| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
La Passante
...e siamo giunti qui, donde partimmo.
Il Passante
Non mi pare. Cometa gemella v’ho tracciato un’orbita
miracolosa e vaga che non si acconcia né si inanella
col torneo delli astri. Vi ho segnato, sorella, a punti d’oro
una elissi curiosa. Abbiam sfiorato i limpidi alabastri
dell’altre stelle lucide, e i tremolii inquieti
delle piccole rose celesti: viaggiatori poeti
abbiam raccolto le luci differenti e ce ne siam vestiti
come di ricche e preziose cose: pur non sapremo or mai
se fu vero il viaggio, se furon vere le stelle, se partimmo di qui,
in fine se noi non siamo tutto il mondo o dentro al mondo
atomi minerali d’istinto, a sopportare, non a volere –
Non importa: siam ritornati ancora
come in quella aurora
alle porte di una città. Ora è vespero.
Anzi siamo rientrati nelle porte
con un passo più fresco e più forte.
Attendendo, riposiam nei giardini comunali.
Attendiamo con cura e con diletto a strajarci sull’erbe pettinate
a riposarci all’ombra dei bei pini
a cui già l’ars topiaria fece l’acconciatura.
Non abbiamo paura di riguardare in volto ai cittadini
e fermiamo i bambini per accarezzarli.
È certo invece che il nostro costume lascia alquanto a pensare.
Non trovate?
La Passante
Ho lasciato le maniche di seta sopra alla spina
ho lasciato la gonna tutta lacera sopra allo sterpo della collina.
Ho un semplice guarnello come una pastora
ed il bruno mantello non lo trovo più.
Il Passante
Tutto questo vi onora: è una buona virtù, una fragrante umiliazione.
Rimarrete più nuda ma più casta. Velo non è pudore:
se voi velate il viso tutta nuda, sarete assai più oscena:
e se il volto scoperto fa l’attucci della civetteria
avrete il corpo fasciato dalla veste prolissa ed ermetica,
sarete la Lussuria.
Una volta ai festini eravate coperta assai di più,
ma meno virtuosa. –
Odoriamo una rosa senza sfogliarla,
non chiediamo i perché delle cose odorose:
saremo più saggi se fuggiremo i profumi.
L’umanità ha bisogno di svestirsi per ritrovarsi.
Un Cinico di Megara guardiano di porci, se mi vedesse
mi presterebbe bisaccia e bordone, anche il pileo ombroso,
e mi saluterebbe: ma se incontriamo (e vi ammonisco prima)
un cittadino pezzente, non ci vorrebbe porgere la mano,
e fra il dubio e il timore chiamerebbe il tutore del buon ordine
per farci rivestire.
La Passante
Io non ho freddo.
Il Passante
La coscienza libera e compresa è un tepidario morale
assai utile. Poi che s’accorse di molte inanità e le lasciò disperse
lungo la via senza la ipocrisia delle lagrime rettificò
la scienza della vita. Ogni atto si comporta sicuro e senza eccesso
e non spreca il calorico del corpo disordinatamente.
Il cuore batte per il sangue, sentite come ritma nel battito.
La Passante
Tutti li altri chiamano questo freddezza. Poco fa batteva.
Il Passante
La Passante
Lo so: i ricordi l’inanità lasciati colli orpelli, le sete
le frangie dell’abiti ed il resto. Vi pare?
Il Passante
Vi ribellate contro alla dottrina. L’ironia non vi serve.
Abbiam gettati li abiti perché erano pratici e servivano
a farci accogliere come non siamo. Ne provate rimorso?
E il vostro desiderio di volere ancora e sempre quanto
vi avrebbe fatto sofrire? Vi ricredete?
La Passante
Ma lasciando la pratica, dite, come l’invocate qui?
Il Passante
La nostra pratica è di farne a meno.
l’odono a parlare, mascherato
dalle piante e dalla sera che scende
Due e due fanno quattro; quattro e quattro otto.
Studiai la tavola pitagorica e mi trovo meglio quando moltiplico.
