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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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CINQUE EPISODII

PER L’ESEGESI DI UN BLASONE

Per dopo le Nebbie: I Episodio

 

D’azzurro e di verde alla Luna sorgente.

Passano delle nuvole rosee.

 

Il Passante

 

Fermatevi!

 

La Passante

 

Le mie compagne partono.

 

Il Passante

 

Le incontreremo certo più in giù. Non affrettano il passo.

Riguardano d’in torno. Il prato è assai qui adorno di tutte

le ricchezze floreali. S’incantano dell’aria fresca e giovane.

Vanno coll’ali della speranza, candide sopra all’omeri,

raggiere d’angiole d’argento: sono inquiete; si muovono e vanno,

tentando l’aria.

O lasciate che l’ali a voi si rilascino un poco lungo le braccia.

 

La Passante

 

Non ho compiuta la mia ghirlanda.

Mi mancano dei fiori.

Per dove son passata i fiori che voleva non erano cresciuti.

 

Il Passante

 

Fiori! Profumi acuti.

Ho aspettato che tutte fossero discese

per offrirvi i giacinti violetti

e le severe e caste digitali;

io non osava aggiungere questo fresco bottino del bosco

quand’erano presenti.

L’ombra, ecco l’ombra oscura e meditativa del bosco,

a noi, tra l’oro caldo dei ranuncoli,

e tra l’argento delle margherite.

 

La Passante

 

Per un raggio di Sole, per un raggio di luna,

un corteggio s’aduna di forme bianche e d’oro.

Alle malate ombrici delle quercie selvaggie

sulle ruvide piaggie son morte già le Melori,

rispuntano le mammole.

E a me, perché, giacinti e digitali?

 

Il Passante

 

Un lutto delicato: il lutto del filosofo quando gli muor l’idea:

un farmaco pel cuore, quando agonizza e muore.

Cercai tutta la notte.

Lande disincantate!

La ghiaja cantava

di sotto al passo presto,

il mio cuore cantava

rosso dentro al petto.

Ho pensato in quel punto alla menzogna enorme e gloriosa

d’ogni religione per il bisogno della felicità.

Fluttuavano dei veli forme fuggenti di nebbia,

e la foresta amava: di sotto alla rugiada si svolsero i profumi.

E l’erbe a fremere:

tutti i petali si son ricercati

e si sono ritrovati in un bacio prolifico.

Ma i fiori espansi, i fiori incantatori della notte!

Incensieri,

dondolando,

in ritmo blando,

alla carezza della tenue brezza,

sopra all’erba,

verde, ardente, superba,

oh l’incensieri

turibolando

spargevano pallidi, bianchi, sinceri,

i mille pollini nei veli della bruma,

sotto alla luna.

Attesi.

Un incanto per me manifestava la coraggiosa speranza cantando.

Oltre ai pianti notturni dell’upupe,

oltre ai singhiozzi del rivolo scorrente,

oltre alla solitudine vivente,

aspettare, aspettare l’incanto.

E la gioja dell’alba ritornò

nella semplice e vergine virtù:

la notte consiliera è già passata pallida e serena dentro a questa

giornata.

Pel cuor, quando agonizza, ecco la digitale,

per il lutto dell’Idea, il giacinto regale sfoglierà la corolla di viola.

 

La Passante

 

Arpe, ministre d’argento nell’alba!

Allora uscii. Un giardino di rose.

Certo pel bosco alcuno avea colto e serbato

l’erbe che nere mi crescono nel prato.

Ed ho dovuto fingere per non seguir la schiera

per lasciarla procedere.

La mancanza dei fiori alla corona

mi pungeva come una mancanza fisica.

Voi lo sapete: vi ho indovinato dietro alle frappe.

 

Il Passante

 

Non ho potuto appressarmi: temeva di me stesso: paventavo le amiche.

Oh siete bella come questo Aprile

sorridete:

e siete assai più giovane di me, uscita in sull’Aprile.

Sorridete!

Io vidi i vostri piedi nudi a danzar sui fiori,

poi che scalzata passaste il rivoletto a guado.

Ed ho sentito i piedi freddi e bianchi

battermi sopra il cuore:

ed ho penato e gioito a questa commemorazione d’un sacrificio

non ancora compiuto, ma che stava per compiersi.

 

La Passante

 

Forse è per questo che i fiori calpestati

hanno lasciato stigmate porpuree, sui piedi bianchi.

Io sentii languire e fluire come un sospiro dalle corolle.

 

Il Passante

 

Passione carnale: una rosa al martirio.

L’amore s’impaura ed impaura.

Gracili a voi le gambe nude di tra le trine, tentazioni;

ho sentito il bisogno di ricoprirvi i piedi e le gambe

con molti, molti merletti, di ricoprirvi li occhi

col velo oscuro della capigliatura perché avreste potuto vedere

ch’io vi aveva vista.

 

La Passante

 

No, no: educazione falsa per false cose.

Prendetemi alla taglia e scendiamo, scendiamo.

 

Il Passante

 

Tutte l’altre compagne sono già discese: rientrano in città.

 

La Passante

 

Giuochi, risa! ...Listante singhiozzante, torbido, incompreso...

Ma tenetemi forte. Non vogliate ch’io cada!

