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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Di porpora e di pesco a una fiaccola spegnentesi. La fiaccola fumiga. Passano dei corvi. Crisantemi fioriti.
Il Passante
nella morbidità piange quest’ora,
sotto la pioggia il parco moribondo
non ricopre né guarda le nudità di Pomona e Vertumna.
Abbiam l’anima calma e pure accesa,
Non abbassate li occhi, queste cose si dicono...
La Passante
Dite, non mi rifiuto. Guardo lontano.
Il Passante
Come me.
La Passante
Come voi, per lo stesso motivo.
Il Passante
Non abbassate li occhi, non guardate lontano.
Per ricordarvi ecco lo specchio.
La Passante
Mi specchio.
Il Passante
E vicino all’orecchio, una trama d’argento,
lunga, sottile, nascosta, pudica, che vi pare, Signora?
La Passante
Filo intessuto nel velluto cupo,
a complemento d’una bellezza, dissonanza perfetta,
aggiunge altro fomento a giovinezza...
Il Passante
Giovinezza che va...
La Passante
Come l’ingenuità.
Il Passante
Destreggiamo di frasi...
La Passante
Per farci persuasi ch’ora nasce la luna, ch’ora giunge la notte.
Il Passante
La Passante
No. La luna che ascende ci limita il tempo.
Più rosso, più violento, se volete più adorno di questo
magistero naturale che l’autunno munifico e regale
ci sciorina da torno. Quanti ori impensati, quante
Il Passante
Quanto sangue sul cielo e sulla terra!
La Passante
Il Passante
Imperatrice! Non un giorno così. Specchiatevi.
E per dove passammo, per le scale di marmo e pei viali,
pei prati di smeraldo e per li specchi delle fontane pallide;
e per dove passammo, vicino alle fontane, quando al vespero
i vecchi venian a conversare, per tutti questi luoghi
per le vie del mare ingiojellato di conchiglie e di spume,
per le bianche giunchiglie, per le acute vainiglie violacee,
ma per ogni luogo, Signora, non passeremo più.
Vi rammentate le giovani donne che svolgevan gomitoli
al lavoro per le sere indecise indugiando
ad aspettar chi non vedranno più?
Ci metteremo a sedere aspettando vicino a quelle donne.
La Passante
Lo specchio è liscio, puro, lucente come l’acqua di fonte.
non nuvole allo specchio. Non vedo il filo d’argento
a mostrarsi, tra i riccioli, curioso d’intorno all’orecchio.
Il Passante
dall’arco profumato delle labra ch’io vi veda almeno
a sbadigliare.
La Passante
Sbadiglio e ve lo mostro. Non mi copro.
Il Passante
Lo Sbadiglio ineffabile, rivelazione.
Guardavate lontano per lo stesso motivo.
La Passante
Vi sono dei momenti che ritornano a gesti incoscienti.
Fiore, è sera. Sbadiglio. Voi?
Il Passante
Io mi faccio in disparte e vi lascio passare.
La Passante
Troppo tardi, Signore. Vi siete già scoperto. Mi cercherete.
«Calmo il meriggio discende al tramonto».
Ho voluto sentirvi vivere, morire e rinascere in me.
Che volete di più? Posseggo la virtù di leggervi nelli occhi.
Il Passante
Per un minuto di crisi isterica?
Credete alle risposte di un isterico?
La Passante
Domenico di Guzman li abbruciava.
Il Passante
Scoperto spogliato? Se mi sapete.
La Passante
Il Passante
Nel giardino saputo a foglia a foglia,
come alla vostra voglia si compiacque,
un insetto, un virgulto, una pietruzza non avete scoperto,
rimangono sconosciuti ed inesperimentati.
In sulla stessa soglia della casa, un tenue lichene
grigio niello d’argento, disegna una cifra ad insegna,
che voi non conoscete, leggetela.
Anche una fine peluria di muschio
tra pietra e pietra velluta un’enigma. Leggete ancora.
Per ciascuno minuto la natura vi postilla una sigla,
vi convita a sorprese, vi porge un problema.
Or voi che amate catalogare l’anime,
un gesto vi rimanda all’infinito,
svolgete il teorema della semplice anima mia.
Due strofe, poesia delicata di versi:
due accordi, un’armonia limpida e vocale:
un profumo di fiori: o un impeto selvaggio:
tale una fiamma erompe dal Mongibello e abbrucia:
pioggia lenta di maggio sulle rose:
contradizioni. Ora trovate i nomi,
analizzate, scomponete, turate dentro le fiale dell’alchimia morale
le varie essenze, le varie presenze, le infinite virtù
di questo spirito: e sui cristalli che mi serrano bene
incollate leggende a previsione di un non lontano avvelenamento.