La moltiplica ingrassa sopra al quoziente delle pancie vuote,
come v’ha molta gente che mi profitta a stomaco leggero.
Ho in pensiero
di ridur l’appetito al minimo esponente.
Le cambiali strazieran meno, così ci rifaremo nelle budella
floscie. Ho visto delle dita che tremano sull’ago e dell’occhi
che piangono ad ingranare il filo. Ma passo in alto vago
vicino a queste inezie e scaccio i fumi della poesia
con un bicchiere di malvasia. Ammalo d’anemia nelli ergasteri
le giovanette e irrito i giovanotti colla mia pancia.
Or dunque tutto quanto sdegno non vien reso e lucro anche
sul peso della mercanzia perché la probità è un’utopia.
Ho un debole lo so per le bacioccie tenere,
ma chi comanda al cuore? Il cuore è sempre giovane,
e tolgo alla miseria antiestetica qualche soave fiore
che vi si può sciupare. È vero che col tempo il fior ritorna
al letamajo se non profitta coll’istruzione paterna al figliuolo.
Sono assai perverso: dono delle camicie ricamate
dopo tutto il mio bacio è una fortuna
se dà vesti di seta a chi portò li zoccoli.
Il Passante
Udite, questa è vera morale; si riceve e si spende:
etica dicevano li antichi, una cosa assai pratica.
È una buona avventura se il mercante monologa credendosi
solo. È l’unica volta, credo, che vedete un mercante senza maschera.
La Passante
Perché non l’ho mai udito prima?
Il Passante
Non avevate viaggiato con me. Il Mercante è prolisso:
lasciamogli il piacere di raccontarsi le glorie sue.
È l’unico momento nella sua giornata che recita a se stesso
il suo atto d’orgoglio. Ei vuole assicurarsi di non essere sciocco.
La Passante
Ma come è orribile!
Il Passante
Ma la bellezza è tale amica che ripugna dai libri di cassa.
...ma sono molto rigido in famiglia e sermoneggio
la moglie e la figlia. Castigo assai mio figlio
ch’ha delle idee matte sopra la luna, il cuore, l’a venire
e le ciabatte del Padre Eterno. Io sono ateo: Domineiddio
è caro e non mi rende nulla, paga né meno al sabato.Con tutto ciò è buona regola
comandare il viatico all’agonia
perché fa pur così la compagnia.
È ancora buona regola prestarsi all’elemosina gradassa
quando tutti lo sappiano, e fare il patriota dietro ai cannoni.
Ho bisogno che trovin nuove vie al commercio,
che s’aprano de’ porti sconosciuti
per i pasciuti a cui la fame non si placa dopo il pranzo;
e che i coscritti a colpi di fucile
portino la gentile urbanità al di là dell’oceano.
È necessario che le Banche rubino
e che in galera meditino i pazzi della rivoluzione:
sacrifico a Jehova ed a Giove in un dolce eclettismo.
È conveniente che mi vesta alla moda e che porti un nastrino all’occhiello;
pure ottima ditta è una corona
sullo sportello della carrozza.
Mia figlia attenderà a farmi conte.
Per ora passo e ripasso il libro della cassa
e in ogni caso cerco di buggerare il creditore
perché non tutte l’ore stanno al sereno.
La Passante
Il Passante
No, è la Pratica, è lo Stato attuale,
è questa ipocrisia che ha dato forma ai contemporanei.
Nei momenti di calma e di silenzio, sa di mentire anche a se stesso;
e oscura pitonessa di guaj futuri, dice le disgraziate proprietà
dell’anima perversa. Non dite mai d’aver udite ascosa
codeste confessioni della gente per bene.
Costoro odiano il bello che è il vero
e odiano la vita che è quest’arte squisita di morire.
Meglio l’occhio sbarrato del bambino fantasioso fiso al nostro
aperto, indagatore; o il miracolo espresso dall’alto contadino
alla nostra veduta; meglio la sacra e completa ignoranza
che l’infame jattanza di volere ben vivere
la vita è per costoro che non la sanno vivere!
La Passante
E noi?