 

Il Passante

 

Qui, qui...? No, per questa follia... in faccia alla città!

 

La Passante

 

Guardate?…

 

Il Passante

 

Giardini a primavera: delle terrazze di marmo e di fiori.

 

La Passante

 

Ancora:...parlate e guardate ...anche s’io m’addormenti.

 

Il Passante

 

Dei pensili giardini. Delle fanciulle passare pei viali:

han tra le mani delle ghirlande enormi

hanno corone in capo.

Poi vi son delle coppie.

A Mezzogiorno si siedono sui banchi di marmo molti ciechi,

parlano con il sole, parlano colle foglie.

Misere, cieche spoglie: non se n’accorgono perché non vider mai

la luce, mai, i ciechi.

A canto sopra ai prati si tengono per mano coppie d’innamorati:

hanno troppo veduto, voglion vedere ancora:

han volti conturbati nella greve mestizia di quest’ora

propizia sotto l’ombre. E splende il sole!

La puerizia delli sguardi è fuggita:

ma se tutto il giardino è un bimbo nudo al sole?

Ecco delle viole che appassiscono.

Le foglie frusciano sopra alle teste:

gioconde feste nella brezza breve.

Le foglie fresche spiavano.

E quelli che passeggiano parlano a voce bassa:

una religione, come una passione: non turbare:

un altare offre bianca e lucente una Venere e sta.

Voci basse, murmuri.

S’appressano dei giovani, sporgonsi in alto, dalle ringhiere.

E sulle ringhiere s’accovaccian pavoni.

Dei cigni navigan dentro ai laghetti.

Ai pavoni l’elmetti impiumati danno lampi sfacciati.

Voci basse, murmuri.

Stridon sui viali scarpettine e stivali.

Quei giovani si sporgon sempre più: solitarii ricercano coll’occhio,

in un punto di cielo una grande introvabile virtù.

E sanno dove guardano, ma non trovano mai chi vogliono vedere.

 

La Passante

 

Voci basse, murmuri...Sarà per l’aspettata

un grido nello sguardo...Continuate: la città è assai vasta.

 

Il Passante

 

Giardini pensili: sui fusti di basalto spiove la molle glicine.

Dell’api volitan sopra la glicine. Quanti fiori violetti!

Vengono delle donne: sono giovani ancora, sono assai mute.

Deposero matasse. Il sole scende: i ciechi han rincasato.

Sopra ai banchi dei ciechi queste giovani donne hanno posato.

I gomitoli piccoli valanghe di filo accrescono,

ma il lavoro che se ne trarrà non vedran forse mai.

I bimbi e i nascituri aspettano il lavoro.

Lo stanco sguardo delli operai dopo il lavoro:

la speranza del desco familiare. Aspettano il sorriso della moglie e del bimbo.

Ma il chiasso burrascoso dei piccini.

Ruzzano sul prato: l’oche schiamazzano.

Le nonne stanno a lato e li proteggono.

Li scolari goliardi, fanno ridda da torno alla fontana:

sonagliere d’argento: risa: una assai povera carovana,

un orso, quattro scimie, il giuocoliere. Le fiere van lontano,

passano: non si fermano qui.

Li scolari riddano: assaltano le vaghe crestinaie.

Quelle giovani donne deporranno invano: la matassa s’irrita e resiste.

L’ore trascorrono.

La ghiaja dei viali è assai gioconda al vespero.

Ancora dalli spalti guardano i solitarii, in vano, in vano.

 

La Passante

 

Gioja d’un vespero senza ritorno!

Tenetemi, tenetemi le mani! Serratemi così presso di voi.

 

Il Passante

 

Le terrazze s’annegano nell’ombra.

Le parole hanno suoni morenti.

 

La Passante

 

Oh! ma datemi i fiori del bosco; i freschi fiori del bosco!

 

Il Passante

 

Noi scenderemo a passeggiar la notte, sopra a queste terrazze

di sogno.

 

La Passante

 

Baciatemi, baciatemi, tanto da farmi male.

 

Il Passante

 

La luna sorge fine, pura, libera...

 

La Passante

 

Baciatemi, baciatemi! ...La sera è molto limpida

ma è molto sola: confortiamo la sera coi baci ...Ahi!

Baciatemi ch’io senta la vita, la doppia vita in me!

 

Il Passante

 

Bacio, promessa! Che avete, che avete?...

 

La Passante

 

Nulla. Qualcuno, qualche cosa, mi prendeva, mi rapiva.

Tenetemi, forte, alla taglia. Ch’io senta le mani vostre.

Quante stelle, tutte le stelle! Come vi vedo limpidi li occhi!

 

Il Passante

 

Pallidezza, bruna pallidezza feminile

in questo incontro dopo le nebbie.

 

La Passante

 

Scendiamo: non perderemo la ghirlanda? Assicurate dunque la ghirlanda

come una catena, ai polsi vostri e ai miei.

 

Il Passante

 

La ghirlanda si è sfatta, ma non lamenta

nessun fior caduto; la ghirlanda non lega...

 

La Passante

 

Scendiamo.

 

Il Passante

 

E nessuno sopra le vecchie vie:

sanguefioriorme.

E saremo l’incogniti.

 

La Passante

 

Scendiamo, scendiamo!

 

Il Passante

 

La Città è morta nelle tenebre.




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