito l'azione del fuoco. Come sopravvivenza di un costume che risale certamente ad età remota, si può citare il fatto di montanari della Liguria occidentale, i quali non sdegnano di cibarsi di chirotteri e perfino di piccoli serpenti. L'uso di siffatte vivande non sembra in alcun modo giustificato dalla fame o dalla penuria.

A pag. 31 [I funebri del guerriero, capoverso] — I riti funebri dei cavernicoli furono desunti dalla esplorazione minuziosa di numerosi sepolcri, principalmente di quelli scoperti nelle spaziose grotte Pollera e delle Arene Candide. Si veda in proposito il libro dell'autore «Liguria Preistorica», vol. XL degli Atti della. Soc. Ligure di Storia Patria, Genova 1908.

A pag. 32 [I funebri del guerriero, capoverso] — Nelle tombe più antiche come nelle più recenti delle caverne, rimane sovente il residuo della tinta rossa di cui solevano ornare il volto dei morti. Inoltre è certo che i cavernicoli usavano fregiarsi di disegni rossi, ottenuti mediante stampi o suggelli di terra cotta, intinti nell'ocra stemperata, i quali, per la somiglianza loro con quelli adoperati dai Messicani, all'epoca della conquista spagnuola, furono designati dai paletnologi col nome di pintaderas.

A pag. 35 [L'adunata, capoverso] — I caratteri antropologici attribuiti al Nibbio corrispondono in parte, in quanto cioè si riferisce alla morfologia del cranio, alle particolarità proprie alla razza detta dagli antropologi francesi di Cro-Magnon, dalla quale derivano indubbiamente i Liguri dell'epoca romana.

A pag. 37 [I traffici, capoverso] — La provenienza dei grani d'ambra rinvenuti nella caverna Pollera non è accertata, e potrebbe darsi che si trattasse di materiale raccolto nel Bolognese od anche nella stessa Liguria presso Mentone. Ritengo invece che gli esemplari, in maggior numero e più voluminosi, scoperti nella necropoli della via XX Settembre in Genova fossero tratti dalle rive del Mar Baltico. Questa necropoli risale almeno al terzo secolo prima dell'era volgare.

A pag. 48 [Il sortilegio, capoverso] — Nella toponomastica locale i nomi Lago delle Masche e Valmasca accennano ad antiche leggende relative alle streghe, come altri, per esempio Val d'Inferno e Picco del Diavolo, alludono probabilmente alla sede supposta di divinità infernali.

A pag. 55 [Nuove minacce d'invasione, capoverso] — Qui si allude alle misteriose incisioni, che coprono in gran numero le superficie rocciose levigate dagli antichi ghiacciai nelle alte valli di Fontanalba, d'Inferno, dei Laghi Lunghi, Sono da consultarsi in proposito i lavori di Clugnet, Rivière, Celesia e quelli più recenti di Bicknell.

A pag. 56 [Nuove minacce d'invasione, 12° capoverso] — Nella così detta Valle delle Miniere, ove si trova il noto giacimento di Vallauria, memorie storiche e tradizioni antichissime accennano al fatto che l'estrazione di minerali metalliferi risale ad età assai remota.

A pag. 57 [Nuove minacce d'invasione, 15° capoverso] — I castellari sono ancora ben conservati in parecchi punti del Nizzardo e del Principato di Monaco, ove furono enumerati e descritti dal Dr. Guebhard. Pochi se ne conoscono nelle provincia di Porto Maurizio e di Genova.

A pag. 59 [Il conflitto, capoverso] — Presso i casolari delle Manie si trovano i resti di due antichi ponti romani.

A pag. 61 [I prigionieri, capoverso] — Armassa è l'antica denominazione della caverna delle Arene Candide presso Final Marina.