Il Passante
Siamo dei pazzi, è cosa risaputa.
Abbiamo rifiutato: il gesto pratico, non dice nulla e vuole tutto:
costruisce palazzi di mota.
Il Borghese vuole una tana, come una rana dentro al pantano.
Stia.
Vogliamo il gesto di bellezza pura. Non spaventatevi:
è un gesto che distrugge, è il più grande delitto,
perché insulta a chiunque.
Per codesta Bellezza la vita è negativa, perché non vuole nulla
e possiede ogni cosa.
Noi dobbiamo negare la vita presente torbida, limacciosa e fremente
come un torrente estuante alla foce dentro ad un mare restio a riceverlo.
Vergine Vita: essa è ignota a se stessa: inconscia e liliale
sacerdotessa a lampi ispiratori s’indovina come una bambina
nel dolce tempo della pubertà e sente che avverrà:
or rimane la pura sopra a tutte.
Una eterna orazione rivolgon le pupille
verso l’empireo; udite in tanto gracidar le rane,
nei lividi pantani della pratica: oh ma il Borghese vuole
una tana come una rana dentro al pantano. Stia.
Sorridiamo. - Rimanere difesi dalli insulti poiché nessuno
può giungere a noi, e crede di schernirci colle risa:
avere nella mente tutto il mondo, e nella mente costruire
in modo come a noi piace ...poi ...Sia la morte una fiaccola
e abruci il mondo; essere noi confuse e prime vittime
La Passante
Come vi brillano li occhi! Dov’è la vostra grave e disdegnosa
impassibilità? Come vi turbate, come mi volete turbare!
Ah ...Zitto! Siamo seguiti: un’Ombra ci ascolta!
Il Passante
Un’Ombra. Ombra non è spirito. È l’attestazione della materialità:
un corpo figlia l’ombra, lo spirito la luce. Ombra? Un parassita.
Io non faccio proseliti
se per avventura ne conoscessimo o se il mondo
volgesse al mio pensiero, ucciderei l’uomo e distruggerei il mondo.
La Passante
Ed io?
Il Passante
Voi siete la compagna, la mendica regina sopra al brago inquinato.
Sapete quanto basti per averlo provato
per non volerlo più: sentite la virtù della miseria.
La Passante
L’Ombra! Ed io l’ombra vostra...
Il Passante
...che vive, non quella. Comprenderete. La fiaccola d’amore
deve distruggere se stessa, donde la libertà.
La vera libertà consiste nel sapersi dar morte
come se si vivesse. Per questa nostra morte,
pel gesto di bellezza della Morte
fummo noi tutti. Perché il Delitto è l’atto
Il Cristo comunista non è l’umanitario,
è il Cristo utilitario: uscì dai limbi alla paganità
per dar valore all’oro ed al sudore.
Ed ha prostituito il sogno enorme in faccia al paradiso
perché anche il sogno serva a qualche cosa.
- Applaudano a quel Cristo: lo Stato che lo beffa e lo condanna
l’accoglie sottovia e dai codici tenta la religione.
Così acconcian la nave che fa acqua e che non tiene al mare;
si fanno carpentieri e non comprendono che la nave va bruciata.
- Cercano l’amore pel possesso non per l’idea, mai:
sono delli animali per la fecondazione a cui regalano
Io sopprimo e risano, scelgo, eligo: tutto che è corrotto
volgo in cenere bianca. Così l’amore da se stesso s’immola
colla sterilità, ed usiamo la migliore carità ai posteri tutti
per non marchiarli de’ nostri vizii, perché le nostre labra
non si sono incontrate.
La Passante
Quella Persona bruna e immantellata
che alLa Passantesembra un’Ombra,
La Primavera è rigida, costoro son succinti e quasi nudi.
Parlan di vaghi studi, di strane intenzioni, ch’io non conosco:
vanno per il giardino quando la sera è scesa;
io sono persuaso tramano un delitto.
Parlano dell’amore al derelitto, e confondon Cristo collo Stato.
Io sono pagato per far tacere le lingue maligne.
