Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Libro secondo

 

CRISTOLOGIA

La Prima Alba di Maggio

 

Una via attraverso alla campagna. I prati sono ingemmati di fiori e si ridestano. Le ciminiere delle officine urbane, nella nebbia, si profilano lontano, senza pennacchii di fumo. La luce irrompe dalla chiostra celeste. Una brezza scompone mollemente le chiome arboree, tenere e novelle. Prevedesi una calma giornata di sole in un’epoca nuova. Indistinta armonia.

 

Voci dai prati

 

Fiori: un amore incita

linfa nuova alli steli

sulli sfaceli delle cose cadute e sui detriti

dei palazzi superbi ed oziosi - Fiori:

Che un sangue vivido incolori i petali viventi e cortesi:

e, sui paesi della gramigna, la rosa si sposa

al gilio imbalsamato,

 

Le campane

 

Noi prolunghiamo un giubilo che il rito non consacra.

Invidiando alla luce, la nostra squilla vuol esser luminosa.

 

Una voce

 

Egli è giunto!

 

Le campane

 

Ed i gufi notturni spaventati fuggono all’oscillare

del bronzo: oh! Ve’ le stanche ali remiganti volgono al nido tra i vecchi merli

ch’innonda la luce.

 

Una voce

 

Voi avrete una pace.

 

Voci dai prati

 

Fiori; s’aprono i cuori

nel beato e senza condizione: l’aria conduce

a torno una parata di forme nobili, di forme giovani.

L’anima ha preso forma: e l’augusta torma

danza nel ritmo infinito del Tempo.

 

I sussurri

 

Vengono dalle case passi allegri.

Essi batton sul suolo in ritmo dolce, come battono i cuori nel petto

in questo giorno, armoniosamente. Che sperano? La brezza è calda e profumata.

 

Voci di una folla lontana

 

O giocondo sentire di più grati profumi; tenerezze alle piante rinnovano, alle stanche

membra lena al lavoro di domani.

I sussurri

 

Li uomini sognano ancora; forse non anche

han visto il mutamento.

(Una Folla di Contadini e di Operai passa sulla via; s’incontrano, si fermano e parlano, alzano li occhi al cielo ed accorgono qualche cosa).

 

I contadini

 

Non sitivan le piante giorni fa? La pioggia della notte

passata ristorò l’ardore.

 

Li operai

 

Le machine stridean nelle officine: poi si fermar d’un tratto.

 

I contadini e li operai

 

Questa luce novissima pare.

 

Un contadino

 

Io vidi creature fluttuanti, sopra l’erbe e dentro ai colonnati

delli alberi: m’invitavan a loro e lunghi baci, d’in sulla punta delle dita,

inviavanmi. L’erbe fremeano: nebbie si stendeano: qua e sorgevano

steli tra ricchi fiori, e, com’io passava, si rialzavano dai margini,

coi calici a tentarmi fin sopra al petto: ed anche dalle oscure capigliature

delli alberi si protendean figure fino alla bocca, sfiorandomi le labra.

Li armenti riedevano e le giovenche sferzavansi i fianchi colla prolissa ed infioccata coda,

li occhi desiderosi: lungi il muggito dei bovi. - Io pensava: «lavor senza febre e dolori

o amar soavemente, per mezzo delle messi; amor che dona il calice squisito

delle labra e che la fonte pura della vita! Amor, profumo dell’esistenza

Fra tanto s’accendevano le stelle e la luna accennava a comparire.

Io ebbi il principio rivelatore che qualche cosa doveva giungere.

 

Un operaio

 

La Città de l’industrie strepitava nell’assordata diana dei martelli:

fuora, per l’aria densa, scarsi lumi a tremolar tra i vapori adagiati sui tetti delle case.

Io stava alla vigilia: le machine russavano; nel bujo a tratti a tratti per i sotterranei

qualche lume a risplendere: colli d’acciajo tesi, lucidi e forbiti,

suste d’acciajo, ruote d’acciajo, vorticavan nel buio. Fruscio di stoffe

e gemer d’acque e sibili compressi e stridere di lime,

oltre al russare immenso. Io invigilava al moto. I colli

vorticavano, le membra si stiravano, a scatti, cadenzate,

e le seghe passavan sui metalli, senza arguzia di denti famelici,

e come un olio lubrificava tutto, e bambagia all’udito facea

intoppo: ma le viventi machine russavano: fremean nei sotterranei.

