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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Per quando la Notte buja: V Episodio

 

Nero sopra argento. Dalle lingue di fiamma a cavalletto. Il manto di nuvole lascia sgusciare delle stelle. Un’Angiola passa a volo.

 

Il Passante

 

Questa è l’unica ora della vita...

 

La Passante

 

Io sofro tanto che non ho mai provata

una così intensa ed acre voluttà.

 

Il Passante

 

Vi fa piacere il morire? È come il sogno.

 

La Passante

 

Sogno che non ha fine. Anche il cuore si ferma.

 

Il Passante

 

Il mio cuore si arresta.

 

La Passante

 

E le mie mani si stringono alle vostre. - Oh come sono pallide

le nostre mani. Come sentiamo bene gelarci le mani.

 

Il Passante

 

E li occhi.

 

La Passante

 

Dei veli violacei alli occhi

 

Il Passante

 

E stringerci, e penare.

 

La Passante

 

Per sempre, per amare.

 

Il Passante

 

Amare la Morte.

 

La Passante

 

Sono la santità, carità

come una gravità profonda e stabile.

 

Il Passante

 

Amare la tomba. Tutto vi si confonde.

 

La Passante

 

Tutto vi si concilia.

 

Il Passante

 

Non vedo più. Vivo intensamente.

 

La Passante

 

Ed avremo bisogno di parlarci e di baciarci ancora

per manifestare il nostro desiderio? Silenzio!

 

Il Passante

 

Silenzio! Essa giunge.

 

La Passante

 

Ed è il nostro piacere?

 

Il Passante

 

Silenzio!

 

La Passante

 

Sofriamo tanto che viviamo d’amore morendo.

 

Il Passante

 

Amore della morte ...E tutto è Il passato.

 

La Passante

 

Silenzio! Ogni cosa è scomparsa.

 

L'Ubriaco passa

 

Gira a tondo

come vuole il tuo padrone

vecchio stanco bagascione,

sullo sfondo

assai profondo

d’un bel cielo d’inchiostro

di una nera coscienza;

gira sempre, a penitenza.

Gira ad ostro ed all’occaso:

sarà un limpido caso,

se girando all’impazzata, ti scardinerai

sopra al naso di Domineiddio. –

Terra verde,

terra gialla

come l’invidia itterica,

terra pazza che gavazza

in un mare di vino e di sangue,

gira; gira tra -

Un gran caso - sopra al naso - io sono persuaso

in un Domineiddio anarchico.

 

Alcune Voci intonate a Coro,

lontane e dall’alto interrompono

 

Ogni cosa ritorna alle viole.

Oh! sole le viole!

Delle viole piangono dal cielo,

in un velo violaceo che si fonde:

tutto il cielo è una immensa viola!

Tutte le Stelle sono giacinti oscuri.

In quest’ora ogni parola

ha una voce di pianto,

In quest’ora d’incanto...

Le viole incontro ai gelsomini

per codesti giardini...

le viole e i giacinti,

e i fiori d’oro e rossi,

tutti i fiori precinti

dalla sacra grandezza della Morte.

Ma sopra a tutto e sempre

le viole, le viole, le viole

quando sia morto il sole, per terminar di piangere!

 

L’Ubriaco

 

Tre e Due:

Tre per Cristo, Due pel Dimonio,

Cinque pel patrimonio dei Pezzenti;

le cinque dita.

La Trinità si regge sulle corna,

come l’amor sull’odio:

ed il doppio appannaggio vuol, che adorna tutte le teste dei mariti becchi,

la santità della mogliera

e la divinità al bastardo. -

Gira a torno, Due e Tre. -

Tre è Re come comunque:

Due è dunque il Messaggero

dispettoso e severo.

Due dice al Tre: Oh Sire

ho finito d’ubbidire!

Ed il Principe padrone

fa impiccare il mascalzone. -

Due!

Due sono quest’occhi, queste mani, queste orecchie;

la bocca, una e trina inforna tutto quanto

e in breve sparito ahimé! la bocca

dove tocca divora e abrucia.

 

Delle altre Voci, intonate a Coro,

lontano e dall’alto interrompono

 

Tutte le cose bianche si spandono sul cielo

languide e stanche.

E tutte le corolle delle rose, delle rose candide, tutti i petali bianchi

delle vesti d’argento delle spose,

sul cielo, nel cielo, pel cielo.

Tutti i picchi di neve,

tutte le stelle dei gelsomini,

tutte le coscienze dei bambini,

tutti li agnelli a pena nati,

sul cielo, sul cielo.

L’Oriente è una coppa di cristallo

piena di latte puro:

un Fantolin regale si è rizzato

risplendente e sicuro agitando una spada di metallo, forbito e duro,

una spada, una fiamma

candida e trasparente,

sul cielo, sul cielo.

Tutte le cose bianche rinascono da morte.

La bianca apparizione, intuona la canzone.

Teoria che va per li stellati campi notturni,

Fate brune e bianchi Frati.

Teoria e processione.

Gelan le bianche cose:

sul cielo, sul cielo!

Han gelato le rose sui seni delle spose.

Passan le lunghe schiere, l’una di contro all’altra,

piangon d’elevazione,

la canzone è un singhiozzo...

Anche le stelle sono a fatto bianche...

 

Una Voce isolata e assai distinta

 

Non vedete la luce...

L’Ubriaco

 

Terra rossa in un mare di vino e di sangue!

No; tutto il sangue delle Trecche innamorate

e le borse inzaccherate delle Mammane,

tutte le Mammane alle sottane delle Trecche,

eh! ma perché?… -

Già l’amore è gran cosa, una foglia di rosa sopra di un letamajo:

fanno il pajo. Due! e danno fuori il Messaggero,

Messaggero della Morte, gira!

bussa e sta sopra alle porte, gira! -

Aprirete, non aprirete le porte? Ma perché?

Gira ancora. Chi troppo adora perde la fame

e la sete ed il resto. Bacia.

Sì, no; come si può; come si fa?

Con questa grande celebrità delle cose sconcie e disonorate

vi divinizzate: chi?

Due! Due morti sulla strada.

Per codesta contrada si va al ballo del carnajo. Due!

Ehi, buona congiunzione.

Senza essere importuno non vi voglio sturbare

v’insegnerei a baciare;

ma la trinità, questa perversità che in un sol corpo gode...

Via, gira! e tre teste, e una testa e un corpo,

ed un corpo e tre anime, come il fenomeno della fiera;

la Trimurti severa, Dio, il Dimonio, il Vino. –

Terra gialla come l’itterizia,

Due, due morti, e Tre.

(Cade sui morti vomitando)

 

Un Cenciajuolo grida

 

Chi riconosce questi due cadaveri insanguinati ed infangati

che cava dal suo vino codesto malandrino d’Ubriaco?

Chi riconosce questi due cadaveri, dentro al rigagnolo della via

tra i frusti della giornata? Chi riconosce mai queste persone,

poc’anzi vive?




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