Rappresento lo Stato: ho nel pugno il bastone
contro il caprone della petulanza anarchica: ma ho un certo rispetto
per l’occhi scintillanti del figuro,
e per le spalle nude della sgualdrinella.
Costei certo non ha i lascia passare
controfirmati dall’autorità: ed ho un certo timore
delle parole alte ed imperiose che non conosco ancora
ma che mi fanno passare per questa oscurità.
Fra tanto Il Passante continua
Non comprende. L’amore è il desiderio, il desiderio insoddisfatto.
Domani, se vi avessi posseduta, questo sofrir l’amore non sarebbe più.
La Vita è la rinuncia e l’infecondità.
La Bellezza è intatta, comunque posseduta, non si concede.
La Morte è una suprema Bellezza.
Ma i pagliacci moderni hanno voluto infliggere alla Morte
un lievito di Vita. Portan fiori alle tombe: bruciate i cadaveri.
Adornano i cadaveri: spogliate i cadaveri.
S’io sapessi di ricchi cadaveri sepolti ingiojellati sotto le cripte di monumenti
io li deruberei per dar vita a chi muore di fame.
Il pezzente regalato s’ammalerebbe della dovizia e morirebbe
in un ghigno festuoso, dio divenuto sui resti del banchetto.
Ma tutti questi eredi chiedon d’onorare: il loro onore
è assai più mostruoso del mio onor perverso.
Basta, Signore. Non si manomettono i sepolcri. Sacrilego.
La Passante
Il Passante
Chi, l’Ombra? Ha parlato perché non ha compreso.
Basta Signore. Da lungo tempo vi seguito. Basta ragazza:
mostratemi le carte.
Il Passante
Passeggiate per i giardini comunali della nostra città,
senza la sicurtà dei recapiti: siete ignoti allo stato civile:
non avete famiglia: non fate nulla.
Il Passante
Silenzio: noi vi consideriam pericolosi, sobillatori, facinorosi:
non fa caldo e vestite leggieri: e nel parlare risplendete in volto.
Siete dei malfattori o dei pazzi.
Il Passante
Il Passante
Non la conosco.
Condannate l’amore: non volete che baciarvi le labra,
proibite ai sensi d’eccitarsi e di soddisfarsi,
proibite che le donne dello Stato abbiano dei figliuoli:
e l’Esercito domani? Chi difenderà la patria?
Il Passante
Siete un imbecille.
La Legge!
Il Passante
Per l’imbecilli la legge. Stanno in un gregge bambinesco:
hanno bisogno di norme per la fame collettiva
perché ciascuno invidia l’appetito del vicino.
Noi non abbiam più fame: non abbiamo bisogno di leggi.
La legge vi punisce come il falsario e l’assassino.
Il Passante
Costoro avean più fame delli altri, l’istinto
Hanno distrutto qualche cosa,
un uomo ed una borsa di denaro.
Vi farò incatenare!
Il Passante
Lo Spirito? Incatenate lo Spirito? Dove?
La Passante
Incatenate l’amore quando si chiama amicizia?
Sono pazzi! A me...
Non toccateci. Non vedete la luce? Non vedete codesta umana
divinità risplendere? Voi! Voi? Chi siete?
Come potreste mai toccarci?
Siamo delle fiamme vive e radiose che portano la cenere sulla fungaja,
perché abbruciano i funghi: abbiamo fatto bianco, in noi, in torno,
nel cuore delli amici, ed abbiamo distrutto. Voi impallidite!
Perché vi tremano le mani? Prendeteci! Che avete?
Noi siamo tutti vostri! Non lo potete. Lasciateci passare.
Non ho compreso: la legge non soccorre a tali enigmi.
Il dovere mi obbliga alla legge: alla catena.
Io debbo incatenare. Chi? Costoro?
No! non lo posso. Perché, perché risplendono?
Come mi brucia il cuore! Non guardatemi più!
La legge! ...Sono in un manto di fiamma;
mi hanno stregato...Voi!...
Lasciateci passare. Non curiamoci. Codesta è buona scienza;
voi vedrete, compagni, suscitarsi un incanto...