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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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LA PSICOLOGIA DI UN PAESAGGIO

O

LE LARIANE

 

Nuvola d’oro all’alba

 

Nuvola d’oro,

Nuvola araldo,

Nuvola foriera,

rompe avanti la schiera delle nubi impacciate nella notte;

precorre nel cammino,

Nuvola d’oro.

 

Le nubi stanno floscie e dispettose

ma le cime dei monti fuman già.

Se questa carità della Nuvola d’oro che viaggia

avvisatrice

non apparisse sopra alla pendice del cielo indeciso a svegliarsi?

 

A mezzo del cammino

la Nuvola foriera sosta e riguarda.

Or dalle trombe canta l’Oriente

In un grido splendente.

 

«La Luce

 

E vedi fiori di fiamma e di sangue

nel velo bigio delle nubi basse.

 

Fumano i monti,

violacei veli s’alzano a svanire, incensieri i monti.

Nuvola araldo!

Dei clangori scarlatti per il cielo.

L’ultimo velo si straccia alle corna del monte più pugnace.

La schiera bruna si rivolge e scende. È passata.

Nuvola d’oro: rifrange il sole: ricchezza della terra.

Nuvola d’oro sta.

E il cielo d’oro sull’immensità.

Mattino d’inverno

 

Sul monte un manto d’oro

S’infrangia di porpora:

massiccio e bizzarro tesoro.

Il lago s’invermiglia.

 

Conca di prato:

sopra il suolo gelato

l’erba è rossa.

 

Conca di valle:

il Cimitero è brullo come il prato

immobile e ghiacciato.

Ma i morti non patiscon le pruine.

 

Il muricciuolo del Cimitero

è breve, è candido,

si riscalda al sole.

Dei vecchi fra poco verranno

ad appoggiarvi le terga:

balbetteranno come fanciulli,

avran parole vane, strambe e lente,

sono dei mesti pezzenti

sdrusciti dalla lunga fatica della vita:

e si riscalderanno.

 

L’alberi si riveston di giojelli:

i più belli e i più smaglianti

sono i più caduchi.

 

Sul monte d’oro

si ricama il lavoro

delle preziosità del sole.

 

Le fanciulle si riguardano in volto

coll’occhio aperto:

una sincera speranza sfavilla.

 

E quei vecchi balbettano.

 

Questa notte

passò nel Cimitero

una processione.

Un Cristo crocefisso avea schiodato

le membra e s’era alzato sanguinoso.

Un mantello di neve ingiojellato

imperialmente lo ricopriva.

Molti bambini traeva con lui.

Il Cimitero non si è turbato,

e non l’ha udito, non l’ha sentito;

l’ossa dei morti non l’han riconosciuto.

 

A mezzanotte la processione passò;

ritornerà timida e imbarazzata.

Le fanciulle hanno l’occhi nel sole.

 

Vedi, sacerdotalmente, la Cima pontificare

nella limpidità fredda del cielo,

vestita a festa d’una dalmatica

ingiojellata di stalattiti.

A mezzo un cingolo di nebbie la fascia,

trine leggere di velo.

Il lago brilla verdoro e rosso

tra l’uno e l’altro dosso

d’oscure e insanguinate malachiti.




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