Poi, di tra un roseo fumo, sulle botti di rame inchiavacciate,

vidi esprimersi un grigio sembiante: non vidi l’occhi né la bocca;

nulla vidi di forma che m'indicasse una presenza umana:

pure credetti che ella fosse donna. E non parlò: non accennò

ad alcuno. Distintamente fu uno smuover di veli, un aprirsi

di pieghe prolisse, un prosciogliersi dolce di cintura;

e alcuni veli caddero, e alcune membra apparver luminate

tra i veli, che il desiderio della vista intiera per quel bel corpo

ancor mi punge, ... o forse fu un delirio. Quella nebbia

fantastica e grigia si librò sulle machine nel roseo vapore,

gigante, oltre la volta e sui martelli in moto. - Io colsi fiori,

varii fiori di acuto profumo.

 

Un contadino

 

Se non fu sogno, questo s’ugguaglia alla mia avventura.

 

L’operaio

 

Odorai di quei fiori e uscito fuori, all’alba, dopo la sveglia

laboriosa, parvemi altro mondo la terra.

 

Il contadino

 

Come a me in questo punto.

 

L’operaio

 

Poi che scoppiò il primo tuono, quando l’Apparizione, sforzando

la volta ascendea verso il cielo, oh, l’acciajo s’incinse d’un pensiero!

Sciolse il grembo la Forma umanata e fu sorriso sopra le machine.

 

Il contadino

 

La mia donna è pregnante di promessa: raggia il ventre rotondo ed opimo,

come vidi raggiere a torno all’ostie, sopra l’altare.

 

Li operai ed i contadini

 

Questa è la prima aurora:

i Principi destini han stabilito in noi l’essenze prodigiose.

Nel candido mattino, i flutti oscuri del mar vengono placidi

sulle scogliere, ai baci delle roccie, ed il rumor del bosco

ora c’incanta con accoglienze nuove all’inno delli alati.

L’aria palpita d’ignorate ebrezze; profumi senza ambagi

si sprigionano ai sensi: fiori vediamo ancora sullo stelo,

che già produsse fiori. La tenebria crolla

muro di rame, in contro al volere delli Umili imperanti.

 

L’operaio

 

La mia progenitura di veli, di fiori e di fumi

mi pose in man lo scettro d’un pensier che non ha pari.

 

Il contadino

 

Il grembo della mia Donna ci apporta tale dono

umanato, cui lo sguardo dei potenti non potrà sostenere.

 

L’operaio ed il contadino

 

Questa forza si svolge per noi all’infinito;

poi che la notte pronuba appresta all’uno un corpo

umano ed all’altro una machina, e in quel punto di sopra

alla materia si compiva, nell’uragano, un duplice volere.

Noi abbiamo voluto, noi abbiamo regnato procreando,

e fu il piacer sovrano, poi che si volse il frutto ai posteri aspettanti.

 

I contadini e li operai

 

E noi saremo i Padri di chi dovrà regnare; già la semente gonfia il seno della Madre.

 

L’operaio

 

O Città, e alla fine riassunta nella tua gloria, per cui non stanno

invidiose chiostre, o liberata! Canteran sotto i raggi del Titano,

come l’uccelli al riaccendersi in ciel dell’alba pura, li uomini

emancipati nel lavoro; squilleran l’inni del giorno della festa

per le donne e le bimbe ch’han penato, e fuggiran lontano i vecchi

retori ch’obbligar il silenzio sopra le rosse labra. Anima mia,

tu canterai nella feconda fatica; anima mia, ch’hai ritrovato

compimento di sopra alla terra dei padri al tuo sogno incantato!

 

La voce

 

O lasciate che scenda il mio grido per la pianura, a richiamar

colei che solitaria pena!

 

I contadini

 

Odi dal cielo clamare a vittoria!

 

Li operai

 

Odi la rispondenza

al nostro cuore!

 

Il contadino

 

Odi la vecchia annunciazione sorta per incanto, qui, fuori

sulle strade, che passano tra i campi e che conducono alla Città!

 

L’operaio

 

Io vengo

dalla Città.

 

La voce

 

Ecco la grazia della Quietudine: ogni cosa si mostra

nel suo aspetto! L'ora è venuta: il Sogno è morto, il Figlio è nato!

 

Un borghese tra la folla

 

Che voglion dire queste oscure parole ch’odo, ma che provengono da bocche strane!

Che vogliono sapere questi barbari ch’io mi veggo a torno?

 

Il poeta al borghese

 

Oh morituro, convien sostare

e credere fors’anche. Umiltà vi spiana intendimento al mistero.

 

Il borghese

 

Io non credo.

 

(Una limpidissima atmosfera incombe: li alberi sembrano dissolversi e diafanarsi nella raggiera, ed il volto delli uomini spira infinito sentimento celestiale. Quasi nessuna ombra danno le cose poi che tutto è luce, tutto movimento: sembra che ogni cosa si veda vibrare, secondo le leggi di natura di questo paradiso.)

 

L’operaio

 

L’Ora novella rifulge, diamante, tra l’ombre del sospetto

in fronte a quelle nebbie, rapide al corso, precipitanti a vuoto.

