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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Ospite, credo, non poco indiscreto,
s’egli riguarda al suo breve valore,
bizzarro paga e pigramente d’arte
la vostra cortesia e il vostro amore.
Pena nel cerchio chiuso di un saluto
il labro che desidera in un muto
contemplar di fantasime, spiegare
Or sieno le parole meno avare.
Per voi, nell’ora che segna un ritorno
di memorie soavi, soavemente compartecipato
nell’aula famigliare rifioriscano
Oh portento all’inverno, miracolo di fiori!
Sien le nobili rose del futuro
s’incolorino a un soffio d’entusiasmo:
fiori candidi al dì dello sponsale
rinnovellati ancora.
Sieno di vostra carne tre fortune
per abbracciar l’avvento non oscuro
nel presidio sicuro di leali virtù.
Così il profumo di chi fu già la sposa ed or la madre
aggiunga all’olezzare tenerello
e la serena viridità del padre
fibra ed anima grande nel salire,
o boccioli speranze invermigliate.
Tal si rinchiude cerchio di un saluto
nella brev’ora che segna un ritorno
su il labro a muto contemplar fantasime
Tal l’Ospite accolga i sentimenti
d’ogni più secreta partecipazione,
e con qualche tremore
ha li occhi suoi ne’ vostri rivolti,
se dubita e si scusa nell’atto
del suo poco valore.