Questa chimica è assai pericolosa.
La Passante
(Spiai quest’anima dentro alla carne:
vidi un’ombra agitarsi di sopra a un paravento?
Spiai quest’anima perché si dimostrasse:
e la colsi in un lampo, nel lampo del mostrarsi?
L’ombra è sparita, l’anima non c’è più?)
Il Passante
Abbiam dormito nel letto comune il riposo pesante
e affascinato dell’amore saziato;
ho mangiato con voi:
vi apparvi ora l’eroe ora il bambino
singhiozzante e supino ai piedi vostri,
ho pianto, ho pregato, ho bestemiato.
Vi tesi tutte e due le mani aperte
come l’amico, come il fratello;
vi ho fissato nell’occhi tutti e due l’occhi a cercare;
abbiam commesso l’identici peccati,
per troppo amare noi stessi,
per nulla amare altrui;
ripulse, carezze, preghiere, sorrisi;
i nostri visi sull’unico origliere
attesero, rivolti all’oriente, raggi improvvisi e forieri
d’aurora ed han bevuto in un unico istante,
raggio d’aurora celeste diamante:
ancora e sempre abbiamo confessato
desiderio e capriccio disperati nell’unica malia;
e bene e poi?
Guardate, guardate: mi riconoscereste?
Io vi percuoto e sto colla ragione,
sopra di voi, uomo,
indiscusso e terribile ministro, imperialmente.
La Passante
Ah! Ah!… Divinità di un giorno!
Maschera disvelata: l’arabesco capzioso di contorno
porge pugnali e veleni alla nostra Bianca Capello
perché più non vi tragga dalla chiostra
effimera del vecchio monastero?
Vecchia coscienza maschile: un umile
umile a postillar lo spazio d’egotismo
e rifiuta la femina e fa vile l’amore?
Vi ho strappato la maschera: udite.
«Tu non vedrai così tra le mie braccia
sopra al mio corpo, i miei capelli ti velano la faccia,
tu non vedrai così morire il sole».
Cerca il tuo sole or mai, sotto la luna:
la stagione ha spiegato il suo artificio
d’oro riccio e di porpore sanguigne
perché anche di notte, al lume della luna
le piante pajan vestite di sole. Mente:
come tutto che è femina: mente.
Raggio di luna sulla mia bianchezza,
sono l’antica statua perenne della lussuria:
governa il mondo. Mobile, eterna, inconturbata.
Viaggia pel mondo. Troverai me.
Posseggo in ogni istante dominazione.
E posseggo così, senza possesso;
desiderii, l’alcioni, a viaggiare sul cielo,
Oh bacio lungo, o bacio intenso, o bacio soffio; e mi dispenso.
Non importa, Signore, ho divagato alquanto,
non vi ho infatti compreso, Voi che mi possedete e comandate,
Il Passante
Ora parlate, santa impudica, e non dimenticate.
vada in deliquio la carne vostra,
si sprigioni all’aperto, il vostro spirito, smarrito al soffio
della passione; spirito a bevere
l’aria ed a vivere perché non muoja di consunzione.
E vi siete tradita.
La Passante
Auguro a voi questa semplicità
che è la mia costante e profumata verginità.
Voi mi avete così fatta molteplice
sotto la vostra imagine: mille cristalli tagliati esponeste
per l’innumeri feste della nostra cerebrazione,
mi avete rimirata in ogni modo.
Li specchi riflettendosi l’un l’altro
mi hanno addoppiata. Credeste alla visione affatturata.
Ora vi dico; domani stranieri, incontratici ancora
«L’anima mia è nata semplicemente,
e non sono cangiante.
L’anima mia è nata in un soffio, completa e singola.
Sono tutto l’istinto, sono tutto un ufficio,
sono tutto l’amore».
Il Passante
Donna! Gonfia la groppa cavallina e serica,
stira i muscoli ai balzi lussuriosi:
danza dei fianchi, protendici il ventre,
e assorba l’ingordigia del tuo amore:
serra le natiche, aspira, aspira!
voci roche, incomprese; oh pel paese del tuo fatale
amore ciascun uomo si serve di ruggiti, non di parole.
Sibila di tra i denti, denti freddi.
L’occhi rivulsi, l’occhi stellari di entro alla morte,
rivulsi e spenti, hanno veduto il teschio?
Protenditi alla tomba dell’alcova. Applaudo!
La Passante
Moralista per l’opera d’amore.
Verrà un istante e vi ricrederete.