 

Il contadino

 

L'Ora novella è qui: il sogno si risolve e si rinfrancan le membra

sulla terra. Di qui non onderan le fonti

sopra le avare glebi ribelle e proibite.

 

L’operaio

 

Né le viventi machine

le membra d’acciajo volgeran alla bisogna d’altrui, che nulla

fa ed a dolore dei condottieri, se quel Bambino è giunto.

 

Il contadino

 

E ancor la Madre pia tra li animali che son natura, all’alleanza

dolce producerà quel suo fiore di carne: e fermi li animali

staranno a contemplarlo.

 

La voce

 

Egli venne col Sogno, e pur al Sogno

diede sostanza intera. Egli è incoronato di mirti e di olivi

e sta su tutti i Templi d’ogni religione. Due sole ha condannate

tra le cose terrestri: Egoismo e Ignoranza.

 

Li operai ed i contadini

 

O portento: ogni cosa si ridesta

ferma e soave alla nostra coscienza ch’ogni cosa ignorava. O portento:

credenza al sopra naturale or non ci accieca più, da che sappiamo

come si plasmi in noi tutto il creato.

 

(La Folla si prostra sulla strada. Solo sovrastano il Borghese ed il Poeta. L’umiltà dell’atto in tanta luce, appare sublime. Confuso ed ispirato, prima lento, poi errompente e fortissimo, si svolge il cantico.)

 

Li operai

 

Salve, o Sogno del Mondo fatto carne!

 

I contadini

 

Salve, o Cristallo

fermo di Giustizia!

 

Li operai

 

Salve, o Lievito santo di Sapienza!

 

I contadini

 

Salve,

Coppa di balsami eterni!

 

Li operai

 

Salve, o Rosa dorata, od Alleanza perenne

avanti all’Arca di tutti i Popoli!

 

I contadini

 

Salve, Stella surgente in sul mattino,

Re dei profeti, intemerato, inviolabile, salve!

 

Li operai

 

Salve, o Raggio splendente

d’Amore!

 

I contadini

 

Salve, o Stella del mar pacificato.

 

Li operai

 

Salve, o fiore di Gloria futura!

 

I contadini

 

Salve, o Fortezza dei nostri lombi e Bastone sicuro per la via!

 

Li operai

 

Salve, o Martire santo per l’Idea trionfata e universale!

 

I contadini

 

Salve, o Consolazione d’ogni pena, Pargolo redentore delle lagrime

dei Padri!

 

Li operai

 

Salve, Sorriso d’incominciamento, prestigioso Aspetto!

 

I contadini

 

Salve, spargente grazia ed umanato Spirito di pietà!

Allelujah! Allelujah! La mia Donna s’incinse del Messia;

io m’inchino a quel seno che racchiude la promessa incondizionata.

 

Li operai

 

Allelujah! Allelujah! La mia Mente

S’incinse della Idea, bandiera tesa e ferma in contro

alle Barbarie; e come spiegherà la sua divisa il gonfalone

al vento la faccia della Terra sarà tutta mutata!

 

Il poeta

 

Nulla vi dice al cuore questo cantico libero e giocondo, questa canzone verginale?

Nelle mille coscienze che clamano a vittoria, nelle voci del cuore, qui, osannanti,

voi non udite in voi la rispondenza amata? Non un grido di donna o di fanciullo

vi commuove le viscere? Lagrime non vi scendon dalli occhi? Voi non avete senso?

Voi non sofriste mai? Non aveste già mai una gioia? Il vostro cuore è muto?

 

Un borghese

 

Perché tentarmi, perché irritarmi? Non voglio altro sapere.

Voi un rogo accendete e tanto sangue volete spargere d’innondare la terra,

dentro l’Idea s’abrucia l’ali e s’impaluda. Sobillatore di coscienze,

pregate pace.

 

Il poeta

 

Rassegnazione? Ma domani

chi regge avrà paura di questa preghiera rassegnata,

che serra molte cose inesplicate per lui. Ma domani chi regge

scruterà pei ventri feminili, gestanti, torbido e sospettoso,

fremendo a quelle intumidite viscere, che forse dentro pregnano

l’avvento minacciato. Il ventre feminil, ara d’offerta,

l’attuarsi oscuro, predestinato, preludio sanguinoso

delle rivelazioni.

 

Un borghese

 

Serpe! Non volgete le mani alla famiglia,

alle sacre memorie delli avi. Come vuoi che ti creda, se tutto ciò è parola

condannata?

 

Il coro dei contadini e delli operai

 

Allelujah, allelujah!

 

Un borghese

 

Cantico di Chiesa: la vostra religione scimiotteggia la vana

e decrepita. Dove l’avviarsi a conquista? Voi tornate alla Chiesa col vecchio inganno;

voi fantasticherete per i posteri: Cristo spirò, mite, sopra una croce: Voi frabricate

vento di sopra al vento. Lunga stagione fu per snebbiarvi la mente dal fumo

delle fattuccherìe. L’Avi nostri vi diedero la vista pura: voi l’intorbidate.

