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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
«Forse», diceste. Ma i belli occhi sorridenti e puri in volto volgevate
a chi vi domandava, Voi, porgendo (malizia?) questo novello enigma.
Forse! Ch’indica la parola, se il fatto delli occhi riguardanti
sereni in volto insegna la risposta prima che fosse esposta?
Forse! L ‘ambiguità volea convincimento al cuore, o fanciullezza
(divina fanciullezza della donna) scherzava per capriccio o per intrigo,
né ben sapea quanto desiderava?
Forse! Io crederei nel vostro «forse» come certo credette
chi allor vi domandava,
poi che l’occhi sinceri assentiano al gesto e alla dubia parola.
Non credere, perché? Se il nome non inganna esso costanza afferma.
Se il nome indica una triforme Dea, bene afferma Tre Principii
ed un Fine: sicurezza e beltà. Sicurezza, poi ch’alle membra caste,
si recingon le zone, e, se pur nuda, ai bei stagni dell’Asia
e della Grecia ed ai sonanti fiumi ed ai laghi tranquilli
specchi alla Luna, le lunari bianchezze
della carne donava la Vergine bruna,
stava a custodia il Coro delle Ninfe del Mito e del Mistero.
or per le selve e bramendo alle damme capricciose nel folto,
a Voi, pel nome antico pauroso, attingerò profano ai veli
di presidio, né la favola dolce d’Endimion mi tenta
se pur Guglielmo poeta la declami a notte nei giardini
per la bocca semita di Jessica, umida del recente
battesimo di Cristo: e sto muto in questa tenebria
luminosa aspettando. I miei Sogni per l’Anima soave
d’un fantastico mondo a caccia vanno, risuscitando
e congiungendo l’oppositi principii
archetipi e la mia realtà qui s’assicura sopra la roccia ferma,
poi ch’io comando a un cuore ed a una mente.
Per questo amo ed approvo la bella profezia già disvelata
della Diana, quel «forse» augurale. Pure chi sa, se lo strano cervello,
che sempre mi suscita parvenze, pur ora inganni al mio sentire,
poi che alla voce calda della donna risuscitan le favole delle voci d’oro
ed al profumo dei capegli l’ardenti aromati d’oriente.
Il Maestro dal ritmo e della rima, di questo ritmo e di questa
già disparata rima, invocava con me assai prima
queste gioconde e turbanti impressioni,
e, sformando pei nervi la realtà vivente della forma,
il pensiero e l’orgasmo e l’ardire d’esprimer nuove cose dall’antiche.
Miracolo già esiste se si compie dentro alla mia coscienza
questa similitudine di miti e di leggende
per una donna viva: miracolo pur anche s’io non rifiuto
la fatica al desio di questa esposizione. La Giovinezza
dell’anno che incomincia e pur la vostra candida primavera
di vita, danno l’ufficio al nobile lavoro; e l’aspettar pel frutto
della benigna terra e l’aspettare
della vostra persona al buon amore rendon coll’occhi luminosi
vostri, la risposta al bel «forse»;
s’io pur seminerò, sia la semente col fomento del tempo e della grazia
produttiva al venturo, ed accolga la dolce aspettazione
che dentro voi si fa certezza col vicendar dei giorni.
Oh bei fiori crescenti in sulli steli, belle stelle di prato,
spesso godé Diana, dalla caccia tornata, raggrupparvi ad industria
in artistici modi: o bell’acque scorrenti e mormoranti,
spesso godé Diana immergervi i rosati piedi, un cotal poco,
stanchi già del cammino: o bei versi
ch’espressero i Poeti ad incenso delle sublimi nudità divine
ebbero un’armonia nuova, se alle lunari
notti squillar per la triforme Dea imperante pel cielo.
Non qui il concetto vaga e si sforma, poi che versi
qui stanno, versi nuovi e sinceri: non qui natura
per me inganna che presso il glauco mare rumoreggia
alle sponde d’argento e tentano per l’aria i fiori
a imbalsamare nella vicina rinascenza dell’Uom Dio cristiano.
Né il desiderio turbami, né mi deturpa insidioso
comando a un cuore e ad una mente; e questo cuor m’aspetta,
non Belit umile e passiva, ma fedele,
e questa mente io l’ho plasmata e vive per me
e con me, guardando all’a venire. O Diana nostra,
sicura state a rispecchiarvi in l’acque del mare
or mai tranquillo: queste conche azzurre e morbidissime
rendon, dentro alle rive, lenti baci, baci di madre.
Così ritta e benigna fermatevi a guardare l’imagine
riflessa e evanescente vostra e pur migliore e aggentilita
L’acque i Misteri sanno e rappresentano, coll’imagine
bella della forma, il perché che ci sfugge
della Sostanza. Per ciò Diana nel mare il vostro animo e il fine.