Un dì vi siete pure ricreduto. Ripeterete.
«Nella notte, oh bianca, oh mia,
non potremo sentir la frenesia
non mai provata, non mai sentita
del mio potere e del tuo volere,
non potremo svuotare nella morte tutto l’amore della vita?
Amare la morte, vivere intensamente!».
Il Passante
(Delle mani a carezza ed a martirio.
Delli sguardi che adorano e che odiano.
Dei gridi di preghiera e di maledizione.
Tutto l’inferno e tutto il paradiso.)
Basta, Signora, voi siete oscena.
La Passante
A scuola vostra, dottore dell’ideale libertinaggio.
Sono nuova, divarico le coscie,
ho svelto i lini alla onestà, quella che va per le case
per bene. Non aspiro verbene tenere e lacrimose,
ma rose orgogliose, lussuriose.
Prenacqui al favoloso serpentello dell’Eden,
Jehve, se rammentate: il serpente è retorica,
un pastore del Libano l’estrusse
nei rudi sbocchi della prosodia. Guardate me,
per quanto la pruina mi cristalli la chioma,
e Jehve giovanetto, intatta e perfetta,
Il Passante
Imitami e ripetimi. Ti foggerai pur sempre
La Passante
«Te stesso; sfatato.»
Il Passante
Non ingiuriarmi.
La Passante
L’andromedia trionfa dal primo segno rosso della luna
all’inconscio prurito verginale. Voi maschio ci bevete
coll’occhi assorbenti.
Vi sono dei vecchi ardi che s’indugiano
colle mani di scheletro alle chiome bionde e proffuse
delle giovanette:
e vi sono dei nonni incestuosi che spian dalla toppa
al dispogliarsi della nipotina.
Vi sono dei ragazzi petulanti che nei giuochi innocenti
sminuzzano i pimenti pornografici;
e vi son delle vergini maliziose, mezze vergini in fatto,
che concedono al tatto quanto non può sciuparsi.
Vi sono delle callide letture di libri sacri
per santa Teresa e per Maria Alacoque che irritano,
vi sono dei disegni, dei quadri, delle statue che ci fanno palese
quanto comunemente ci si asconde.
alle vostre pupille,
miserabile o ricco,
che il mio passare suscita scintille,
che il vento della gonna nel passare
fa divampare.
Concedetemi ancora, concedetemi sempre
questo supremo altare dell’andromedia:
Andromeda sull’Ettore trojano;
amazzone al comando dell’amore, non Briseide schiavetta, Signore.
Sempre dal primo segno rosso della luna.
Il Passante
Giovanetta al tuo vizio solitario!
La Passante
È così non lo nego.
Io mi lascio spogliare, io mi lascio comprendere;
sono semplice e pura, non ho paura.
Non vi chiedo pietà se togliete l’orpelli
se strappate i giojelli barbari e problematici
che la cavalleria mi stelleggiò nel corpo.
Sola a bruciare sui bruciati deserti
della lussuria e sopra ai prati aperti,
azzurreggianti di luna nelle sere del sentimento atavico.
Sole e sola signora: non è un bon mot, né una divisa:
priva di gemme false come sono oggi giorno.
Rinasco Sfinge: voi restate sfatato.
Il Passante
Non insultare, giovanetta nel vizio solitario.
La Passante
Solitario, infecondo ed acerbo,
Giovanetta che esprime allo specchio non conformate ancora
nudità per dolce carità di se stessa inquieta;
e che si spia e che specilla il sesso, che sa quanto profitta
giovanetta allo specchio a conturbarsi
delle proprie carezze ed a saziarsi,
illanguidita, a mezzo.
Nel piacere incompleto ho profetato a me stessa l’imperio,
per questa rabbia d’insoddisfazione,
per il vano strisciar del corpo vergine sulle lenzuola,
per il vano abbrancar sul mio guanciale,
per il vano liquore, per il vano sudore
dell’erotico spasimo notturno.
Taciturno un pensiero: offrirmi,
lacerata e la veste e la carne, dono e perdono
all’inutilità, ed al primo venuto, ed al primo
passante; essere l’incostante preferita,
simulato offertorio nella scelta, ...
e voi ho preferito, e voi ho posseduto.
La vostra giovinezza ha rifatto la mia:
«Io sono bella come fu l’Aprile
e sono assai più giovane di voi, uscito in sull’Aprile».
Il Passante
No, no, non parlare, non bestemiare.
La Passante
E perché m’hai rifatta,
raccolgo dallo spasimo d’amore l’archetipa virtù di rinnovarmi
sempre, giovine e giovinezza della vita,
accoppio la tradita fede per ogni istante
e sono assai sincera,
poi che sento d’amore ancora e sempre
senza doppia intenzione di partecipazione.
