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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
nella brev’ora di questa sera morbida e brumosa
perdonate codesta mia parola imperfetta e povera.
È un dolce sentimento di riconoscimento,
sì calmo come una conca di lago
se brezza non soffia e riscintilla al sole.
È come un gilio impensato e sincero
sbocciato fuor, miracolo, che incensa
nel mio torbido ardente e sincero
combatter diuturno in contro al mondo,
spesso frainteso e molto bestemiato
è un bianco fiore inalberato
odoriamolo in pace,
innocenti che frullano nel cielo,
e imaginiamo d’ogni cosa buona
una conciliazione e un vaticinio
di consolata fraternità.
in quest’oasi irrigua ed ospitale il mio pensiero:
e valgami un istante di questa tenerezza
invito suadente tumido di carezze
Umiltà che s’inciela al sacrificio,
pietà umana già mai non ha posa:
per le basse a fugar ombre di morti
che ne spia e accuccia al capezzale;
e ritta sulla porta della casa
e mesta e pensierosa
l’intimo fuoco e il nascosto sofrire,
rassegnazione per l’a venire.
l’impeto e il vaneggiare
per le selve selvaggie aspre ed amare.
Martire sorridente, o quanto pallida!
sposa e madre turbata in un tormento,
muto tormento che sa del passato
Sposa intenta e fraterna, madre dolorosa
tenue flagrar di rosa che non teme la spina,
colsi, Signora, che apporta la nepente
come recando un calice a festa
oh! perdonate ch’io vi ammiri e taccia.
Alla sorgente cristallina e diaccia,
che rigurgita come da un portento,
amo battesimar e l’una e l’altra guancia della faccia,
riarsa dianzi all’odio della battaglia:
e mormoro:
«Ultima a biascicar preghiera antica
e prima a balbettar segno d’amore,
Un ribelle confessa il suo tremore,
la sua speranza, la sua devozione,
di una sera brumosa e ti ripete