A pag. 65 [La pugna decisiva, capoverso] — Ciascuna di tali mazze portava all'estremità un disco di pietra forato, dall'orlo taglientissimo, atto all'ufficio di scure. Frammenti di questi anelli, che erano levigati ed affilati con molta cura, si scoprirono nei depositi delle caverne. Armi identiche a queste sono adoperate attualmente dai Papuani.

A pag. 74 [Singolar tenzone, capoverso] — Il tipo fisico di Odè, delineato qui assai succintamente, corrisponde a quello che si ravvisa negli scheletri dei sepolcri più recenti esumati nelle caverne, specialmente nella grotta di Bergeggi (in dialetto Berzezzi).

A pag. 76 [I Romani domano il nemico col fuoco, capoverso] — Gli autori romani ripetono a sazietà, a proposito dei Liguri, che si nascondono nei boschi e nelle spelonche, talchè è più difficile ritrovarli che vincerli. Uno di questi scrive che molte volte saccheggiarono i territori occupati dai nemici senza voler combattere, quantunque fingessero di impegnar la zuffa, e soggiunge: Avendo i Romani mandato contro costoro Fulvio, egli scoprì con gran sagacia le spelonche e gli altri segreti rifugi in cui si nascondevano, e, chiuso col fuoco ogni varco, li abbruciò e così li vinse. (Salluste, J. Cesar etc., trad. Nisard. p. 646, Paris, Firmin Didot, 1879).

A pag. 79 [Il sacrificio propiziatorio e gli Apostoli, 2 e capoverso] — Si desume dalle memorie di Tiziano, vescovo di Treviso, vissuto nel VII e nell'VIII secolo, che Vindemiale e Sant'Eugenio, reduci dall'Africa nel I secolo dell'era volgare, approdarono prima al castello Savense (la moderna Savona) poi al Vadense (al presente Vado), e colà convertirono, predicando, numerosi pagani. Si legge in una antica scrittura del Giudici intitolata Notizie storiche di Sant'Eugenio (Ancona, 1744), "che moltissimi di costoro, ingannati dal demonio, lasciando di adorare Dio creatore dell'universo, un'esecrabile bestia dentro una spelonca, con vanissimi sentimenti adoravano, e con sacrilego scelleratissimo rito gli offrivano ogni giorno vittime e sacrifizi". Aggiunge l'autore che, ciò essendo venuto a cognizione dei due vescovi, questi, armati del segno della croce, si accostarono intrepidi e pieni di fiducia alla spelonca in cui stava la bestia e postevi sopra le mani, la legarono colla stola e la precipitarono in mare.

L'unica grotta che si apre in riva al mare in prossimità di Vado è quella situata a poche centinaia di passi dalla borgata di Berzezzi; orbene in questa cavità, assai capace, furono scoperti non è molto sepolcri di tipo neolitico, ciascuno dei quali conteneva il proprio scheletro, accompagnato da ascie di pietra verde levigata, fittili, frammenti di bronzo e di vetro. Si vedano in proposito una nota del Dr E. Modigliani (Archivio per l'Antrop. e l'Etnog., vol. XVI, Firenze 1886) ed altre stampe.

A pag. 81 [Il Battesimo, capoverso] — Il tempio pagano adibito più tardi al culto cristiano, tempio al quale si fa allusione, è l'odierno Battistero d'Albenga.

A pag. 82 [Il Battesimo, 3 e capoverso] — Il rito battesimale qui descritto è conforme a quello che era vigente in Liguria nei primi tempi del Cristianesimo.

A pag. 83 [Il Battesimo, capoverso] — La tomba della fanciulla Maia Paterna, scoperta nella necropoli romana di Ventimiglia ed illustrata da Gerolamo Rossi, attesta come fin dal secolo della nostra era cominciasse a professarsi il Cristianesimo presso gli Intemelii. Vedasi il volume XXXIX degli Atti della Società Ligure di Storia Patria, Genova, 1907.

 




2 I numeri di pagina si riferiscono all'edizione cartacea. In parentesi quadra sono stati inseriti i riferimenti al capitolo e al capoverso [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]






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