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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Ecco, la Morte vendemmiatrice chiude
la sequenza mirabile delli atti.
Come spreme le grappe e ne fa vino,
spreme la Vita e ne fa sangue e Notte.
Bacchiche mani adunghiate e forti
annunciano la Fine ed il Principio;
gettan le grappe spremute sul suolo
sparge sangue sui fiori che ne bevono.
dai gradi della pendula scala;
sotto il nudolo cilio e nella occhiaja vuota
fiaccola di una vita insospettata,
le balena nell’orbita infossata.
Ma, sopra a questo suolo, e a questa Vita
non s’intreccia il Rondò della Morte?
Quindi si presta alla palestra di una nuova danza:
e mascula e fallofora dichiara
la sua celebrità nobile e rara.
S’aggruman le più care intenzioni uccise,
aggroviglian cadaveri protesi sul fango della vita.
Qui vieni ritmata dalle virtù defunte,
tu coraggiosa esteta,
di stinchi, di costole, di vertebre spolpate!
Suona, sosta, sospira, mormora e manca
la viola d’amor come una bimba stanca
la testolina all’omero del damo che la regge:
lampeggiò nel clangor porpureo delle trombe
la scudisciata erotica,
nudo [...] il pazzo all’incidenza.
li intrichi al ballo archetipo,
ultima Camargò, sadica ballerina!
Su pel fandango, su per la seguidillia,
pel furor ginnico della furlana!
sul labirinto del suolo vendemmiato
in necessaria promiscuità, ogni virtù, ogni peccato.