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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Sei qui, tu bellissima trista?
Che vuoi col frusciarmi da torno,
col palpeggiarmi le spalle,
nuvola, fiato, spirito oscuro?
candida, calda le labra incolori
dischiuse al sorriso, rappresa nell’angoli
o venere pallida estrema raggrumata nei canti sinuosi.
Hai di cenere il sangue e le lagrime.
Ed ho sulle gambe il tuo strascico.
tessuto di nuvola e fiato, di spirito oscuro,
te stessa, è la tua veste,
e mi fascia, mi assidera, mi ingloba con te.
Non parli, eloquentissima?
Chi mai ti ha udito un dì più non ti udrà!
Oh dolce, o completa, o sovrana,
tu che mi streghi e mi avvolgi
me tutto all’amplesso di cenere!
speranze invocate di prossima notte profonda.
Sì, parla: accarezzami il fronte
lo senti che brucia al riflesso
del rosso pensiero che dentro fucina?
Lo senti parete di pelle, scatola d’osso battuto dal ritmo
del grande pensiero che afferra
un pugno di terra, il volo d’immensa libertà?
Carezzami, pure, qui, sopra alli occhi carezza!
oh mani di velluto che non vedo,
come la bocca, come il tuo corpo;...
un alito di brezza mi rinfresca,
vieni, sta qui, ho bisogno…
è necessario che ti senta mia,…
mia, tuo, non so è necessario…
consigliami, spiega, domanda...
Ti sento, ti sento... t’ho in grembo;...
...no, sono in grembo io a te:
siamo leggeri, siamo come fiato:
mi porti, mi stringi in le pieghe
anch’io una piega dell’abito tuo
o dolce, o bellissima trista;
abbracciami ancora, costringimi
con te, dentro di te...
Son io, sei tu, non è alcuno?…
Non so, sono giovine e vecchio
parla, consigliami, insegnami;
amami tanto e appassionatamente
da farmi male, da smemorarmi...
Tu sei, io non sono:... lo so...
Mi guardi, mi aspiri;... oh, piacere
cader dentro l’occhi tuoi, vivo
come dentro a uno stagno annegarmi.
Sì, sì, ma non più... oh bellissima.
ti odo: una voce di bigio velluto.
È vero, hai ragione,... non puoi.
Ti sento nel cuor, nella gola; son io che parlo per te. - E bene, che vuoi? -
e libera con te chi ti ama e sofre
perché ti vede, impotente, sofrire.
Esula, esulta, e rompi fuori dalla prigione,
ritrova in me la tua felicità.
la giornata indecisa nei crepuscoli, -
non è più giorno, non è ancora sera –
son io, son qui, affidati al riposo
confidati, raffreddati, soggiaci
nella mia grigia immobilità.
Son io che vuoi, l’amante che non ti tradirà,
io che ti annullo, ti custodisco e t’insempro.
Niente nel sempiterno,
singulto, respiro, vagito, delirio:...
libera li altri con te.
Su, dignitosamente, confonditi con me!»
di un colpo, e non sbagli? è per sempre?
Tu ghigni? ...Ti stridono i denti,
ti sguiscia nelli occhi una fiamma maligna:
no, no; non è vero tu sei
Sorella cadetta e peggiore di Vita;...
domani,... mai più...
Lo vedi, lo senti che ti ho indovinata...
tu menti, bellissima trista
ciò che mi vuoi far credere:
tu ghigni perversa assai più di lei
di chi mi fa vivere:
or ambo volete chiamarvi il riposo
la pace, l’amore, la felicità,
m’invischii collo spalancar le porte,
divaricando le tende dell’alcova.