Pontificate salmi senza redenzione. Lasciatemi quieto. Lasciatemi goder di questa

mattinata: son troppo vecchio, vecchio goliardo, a cui piacevolezza

svolgono le miserie che contempla, e tento ridere.

 

Il poeta

 

Sofri per la vecchiaia! Ma sai tu

se domani così misera e sola s’abbatterà sul capo del lavoratore?

 

Un borghese

 

Non tentatemi, non parlatemi più.

 

Il poeta

 

Sai tu se la tua donna

ti morirà di stenti e di fatiche, avanti il tempo, nella grama

casa, sospirerà riposi, travagliata; avrà sete di fiori e di gioconde

viste, per sempre niegate a lei; sai tu se il tuo figliolo avrà

mai fame nel bel tempo futuro?

 

I contadini e li operai

 

Cammineremo nella vita astretti

di corone di rose, e, ingioiellate le fronti, le fanciulle sorrideranno a quel nostro passare.

Verranno li animali gravi al passo, salutandoci in torno, i fratelli animali.

Allelujah, allelujah! Poi che in questo natale, una Forma si smuove

insperata dalli occhi invidiosi.

 

(La luce si attenua in cielo, ma, sopra alla Folla inginocchiata, persiste un globo di fuoco. A poco a poco l’aspetto del paesaggio ritorna consuetamente a dimostrarsi. Il Borghese sta ritto ed il Poeta tenta amorevolmente di piegarlo colli altri.)

 

Un borghese

 

Non credo, non credo più!

 

Il poeta

 

Inchina la fronte!

Tal vento ideal qui passa che rovescia anche i troni. E piega le ginocchia!

Questa forza non teme rivali! Questa litania non invoca la Vergine o Dio;

non i Santi, non i Re; non è ringraziamento a diniegato

bene, non vaneggiar d’isterismo. Coscienze umane parlano

il sentire universo di tutta una famiglia; troppo ha soferto

l’uomo, troppo ha pianto, troppo ha sperato ancora.

Allelujah, allelujah, ecco il Messia che porta guerra

e pace, e la Regina Arte a Lui s’inchina, gli apre il cammino

tra i roveti acuti egli infiora il sentiero. Già gli spalanca

la porta del tuo cuore. Inginocchiati, passa in questa aurora

il soffio dell’Idea fatta Azione. Inginocchiati: il Re del Mondo

nasce: Uomo, fratello all’uomo, Uomo, Vittima e Dio sopra

l’uomo, per l’uomo redento.

 

Un borghese

 

Che è quel globo di fuoco che sovrasta

sopra il capo delli umili inchinati? Che è mai il turbamento

che mi prende?

 

La voce

 

Io distendo qui l’ali late e ferme, che difendon

la terra dall’oltraggio d’ogni folgore pazza d’Iddio.

 

I contadini

 

Non vedi tu

quel fuoco su nel cielo?

 

Li operai

 

E non senti il tuo cuore alzarsi a Lui,

fuoco anch’esso odoroso sì come fosse attratto?

 

Il poeta

 

Anima! Io vengo

in te. Il mio corpo ha raggiunto la perfezione.

(S’inginocchia.)

 

Un borghese

 

Oh potessi pregare; potessi credere! Sgorgan lagrime amare sopra la tomba

de’ miei figli e della moglie, dove piangon tutti; solo rido ai nepoti

superstiti. Non odo forse il nepote più caro cantar con quei pezzenti?

Io vorrei credere, io non posso pregar che alla memoria?

Io ritto sfido qualche cosa che non so, forse quel fuoco che intimamente

amo, ma che non posso ancora venerare. O fra tutti costoro,

io che non abdico alla mia fermezza e non mi piego

al sogno, non son forse il più pazzo ed il meno felice?

 

Il contadino

 

Io sono nel divino fanciullo!

 

L’operaio

 

Io son fuoco tra il fuoco siderale!

 

Il poeta

 

Io mi sublimo in questa umiliazione come un Cristo risorto.

 

(Tutta la Folla è inginocchiata; lentamente il Borghese si flette e cade colla faccia a terra.)

 

Le campane

 

Suoniam gioconde la liberazione: ora i gufi acciecati si sbatton nella polvere

coll’ali inutili. Il nostro suono è luce.

 

I sussurri

 

Tutta la terra palpita, come un gigante buono.

La rosa bacia il gilio: e la spiga il papavero.

Lerbe soffici e verdi preparano i giacilii delli amori.

Fiori. Nei cuori germina la certezza.

Nella purezza del cielo immensurato

corre un beato fremito. Sanno e riposano.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License