Il Passante
non insultare al martirio della ragione ferita a morte e prigione
sotto alla tua bocca di vampiro.
La Passante
o Cristo nazareno, alla conquista del mondo.
Il Passante
Ci siamo insultati.
Ci siamo abbeverati del nostro fiele scorrente dal ventre
lacerato. Apriamo le finestre nella notte,
per l’addio necessario.
i cimieri d’argento delle alpi lumeggiare
sul padiglione oscuro.
Vediamo nell’autunno le villette disperder bianche stelle
e tra le siepi madide occhieggiare i bambini malinconici,
tra i seni delle belle ad appassire
Al vespro poco fa,
coi ciuffi imparruccati a pompeggiare
Sì la ragione è vostra, apriamo le finestre nella notte,
la lampada dei monti, luna fredda, ci rischiari la fronte.
La Passante
Apriamo le finestre. È la nostra protesta contro all’alcova.
Il Passante
Cristo sfatato, Cristo inumano forse.
Vorrò dire domani dopo la rossa prova del tuo vituperio
e la condanna della mia volontà:
«Essere una vivente redenzione:
e per ogni fatica e per ogni dolore
e specialmente per tutti i dolori della voluttà
prestare la mia frusta carità.
Seguir le prostitute in la tempesta,
vagabonde pitocche, lacerate, infangate,
vestirle di broccati e in sulla testa
scarmigliata depor gemme e corona.
Angiole suscitare dal fango, domani, domani in la vendetta,
contro le banche, l’officine, le chiese,
l’ospedali, i musei, e le galere.
E far di queste sucide petroliere
le imperatrici convinte e necessarie.
E per ogni delitto in sulla terra,
e per ogni supplizio della carne e dell’anima fare l’oblio...
La Passante
Cristo, hai tu dunque così atrocemente soferto?
Il Passante
...E nella oblivione d’ogni cosa,
per l’opera incosciente,
nudo riassorba il ventre feminile
La Passante
Cristo, hai tu dunque così atrocemente martoriato?
Il Passante
Per il mio e pel tuo peccato.
Ritrovo l’ironia dopo l’umiliazioni.
La Passante
Prega, testardo: non tentare il dolore.
Il Passante
Per lasciarci convinti del nostro valore,
Signora, perdonate ch’io ritrovi il sorriso.
Noi abbiamo giuocato e ci siamo annojati.
Ne conveniamo.
Codesto libro aperto e troppo letto
l’abbiam gualcito: abbiam gualcito l’uomo:
il paesaggio solito c’infastidisce.
La neve che corazza la giogaja,
Anche questa proflusa ricchezza del mortorio,
offertorio d’autunno, sopra all’anno che muore,
Ma vi son mille strade che passano alle porte della villa,
portano a mille paesi diversi.
Così l’intingoli che avete assaporato
sopra al piatto comune, ripugnano ora mai al sottile
palato: vi ho consentito di non mangiarne più.
Ma, se usciamo e viaggieremo, ...
ricorderete quanto avete fatto.
La Passante
Rimproveri, Signore, in quest’ora serena?...
Il Passante
Serena come dite... gentile eufemismo.
Così se usciremo e ci divideremo,
ricordatemi almeno.
Tutto quanto io aveva io v’ho donato.
Non vi ho cercata: mi avete preso.
Eravate nei limbi inaspettati della mia coscienza.
Ora ladra, Signora, sono come chiunque.
Ladra per me, non io per voi, ...
La Passante
Parole aspre in quest’ora serena...
Il Passante
Avete scassinato i chiavistelli,
avete saccheggiato, vi siete ornata dei miei più cari giojelli.
quante statue spezzate, quanti libri abbruciati,
quanti dipinti lordati, ingiuriati!
l’innumeri e secrete mie ricchezze,
non distruggetele, non l’esponete a tutti
non mescolate l’anima mia e il sangue
con sangue della folla dentro l’ingordo sesso:
lasciatemi distinto e sconosciuto.
La Passante
Siamo due stranieri e ci ritroveremo;
Cristo-Passante, in Maddalena-Jehve:
rinnoveremo la nostra passione:
e sia feroce e breve. Or potete partire.
Dolci parole serene e discrete nell’abbandono estremo.
Il Passante
Per la mia carità, addio, Signora.
La Passante
Da un lembo di cielo scoperto la luna,
lanterna dei monti si mostra in corona
di rosee nubi che ridono a torno.
Predice un ritorno. Addio, Signore.