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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Per i bambini che verranno
«Sinite parvulos venire ad me»
Nimbo di Sole in cielo senza vento,
ultimo bacio di compiacimento,
stanno secrete alla coscienza care
stan lunghi sogni e molle estasiare
Or, come fa il tramonto imperiale,
la porpora all’azzurro disciorina
il suo colore intenso e augurale:
sacra passione, intenta al divenire.
la tartana rullò sotto la vela
turgida e benedetta dalla croce,
lontano, per il mar, ove si vela
conoscenza di case sulla spiaggia.
furono immerse,
salir piangenti, lucide e leggiere.
Questa notte vi furon delli incanti
ad alcuno qui piacque
d’affatturar la pesca:
forse l’hanno stregata nelle grotte,
tentò la cupidigia: i pesci non v’accorrono.
Aspetterem domani? O, se non raggia
lume di Fede e di Speranza ancora!
I nostri figli gridano per fame.
impeto strano di vento sui volti
dei naviganti
ed udimmo, sul vento, acuti pianti
nella trascorsa notte, e, in giù rivolti
a minaccia, sull’albero veliero,
dei vapori attorcenti e materiati
in un dragone impetuoso e fiero;
una argentea campana in mezzo al mare;
e dopo una canzone
una nuova canzone di mestizia.
senza mai rallegrarci,
per la Consolazione all’Ideale.
Abbiam visto i Bambini e le Bambine
guardarci in volto e chiederci, a tormento,
in un breve momento
di passione,
il perché della Vita.
li occhi magici in fronte alle Bambine!
anime, vaghe per il mondo, bianche
come nubi sul ciel, senza riposo
preme già la Vittoria e ci rinfranca?
Muta preghiera si svolge e s’accusa
dalle labra indurite al maestrale.
E quella rozza man a cui il sale
ch’è bruno aspetto di cosa marina
a rattoppare.
Non così gentilmente
le fanciulle riaccomodano i veli
non così lesta
la mano bianca e lunga è in sui mestieri.
Ma vi sono de’ Bambini a ciancie, a giuochi
e a raccoglier conchiglie:
e dentro all’occhi loro,
a cui intende un prestigio immagatore,
trascorrono dei misteri,
delle rivelazioni,
delle conciliazioni: ...
ed ecco, ecco …
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ed il Mar si solleva in sino a lui
tumido, fresco e avido a baciare.
Qui s’integrano i giovani ardimenti,
che non s’ammorzan se pur cali l’astro;
giovanetta qui si veste di una gioia
Festa nei cuori candidi e pei nidi,
Poi che lungo la spiaggia è questo amore
cosciente e fermo, ma non senza rimpianti,
e son, per l’aria, i biondi incanti
di letizia, di luce, e d’esultanza,
è il Destino acclamato e vincitore
- «Che è mai, che è mai! Dai nimbi
- «Che è mai, che è mai?
Codesta fiamma va dunque sull’acque?» -
- «C’è un velo in la raggiera!» -
petalo fresco di rosa montana,
«E sotto al velo ecco una forma umana;
- «Egli sorge! Egli incede!» -
Egli inoltra sull’onde,
Ma per dove Egli passa
- «Egli è tutto una fiamma!» -
Fiamma sorgente in cima della Vita,
flagrar d’incensi per questa tradita
sul bieco meretricio
Noi ci siamo abbattuti
l’un contro all’altro tremando di fame
di coraggio e d’amor questa fatica
Anacronismo, simbolo, e mistero
col volto esangue nobile e severo,
Egli accennando detta;
non promette vendetta, ma vittoria
- «In ginocchio, in ginocchio; ecco il portento
che sospira dal mare e tende al cielo:
muovono verso la rossa apparizione,
- «Sono il Cristo Gesù di Galilea:
come un dì per le rive patrie e apriche
gente, disconosciuto alle nemiche
Venni tra voi,
Ed io son tutto voi.
Conosco il Pietro e il Paolo ed il Giuda;
ma il Giuda non prevalse e n’ebbe scorno.
Ho nepente pel corpo che vi suda
nel diuturno lavoro ingrato al pane,
per l’animo che sofre ho la parola.
Nessuno s’impauri e mi respinga;
se questa pargoletta Umanità,
al redentore.
Non importa!
come a me sopra al Golgotha
e non v’ha poesia,
se non nella squisita
poi che li altri sorridono.
Oh, Bambini! Vi bacio sulle gote;
Ho infranto le catene secolari
per sempre Uomo-Dio».
come morisse
per compiacenza di blandizie rare.